La linea ricorda: Cone-PND

24 marzo 2018 Lascia un commento

Come anticipato, la serie di post sulla linea ha risvegliato la memoria di alcuni. Qualcuno ci ha fornito uno scatto in particolare e qualcun altro, come Cone ci ha lasciato invece un ricordo più strutturato, della linea, dei primi suoi anni di bombing e soprattutto del Primo maggio, data celebrata da molti come la “Festa dei writer” dal momento che la metro rimaneva chiusa tutto il giorno e si poteva provare a dipingere treni e banchine anche in pieno giorno.
Eccolo:

La mia memoria non è il massimo, specie pensando a venticinque e più anni fa. In quegli anni la linea era praticamente una seconda casa, eravamo dentro un giorno sì e l’altro pure, difficile scindere e datare con esattezza. Soprattutto prima di avere una Hall of Fame mia (1992?) si facevano spesso passeggiate, anche e soprattutto di pomeriggio, a volte senza spray, solo per il gusto di passeggiare sulle pietre a lato dei binari, esplorare, o fare mille minchiate da ragazzini e cazzeggiare. Cazzeggiando si scoprivano spot, imboschi, si familiarizzava con le nicchie del canalone dove nascondersi quando passava il treno, le cancellate in pietra più basse e senza rovi come entrata/uscita, con la casetta bianca… L’odore che si respirava a lato dei binari era familiare, ai tempi. Ogni anno il 1° maggio era praticamente “la festa del writer”. La metro chiusa era un parco giochi. Io non ero particolarmente mattiniero, come nessuno dei miei soci, ma per l’occasione ci si svegliava presto per sfruttare tutta la giornata, fino a sera. Come ho detto, non sono amico delle date, ma ricordo forse il primo della serie (1991, ero proprio un pischellino), mi sentivo ancora troppo scarso per fare banchine e mi ero limitato a tag e poco altro. Eravamo dentro con un fottio di gente: i soliti cernuschesi e altri milanesi che bazzicavano la piazza (forse ai tempi ancora piazza Loreto, pre-Aspro, XI Blocco) o della Nona. Praticamente una convention. Era il giorno in cui nacquero i CKC se non erro. Mi ricordo gente che girava in motorino nel canalone (le bici vabbé, erano ordinaria amministrazione), forse era il Ciao di Code, subito dopo Cernusco in direzione Villa Fiorita dove qualche anno dopo avremmo fatto io e Due i mega blockbuster a biancone, fino a poco più avanti, dove il canalone diventa sempre più basso e poi rasoterra. Mi ricordo di un gran giro in bici io, Pizky (se non sbaglio aveva da poco iniziato a firmare Kol), Dek e Flower a bombardare qua e là: se non sbaglio era il ’92. Probabilmente quel giorno avevo fatto quella specie di softie Cono in banchina a Cernusco, la mia prima banchina colorata, escludendo flop solo tracciati. Poi ci eravamo spinti fino a Villa Pompea o giù di lì ed è stato proprio a Bussero che ci hanno fatto le bici. Parcheggiamo, bombardiamo, torniamo… e “puff”, sparite. Ne era rimasta una in quattro, parcheggiata da un’altra parte. Inutile dire che il ritorno è stato lunghetto. Dopo un primo tentativo di spolettaggio con l’unica bici rimasta l’abbiamo presa con filosofia e ce la siamo fatta a piedi in linea, fino a casa, dando fondo agli spray. Eravamo senza cibo né acqua così abbiamo fatto una deviazione fuori dai binari con tappa in un supermercatino a prendere una bottiglia o due da bere. Tutti senza soldi, ma bisognava pur sopravvivere: era ancora lunga, fortuna che Pizky da raccontare ne aveva sempre tante.

