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10. Cascina Gobba-Crescenzago-Cimiano

15 maggio 2018 3 commenti

Si conclude qui la cavalcata di Corrado lungo La Linea 2 della MM, per leggervi tutti i post andate a questo link!

Siamo al rush finale, da Gobba in poi la verde entra nel territorio comunale di Milano e analogamente a quanto detto per Cologno anche quello che si vede da qui è più che altro street bombing però è evidente che, specialmente a sinistra della linea, la roba veniva fatta perché si vedesse dalla metro.

Dopo il ponte sul Lambro e su via Rizzoli, rivolgendo lo sguardo in basso a destra, sulla recinzione di quella che è oggi la moschea Mariam c’era un argento di Size (CYB), in alto sulla balconata dello stabile throw up dell’accoppiata Size-Due. Dietro il cartellone dello sfasciacarrozze pochi metri più avanti c’era un Lemon a colori fighissimo, di quelli del periodo colorazione a pois. Purtroppo è stato rimosso diversi anni fa. Tornando in alto, sui pali della linea, tag Code e Kid un po’ ovunque. Proprio Kid ci regala un’ultima perla, un episodio di quando si facevano dei giri in avanscoperta sui binari.

“Tornando da un giro in linea a Gobba, subito dopo la stazione io e Kol abbiamo trovato un carrello e ci siamo fatti da lì a Vimodrone… era un carrellone pesantissimo con quattro ruote. Era già sui binari. L’abbiamo spinto per un po’, poi Pizky si era messo dietro a spingere tipo skate, quando siamo stati sulla discesa ha cominciato a prendere velocità, abbiamo imboccato il canalone, un rumore della Madonna, tipo la metro mentre scendeva. Con l’inerzia siamo arrivati quasi fino alla stazione. Poi l’abbiamo mollato lì perché non sapevamo più cosa fare!” (Kid)

Da questo punto in poi la metro corre parallela a viale Palmanova, accanto al tracciato che fu delle Linee Celeri dell’Adda (fino a qualche anno fa c’erano ancora i binari, posati tra il muretto di recinzione della metro e l’asfalto del viale). Tutti o quasi i bombing di via, e non del viale che non ha muri rivolti alla linea, Palmanova sono visibili dai vagoni della metro, ce n’erano parecchi, su tutti vale la pena di ricordare i due tetti “gemelli” di Kid e Size, rispettivamente al civico 127 e 125.

A sinistra invece, tornando indietro di qualche centinaio di metri sul lato cieco del primo palazzo di via Rizzoli è rimasto a lungo un bombing di Oz. Sull’affaccio ovest del falansterio successivo, all’epoca di nuova costruzione, Shad, Guz, Fly, Bzk e Tritalo si esibivano in una delle bianconate storiche immortalate su un Tribe nello speciale dedicato a Tritalo e in vari libri e fanze. Nel parcheggio della fermata Crescenzago c’è invece il bunker, costruzione misteriosa di cui non sono mai riuscito a capire la funzione anche se credo sia roba dell’ATM. Sul muretto rivolto a est c’era un ping pong di throw up di Dose e Lemon, scoloriti e mangiati dal muschio nel giro di poco. L’ingresso della struttura è rivolto verso il parcheggio ed è sempre stato uno tra gli spot tra i più prestigiosi della zona. Ha visto per oltre dieci anni la formazione che vedete in foto, da sinistra a destra:

FKS (di Waste), Styng, Bang, in porta (o meglio sul portone) Kid (con spray bianco che gli aveva regalato Phase II), TGF (di Styng) e “Shit” di Askone dedicato ai “cocchieri” della metro.

Giornata di sole, arbitra il signor Wood da New York.

Spettatori paganti: tutti quelli che hanno preso la metro tra i primi anni Novanta e il 2004.

Uscendo dalla fermata Crescenzago, a sinistra del senso di marcia, c’è una stradina pedonale chiusa tra i palazzi e la recinzione della metro, sul primo edificio, sulle clèr della farmacia c’erano due bombing belli grossi di Dose e Stoner. Il Dose è stato cancellato dopo poco mentre lo Stoner è durato molti anni. Tutto intorno tag di Askone e altri. Anni dopo si è piazzato Fuck (la foto è sua) con un pezzo a colori. Sul lato nord dell’edificio throw up davvero old di Kid (solo outline). Oggi non rimane niente di quanto menzionato.
L’edificio successivo ha il tetto della portineria non molto alto che corre però su tutto il lato corto dello stabile: ottimo per essere visto sia dalla metro che da via e viale Palmanova, a fine anni Novanta si era accomodato lì sopra Xeno (MEG-Milano Est Gang) con un argento dall’out viola, se non ricordo male. Sugli edifici successivi una scaricata di bombing, alcuni dei quali ancora in loco. Nail (che qui scrive Neil), Waste, Styng, Kez, Dose e Mine.

