Trattoria alta tensione

12 novembre 2017 Lascia un commento

 

In agosto ho suonato nel cortile di Conchetta per il loro calendario di cene sociali. E’ stata una bellissima serata, dopo 20 anni che non passavo di lì con i dischi. Ho proposto una selezione di jazz indipendente degli anni ’70 (quello che si chiama spiritual) e jazz sudafricano, la scena che si chiamava Cape Jazz e di cui ci sono abbastanza compile in giro ormai. Senza pretese di essere esperto o collezionista (il set è di mp3 anche di Youtube!), resta musica difficile da sentire in giro e molto figa. C’è una prima ora di blues funk, imparato dalle poche playlist disponibili, due o tre di Don Gio e un altro paio di una radio online francese (qui e qui) più una serie qui su Blogspot.

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Categorie:Milano, Mixtape

Follonica, eccoci qua gli ADM

11 novembre 2017 1 commento

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Volevo festeggiare i 10 anni di Pezzate, ma sono solo 8 in effetti. Vorrei quindi sbattermene e postare subito questa foto incredibile.

Emiliano ci manda un raro scatto della crew Animali di Merda, tenuta a battesimo con rabbia da Sid di Alleanza Latina nel lontano 1993. Noi da anni non capivamo perché la fanza più diffusa, l’unica stampata e forse anche in edicola, non fosse interamente dedicata a noi, forse aveva anche un po’ paura a mettere i nostri pezzi o non si sbatteva per avere le foto. Lui non capiva perché 20 persone lo mobbizzassero e gli dessero botte nonostante si fosse rifugiato nella stanza delle donne. Da cui il famoso: “Animali di merda”, che prontamente divenne il supergruppo italiano del writing. Sid povero si sbatteva e aveva un prodotto professionale sul mercato, semplicemente non ci capivamo 😦

La convention era organizzata da Manzo Puro, sul lungomare. Io non avevo nemmeno dipinto, anzi forse avevo fatto un pasticcio perché in quel decennio ero convinto che la cura migliore per il disagio psichico fosse il THC. Non è che ci cavassi grande giovamento, ma imperterrito mi dedicavo con dovizia allo spinello. Tendenzialmente cercavo poi sempre di convincere Fabrizio a dormire per strada nei giardini delle ville quando ero troppo ubriaco. Lui magnanimo mi riportava all’ovile ogni volta. Il fisico veneto gli permetteva di metabolizzare quantità spaventose di alcolici senza colpo ferire.

Di conseguenza in questa scuola tipo colonia estiva si raduna il fior fiore dell’ignoranza italiana. C’era anche Lele di LHP che suonava. Era stato lui a dirci: “Ma beoti, non venite in Salento, sto andando lì”. Ricordi abbastanza confusi ma ci sono due realtà possibili. Una, che io fossi andato a Roma a dipingere. Ma poco probabile. Due, più vera, che fossimo andati a Bologna a fare i biglietti con la gomma pane grazie a Francesca, Jurate e Rusty, per dirigerci alla volta del Salento. Porseo, Claus, io e forse un’altra persona che non ricordo. Forse Rusty che poi era tornato prima perché tanto a lui sole e mare davano in testa.

A Bologna festone della posse gay o qualcosa del genere, tipo glam disco sfranto in costume. E il pomeriggio ci cuciamo i vestiti sempre da Francesca. Andiamo alla festa e poi da lì in stazione col treno di mezzanotte che arrivava a Lecce la mattina. In stazione bordello dell’ostia. A me si scuciono i pantaloni e resto praticamente in mutande correndo in mezzo agli sbirri perché stavamo perdendo il treno. Mi sa che era uno degli attentati con le bombe della trattativa Stato Mafia, credo fosse l’esplosione del PAC di via Palestro. Scusate se non ricordo bene, correggetemi nei commenti. Quell’anno lì era anche diventato Sindaco a Milano per la prima volta un leghista, era una cosa nuova almeno per me, abbastanza orrenda.