Bussero

L’anno dopo invece l’abbiamo presa più sul serio: solo bombing e niente bici, avevamo il mio motorino, il mitologico Fantic, corredato da catena, lucchetto e chiave ancor più mitologica. Ancora oggi mi chiedo dove ha trovato quel lucchetto mio nonno che me l’aveva regalato. Quell’anno è stata una serie metodica di banchine con Dek, compagno di merende per tutte, come al solito. In alcune mi pare ci fosse anche Due, e Flower a supporto. Raffica di banchine ininterrotta da Gorgo a Vimo. Pausa pranzo e nel pomeriggio siamo ripartiti da Piola. Prima banchina sotto, per entrambi: eravamo un po’ presi male. Ma vuoi non sfruttare la magica chiave? Diamo un senso a questa congiunzione astrale che me l’ha fatta arrivare. Vediamo se funziona davvero come dovrebbe. Quindi flop abbastanza veloci, ma belli grandi con pienone verde e traccia viola scuro o nero, non ricordo. Ricordo che all’epoca facevo quei throw up cicciotti ma con la fine delle lettere un po’ affusolate e appuntite, un po’ marce a rivederle ora.

Piola

Poi, tornando, Gobba: ai tempi c’era spesso un trenino, quindi abbiamo fatto tappa lì, per vedere se c’era. Niente. Siamo saliti lo stesso, pensando di accontentarci della banchina ma abbiamo trovato movimento, forse operai, così ce ne siamo andati dopo qualche tag.
Nella striscia da Gorgo a Vimo avevamo saltato solamente Cernusco, tenuta apposta per ultima. Ma vuoi per la stanchezza del tour de force, vuoi per tutto quel che si metteva in corpo tra una stazione e l’altra, vuoi per il senso di ormai onnipotenza (“l’ultima e chiudiamo in scioltezza che tanto giochiamo in casa!”) ma ci è andata male. Non so come sapeva che fossimo lì (di solito eravamo attenti al limite della paranoia), ma dopo pochissimo che eravamo dentro, avevamo forse appena finito di tracciare, sbuca un carabinere giovane, probabilmente di leva, dal fondo dei binari sul nostro lato della banchina (direzione Gessate). Noi entravamo quotidianamente dal lato opposto, per prendere la metro e andare a Milano, ed era un gioco da ragazzi: questo nella sua carabinieritudine ha scelto l’ingresso più tortuoso, ma ci è sbucato vicino.
“Ehi! Fermi!”
Pronti via, si corre in direzione opposta, cioè Burrona. Il tipo era giovane e correva come Mennea ma noi siamo partiti a razzo nel canalone e l’abbiamo tenuto dietro dopo lo scatto iniziale ma senza più riuscire a prendere quel vantaggio che bastava per saltare fuori: il canalone è ancora piuttosto alto. Qualche centinaio di metri ancora poi mette mano alla pistola.

“Fermi o sparo”, mano alla pistola.
“Fermi o sparo”, la tira fuori, sempre correndo.
“Fermi o sparo” e tre.

I polmoni iniziavano a spingere sulle costole, e alla mente il ricordo di Rocco L, lo “sceriffo” che non molto prima aveva sparato ad altezza uomo a gente in yard, amici tra l’altro: non c’era un bel clima per i writer in ATM, in quel periodo. Io e Dek ci guardiamo, ci chiediamo a vicenda il da farsi e alla fine per una ragione o per l’altra, piano piano rallentiamo fino a fermarci.
Proprio a noi doveva toccare ‘sto sbirro uscito dalle olimpiadi?
L’unica volta in vita mia che sono stato preso. Poi via di caserma, zaini sequestrati, cazziatoni, verbali, chiamate ai parenti, eccetera… ma per fortuna si è poi risolto tutto con un non luogo a procedere. Nel frattempo per qualche mese avremmo bombardato più in strada, saremmo tornati in linea tempo dopo: bianconate, pezzate lungolinea verso Cassina, le impalcature alla casetta bianca, altre banchine.. eccetera. e… il 1° maggio, che era particolare, ma ogni volta che si entrava a suo modo lo era. La linea era un mondo al tempo stesso sconosciuto ma amico, perché ormai la si conosceva bene, gli odori, gli sgami, i posti.