Kol e Zero sul palazzo successivo. Su quello dopo ancora: Draf col suo throw up classico. Infine sull’ultimo edificio, quello prima del parco, un pezzo clamoroso di Askone con però quei segni (riflessi?) in argento che ho sempre trovato incomprensibili.

Dal Millennio in poi i pezzi si sono moltiplicati e le generazione successive hanno sormontato in altezza le pezzate storiche su questi palazzi. Sul retro dell’autolavaggio di via Don Calabria Due e Cone con dei throw up, dalla parte opposta, sul muro laterale delle elementari di via Bottego due bei bombing a colori di 2Cake e Woze prima maniera. Il convoglio è arrivato a questo punto a Cimiano, ultima stazione all’aperto, banchina a isola come la “gemella” Crescenzago. Cimiano è stato il puntello dove andavano a banchinare i writer della prima generazione di bombing pesante sui vagoni, curiosamente meno di vent’anni prima era stato invece il puntello delle colonna milanese delle Bierre.

Accanto alla banchina sulla recinzione di quello che prima era un gommista e adesso invece un posto fighetto per cani troviamo pezzi databili tra le fine dei 90’s e l’inizio degli 00’s di Nail, Guen, Dep, un CNK e nell’angolo a nord Lemon e un VMD di Neuro.

Qui siamo davvero alla volata finale, i binari percorrono il loro ultimo tratto all’aperto prima di buttarsi sottoterra, passano di fianco a una rimessa con pezzi molto vecchi di Waste e Desk a cui si aggiungono col tempo Bufer, Goldie, Dumbo, Sh(ampo), Fayer, Panda e più avanti molti altri, sulla finestrella in alto rimane però un reperto: le tag con una vecchia formazione dei TGF.

A destra dei binari, infine, ancora su via Palmanova (angolo via Benadir) uno degli storici pezzi del periodo bombing-full color del pregiato duo Craze-Zoid, che qui avevano usato però l’argento. In questa carrellata abbiamo postato solo una piccola parte del materiale che ho raccolto intorno ai binari della verde degli ultimi venticinque anni, nella scelta degli scatti si é cercato di diversificare i nomi e le crew, sempre ovviamente pescando dal mazzo di quelli che per questioni territoriali l’hanno dipinta e cercando di non andare oltre i primi 2000’s per rimanere nell’ambito delle pezzate… passate, appunto. Qui finisce infatti il nostro viaggio sulla LINEA. Anche perché è proprio la linea a finire, un centinaio di metri più avanti c’è la rampa che porta i binari definitivamente sotto terra. Riemergeranno, ma solo a partire dal 2011, dopo Famagosta, in direzione Assago, ma sarà un’altra cosa, un’altra epoca, un’altra linea. La nostra linea invece va verso il Buio. Dentro.

Dopo questa lunga galoppata nella memoria mi concedo una riflessione finale: nel writing non esiste una storiografia ufficiale a cui rifarsi, a parte alcuni nomi o giudizi condivisi più o meno da tutti, il resto è opinabile. Per alcuni “tizio” può essere un king mentre per un’altra crew, un altro giro di amicizie “tizio” è un cretino. Come in altri ambiti poi si inserisce il dibattito su qualità o quantità? Meglio Pantani o Armstrong? Senna o Schumacker? (ho scelto un esempio del cazzo: Pantani e Senna sono inarrivabili). Forse anche questo è (o meglio, era) il suo bello, la somma delle posizioni di tutti dava come risultato quella che una volta si chiamava “la scena”. Chi la odiava e la rifuggiva, chi ne era succube, chi ci sputava sopra, chi ci sguazzava alla grande, chi se ne fotteva ma alla fine, sotto sotto, un po’ voleva sapere cosa bolliva in pentola… il punto era che faceva sentire tutti partecipi di un Movimento con precetti e regole da condividere o da rompere all’occorrenza. Qualcosa che legava le persone però esisteva, per tutti. Tutti: leggende, anziani, ragazzini, styler, bomber… tutti con degli spettatori potenziali ai quali rivolgersi, degli interlocutori, a volte invisibili, con cui confrontarsi. Anche duramente. Però il confronto permetteva a ognuno di crescere, anche ai migliori, a quelli che in teoria non ne avrebbero avuto bisogno, ma che proprio dall’esistenza di una scena potevano fregiarsi del loro titolo (non penso sia una gran soddisfazione essere sul gradino più alto del podio quando gli altri sono vuoti). Credo, magari sbagliando, che tutto questo oggi non esista più o forse si è solo trasferito, come molte altre cose, nel grande calderone della Rete dove immagini, idee e concetti hanno la durata del tempo di un click. Forse anche queste pagine su cui ho scritto. Forse.