Al che a Lecce facciamo un mese. Eravamo a casa di una ragazza che aveva una storia con Claus, lei cantava. Mi ricordo che ci diceva che l’originator lì era Rosapaeda e se fossi meno ignorante avrei magari anche ascoltato qualcosa. Era la prima generazione del reggae pugliese, quella da cui arrivava Militant Piero che si dice fosse poi uno dei primi ponti sui quali era scesoil ragamuffin da Bari fino a Lecce. Insomma, ci trasferiamo a vivere in spiaggia sulla duna lì alla spiaggia, sotto un pino. Ogni sera c’era una dance, era tipo il secondo anno che i Nibelunghi calavano in massa nel Salento di Lecce. I negozietti di alimentari vendevano il vino sfuso nelle bottiglie di plastica da un litro e mezzo. Fai un po’ te cosa ne poteva uscire. Costava tipo 1500-2000 lire. Non è che la posse lì ci guardasse tanto bene in effetti. Ricordo Gopher e Don Rico fare freestyle per ore, forse anche Gruff. Stile a livelli molto alti, per me livello Garnett Silk. DJ War faceva praticamente il bubbling passando da ragamuffin al doppio del ritmo col drum’n’bass, wickedissimo.

Ora tornando a quella foto, per noi che c’eravamo sono ricordi molto diversi magari da questi che ho scritto. Qualcuno non c’è più ma i nostri figli fanno thai boxe insieme e tra poco festeggiano insieme “La festa del tacchino”. Qualcuno è diventato un grande professore che insegna a Londra, Emiliano giustamente ascolta sempre Curtis Mayfield. Una cosa volevo dirvi per non andare troppo nelle emozioni personali. Guardate bene a destra nella foto: c’è uno di noi in costume scalzo con la valigia. Noi la chiamavamo crudezza.

Nella foto Joe, Mace, Kado, Stand, Rusty, Manzo, Deb, Pane, Koma Clout. Treviso-Roma-Bologna-Milano-Firenze.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Categorie:Bologna, Milano, Roma, Treviso

Con Tommaso Tozzi e Grasshopper a Firenze

29 ottobre 2017 2 commenti

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Wany mi ha mostrato queste due foto di un bombing a Firenze. Credo fosse il 92 così ad occhio. Io purtroppo non avevo ancora elaborato un softie accettabile, era veramente terribile in termini di stile. Eravamo ospiti di Tommaso Tozzi, di cui ha parlato Stefano in questo post: lui tra l’altro è stato uno dei precursori totali in Italia. Non mi ricordo bene il nome del centro sociale, so che era inverno perché faceva un freddo pazzesco. Forse Ex Emerson. Credo si presentasse Happening Digitali Undergound, un suo DVD multimediale dove Fabrizio aveva fatto un intervento, roba da antesignani, periodo cyberpunk o comunque di punk nell’aria ce ne era un sacco. Ci eravamo divisi la copia omaggio: io avevo il box col booklet e lui il disco, ah ah.

In pratica eravamo Fabrizio, Grasshopper di Torino ed io. Eravamo andati con Tommaso in ferrovia, era giorno. Io avevo attaccato il Pendolino, che poi lo pulivano in due secondi ma era molto aerodinamico e figo. Ci avevano sgamati e ne era uscito un inseguimento bestiale, ne avevamo due Grasshopper ed io a un metro di distanza. Lui lo avevano preso mentre scavalcavamo, con il walkie talkie gli avevano dato una bella pestata sulla crapa. Io ero riuscito a fugare. Non mi ricordo bene ma può darsi che io avessi voluto rientrare per finire mentre erano già stati chiamati, boh. C’era anche una mezza storia che io non mi ero comportato correttamente ma in effetti era un fugone classico coi tipi a distanza di presa per il collo, sarcazzo, io non avevo fatto nulla di male.