Una piccola nota a margine dei ricordi di Cone: nella prima foto, quella di Bussero, si intravede una delle famigerate scritte del KGB a cui avevamo fatto cenno qui. (Post di C.)

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Collirio delirio!

24 marzo 2018 2 commenti

Ciao, volevo postare la mia nuova compila con il sound Londra ’79. C’è del punk, dello ska 2 Tone e del dub ragamuffin. E’ una storia lontanissima dal mondo hip hop writing, ma fondamentale per tanti dell’età mia o di mio fratello (da cui avevo imparato un pochino questi dischi). Per qualcuno era roba normale, ad esempio a Treviso dai vecchi si era trasmessa abbastanza anche ai b-boy. Era roba bianca e nera mescolata, antirazzista, antifascista, aggressiva al punto giusto, importante. Ci sono i classiconi e qualche pezzata più particolare tipo Blessed are the peacemakers di Prince Far I (Cry Tuff & The Originals). Non è una cosa da specialisti: magari per qualcuno di voi può essere una intro verso un mondo musicale nuovo.

 

 

Ho invitato Vandalo a mixare un volume anche lui, con la roba che ascoltava nel Walkman, primi anni ’80. Ho in mente di farne una serie con diversi amici, se vi interessa scrivetemi.

 

 

A fine anni ’80 ero stato con Cyrus a Londra per due settimane. Una sera nel parchetto a Turnham Green ci eravamo presi la torta giamaicana del super, esaltatissimi. Giamaicana cazzo! Poi non era tanto buona, specialmente perché era da cuocere… ma sticazzi, mangiata cruda. In sostanza eravamo lì che Cyrus parlava cockney e io non capivo una mazza. Avevo spulciato le pagine gialle finendo per scovare il negozio di Studio 1, del signor Peckings. Mi sa che ignorantemente avevo cercato alla voce Studio 1 o magari anche reggae per dire ah ah. Ci aveva raccontato un sacco di storie, avevamo preso lo ska e il rocksteady. Cyrus come vi ho già detto ha una cultura musicale spaventosa. Qui ci ha proposto la sua versione del Collirio Delirio.

 

 

Ci ha messo un volume anche Vanni, la sua presentazione:

Il 4° volume della serie lanciata da Shad con ispirazione Londra circa ’79-’81, con il reggae e la black music in generale ad influenzare punk e post punk. Tra Jam che fanno In the city (il titolo originale della serie era quello) da mods che coi rude boys sono sempre andati a braccetto, Marley che fa l’inno del concordato punk-reggae, LKJ che declama il bollettino di guerra dal suo punto di vista di giamaicano trapiantato a Londra, i PIL di quel John Lydon incaricato dalla Virgin di scegliere i giamaicani da pubblicare sull’etichetta, Ian Dury funky fresh buffone come pochi, Vivien Goldman con tutto il giro buono alle prese col dub arty, una serie di gruppi di estrazione wave prodotti da quel capo di Adrian Sherwood On U Sound, i campioni del suono 2 tone con pezzi tra dramma e commedia (a volte nera, a volte surreale), gli XTC con un pezzo favoloso nel cui incedere mi sembra di riconoscere il fantasma del reggae, ACR con una Shack Up funky quanto gelida, il tutto con le scene di un film come Babylon negli occhi, ambientato in una Londra livida e opprimente. E a chiudere le danze gli immensi Fall, con un pezzo in cui il reggae è giusto un retrogusto, un pretesto per inscenare una delle solite pantomime grottesche e scorbutiche come il loro leader, Mark E. Smith, da poco trasferitosi in una dimensione ancora più adatta a prendersi gioco della banalità.

 

 

E’ arrivato anche un volume da Giacomo Spazio, con la sua visione artistoide del punk crossover. Giacomo è uno degli antesignani dell’arte urbana in Italia, per dire oggi mi ha scritto: “Verso il 1974/75 provai a fare un personaggio a Quarto Oggiaro che usciva da un a scatola. Ma non ho mai trovato nessuna foto ancora… che possa testimoniarlo, mentre stencil a palla x la città”. La sua compila con le belle note di copertina è qui. Spero per qualcuno possa essere un punto di partenza per viaggi e scoperte culturali, anche perché le prime quattro effettivamente erano molto vendibili facili commerciali, con i Clash e gli Specials e quelle robe lì. Bless.