 

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9. Cascina Gobba-Cologno Sud/Centro/Nord

9 maggio 2018 1 commento

Invertiamo per un momento il senso della nostra marcia verso il cuore della città per esplorare anche il breve ramo della verde che porta i treni fino al deposito di Cologno Nord. A Gobba infatti c’è l’unica vera junction del sistema metropolitano milanese e i binari che arrivano da Gessate convergono con quelli che provengono da Cologno sulla piastra appena prima del ponte sulla tangenziale Est. Lasciandosi alle spalle Gobba e percorrendo la linea in direzione Cologno si potevano scorgere, a sinistra, sui muri della ditta con quei cinque silos misteriosi, le bianconate storiche di Sky 4, Kray, Bang e quelle successive di Ask e Kid. Posto questa foto perché penso che qui su Pezzate non sia mai passata. Uso sempre foto mie e quando non lo faccio indico la fonte, in questo caso non so però chi ringraziare per lo scatto, l’ho scaricato mille anni fa dal web ma non ricordo da dove, forse addirittura da 12 Styles!


Una volta scoloriti i pezzi, a inizio 2000’s, Bang si era coperto il suo con un argento e Phato e Sky avevano realizzato un bloccone CKC, sempre argento. Nello stesso periodo di nuovo argento su questa parete con TDT e VMD in combo.

Percorrendo il viadotto e guardando a destra, si poteva godere di una super panoramica sul muro che abbiamo visto nella tratta precedente, quello con il “Cielo-Size” giga. Prima di Cologno Sud si incontra una cassetta elettrica con tag Kid/CKC degli anni d’oro. Non passavo spesso di qui ma conoscendo l’attitudine del nostro, immagino abbia colpito anche la, o le stazioni successive. Non saprei.

Sull’ultimo condominio, appena prima della stazione, softie morbidissimo “TGF” di Styng, Shan e Ders.

Qui comincia il panorama più newyorkése “de Milan” con la metro che attraversa Cologno Monzese, altro luogo significativo della writing made in Martesana, in viadotto neanche fosse broccolino con il bombing in strada (CNK, TKF, Area 38 soprattutto) che è praticamente lungolinea.

Ed è proprio dalla strada che Limone ci manda tutti a fare in culo nella lingua della regina, poco prima che dalla metro si inquadri un playground con il mega blocco “VMD-Sarà il cemento”. Tracciato da Dep è stato realizzato dalla crew in occasione delle riprese del video del brano omonimo contenuto nell’album d’esordio dei GDV (Gemelli DiVersi, 1998). Grido è infatti da sempre amico fraterno e membro di CNK e VMD (Photo courtesy: Dep1-VMD70S).

A questo punto i binari entrano nella stazione di Cologno Centro: per i più sbarbi o quelli sprovvisti di mezzi di locomozione autonomi questa era soprattutto la fermata della Vecchia, o la Sciura, di Cologno. Il sabato pomeriggio era una processione di ragazzi che andavano a prendere i colori… le “bonze”, come avremmo detto allora. La banchina d’attesa in direzione Milano portava tracce evidenti di questo via vai, nello slargo con le panchine c’erano tag a pennarello e spray di… tutti. Non di rado attendere la metro lì era l’occasione per fare la conoscenza di qualche writer. Nel bene e nel male.

