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Rocco L e il natale del 1991

24 dicembre 2020 Lascia un commento


Siccome è la vigilia di Natale 2020, dagli archivi di Trap e Pezzate vi regaliamo un ritaglio di giornale d’epoca!
Torniamo indietro di 30 anni. 29, per fare i precisetti.
E’ la vigilia di Natale del 1991 e alcuni giovani scendono in metrò, linea rossa MM1, stazione Inganni. Trovano un treno fermo e procedono a fare quello che devono fare, ma vengono notati dalle guardie giurate.
All’arrivo dei vigilanti questi scaricano il caricatore, 7 colpi nella loro direzione, colpendo il treno e il muro.
Fugone.
E’ stata la prima (ma non l’ultima) sparatoria contro dei writers che pezzavano un treno.
Poi dicono che una volta fare i treni era più facile di adesso.
Ora, potrei raccontare la storia con più particolari, ma non so se va bene a chi c’era (nel caso aggiorno il post). Volevo solo ricordare quello che succedeva ventinove anni fa, e fare una richiesta a chi legge, anche se so che è una missione impossibile.
Se avete amici, parenti, zii o nonni che lavoravano in ATM o in MM negli anni 90 e conoscevano questo Rocco L., guardia giurata probabilmente ora in pensione dato che aveva 36 anni 30 anni fa, fatecelo sapere.
Vorremmo chiedergli quello che si ricorda di quella sera dato che, gli piaccia o meno, è entrato nella storia del writing di Milano.
(Questo riquadro era uscito nel primo numero di Trap magazine, di cui uscirà a breve il pdf)

NOTA di HAD: sia la prima sia la seconda volta che avevano sparato, avevamo fatto un volantinaggio sui mezzi ATM e in zona Loreto. La prima volta anche un microfono aperto in radio. Il primo volantino lo ho visto di recente ma non saprei dove, mi ricordo che lo avevo scritto con il pennarello a punta tagliata da calligrafia e abitavo dai miei, il secondo lo vedete qui.

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Dayaki ShanR Rusty “Magic Art” BO 1990

26 novembre 2020 Lascia un commento

Oggi tocca a una foto storica: penso che per tutti e tre, Dayaki (DeeMo), ShanR (Deda), Rusty (Rusty!) questo fosse il primo pannello su treno.
Originariamente questa foto era uscita nel primo numero di Trap Magazine, fotocopiata in bianco e nero, e mostrava un confuso insieme di grigi.
Siccome sto facendo la scansione dei vari numeri di Trap per fare un pdf della fanza, come per il numero 2 uscito l’anno scorso, ho sottomano cose che, a colori, non aveva ancora visto nessuno.
Una di queste è il primo window down bolognese.
Piccola nota: su Trap il pezzo era datato 1991. Ho corretto la scansione perché in realtà era del 1990. Suppongo 91 sia stato l’anno in cui il Dee cosegnò la foto al Porseo per la fanza…
La storia, però, è meglio sentirla raccontare da Dayaki:
“Io stesso rivedo questo collage di foto per la prima volta dopo 30 anni. Sicuramente il primo treno in assoluto dipinto a Ravone, lato Caserma Polfer. Potrebbe anche essere il mio primo treno: “Magic Art” con Cheech Wizard, window down su FS. Sparvar + Dupli + Talken + Rustoleum.
Immagini che scattai io stesso, con il flash.
Dovrebbe essere quasi primavera, dopo l’inverno milanese con ZeroT per il Catalogo WP. Io più Rusty e Deda ad aiutarmi con i fill-in e gli spostamenti.
Entrare nell’area dove parcheggiavano i vagoni fu facilissimo; mi era bastato osservare la zona durante le trasferte in treno verso Milano, si vedeva chiaramente un cancello aperto. Pochi giorni prima, se non erro, avevamo fatto un sopralluogo con Rusty, credo in macchina, per assicurarci che non ci fossero problemi.
Una volta entrati, ci siamo subito infilati tra due vagoni FS parcheggiati uno di fianco all’altro, al riparo dal traffico ferroviario notturno.
Siamo andati avanti per ore, indisturbati e lenti da hall of fame. In tutto quel tempo avremmo potuto pittare anche tutto quello che avevamo a tiro e invece pensammo solo a far bene quel singolo vagone: la mentalità era quella, amen.
Finchè verso le 6 abbiamo sentito le voci degli operai ed abbiamo chiuso in fretta, finendo con le foto di rito. Ho usato il flash, nel poco spazio a disposizione tra i due treni. Con il senno di poi, nella luce delle 6 (cit.) avrei potuto farne a meno e le foto ne avrebbero giovato.
Il collage montato era lungo 80 cm. Non ricordo il perché ma ne feci anche una fotocopia a colori, in formato ridotto, che dovrebbe essere quella che vediamo qui.
Non sappiamo se il vagone abbia mai girato, ho sempre dato per scontato che sarebbe stato subito ripulito. Però speravo almeno in un articolo sul giornale, e invece niente.”