 

Categorie:Mixtape

Panic in the city

17 marzo 2018 Lascia un commento

 

 

 

Terzo capitolo della compilation nata con l’idea vaga quanto temibile di produrre una specie di colonna sonora per momenti di euforia criminale nonsense, immaginate un b-movie in cui un medico pazzo (con le mie sembianze  hahahaha), dopo aver modificato in laboratorio un virus, lo diffonde in città provocando un’epidemia di questa sindrome caratterizzata, diciamo, da febbre, spasmi muscolari e da una slatentizzazione dei peggiori istinti umani; a seguire, scene di depravazione, violenza gratuita, vandalismi assortiti, malazioni di tutti i tipi insomma. I pezzi della compila, infatti, specialmente quelli del secondo e di questo terzo volume, sono tutti più o meno uptempo, febbricitanti, storti e in qualche modo violenti, pur provenendo da  ambiti musicali molto diversi, la sfida che mi ero lanciato era quella.

Quindi, buon ascolto, buone malazioni e… Kick out the jams motherfuckers!

Categorie:Mixtape

7. Cascina Burrona-Vimodrone

16 marzo 2018 Lascia un commento

Meno di 700 metri separano le due fermate, pochi anche i muri disponibili e tutti a sinistra del senso di percorrenza. A destra solo campi che in primavera si riempiono completamente di papaveri regalando uno spettacolo piuttosto suggestivo della campagna milanese, o quel che ne resta, e incorniciano la bellissima Villa Cazzaniga (1750 circa, Vimodrone, località Gaggiolo) con il suo giardino affacciato sul naviglio. Nelle belle giornate il tutto è sovrastato dalla vista dei monti del lecchese.

Il Manzoni ci si farebbe una pippa con questa cartolina!

Torniamo sui binari: prima che ricominci il canalone si incontra una ditta con due tetti non molto alti che danno proprio sulla linea, su quello rivolto a est dovrebbero esserci ancora i pezzi di Size e Kid, su quello a nord uno di Kol e un altro di Zero o Zone, non ricordo e dalla foto non riesco proprio a leggerlo. Lo stesso edificio ha il muro di cinta attaccato ai binari, era coperto, da sinistra a destra, da: throw up di Spyder e Flycat (ho scoperto leggendo Vecchia Scuola che erano stati riempiti a biancone da Guz e Jet come tributo), “Hi ATM” di Bzk, “Mid” di Bzk e Guz, “M!” di Mec, tag di Crank (aka Pongo) e robe vecchissime di Scea e Nail (qui Neil). Sull’armadio metallico di fronte persino un puppet di Guz degli esordi con il classico “boy in blue”. In questi due scatti con qualche piccolo sforzo si può rintracciare più o meno tutto quanto elencato.

01SizeKid

02FlyHiATMMid

La prima parte del muro è poi crollata, anche nella foto postata tempo fa https://pezzate.wordpress.com/2010/05/13/tka-linea-mm2/ si vedeva già che il muro era puntellato. Successivamente è stato ricostruito in cemento.

03TKAoratorio

Pochi metri più avanti un “TKA” a caratteri quasi tipografici sul muretto dell’oratorio, ancora oltre, tag successive di Tomato ABC (che poi era sempre Limone che qui giocava in casa). A questo punto il canalone è già ricominciato e porta con sé una piccola curiosità: da qui fino all’altezza del ponte di Gobba, il canalone della metro non è nient’altro che il vecchio alveo del naviglio Martesana che è passato sul luogo dove ora sorge la stazione di Vimo per poco meno di 500 anni. È sufficiente guardare una cartina dall’alto per vedere come il naviglio faccia una brusca deviazione a nord interrompendo il suo andamento praticamente rettilineo per poi riprenderlo dalle parti della Cascina Metallino, a Cologno Monzese.