Nell’ultimo tratto, quello che porta al capolinea, non ci sono praticamente mai stati muri salvo l’HoF che credo fosse di Zero (NFL) o degli ZPK e su cui hanno dipinto anche molti altri: TKA, CKC, CNK, TGF, VMD etc. Negli ultimi anni il muro è stato occupato nella sua interezza da tre blocconi giganteschi alla memoria di Trep, Rizla e Dway.

Qui un pezzo precedente, uno ZPK, credo di Trep e Zone.

A Cologno Nord la verde termina la sua corsa. Poche decine di metri più a nord della stazione c’è il capannone-rimessa e i binari si interrompono poco prima del terrapieno della tangenziale Est. Da anni è previsto un prolungamento fino a Vimercate che sembra più una leggenda che una prospettiva reale. A proposito di leggende, Shad mi ha parlato più volte di una vecchia Hall of Fame di Spyder e Flycat genericamente “dietro al deposito”, purtroppo non sono mai riuscito a individuare dove si trovasse. In compenso anni fa avevo trovato una serie di tag TKA vecchia maniera, qui Bzk e Guz.

Nelle stazioni di cui sopra ricordo davvero pochi pezzi (Syd e, Ron dei TKF, Kontrol e Trep dei VMD) ma ripeto, ci passavo di rado anche ai tempi, non sono per nulla attendibile. Dalla Vecchia ci andavo in motorino, in bici o in macchina, con chi aveva già la patente.

 

 

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Bicio + Chr, FEAR, Giardini Marghera 1990

13 aprile 2018 Lascia un commento

FORGOTTEN HEROES!
Io e Bicio ci siamo conosciuti sui banchi del liceo, e siamo amici più o meno dal 1981.
Abbiamo cominciato ad ascoltare punk insieme, abbiamo messo su il nostro gruppo hardcore insieme (si chiamava B.S.C., Brutti Sporchi & Cattivi), abbiamo fatto una fanzine punk insieme (I Don’t Care!) e un botto di altre cose insieme.
Tra queste, ci fu anche la cosa di usare gli spray.
Intorno al 1988-89 cominciavamo a riscoprire le cose intraviste su Frigidaire e in Arte di Frontiera qualche anno prima e a interessarci di sta cosa dell’aerosol writing, dopo aver passato un po’ di tempo a fare stencil a spray, tra 86 e 87, sopratutto di robe da skaters.
I primi 3-4 pezzi tra 1989 e 1990 li abbiamo fatti insieme, e alcuni anche con Christian CHR.
In Piazza Vetra al Parco delle Basiliche, al Politecnico, alla Piscina Procida. dall’89 agli inizi del 1990, appena avevamo qualche spray fra le mani (generalmente Ver-O-Spray), si piastrava qualche superficie cementizia qua e la.
Però, fondamentalmente, in quegli anni eravamo due HC kids, la roba che ci piaceva era quella tupa tupa, stop&go, fingerpointing sotto e sopra il palco, stagediving come se non ci fosse un domani.
Io ci aggiungevo una spruzzata di rap militant e lui un po’ di ska e ritmi in levare.
Comunque Bicio e Chr abitavano nella stessa zona, dintorni di Via Marghera, e ogni tanto facevano qualche bombing in zona anche se non c’ero io.
Quello in foto è il primo pezzo apparso sui muri dei Giardini Marghera.
“Giardini Marghera” è un termine un po’ generoso… in realtà si trattava di un lotto rimasto chissà perché inedificato, chiuso tra le facciate cieche di alcuni palazzi, attraversato da una stradina pedonale che collega Via Marghera a Via Sanzio, con dei prati spelacchiati ai lati e una manciata di alberelli a fare ombra.
All’epoca aveva una pista di pattinaggio in cui andavamo ogni tanto in skate, ora sostituita da un’area giochi per i bambini.
I muri che confinavano i giardini, ovviamente, erano pieni di scritte, e scrittine lasciate dai ragazzi della zona e delle scuole vicine.
Bicio e Chr ci fecero il primo vero e proprio pezzo.