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Elektro e i tunnel della Metro

17 novembre 2020 Lascia un commento

Non sono riuscito a sapere la data precisa di questa pezza in banchina MM2, suppongo sia dei primissimi anni 90. La tag di Tawa vicino mi sembra quella che faceva intorno al 90-91 (con la gamba della T che si lega alla A a destra, periodo 16BC quindi, prima di 16K), per cui suppongo che.
(AGGIORNAMENTO: Pongo mi dice che c’era anche lui, ed era circa 92)
Pannellate sulle banchine della metro, negli anni 90, se ne sono viste molte. Tutte prodotte dai vari writers che sono scesi nei tunnel e nelle stazioni (e per i tunnel non mancate di leggere Buio Dentro!) nel giro dell’ultimo denennio del XX secolo, ma di Elektro è una rarità assoluta.
Ha iniziato con il B-Boying nei primi anni gloriosi del Muretto (1981) con il robot e, appunto, l’Elektro.
Come DJ, le sue cassette e compile hanno formato musicalmente una quantità di B-Boys tra gli anni 80 e 90. Molti dei primi a scendere a bombardare nei tunnel, nelle yard, o per strada, lo facevano con una delle sue cassette pompate nel walkman.
È stato uno dei pionieri nei tunnel e nelle banchine della subway milanese, ma  non essendo propriamente un writer, di solito scendeva in esplorazione o in supporto ad altri writers.
Con il pannello in foto siamo in Sant’Ambrogio, linea verde, pieno centro di Milano.
Ho recuperato una vecchia intervista di Marco Klefisch con Shad a Elektro, fatta in occasione della mostra MINAMEIS in Triennale del 2006.
Vi ripropongo un estratto, in cui parlano del periodo d’oro dei tunnel.

K. Hai scovato da solo il modo per introdurti in metropolitana? Come funzionava? In fondo, sei stato un po’ il pioniere.
E. Sì, io avevo scovato alcuni tombini che segnalavo ai writer. Prima passavo a dirlo al Muretto, perché solo quelli scendevano. Conoscevo, ad esempio, Tawa, Cano. La notizia la passavo a loro e poi la voce si diffondeva. Io ho sempre preferito andare sottoterra, il mio mondo è sempre stato là sotto. Sarà perché a me piace la solitudine e i tunnel della metropolitana erano gli unici posti dove potevo stare da solo. Conoscevo tutte le stazioni, conoscevo i passaggi per passare da una parte all’altra. Mi sono fatto una certa esperienza di quei posti. Poi accompagnavo anche i giovani a dipingere.

K. Quindi tu lo facevi a prescindere dal writing, lo facevi come esperienza di navigazione sotterranea?
E. Una specie di avventura. Passando da un tunnel all’altro, cominciavo a conoscere i rischi che i giovani non hanno mai scoperto. Per esempio, ho scoperto che nella Linea 1 bisognava stare attenti al binario in mezzo, che è pericoloso. Le linee 2 e 3 credo abbiano i cavi della corrente sopra.
S. Il primo a fare la 3 è stato Fluido, no?
E. No, io! L’ho fatta io con un altro mio amico, la prima volta. Abbiamo dipinto all’inaugurazione di Montenapoleone.
S. Allora pochissimi giorni dopo l’ha fatta Fluido in Centrale con Sky4.
E. Sì.
S. Io mi ricordo che a quei tempi, era il ’91, entravamo tutte le settimane e non riuscivamo quasi mai a finire i pezzi.