Prima della stazione, solito campionario di tag di quelli che la frequentavano, qui abbiamo un Brd (credo sia di Bread) e una tag Jay-D, c’era un’altra postazione identica a questa con un flop Sh! di Shad.

04BRDJayd

Concludo con una foto scattata nel caldo agosto del 1994: solo trent’anni prima qui scorreva l’acqua.

05Vimostazia

[Continua… rivedete tutta la serie di Corrado sulla Linea 2 da questo link]

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We real cool

16 marzo 2018 Lascia un commento

Ho provato a ricostruire un mix di generi diversi che poteva ascoltare un nero a NY nel juke box della sala da biliardo. Ci sono le note di copertina nella pagina Mixcloud, con tutta la storia della poesia di Gewndolyn Brooks. In sostanza è jazz con blues, doo wop, rhythm and blues, rock’n’roll. Circa 1959.

Poi tre mesi dopo ho fatto un volume 2 dove manca il rock’n’roll, c’è più doo wop e meno jazz. Darkettone come mood ma figo. Una parte di questa roba poi è diventata soul e soul jazz, un’altra parte funk. C’è un pezzo o due latin e qualcosa di Trinidad e Jamaica: continua un pochino il discorso West Indies ’50 che avevo esplorato in quest’altra serie.

Ho messo insieme anche un terzo volume che ha solo jazz e doo wop o quello che poi si è chiamato soul appena pochi anni dopo. E’ più pettinato e meno incasinato senza blues e rock. Il primo pezzo è boogie, che a fine anni ’50 ormai era fuori moda ma si sentiva ancora tra le righe e ne ho tanto in iTunes perché avevo iniziato questo filone nel 2016 all’East Market con il jump blues anni ’40 e le compile di sta roba vecchissima fatte da Gaz Mayall.

Oggi ho montato un volume nuovo con del jazz e un po’ di rhythm’n’blues, senza doo wop e soul. E’ un po’ prevedibile ma ci sono bei pezzi, è la roba che ascoltavano i mod a Londra, senza però i successi pop più scontati. La copertina dal barbiere prima o poi si doveva fare, i crediti sono nella pagina Mixcloud con il link ad un bel pezzone su Sugar Ray quando andava a tagliarsi i capelli.

Poi ho fatto un volume più 1960-61 con la nascita del soul: ho usato Aretha, Sam Cooke e le produzioni di Allen Toussaint e Harold Battiste che hanno segnato lo stile per anni a venire chiudendo definitivamente gli anni ’50. E che tra l’altro erano in buona parte businessman indipendenti, con le loro label nere a volte anche cooperative.

C’è un po’ di blues e del bel soul jazz Blue Note, il primo, non quello ormai stereotipato con i break e le melodie funky del periodo 64-68 che si ascoltava nei primi anni ’90 in compila quando i producer lo avevano riscoperto per i campionamenti. Che poi, il jazz di questo mixino suona anche vecchio rispetto al soul di questo mixino: il nuovo nel jazz ormai stava per essere il New Thing con tutta quella roba modernissima e spaccosa, spesso aspra e volutamente inascoltabile, provocatoria e dissonante. Stavo leggendo un pezzo l’altro giorno che non trovo più e un jazzista famoso diceva che i producer e le case gli correvano dietro col forcone per obbligarli a fare soul soul soul, e che loro per principio fuggivano fuggivano fuggivano, sticazzi e assoli sempre più imperscrutabili assurdi anodini. In questo mixino che segue siamo agli albori, diciamo 1960-61, i primi anni in cui si usava la parola soul con tutto l’armamentario di preachin’, congregation, soul food, message e sermon, organi e gospel. Un po’ come per il gangsta rap, poi c’erano veramente molti rapper che avevano precedenti di crimine e molti brothers and sisters che nei primi anni ’60 uscivano dai cori delle chiese come Aretha. Ma c’era anche della bella fuffa in giro. Boh, fateci voi la tara a un po’ di marketing culturale blackness. In ogni caso bless e statemi bene.