Fatto sta che fugone con sgommata nella macchina di Tommaso, era piccolissima tipo Innocenti 112. Poi al centro sociale Fabrizio ed io avevamo dipinto una pezzata Free Grasshopper. Lui poi lo avevano rilasciato e ci aveva insultato per due ore, ah ah noi infamissimi gli ridevamo dietro. Poraccio, lui bello corpulento in sostanza non era riuscito a saltare veloce lì in ferrovia.

Mi sa che quella sera o la sera prima era scattato sto piccolo bombing postato da Wany. A Firenze la scena era strana: c’erano due gatti ma erano abbastanza avanti. Color Melodies Combo era per metà lì in Toscana. Grasshopper invece rappresentava un pochino quel momento del ragamuffin hip hop: aveva i dread che per i duri e puri significavano fricchettone vada via i ciap. A fine anni ’80 c’erano sti crossover che poi son rimasti per anni, vedi i mille featuring di gente come Ini Kamoze nel periodo Wu Tang e compagnia bella.

Riassumendo quindi un grande saluto al trevigiano, al povero rasta di Torino che l’aveva pagata e ai compagni di Firenze. Ad un certo punto avevano preso i due cubetti di ghiaccio che eravamo e ci avevano portato a casa di qualcuno, c’era il prosciutto crudo buono e il rosso buono, si parlava di vino con del fumo ma era poco ah ah. Compagni vecchia scuola. Ci guardavano un po’ straniti e bonari, io ero l’elemento bauscia ma alla fine Porseo aveva un buon background e un terreno comune lo sapeva trovare.

PS: Leggete il commento di Fabrizio qui di seguito!

 

 

Categorie:Treviso

Miss Zaji: jazz calypso

23 settembre 2017 1 commento

In attesa che Corrado mi mandi il materiale dal libro che stiamo preparando sulla scena subway Milano, vi posto due compile. Da qualche anno stanno uscendo antologie di calypso anni ’50, roba molto figa e divertente. Studiando a caso le discografie, volevo mettere insieme hard bop e calypso. Il jazz e il pop erano stati affascinati dal calypso e c’è in giro una pletora di roba più o meno farlocca, più o meno alta, più o meno figa. La stessa cosa che era successa poi con il Brasile per la bossa nova.

Il calypso girava un po’ in tutto il mondo sulle rotte dell’emigrazione, in linguaggio alto “la diaspora caraibica” (ascoltate la serie di Honest John di cui c’è un primo volume qui). A NY c’era una scena molto figa, su cui esiste un blog di ricerca molto figo: Yankee Dollar: fighissimo leggere che effettivamente il jazz e il calypso si suonavano insieme, spesso con due band che dividevano la serata. Minton’s Playhouse era il locale di un giamaicano, lì si era creata una community molto forte creativamente del be bop. “In the nineteen- thirties,” writes Jervis Anderson, “more than twenty per cent of Harlem‟s black population were people from the West Indies.”

Il calypso si suonava in tutti i Caraibi, per i collezionisti di vintage anni ’70 sono molto importanti per esempio album fatti a Panama che costano tra l’altro uno sbrego (cercate se volete Lord Cobra). Era proprio una cultura comune, da cui son nati poi i nickname nobiliari arrivati fino al writing (erano tutti Duke come Duke Reid, King come King Tubby e King Stitt, Lord come Lord Tanamo). Un bellissimo paper che vi segnalo dice: “The cross cultural influences between the American and Caribbean peoples were as evident in the borrowings and innovations between calypsos and jazz in the 1940s as they currently are between rap, hip hop and reggae.”

Per voi lettori probabilmente è meno interessante che riscoprire magari artisti hip hop anni ’90, boh, magari poi qualcuno ci casca dentro e se lo ascolta. Nel primo volume ho smontato un’opera televisiva o teatrale di Duke Ellington, dove si racconta la storia del jazz (impersonato da una donna tamburo, Miss Zaji). Non è musica del periodo formativo be bop, siamo qualche annetto dopo quando il calypso era ormai mainstream. Le copertine sono di artisti neri degli anni ’30, non è la stessa epoca della musica, siamo circa 10-20 anni prima del be bop, ai tempi della Harlem Renaissance. Uno dei dischi di Randy Weston che ho usato aveva note di copertina di Langston Hughes, il poeta simbolo di quell’epoca d’oro della letteratura nera di cui ascoltate qualche poesia nel secondo di questi mix. Nel primo c’è anche Maya Angelou, un’altra delle grandi poetesse nere, è mancata da poco. E’ tutto un esperimento che mescola calypso, poesia, jazz.