K. Questa cosa dei tunnel è interessante per capire che ci sono due tipi di approccio: quello del writing e il tuo, che è un approccio di tipo individuale. Hai incontrato altre persone che facevano questa cosa o eri l’unico? Oltre a voi, c’era altra gente che girava per la metropolitana?
E. Sì, abbiamo visto persone. Io, però, non sono mai entrato in contatto con loro. Li vedevo da lontano e prendevo un’altra direzione. Li lasciavo sempre stare. Si trattava comunque di gente povera. Mai trovato gente molto particolare, a parte gli operai della linea. Ogni tanto passava la famosa macchina gialla che controllava i binari, e c’imboscavamo, io soprattutto m’imboscavo sopra ai sistemi di aerazione: ci sono delle specie di botole e mi ci nascondevo sopra. Oppure usavo il trucco del telo: mettevo un telo sul muro.

K. L’ultima domanda è personale: perché ti piacevano i graffiti? Cosa pensavi del fatto che la gente uscisse di notte per farli? Cos’era che ti affascinava?
E. Il rischio. Non tanto l’atto vandalico, ma l’arte che ognuno esprimeva. Io, ad esempio, che ballavo il robot, avevo la dimensione del ballo, gli altri ne avevano un’altra, quella del disegno. Mi piaceva molto vedere questi grandi dipinti multicolori, allucinanti. Prima immaginavo come li facevano, poi io ho cominciato a farli, ma io a disegnare sono sempre stato negato. Sì, facevo delle scritte, ne ho fatte anche in metropolitana, però mi piaceva più seguire gli altri che disegnavano. Mi piaceva molto vedere gli altri disegnare.
K. Vedere anche l’arte del nome, dello scrivere, della calligrafia…
E. Da uno molto più bravo di me, molto più bello ecco. Ognuno ha un suo stile.

Per chi volesse ascoltare la colonna sonora del periodo, le famose cassette di Elektro, ecco qualche link.
Electro Boogie vol.1
Universal Space Robot
Disco 2000
Old School vol.1
Elektro presenta Cyrus
Elektro e Sean in Conchetta 1999
Bonus Elektro

(foto: TROMBA – approved by Elektro)

MadBob PWD bombing in Piazza Fontana 1989-90

26 ottobre 2020 Lascia un commento


Non bisognerebbe fare giochi di parole che contengono “bombing” e “Piazza Fontana” nella stessa frase, e se sapete un po’ di storia recente di Milano, dovreste sapere perché.
Ma lo faccio lo stesso.
MadBob sale il ponteggio che copre quello che resta dell’Hotel Commercio una qualche notte del 1989 o 1990.
Non so se nella stessa sera, non so se in “salite” differenti, lascia questo softie in cima a quelle che erano le scale dell’hotel, e un blocco squadrato MAD sopra la parte di edificio ancora in piedi, che da lateralmente su Piazza Beccaria, in faccia alla sede centrale dei Vigili Urbani di Milano. Quel blocco dovrebbe essere ancora lì, a far rodere probabilmente il culo del Nucleo Antigraffiti dei Vigili se hanno l’ufficio che da sul piazzale…
Verso Piazza Fontana, appunto, lasciò questo softie arancio (o magari caramello?) e viola.
Il softie non era grandissimo, il posto era veramente in alto, ma da sotto lo vedevi se sapevi dove guardare.


All’altezza di quello che era il sesto piano dell’hotel, proprio in faccia alla piazza, proprio in faccia alla Banca Nazionale dell’Agricoltura.
Ma forse è meglio raccontarla un po’ la storia “controversa” di quel posto in pieno centro di Milano.
Perché MadBob quand’era salito li sopra, un posto dove avrebbero avuto il coraggio solo Noce, Dreca, Caps e pochi altri anni dopo, non era salito su un edificio abbandonato qualunque, in una piazza qualunque del centro.
Partiamo dall’Hotel Commercio. Costruito come uno dei tanti hotel in centro a Milano, sopravvisse ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, ma fu successivamente abbandonato e ceduto al Comune di Milano negli anni 50, che lo tenne vuoto e lasciato in rovina.
Nel novembre del 1968 fu occupato dagli studenti fuorisede delle università dopo una manifestazione studentesca e diventò la “Casa del Lavoratore e dello Studente”.
Rimase occupato per 9 mesi, ospitando studenti, lavoratori, disoccupati, fino allo sgombero dell’agosto 1969.
Nel salotto buono di Milano, con il Comune qualche centinaio di metri dietro, i vigili urbani di fianco, l’Arcivescovado del Cardinale di Milano sull’altro lato della piazza e una banca proprio di fronte, un palazzo occupato da straccioni, lì, non poteva rimanere a lungo.
4 mesi dopo quello sgombero, arrivato a riportare il decoro in salotto, nella banca di fronte una bomba fascista si portò via la vita di 18 persone: 17 assassinate innocenti dall’espolosione e una 18esima assassinata innocente nella Questura: Pino Pinelli. A lui è dedicata la lapide in primo piano nella foto dalla piazza.
Dell’occupazione dell’Hotel non rimane più niente, un po’ di foto fatte dopo lo sgombero mostrano, oltre l’usuale devastazione che fanno i poliziotti in quelle situazioni, scritte, poster e disegni sui muri lasciati dagli occupanti, le foto le potete trovare qui.