“FEAR” era dedicata all’omonimo gruppo punk HC californiano, autore di inni come More Beer e I Love Livin’ In The City, che stava nelle posizioni alte delle nostre classifiche personali.
Interni a Ver-O-Spray, outline nero a Talken (eroici!) e niente sfondi.
Per un po’ rimase l’unico pezzo sul muro poi, intorno al 1993 si aggiunsero alcuni altri, Kaneda, Zoid, Dusk… qualche MNP, qualche 16BC…
In seguito ci furono diverse altre pezzate e murate collettive, spesso Napalmz, 16K e simili (del resto siamo sempre in zona Milano ovest, non lontanissimo da Lorenteggio, Giambellino e giù fino alla Barona.
L’ultima murata, una jam non autorizzata organizzata lì qualche anno fa, Poison Dart, fu interrotta dall’arrivo di una quantità spropositata di sbirri, che identificarono tutti e fecero partire denunce per imbrattamento (tra l’altro processo concluso poco tempo fa, se non ricordo male).
Ecco, Sig. pubblico ministero, se mi spiega come possa essere stato imbrattato, quand’era? 2013 o qualcosa del genere? un muro che è stato ininterrottamente pezzato e mai grigionato una volta dal 1990 (12 maggio 1990 come da data sotto il pezzo), sarei curioso.

Tornando a Bicio e Chr, avrebbero potuto fare di più nel writing, ma si stufarono presto.
Nel 1991 avevano praticamente smesso.
Bicio ora suona la batteria per gruppi ska e simili, oltre che fare il fotografo e altro, Christian, invece… non ho idea!

(foto: Spice VDS)

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In alto fino al NOCE

13 febbraio 2018 1 commento

Noce. Piazza Duomo.
Che piaccia o meno, se devi scegliere una foto significativa di cosa voglia dire bombing negli anni 90, per lo meno a Milano, quasi tutti ti direbbero questa.
Quando Noce fece il suo storico flop nel 1996 ne parlarono tutti i giornali. E ne parlarono tutte le persone. Era la prima volta che ti trovavi a spiegare cose come bombing, heaven spots e simili a zie, vicini di casa e gente che non ne sapeva niente: “tu che fai i cosi li sui muri, ma perché ‘sto tuo amico ha cosato questa roba in Piazza Duomo?“.
Questo heaven spot, più di altri, colpì l’mmaginario collettivo di TUTTI, dal mitico “uomo della strada” che passa e guarda su, a chi è stato tra i primi a portare l’HipHop in italia “se mi cerchi sono uscito, andato, in alto fino al Noce, da lì vi guardo e vedo che vi piace“, rime uscite in quel 1996.
Su come abbia realizzato la sua missione sono fiorite leggende urbane, alcune molto fantasiose, che quasi spiace dire di più.
Ma sinteticamente il percorso rimane: entrare, salire, accedere al tetto, aspettare. Il racconto preciso rimane nelle orecchie di chi l’ha sentito dal Noce in persona.
Per quanto riguarda il flop e la discesa, lo raccontò lui in un vecchio numero di Tribe Mag:

– “Com’è andata?
– “Pioveva, ma è stata una delle notti più belle. Beh oltre a essere salito, stare lì in alto, voltarsi e vedere il Duomo, in basso i carabinieri che facevano avanti e indietro. Quando poi sono sceso, alle 6.00, c’era un tipo che suonava il sax davanti al portone del Duomo.
Io mi sono messo accanto a lui e ascoltandolo guardavo il pezzo.
E’ stato magico
“.

Ognuno, poi, ha la propria storia personale. E sfido qualunque writer sia passato da Piazza Duomo a sostenere di non aver mai guardato da quel lato della piazza, con quel flop che ti faceva sentire Duomo come casa tua, non il salotto buono della milano bene, ma una parete che portava lo stesso nome che leggevi a Quarto Oggiaro.
Questa foto, oltretutto, ha un sacco di elementi che raccontano pezzi di Milano e di chi ci è passato, dalla fermata della Linea 1 Metro in basso a destra, alle insegne che non esistono più come quella di Burghy 5 piani sotto il Noce, o quelle che esistono ancora pure nelle case di ogni DJ come quella Technics (a proposito: nelle foto sui giornali non lo vedevate, ma su questa si. Noce aveva lasciato una tag sotto quel Technics!).
Anche Secse, che ha fatto la foto, ha il suo ricordo di quando ha fotografato il Noce e ricorda con precisione il giorno del 1996 in cui la fece:

Nel 1996 ci fù una jam vicino a Brescia, a Pontoglio. Potrei raccontare anche della jam, c’erano i francesi 123Klan, i DSP di Pesaro, Skah e Kato di Vicenza, Leo di Brescia e molti altri… ma questo sarebbe un altro racconto.
Io avevo 15 anni e ci andai in treno con alcuni ragazzi di Treviso che dipingevano, e con noi c’era anche DjShocca (ai tempi anche lui giovanissimo ed ora uno dei più noti prodottori Hip Hop italiano). Finiti il pomeriggio e la serata della jam, passammo una nottata in stazione a Pontoglio ed al mattino presto prendemmo un treno per fare un giro a Milano. Avevo già delle foto di questo tetto che posso senza dubbio definire Leggenda, ma ne approfittai per farne un’altra, e forse è la più chiara e ben inquadrata di tutte, poi si vede la scritta Duomo della fermata metro; peccato che ho beccato il display mentre mostrava orario e temperatura, con la data sarebbe stata una booomba incredibile, comunque la data la so, era domenica 21 luglio 1996 (il giorno dopo della jam di Brescia, che era il 20 appunto)“.

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Savona Tredici

22 dicembre 2017 1 commento

Via Savona, nel 1989, non era la via fighetta, di locali da movida, design district e showroom pettinati che è adesso.
All’epoca era una via abbastanza popolare dietro la Stazione di Porta Genova FS, che i binari tagliavano abbastanza fuori dalla movida dei navigli.
Al numero 13 di questa via avevamo occupato un negozio (non proprio occupato… pagavamo un affitto di 20.000 lire al mese!) per vendere le autoproduzioni che facevamo, e tutti i dischi e merchandise dei generi che ci piacevano: principalmente punk e hardcore, ma anche una discreta selezione di Rap e HipHop.
Non avendo licenze di vendita, partite IVA ne un cazzo di niente, avevamo fatto un’associazione culturale che, in legalese, “acquistava beni per conto dei soci”.
In realtà la tessera costava 2000 lire e poi prendevi quello che volevi.
Avevamo chiamato questo posto “WHIP Anarcotrafficantes” (eravamo anarchici ed era il periodo del narcotraffico di Pablo Escobar, di cui non ci batteva un cazzo, ma ci piaceva il nome almeno quanto dava fastidio agli anarchici più classici).
E insomma, aprimmo questo posto in Via Savona 13 (S13 viene da qui), con una selezione musicale che andava dai Dead Kennedys agli NWA e dai Wretched all’Isola Posse All Stars.
Fanzine, libri e comix underground.
Magliette dei RUN DMC stampate alla serigrafia del Leoncavallo e anfibi autoprodotti ad Ascoli da un nostro socio (il Dr.AP!).
Erano gli anni delle prime posse, io giravo e taggavo come LHP, Teatro dipingeva sui muri del Virus di Piazza Bonomelli e Jet4 avrebbe iniziato di li a poco.
Entrati dentro nel negozio il primo giorno, era il 1990, iniziammo subito a fare una pezzata sul muro sotto a cui avremmo messo gli espositori dei dischi.
Io e Teatro dipingevamo insieme da poco e, quelli alla Whip furono i primi pezzi fatti anche con Jet4.
Il puppet lo feci io, e che fossi un fan di film horror, splatter, gore, dovrebbe essere evidente.
Teatro e Jet4 fecero la scritta e buona parte degli sfondi, e Teatro è responsabile delle “interiora” svolazzanti.
In pratica: quello che ha un contorno nero spesso l’ho fatto io, quello con meno nero possibile è di Teatro!).
Qualche tempo dopo, a pezzo finito, arredi montati e negozio aperto, arrivarono i primi futuri soci a vedere che c’era e godere della macelleria dipinta sulla parete.
Tra i passanti c’era anche un giovanissimo AirOne, all’epoca sbarbatello giovine writer che fotografò il muro con la foto che vedete qui sopra (poi scansita dalle sapienti mani di KayOne ma non finita sul libro “Vecchia Scuola”).
Siccome a tutti piace ridere delle disgrazie altrui, vi racconto l’ennesima storielèta.
Era sabato pomeriggio.
Arrivo in via Savona, trovo un posteggio, entro dalla porta della WHIP.
Vengo immediatamente coperto d’insulti.
Trovo Teatro e Jet4 incazzati con me, Poldo e LeleProx che se la ridono ditero le spalle.
Ah, così questo è il pezzo di Vandalo, eh? Pezzo di Fango!!!
Macché fango! Pezzodemmerda proprio!!!
Non avevo la minima idea di che cosa stessero parlando.
Ci eravamo sentiti non più di un’ora prima, tutti amicici e tranquilloni.
Vai in giro a fare il figo con le pezzate fatte insieme, eh? Mavaffanculo và!
No ma io…
Minchia, muto devi stare!!!”
Ma…
Muto cazzooooo!!!
“…”

Boh, io, fin da piccolo avevo sempre fatto qualcosa.
Solo che, almeno questa volta, ero (abbastanza) certo di non aver fatto niente.