L’ultima ha le organate soul jazz, i jazz vocalist e il soul moderno con un pezzo anche di popcorn, che avevo scansato negli altri mix. E il jazz che sarebbe venuto poi: il soul spirituale con John Coltrane (che come quasi tutti aveva suonato molti anni anche in band R’n’B) e il free con Ornette Coleman. Stavo leggendo (qui) che Coleman diceva proprio che quando stava imparando lui, le distinzioni tra i generi non erano importanti per chi suonava e nemmeno per l’audience: soul, jazz, pop, r’n’b, bebop, dance. Fighissimo. C’è anche Muddy Waters con il suo blues. Il primo pezzo di Oscar Brown riprende il discorso della poesia nel primo volume.

Ho messo insieme un nuovo volume bellino con doo wop classico e nuovo, quasi soul più dei bei ritmi R’n’B e il jazz hard bop classico di Art Blakey quello ritmato e down to earth che già i dj usavano a Londra già da sempre nei famosi locali da cui poi è nato alla fine l’acid jazz nella seconda metà degli anni ’80. C’è sempre molta roba di New Orleans e qualche successo ormai di pop nero come Last Night dei Mar Keys e Night Train di James Brown. I mercati razziali, i race records, erano ormai verso la fine e un successo si poteva vendere a tutta l’America: erano gli ultimi anni ormai in cui per esempio il gruppo doo wop originale aveva una hit nera e poi un gruppo bianco la copiava e la vendeva ai bianchi. Ho messo due oldies vere e proprie, le Shirelles e i Teenagers con Frankie Lymon che in Giamaica aveva rifatto Derrick Harriott (la fantastica Why do fools fall in love).

Oh, ovviamente è un gioco: per dire quasi tutto il blues, soul e R&B è fatto di compile. Anche una parte del jazz, la base era già tracciata dai tempi dei Jazz Juice della Streetsounds che chiudevano l’era jazz dance di Londra, oggi con raccolte come Soho Scene e Jukebox Mambo uno si può inventare collezionista delle cose più folli senza avere a casa nemmeno un pezzetto di vinile… Sono piccole ricognizioni in un territorio che non conosco, e la roba che si compera ormai non è niente al confronto di bootleg da 50 volumi di singoli originali come questa qui che ho appena scoperto nei blog, aiuto non ne esco più…

Volevo arrivare a 10 volumi e qui ho fatto il numero 9.

 

Categorie:Mixtape

P.le Loreto

13 marzo 2018 1 commento

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Volevo riascoltare la roba delle cassette di Spyder e volevo anche provare a mescolare rap con pop bianco e RnB grazie all’aiuto di Vanni. Ne è venuta fuori sta cosa qui, che in teoria sarebbe da mixare ma io son troppo belva e non ho mai imparato. Devo dire anche che mi ha preso un po’ la mano con le dub version. E’ hip hop del 1986, appena prima che arrivasse la nuova onda di Public Enemy, 2 Live Crew e NWA che era la roba che ascoltavano Fly e 2Mad poi l’anno dopo quando li ho conosciuti e ci si vedeva in Loreto. Spyder aveva più sta vibra hip hop da festa vecchia scuola, non era più di tanto dentro al sound gangsta che stava esplodendo, ascoltava la roba di qualche anno prima e andava indietro fino ai primi anni ’80, fino agli Chic. Ho cercato di stare su quell’idea lì che era veramente fighissima. Il 1985-86 erano stati anni di transizione prima dell’esplosione del 1987, in Giamaica avevo messo insieme la cosa in questi mix.

Livello di ascoltabilità: molto basso.