L’interno di una stanza dopo lo sgombero. Sul muro Anarchik, una delle icone grafiche dell’anarchismo.

L’Hotel Commercio il giorno dello sgombero.


Largo Beccaria è proprio dietro Piazza Fontana. Sopra l’edificio basso in centro si vede il blocco MAD fatto sempre da MadBob.
Originariamente quell’edificio era collegato al blocco dell’Hotel via tetti.
E ora? Cosa rimane? Di tutto quello che è passato su quella piazza, in quei palazzi, sui muri di questa parte di Milano?
Di MadBob rimaneva il blocco fino a poco tempo fa, non so se c’è ancora. Il softie non c’è più da anni (nella foto 2018 il muro era quello a sinistra della gru).
Rimane un nuovo hotel di lusso che sembra un carcere.
Muri bianchi, puliti e muti.
Rimane però la lapide per Pinelli. Quella non potranno levarla mai.

(le foto di MadBob in Piazza Fontana sono di Moez)

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School’s out files 01: Sky4 1992

10 settembre 2020 Lascia un commento

Questo non ve lo ricordavate, eh?
L’idea sarebbe quella di fare una serie di post sui pezzi fatti nelle scuole.
Solitamente sono pezzi relativamente poco conosciuti, dato che si trovavano all’interno di licei o università e, spesso, capitava che fossero sconosciuti pure i writers che operavano nello stesso periodo.
Di solito venivano realizzati durante le occupazioni, che permettevano anche a chi non faceva parte della scuola di entrare con le bombole nello zaino.
E’ il caso di questo pezzo di Sky4, fatto nel 1992 al Liceo Artistico Hajech (come si chiamava una volta, ora è il Liceo Artistico di Brera anche se non è più nel quartiere di Brera ma all’Acquabella), durante un’occupazione.
Occupazione di quelle che continuavano anche in notturna, come mi dice Moez che fece le foto. Erano le situazioni migliori per i writers “esterni” per entrare e bombardare in relax.
L’Hajech non aveva una tradizione di writing lunga quanto il Boccioni, ma già da qualche anno ospitava pezzi sui suoi muri e corridoi (i più vecchi arriveranno!).
Dato lo spazio ridotto e la camera a gas che sarà diventata il corridoio, Sky cacciò un lettering semplice, stiloso e pulito. A giudicare dai colori con Duplicolor rimaste dal muro dei mondiali 90, tipo l’arancio dello sfondo, o il lilla che cambia tonalità a metà bombola, o il rosso che lo dovevi ripassare 5-6 volte tanto copriva poco.
Lettering classico suo del 91-92, quando stava passando dalle barre più rigide dei primi anni agli intrecci più morbidi di questi, per poi evolvere sempre di più negli anni a seguire.
Cuoricioni con i nomi delle crews (PWD e CKC), cuoricioni nel contorno, cuoricione pure nella tag.
Che bbbello l’ammmmmore.

Sky4 mi corregge l’orario e aggiunge che: “L’ho fatto in pieno giorno, durante un occupazione, avevo un amica che era del collettivo studentesco e mi ha fatto dipingere di fianco alla presidenza”.