Poi ne ho fatto anche un terzo, che non ha i gruppi di jazz caraibico e i calypsonians, è puro hard bop più o meno degli stessi anni, con ispirazione un po’ West Indies. Poi prometto che ricomincio a postare le care vecchie fotine delle pezzate anni ’90. Però prima jazz.

 

 

 

 

 

Categorie:Mixtape

Kitchen Groove!

30 agosto 2017 Lascia un commento

Kitchen Groove (7)

Aperitivo in cortile dalle ore 19 con banco gastronomia per chi si vuol seder fuori a cenare. Ambiente super tranquillo. Musica fino alle 12, siete tutti invitati. Cyrus suona funk dalla sua collezione di vinile raro. Evento: https://www.facebook.com/events/330494467396722

 

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Vecchia Scuola: Yassassin 1987

12 agosto 2017 Lascia un commento

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La storia è sempre più ricca di quello che si scrive, anche qui che ci sono molte foto mancava per esempio del tutto Yassassin. La sua foto arriva da Kay One, che ha un sacco di materiale raccolto per il suo libro sulla vecchia scuola di Milano. Io Yassassin non lo avevo nemmeno conosciuto, al momento non ricordo bene se fosse nella crew MCA o solo in quella precedente che se non sbaglio era TSB, magari mi correggerà nei commenti qualcuno che la sa meglio. Quando ero arrivato io, lui non girava già più. Credo fosse andato via dall’Italia prima che la cosa decollasse nei primi anni ’90. Comunque è la generazione precedente alla mia, la vera vecchia scuola.

Yas mi ha scritto due righe e forse, spero, manderà ancora materiale dell’epoca.

In questo momento non ho tanto tempo per scrivere un autobiografia, ma in pratica io avevo iniziato al muretto con Sean Martin e quelli del primo tempo del muretto.

Questa era veramente la fase più sperimentale del medium e veramente penso che il meglio dei tempi sia negli sketch.

Io personalmente ero diviso tra il desiderio di emulare gli stili attuali e quello di esprimere la mia voce individuale come artista con un lavoro molto più astratto. Oggi non ci sarebbe alcun dubbio su cosa fare, ma allora ci sentivamo sotto pressione di allinearci con il lavoro dei contemporanei in altri paesi.

Io per esempio ero ossessionato con il fare le linee più sottili possibili, anche se il mio stile su carta era ben diverso.

Più avanti negli anni iniziai ad essere più interessato a disegnare in modo tradizionale, a seguire il design grafico, e questo fece sì che praticamente non feci molti altri pezzi su muri, ma continuai ad evolvermi nel design, fino ad andare a studiare all’estero.

 

 

Categorie:Milano

P.le Loreto

11 agosto 2017 Lascia un commento

 

Volevo riascoltare la roba delle cassette di Spyder e volevo anche provare a mescolare rap con pop bianco e RnB grazie all’aiuto di Vanni. Ne è venuta fuori sta cosa qui, che in teoria sarebbe da mixare ma io son troppo belva e non ho mai imparato. Devo dire anche che mi ha preso un po’ la mano con le dub version. E’ hip hop del 1986, appena prima che arrivasse la nuova onda di Public Enemy, 2 Live Crew e NWA che era la roba che ascoltavano Fly e 2Mad poi l’anno dopo quando li ho conosciuti e ci si vedeva in Loreto. Spyder aveva più sta vibra hip hop da festa vecchia scuola, non era più di tanto dentro al sound gangsta che stava esplodendo, ho cercato di stare su quell’idea lì che era veramente fighissima.

Categorie:Milano, Mixtape