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Spirits rejoice!

 

Non si conosce molto della pittura afroamericana, si è un po’ perso tutto: quello che abbiamo assorbito è solo writing di strada nudo e crudo. In realtà dalla fine degli anni ’60, diversi collettivi di artisti neri, artisti “liberati” e impegnati, avevano un ramo nella musica e un ramo nella pittura. Lo spiega per esempio Vice in questo pezzo.

La copertina di questo mix presenta il quadro Liberated Brothers di uno di questi pittori conscious del black power, Wadsworth Jarrell. C’è una lunga intervista qui, che racconta del suo collettivo AFRICOBRA di Chicago.

A St. Louis c’era il Black Artist Group, che aveva una zampa nel ballo e una nel teatro. Su Youtube non c’è molto per capire come fossero i loro show, qui un lungo pezzo da leggere sul sito di uno di loro, Oliver Lake (credo lui avesse pubblicato verso fine anni ’70 un paio di dischi di jazz fusion con influenze forti delle West Indies, ma mi si sono chiusi tutti i tab della ricerca e la devo ricominciare un giorno che ho voglia).

Due anni fa c’è stato anche il cinquantenario di AACM (qui sul NYT), il capostipite di questi collettivi che molti conosciamo per un free jazz assolutamente inascoltabile. In realtà poi il concetto base era molto semplice: “Most of the clubs weren’t too keen on booking the latest new music, and there weren’t even that many clubs to begin with. So we decided to showcase ourselves, build an organization that would feature us, instead of waiting around for someone else to do it.” Se volete leggere qualcosa: qui il NY Times e qui il Chicago Tribune. Qui un pezzone sul Chicago Reader.

Insomma in poche parole mi son messo da un annetto abbondante ad esplorare quello che si chiama oggi spiritual jazz. Che è un po’ free, un po’ soul jazz, un po’ avanguardia: sta lì a cavallo di tante cose che erano nell’aria durante gli anni ’70. Come sempre senza pretese, anzi mi segno qui tutte le cose che poi mi leggerò con calma, ho compilato una selezione di questa musica che porta in alto l’anima.

Tendenzialmente artisti e dischi indipendenti e oggi rari sul mercato dei collezionisti. A volte progetti mai ristampati perché gli artisti si organizzavano per tenere in mano i propri diritti, col risultato che 20-30 anni dopo le release escono sui blog e le ristampe magari più su Bandcamp che in negozio. Più facili da conoscere adesso che all’epoca, anche se già dieci anni fa esistevano ottimi blog sia per Strata East sia per Muse.

Divertitevi e riscoprite un po’ di cultura nera, oggi che questi pittori del black power e i loro musicisti free si espongono nei musei americani (Soul of a Nation: Art in the Age of Black Power, qui sul NY Times e qui sul Guardian). Capodogli nella Senna! Bless…

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