(La serie continuerà che c’è roba che in pochi hanno visto e/o ricordano.
Storie che si possono raccontare e qualcuna che no, forse è meglio non raccontare…)

© 1992 by Moez

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Milano racking history: Mondiali 1990

11 giugno 2020 Lascia un commento

Nei primi mesi del 1990 cominciò a girare la voce di una murata da realizzarsi per i Mondiali di Calcio di Italia 90.
Venne organizzata dall’Assessorato alle Politche Giovanili, allora guidato dal bluesman Fabio Treves, con il supporto di Atomo e soci.
All’inizio sembrava nascere come un evento degno di questo nome: Si sarebbe pezzato il muro di Via Renato Serra fino a girare in Via De Gasperi. Era la recinzione di parte dei vecchi capannoni dell’Alfa Romeo al Portello, vuoti da anni e che sarebbero stati demoliti negli anni successivi, per fare posto ad uffici, centri commerciali e parco che ora costituiscono l’area Portello.
In realtà non andò così, e una parte di quel muro è ancora in piedi, come recinzione dell’area di cantiere ancora rimasta nella zona.
Ma ai vari consigli di zona, assessori a qualcosa e paladini del decoro murario, un po’ di vernici su muri scrostati e da demolire erano troppo: imposero la posa di una tela da pittura per qualche centinaio di metri, sopra al muro.
Un’idea talmente stupida che potrebbe essere giustificata solo dal dover far guadagnare qualche milione di lire a imprenditori dei tessuti di area PSI.
Per quanto iniziata nel peggiore dei modi, ci trovammo in tanti per partecipare alla murata intitolata “Il G******o più Grande del Mondo”.
Non era il più grande, ma Atomo lo propose agli assessori così per solleticare l’arroganza craxiana dei governanti milanesi del tempo.


Quel 26 aprile del 1990 qualche decina di ragazzi tra i 15 e i 25 anni si trovarono sotto il cavalcavia di Via Serra, dove il furgone dell’assessorato trasportava e distribuiva le bombole di spray, arrivate dalla DupliColor sponsor della murata.
Nello slang del writing “Racking” è la parola che si usa per indicare il rubare gli spray.
Per ogni writer erano previste una ventina di bonze, 3 pacchi da 6 e poco più, ma non ricordo gente che sia andata via con meno di 50-60 bonze. La Simona, che guidava il furgone e distribuiva le bombole, lasciava fare.
Per dire, a fine murata, avevo in cantina quasi 400 spray. E tutti gli altri partecipanti avevano fatto lo stesso.
La conferma la potete vedere in tutti i pezzi old school fatti tra 1990 e 92-93, per le strade di Milano: molti colori sono simili perché arrivano dalla stessa “fornitura”, migliaia di DupliColor si riversarono sui muri della città.
Lampone, lilla, marrone caramello, quel cazzo di rosso fuoco che non copriva mai, il giallo sole che invece copriva tutto, il nero per le marmitte che resisteva fino a 400 gradi, tutta una serie di colori arrivati direttamente dalla Germania, che non erano nelle cartelle colori della Dupli italiana.
Il dominio incontrastato delle DupliColor finì solo con l’arrivo delle Sparvar qualche anno dopo, ma io che non ne sopportavo l’odore rimasi fedele alle Dupli.

StickerSkate, un giornaletto di skate fatto per spremere soldi ai teenagers che si avvicinavano allo skateboarding, pubblicò un “articolo” sulla murata, ne vedete qualche foto qui sopra. Nelle fotine vedete pure Teatro e Papilly davanti al furgone della Simona per prendere le bonze, oltre alla Renault 4 pezzata “Funky” da Atomo.

Le cose non andarono lisce. Dopo il primo giorno di “murata” (forse meglio dire “telata”), in cui tutti iniziarono la loro roba, al secondo giorno, all’arrivo in Via Serra, la maggior parte delle tele era stata tagliata e alcuni pezzi portati via.
Era ovvio che sarebbe successo. Del resto al Comune di Milano non fregava un cazzo, volevano solo non avere scritte in giro. Non gli andò troppo bene nemmeno a loro.
Gli squarci notturni, però, portarono diversi scazzi. Alcuni erano convinti che fosse stata colpa dei “centri sociali”, ricordo una lunga discussione che feci con Spyder7, senza riuscire a convincerlo del fatto che ai “centri sociali”, a parte i pochi writers presenti a dipingere che dai quei posti venivano, come me, Teatro, Jet4, Inox, i BMXXX, della murata dei mondiali non fregava niente.
Già da prima i writers di provenienza HipHop non vedevano bene quelli che arrivavano dagli squat, questo episodio non migliorò le cose.
Spero abbia saputo poi, come l’ho saputo io, che a tagliare le tele erano stati Bboy.