Non ci misero molto a spiegarmi che era successo.
Mezz’ora prima era passato il giovane AirOne con la sua macchinetta fotografica, era entrato in negozio per fotografare il muro e aveva scambiato 4 parole con i miei soci.
Il dialogo, pressapoco, era stato così:
Teatro e jet4 “Si, abbiamo fatto questo pezzo pochi giorni fa…
AirOne: “Uh, figata il pezzo di Vandalo!!!
T+J4: “Beh, si, lui ha fatto il puppet e noi la scri…
Air1: “Si, si. Eh, ma i pezzi di Vandalo sono mega!
T+J4: “No, ma l’abbiamo fatto ins..
Air1: “Vabbé, ora devo andare, faccio una foto al pezzo di Vandalo e vado che ci ho fretta. Voi sareste? Vabbé, ciao, io scappo.
Bello il pezzo di Vandalo, comunque.

Chi cazzo era questo qui?
Mi ricordai di aver parlato con qualche altro writer, tipo il giorno prima, dicendo che avevo fatto un pezzo coi miei soci in Via Savona.
E il giovine AirOne era subito andato a fotografarlo.
Non sapevo fosse un mio pikkolofan.
Ah! A volte è duro il peso della fama…
Ma vabbé in seguito fecero pace, tant’è che in negozio vendemmo pure i primi numeri di Tribe e, un po’ di anni dopo verso la fine degli anni 90, Teatro entrò nei THP.
Penso abbia avuto occasione di spiegargli che la murata non l’avevo fatta tutta io.

Per finire vi aggiungo un paio di foto: in una le letter WHIP di striscio e sfuocate (foto mia) con parte del negozio, oltre alla serranda su via Savona (puppet mio, lettere e sfondi Jet4 e Teatro).
Dipingevamo insieme già da tempo, ma S13 crew nacque ufficialmente solo verso la fine del 1990.

 

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Graffio (e altri) al Boccioni 1985

13 giugno 2017 Lascia un commento

(Oh, per qualche tempo lascerò Pezzate, lo faccio con una storiella!)

Sono i primi mesi del 1985 e sto andando all’ultimo anno di liceo artistico, al Boccioni di Milano.
Arrivo come ogni mattina al cancello della scuola che, quest’oggi, ha il piccolo cortiletto verso Via Albani, davanti al portone, pieno di gente.
Appena arrivato i bidelli mi chiamano subito in presidenza, che il preside mi vuole parlare.
Che cazzo avrò fatto stavolta?
Niente!
O per lo meno, almeno nelle ultime settimane non mi sembra di aver fatto niente…
Appena entro nell’ufficio il preside mi chiede: “Sei stato tu?”.
Io non ho idea di cosa stia parlando.
Mi ripete: “Senti, dillo subito, perché stavolta non finisce bene!”.
Ora.
Io, di solito, a quei tempi avevo SEMPRE fatto qualcosa. Cominciai quindi a pensare di aver fatto qualcosa ed essermi, boh, dimenticato.
Quindi chiesi: “Sono stato io a fare cosa?”.
“IL MURO DELLA SCUOLA!!! SEI STATO TU ANCORA SUL MURO DELLA SCUOLA???”.
Eh?
Ma il muro della scuola era una cosa vecchia… dell’anno scorso…

