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Miss Zaji: jazz calypso

In attesa che Corrado mi mandi il materiale dal libro che stiamo preparando sulla scena subway Milano, vi posto due compile. Da qualche anno stanno uscendo antologie di calypso anni ’50, roba molto figa e divertente. Studiando a caso le discografie, volevo mettere insieme hard bop e calypso. Il jazz e il pop erano stati affascinati dal calypso e c’è in giro una pletora di roba più o meno farlocca, più o meno alta, più o meno figa. La stessa cosa che era successa poi con il Brasile per la bossa nova.

Il calypso girava un po’ in tutto il mondo sulle rotte dell’emigrazione, in linguaggio alto “la diaspora caraibica” (ascoltate la serie di Honest John di cui c’è un primo volume qui). A NY c’era una scena molto figa, su cui esiste un blog di ricerca molto figo: Yankee Dollar: fighissimo leggere che effettivamente il jazz e il calypso si suonavano insieme, spesso con due band che dividevano la serata. Minton’s Playhouse era il locale di un giamaicano, lì si era creata una community molto forte creativamente del be bop. “In the nineteen- thirties,” writes Jervis Anderson, “more than twenty per cent of Harlem‟s black population were people from the West Indies.”

Il calypso si suonava in tutti i Caraibi, per i collezionisti di vintage anni ’70 sono molto importanti per esempio album fatti a Panama che costano tra l’altro uno sbrego (cercate se volete Lord Cobra). Era proprio una cultura comune, da cui son nati poi i nickname nobiliari arrivati fino al writing (erano tutti Duke come Duke Reid, King come King Tubby e King Stitt, Lord come Lord Tanamo). Un bellissimo paper che vi segnalo dice: “The cross cultural influences between the American and Caribbean peoples were as evident in the borrowings and innovations between calypsos and jazz in the 1940s as they currently are between rap, hip hop and reggae.”

Per voi lettori probabilmente è meno interessante che riscoprire magari artisti hip hop anni ’90, boh, magari poi qualcuno ci casca dentro e se lo ascolta. Nel primo volume ho smontato un’opera televisiva o teatrale di Duke Ellington, dove si racconta la storia del jazz (impersonato da una donna tamburo, Miss Zaji). Non è musica del periodo formativo be bop, siamo qualche annetto dopo quando il calypso era ormai mainstream. Le copertine sono di artisti neri degli anni ’30, non è la stessa epoca della musica, siamo circa 10-20 anni prima del be bop, ai tempi della Harlem Renaissance. Uno dei dischi di Randy Weston che ho usato aveva note di copertina di Langston Hughes, il poeta simbolo di quell’epoca d’oro della letteratura nera di cui ascoltate qualche poesia nel secondo di questi mix. Nel primo c’è anche Maya Angelou, un’altra delle grandi poetesse nere, è mancata da poco. E’ tutto un esperimento che mescola calypso, poesia, jazz.

Poi ne ho fatto anche un terzo, che non ha i gruppi di jazz caraibico e i calypsonians, è puro hard bop più o meno degli stessi anni, con ispirazione un po’ West Indies. Poi prometto che ricomincio a postare le care vecchie fotine delle pezzate anni ’90. Però prima jazz.

 

 

 

 

 

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Categorie:Mixtape
  1. Perp.Lesso
    13 ottobre 2017 alle 10:24 pm

    A proposito di titoli nobiliari, su una campana del vetro in Bazzini ricordo una tag a pennarello Prince Shadrack I

  1. 19 febbraio 2018 alle 12:49 pm

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