Sul mio pezzo di tela feci un puppet che vomita e una dedica all’organizzazione per la fornitura delle vernici: “In this world of spray for cash, got no choice but to stuff and dash”. Non il massimo, lo so, ma non volevo sprecare i colori migliori, duramente raccolti, su quella tela.
Di fianco un giovane Shad scrisse PUKE in verticale, quindi, ecco, non ero solo.
Diverse foto di questo evento sono state pubblicate sul libro Vecchia Scuola, pure se piccoline. Non ve le posso riproporre tutte, ma una pagina eccola qui.
Vedete all’opera alcuni localz e alcuni ospiti. Chissà se prima o poi riesco a postare un po’ di foto decenti.
La murata fu conclusa il 2 maggio 1990, le tele ovviamente sparirono tutte.
Se passate in Via Serra all’angolo con Via De Gasperi, e sapete dove guardare, qualche piccola traccia di quelle vernici la vedete ancora.
In questi giorni di guigno, 30 anni fa, iniziavano le prime partite di Italia 90.

(foto StickerSkate: Secse – foto: tela: Vandalo – Foto: varie e locandina: Vecchia Scuola)

Quei rissosi, irascibili elleaccapì: il fumetto

25 maggio 2020 Lascia un commento

In un post di qualche tempo fa, Fumo raccontava del fumetto che scrissero durante uno dei vari tour degli LHP.
Sono andato a recuperare la fanza, ed eccolo qui.
Non è una graphic novel, non vi stupiranno con effetti speciali, non verranno raccolte su un albo monografico: sono 2 pagine.
Del resto, fare fumetti, disegnare, scrivere i testi, alla lunga è una rottura di coglioni.
Le due pagine uscirono su Grunt! una fanzine a fumetti fatta in Via dei Transiti 28, ovvero il Centro Occupato T28, spazio cui facevano riferimento, oltre al Leoncavallo.
Di Grunt uscirono 2 o 3 numeri se non ricordo male. Contenevano articoli politici, antifa, antirazzisti, ma in buona parte fumetti.
Lo avevamo anche in distro alla Whip/S13, ne vendemmo svariate copie e, boh, non ricordo se mai glie le pagammo.
Quello degli LHP fu realizzato nell’aprile del 1991. Gli autori erano Fumo e Core: il primo per i disegni, il secondo per i testi.
Il primo ricerca un tratto tra Mattioli e Pazienza, senza peraltro trovarlo. Il secondo vorrebbe essere diretto, rapido e feroce come Ellroy, ma finisce subito per buttarla in caciara.
Meglio così.
Nonostante la vena satirica, l’episodio raccontato è realmente accaduto, e i personaggi citati sono realmente esistenti.
I nomi non sono stati cambiati per non proteggere gli innocenti.

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MAZZATE PASSATE: quei rissosi, irascibili LHP

29 aprile 2020 Lascia un commento


Non fatevi ingannare dai sorrisi stonati degli LHP, nella foto in tour nei Paesi Baschi con Papa Ricky, con Ripax a supporto spirituale.
Perché Papa Ricky è vestito come il pupazzo Tenerone di Drive In? Perché Ripax, noto skinhead comunista di Lambrate ha un collanone e un foularino rosa e SORRIDE? Perché Fumo ha il cappello di Pinocchio? Cos’hanno assunto Core, LeleProx e il Papero? E perché gli effetti sono così diversi?
Non lo sapremo mai.
Sapremo, invece, a cos’era dovuta la fama di posse militante, aperti al dialogo, sinceri democratici, peace and love.
A raccontarcelo, il buon vecchio Fumo LHP.