…..
(ecco, un giorno del 1984, mi ero trovato ra le mani queste due boccette di vernice rossa e verde, e le avevo lanciate contro un muro delle scale della scuola, per vedere lo schizzo di colore e le goccie verdi e rosse che scendevano giù, sullo sfondo bianco e grigio della scala.
Quel giorno non mi aveva beccato nessuno.
Qualche settimana dopo, però esagerai.
Recuperata un’altra boccetta di blu molto più capiente, la spruzzai su buona parte del muro uccidendo l’odiato bianco del muro pulito.
Purtroppo il blu era indelebile.
Mi beccarono con le mani blu.
Finii in direzione, con preside, professore di scultura, altro professore e bidello responsabile di quella scala mi interrogarono per decidere i giorni di sospensione dalla scuola.
Il professore mi fece anche capire che se, boh, avevo un intento artistico anche se maldiretto, magari la “pena” sarebbe potuta essere ridotta…
Ecco, in quel momento capii improvvisamente che con la scusa dell’arte puoi far passare qualunque cosa.
Capii inoltre che il teppismo, l’imbrattamento, fa paura.
L’arte invece rassicura.
Pure quando fanno la stessa cosa.
Io ascoltavo i Bloody Riot e con gli amici facevamo i cori di “Teppa Life”.
Affanculo l’arte, datemi questo 7 in condotta e ci rivediamo l’anno prossimo.
Però, siccome presidi e professori erano in fondo brava gente, con la scusa che dalla scala la vernice era stata lavata velocemente, mi abbuonarono comunque un giorno di sospensione, facendomi arrivare all’8 in condotta che mi avrebbe cosentito di andare alla Maturità.)
…..

“Ma come… ancora per la scala?”
“No!!! Sto parlando del muro all’ingresso!”.
“Non so di cosa stia parlando”.
Mi fecero uscire e vidi quello che vedete.
Erano i primi veri pezzi a spray che vedevo in vita mia.
Psyco e Span.
Cosa cazzo significassero, boh.
Dissi al preside che io non centravo niente, cosa peraltro (incredibilmente) vera, e sembrò credermi.
O forse lasciò stare perché non aveva prove.

Naturalmente venni subito a sapere chi era stato.
Tre ragazzi di terza, che conoscevo abbastanza bene, sopratutto Thomas che era un dark all’epoca, quindi amici di noi punks del liceo. E pure Gatto, quello con i pantaloni bianchi nella foto, pure lui mezzo dark… e Fabio (si chiamava così?).



Mi raccontarono che avevano preso questo libro, Subway Art, e si erano fomentati.
Era anche il periodo della mostra Arte di Frontiera e, se non ricordo male, la loro classe ci andò a vederla.
I pezzi sui muri erano più o meno copiati da Subway Art: “Psyco” di Graffio era “Psycho” di Seen, mentre “Span” era in parte ripreso dall’argento di Spank ma fatto a colori.
Poi mi raccontarono che si trovavano con altra gente che faceva queste cose al Muretto di Largo Corsia dei Servi.
“Ah, ho capito! Dove ci sono quelli che ballano per terra con la musica da discoteca!”.
Non esattamente.
Ma vabbé, nell’85 Io ascoltavo i Dead Kennedys e i Wretched. Gli Agnostic Front e i Bloody Riot. I Discharge e i CCM. Se una canzone durava più di 2 minuti e la gente ballava, per me era roba da discoteca.
E poi dal Muretto ci passavamo quando si facevano gli scontri con i paninari, che stavano li di fianco.
Grazie lo stesso, Thomas, come avessi accettato! Passerò un’altra volta dal Muretto!
No, ma davvero. Passo!
…..
Ci sarei passato 4 anni dopo, per parlare di pezzi, spray e tutte le cose, dopo aver scoperto un po’ meglio che cazzo era quella cosa delle scritte colorate sui muri.

(foto: Graffio)

(Le pezze originali di Seen e Spank sono prese da Subway Art, di Martha Cooper ed Henry Chalfant)

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KayOne MNP puppets in Giambellino 1993

Il luogo è il muro dei MNP al Giambellino, e l’anno è, appunto, il 1993.
Questi facevano parte di una murata collettiva dei Napalmz che, oltre alle pezzate vere e proprie, aveva anche 4 puppets che rappresentavano 4 componenti della crew.
Quelli che vedete in questa foto sono Chief e Zen, ritratti e stilizzati dalla precisissima mano di KayOne.
Tutta la murata l’avevo fotografata pezzo a pezzo, con l’idea di montarla insieme per fare una nastrata con tutto il muro.
Naturalmente, 24 anni dopo, sono ancora nell’album, ancora separate, ancora nella loro bustina trasp.
Purtroppo la foto dei puppets di Craze e Kay m’è venuta sfuocata a schifo, ma nel Flickr di Kay trovate la murata intera.
Infine, no.
Quelle piante li sotto no. Potete farci cordame al massimo.

 

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