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Graffio (e altri) al Boccioni 1985

(Oh, per qualche tempo lascerò Pezzate, lo faccio con una storiella!)

Sono i primi mesi del 1985 e sto andando all’ultimo anno di liceo artistico, al Boccioni di Milano.
Arrivo come ogni mattina al cancello della scuola che, quest’oggi, ha il piccolo cortiletto verso Via Albani, davanti al portone, pieno di gente.
Appena arrivato i bidelli mi chiamano subito in presidenza, che il preside mi vuole parlare.
Che cazzo avrò fatto stavolta?
Niente!
O per lo meno, almeno nelle ultime settimane non mi sembra di aver fatto niente…
Appena entro nell’ufficio il preside mi chiede: “Sei stato tu?”.
Io non ho idea di cosa stia parlando.
Mi ripete: “Senti, dillo subito, perché stavolta non finisce bene!”.
Ora.
Io, di solito, a quei tempi avevo SEMPRE fatto qualcosa. Cominciai quindi a pensare di aver fatto qualcosa ed essermi, boh, dimenticato.
Quindi chiesi: “Sono stato io a fare cosa?”.
“IL MURO DELLA SCUOLA!!! SEI STATO TU ANCORA SUL MURO DELLA SCUOLA???”.
Eh?
Ma il muro della scuola era una cosa vecchia… dell’anno scorso…

…..
(ecco, un giorno del 1984, mi ero trovato ra le mani queste due boccette di vernice rossa e verde, e le avevo lanciate contro un muro delle scale della scuola, per vedere lo schizzo di colore e le goccie verdi e rosse che scendevano giù, sullo sfondo bianco e grigio della scala.
Quel giorno non mi aveva beccato nessuno.
Qualche settimana dopo, però esagerai.
Recuperata un’altra boccetta di blu molto più capiente, la spruzzai su buona parte del muro uccidendo l’odiato bianco del muro pulito.
Purtroppo il blu era indelebile.
Mi beccarono con le mani blu.
Finii in direzione, con preside, professore di scultura, altro professore e bidello responsabile di quella scala mi interrogarono per decidere i giorni di sospensione dalla scuola.
Il professore mi fece anche capire che se, boh, avevo un intento artistico anche se maldiretto, magari la “pena” sarebbe potuta essere ridotta…
Ecco, in quel momento capii improvvisamente che con la scusa dell’arte puoi far passare qualunque cosa.
Capii inoltre che il teppismo, l’imbrattamento, fa paura.
L’arte invece rassicura.
Pure quando fanno la stessa cosa.
Io ascoltavo i Bloody Riot e con gli amici facevamo i cori di “Teppa Life”.
Affanculo l’arte, datemi questo 7 in condotta e ci rivediamo l’anno prossimo.
Però, siccome presidi e professori erano in fondo brava gente, con la scusa che dalla scala la vernice era stata lavata velocemente, mi abbuonarono comunque un giorno di sospensione, facendomi arrivare all’8 in condotta che mi avrebbe cosentito di andare alla Maturità.)
…..

“Ma come… ancora per la scala?”
“No!!! Sto parlando del muro all’ingresso!”.
“Non so di cosa stia parlando”.
Mi fecero uscire e vidi quello che vedete.
Erano i primi veri pezzi a spray che vedevo in vita mia.
Psyco e Span.
Cosa cazzo significassero, boh.
Dissi al preside che io non centravo niente, cosa peraltro (incredibilmente) vera, e sembrò credermi.
O forse lasciò stare perché non aveva prove.

Naturalmente venni subito a sapere chi era stato.
Tre ragazzi di terza, che conoscevo abbastanza bene, sopratutto Thomas che era un dark all’epoca, quindi amici di noi punks del liceo. E pure Gatto, quello con i pantaloni bianchi nella foto, pure lui mezzo dark… e Fabio (si chiamava così?).



Mi raccontarono che avevano preso questo libro, Subway Art, e si erano fomentati.
Era anche il periodo della mostra Arte di Frontiera e, se non ricordo male, la loro classe ci andò a vederla.
I pezzi sui muri erano più o meno copiati da Subway Art: “Psyco” di Graffio era “Psycho” di Seen, mentre “Span” era in parte ripreso dall’argento di Spank ma fatto a colori.
Poi mi raccontarono che si trovavano con altra gente che faceva queste cose al Muretto di Largo Corsia dei Servi.
“Ah, ho capito! Dove ci sono quelli che ballano per terra con la musica da discoteca!”.
Non esattamente.
Ma vabbé, nell’85 Io ascoltavo i Dead Kennedys e i Wretched. Gli Agnostic Front e i Bloody Riot. I Discharge e i CCM. Se una canzone durava più di 2 minuti e la gente ballava, per me era roba da discoteca.
E poi dal Muretto ci passavamo quando si facevano gli scontri con i paninari, che stavano li di fianco.
Grazie lo stesso, Thomas, come avessi accettato! Passerò un’altra volta dal Muretto!
No, ma davvero. Passo!
…..
Ci sarei passato 4 anni dopo, per parlare di pezzi, spray e tutte le cose, dopo aver scoperto un po’ meglio che cazzo era quella cosa delle scritte colorate sui muri.

(foto: Graffio)

(Le pezze originali di Seen e Spank sono prese da Subway Art, di Martha Cooper ed Henry Chalfant)

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