“Dicembre 1992, tour in Spagna con Papa Ricky e Ripax nel ruolo di chief executive for muthafuckaz development.
Nella foto ci godiamo il dayoff a Kukkuredduh o altra località dei Paesi Baschi. Non siamo puccettosissimi? Non vi viene voglia di sdraiarvi tra noi per farci le coccole? Ma la mamma non vi ha insegnato che l’ apparenza inganna? Vabbè, rimedio io.
Per raccontare le nostre peripezie disegnavo fumetti su sceneggiature di Corrado pubblicati da Grunt!. Il claim l’avevo rubato dai cartoni di Braccio di Ferro e nell’adattamento diventava: quei rissosi, irascibili, simpaticissimi LHP. La gente leggeva le storiellette e diceva: “ah! ah! che ridere: rissosi… irascibili… che raffinato umorismo!“ (NDR: il fumetto sarà postato a breve!).
Ma quale umorismo, agli àlbori dell’italorap l’ira funesta era in da house e il dissing a suon di randellate caratteristico della scuola milanese, che anche KaosOne, se c’erano da somministrare sganassoni, non si tirava mai indietro.
Eppure io sono sempre stato a favore dell’amore cosmico, soprattutto nella sua accezione apicale di ineluttabilità eiaculatoria, e invece con gli LHP finivo sempre invischiato in qualche scazzottata, una delle quali mi é rimasta particolarmente impressa, proprio nel senso di cicatrice indelebile sul lobo frontale sinistro. Ne espongo l’anamnesi.
Nel 1991 ci invitano a suonare a Bologna per qualche iniziativa politica di solidarietà. Traduco in italiano: grana zero, molte grane. Gli organizzatori avevano montato un tendone da circo in un prato poco fuori città che dopo due giorni di pioggia era diventato una palude inestricabile.
Guadata la palude entriamo nel tendone già un poco nervosetti e subito ci accoglie un militonto dicendo: -“le compagne dei collettivi femministi dicono che è meglio se stasera non cantate Rapimenti“ (per i neofiti: Rap-imenti era una canzone che a un ascolto superficiale risaltava per certi epiteti sessisti ma che in un’ottica ermeneutica denuncia le asprezze della discriminazione sociale, insomma: Pasolini ma senza le incularelle).
Imperciocchè Corrado si aggiusta il cilindro sulla testa e lucidando il pomo d’argento del bastone sulla manica dello smoking replica: – “dicci alle compagne dei collettivi femministi che nelle mutande c’ho la liana di Tarzan e che ci si possono attaccare tutte quante loro“.
Questa risposta rimane ancor oggi un caposaldo della didattica all’Ècole Supèrieure des Affaires Diplomatiques.
Detto questo ci dirigiamo nel backstage a incontrare gli amici e c’erano quasi tutti: gli Ak47, i Sa Raza, gli Isola Posse All Stars, i Fuckin’ Camels In Effect e altri che tra una birra e uno scappellotto socializzavano come si faceva allora.
Finchè é tempo di far musica / é ora di iniziar / tiriamo sù il sipario / c’ é il muppet show da far…
Apriamo con Gente di Merda, un brano innocente, vorrei dire ecumenico. Ciononostante dal sottopalco ci accoglie un fitto lancio di bulloni ma non quelli dell’Ikea, erano gli esagonali convessi 30.9 della Thyssenkrupp.
Allora, io qui voglio dire una volta per tutte che Inox é un uomo giusto, equilibrato, premuroso, ma se gli tiri i bulloni lui si adombra. Ed é per questo che si scagliò sui frombolieri mulinando i pugni. A ruota anche Corrado si tuffa tra i flutti con la grazia sinuosa dell’ orca assassina. E tu cosa fai quando i tuoi pard scompigliano la dancehall inna mattanza style? Ahimè, fai Stasera mi Butto, cassa in 4 sulla faccia remix. Solo che.
Solo che Inox e Corrado sono naturalmente predisposti allo spargimento di sangue tanto che li chiamano a Hollywood per girare le scene più pericolose dei film dell’ incredibile Hulk mentre a me non mi vogliono neanche per doppiare un episodio di Peppa Pig.
La convalescenza fu lunga ma purificatrice e oggi ho il privilegio di portare scolpiti sul volto gli immortali versi dell’amore tormentato: “la valigia sul letto é quella di un lungo viaggio / e così su due piedi io sarei tumefatto / per l’orgoglio ferito di chi poi si ribella / ma quando ti arrabbi sei ancora più bella…”

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LHP che maneggiano cose, Berna 1993

17 aprile 2020 Lascia un commento

Il buon vecchio Fumo LHP, quando mi ha girato questa foto, pretendeva che intitolassi il post Sperm in Bern, ma io che sono più prosaico e didascalico ho messo il titolo che pareva a me, non avendo il suo afflato poetico.
E’ del tour europeo del 1993, in cui Inox e Corrado non c’erano per incomprensioni con la magistratura germanica e italiana, per cui erano stati sostituiti da Neffa e da Nando Popu SSS, qui tutti in relax post concerto.
Il resto del post, invece, l’ha scritto lui. Poeta urbano prestato all’agricoltura:

“Siccome vedo girare sempre la solita foto di quel famigerato tour del 1993 te ne mando un’ altra, a colori, più spontanea.
Qui ognuno fa quel che più gli piace: Neffa inala, io carico il cilotto, Nando Popu lancia una linea di abbigliamento per boscaioli jamaicani.
Il ginocchio in primo piano dovrebbe essere di LeleProx che, consapevole di avere belle gambe, sfrutta ogni occasione per metterle in mostra.
Eravamo nel backstage dell’autonomen jugend zentrum di Berna, un posto pazzeschissimo ricavato dall’accademia militare di cavalleria, dotato di grandi saloni per i volteggi equestri e alloggiamenti per la truppa e gli ufficiali. Io ci sono stato decinaia di volte e ogni volta scoprivo nuovi locali che gli occupanti sfruttavano con cognizione: baretti, laboratori, palestre, sale concerto di tutte le misure e per tutti i gusti, growing room i cui prodotti – invero stupefacenti – erano venduti nel ristorante al piano terra, specialità di spicco del menù vegetariano.
In ragione dei sui nobili trascorsi il luogo sorge in centro città, proprio dietro la strada dello shopping elvetico-plutocratico, unico luogo al mondo dove c’é un negozio esclusivamente dedicato al caviale, quattro vetrine ricolme di pregiate uova di storione che, raga, non appena istituiscono la giornata mondiale dell’esproprio proletario, ci ritroviamo tutti lì al grido di: “no tartina al caviale, no peace!!1!!“.
Da un vicoletto della strada dello shopping si accede a un parco che funge da parcheggio del autonomen jugend zentrum e anche qui distopia canaglia: i muri perimetrali del parco sono impreziositi da pregevoli pezzate (che se scrivo graffiti Vandalo mi sculaccia ) tra i quali si aggirano tossici in avanzato stato di decomposizione.
Lo smazzo di robaccia é controllato dagli Hell’s Angels, lo so perchè non appena scendiamo dal furgone ci si para davanti un Hells Angelo di taglia XXL apostrofandoci minacciosamente in dialetto bernese. Alchè Nando Popu imposta la faccia in modalità “idolo di pietra preposto ai sacrifici umani“ e risponde qualcosa in salentino, variante trepuzzese.
L’Hells Angelo allora accenna un educato inchino, fa una giravolta – falla un’ altra volta – e ritorna mogio sui suoi passi.
– “Scusa, Nando, posso sapere cosa gli hai detto?“
– “che se per cena vuole i turcinieddih deve mettere in ordine la sua cameretta e lavarsi le mani“.

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Teatro S13 “Cattivi Soggetti” ITSOS, MI 1987

L’ITSOS di Via Pace 10, negli anni, ha sempre avuto spazio sui suoi muri per il writing…
Negli anni 80, se c’era qualche manifestazione, corteo o simili, spesso si finiva li. Spesso in occupazione, famoso tra tutti gli studenti medi milanesi e famigerato tra pulotti e italiani medi.
Negli anni 90 era frequentato anche da diversi writers, che contribuirono a bombardare i grigi muri dell’Istituto Tecnico Statale ad Ordinamento Speciale.
In una delle varie occupazioni o assemblee, Teatro fece questo CATTIVI SOGGETTI con il Lupo Cattivo come puppet (o era Lupetto? mai capito veramente).
Penso che ogni studente dell’ITSOS abbia una foto davanti a questo pezzo, in tema con il carattere di molti li dentro… l’ITSOS non era certo un liceo della milano bene.
Cattivi Soggetti era una specie di associazione che, all’interno dell’ultimo Virus, centro sociale punx in Piazza Bonomelli, zona Corvetto, si occupava di organizzare concerti e vendere materiali autoprodotti: dischi, cassette, maglie, libri, fanzine, ecc.
Nonostante fosse stato fatto con gli spray da carrozziere che giravano all’epoca, questo muro durò un po’ di anni.
Oltretutto, una delle poche volte in cui Teatro ha fatto l’outline delle lettere in nero, colore che non usa quasi mai!
In seguito i Cattivi Soggetti si allargarono ad altri (tra cui io!) diventando il nucleo base della WHIP/S13 che occupò uno spazio in Via Savona 13.

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