Poi oggi, sei mesi dopo, ho fatto il volume 2, con la roba che si ascoltava nel 1989. Io giravo con i PWD, cui dedico questi ricordi, e con la mia crew di freak del liceo Berchet. Andavamo in via Leoncavallo, si prendeva un deca di fumo per il sabato sera e la maria non girava quasi, era arrivata credo qualche anno dopo dall’Olanda e poi dall’Albania, quella chimica che pizzicava. Marchino e Papero avevano preso le consegne dalla generazione di Atomo e Swarz, epoca del Freddie Krueger al Leo. Sul palco c’erano i primi concerti hip hop e ragamuffin, ma i b-boy spesso avevano problemi anche gravi lì al Leo, tipo Space 1 e Sean se non ricordo male. Testosterone a palla, ego a palla, tutti erano giustissimi e durissimi, due coglioni l’hip hop, roba da dargli la pastiglietta di Lorazepam a tutti la mattina. Io alla fine avevo imparato tanto sia dai compagni sia dai fratelli. Ora son tre anni che lavoro nella moda e ho imparato tanto anche lì, come sempre io centro come i cavoli a merenda ma va bé non sottilizziamo.

Piazzale Loreto era la base di Fly, al Mac lato Buenos Aires prima, epoca Luigi Re della Chiavata Veloce e ibizenchi vari. Poi stavamo lato via Padova, epoca dei bombing. Phase cercava di catechizzarci e noi cucciolotti imparavamo dai maestri e spaccavamo, chi più chi meno ma spaccavamo lo stesso anche chi era un po’ scarso come me. Nel senso che questa musica va ascoltata con i mix di Red Alert e Marley Marl, o per dire anche Bassi Maestro che ha pubblicato da poco un tributo a questi anni. Io per stare true to the game ci ho messo due bei dubboni di T La Rock e Mantronix. Respect. Va bé non sottilizziamo sulle mie abilità di disc jockey, sono ricordi, gran bei ricordi.

La sera era normale stare in giro a taggare 3-4 ore a piedi, con il Walkman, avere due cassette da 90 minuti già ti sentivi un King della Zulu Nation a meditare sui tetti dei project nel Bronx ah ah, bei tempi… i PWD avevano subito duramente il periodo succhetti di frutta, in cui Spyder spiegava che l’unico marker degno di nota era la bottiglietta di vetro piccola con il cotone e qualche inchiostro nocivo che sapeva fare lui. Ovviamente litri di nero da tutte le parti, tasche e giubbotti devastati, colate laviche di nero ogni lettera, un degenero… con questo vi saluto e vi auguro di poter realizzare l’ideale Zulu: Peace, Unity and Having Fun…

Livello di ascoltabilità: medio con asperità.

Ho fatto il volume 3 con il rap del 92-93 un po’ come piaceva a me e non ci ho messo Hits from the bong e Jump around, che in Aspro era il messaggio subliminale per il pogo, dolore, mazzate e morte. C’è il cosidetto alt hip hop, il rap alternativo meno aggressivo, è uscito un po’ in chiave Pharcyde, De la soul e Black Sheep, gruppo di cui Yndy aveva l’album e che suonava con grande devozione. Ci ho messo nella cover poi i fasci appesi giusto perché su Google Images risultano il fatto più importante sulla Piazza Loreto e mi sembrava simpatico visti i tempi che corrono. CKC TRUKALONE. Ciao.

Livello di ascoltabilità: buono.

 

Categorie:Milano, Mixtape

6. Cernusco sul Naviglio – Cascina Burrona

10 marzo 2018 Lascia un commento

Dalla stazione di Cernusco i treni escono transitando in un breve tunnel per poi proseguire in canalone, proprio al termine della galleria c’erano questi bianconcini di Dek, Due e Cone (la foto è di Cone, 1997) cancellati con una mano di grigio e rimpiazzati tempo dopo da una doppia coppia di throw up argento di Due e Neuro.

01TunnelCSN

Il canalone qui corre basso e a ridosso dei giardini di alcune case. I lavori erano tutti a biancone e si sono conservati meglio di altre tratte, forse per la vicinanza degli edifici che garantisce una minore umidità, almeno fino al ponte di via Leonardo Da Vinci. Sul lato destro troviamo ancora oggi “Riskio Totale” di Kid e Dare, altro cernuschese stiloso che ha militato per un breve periodo all’inizio dei 90’s.

02RiskioTotale

Kid ci ricorda la genesi del pezzo: “Lo abbiamo fatto io e Dare all’ingresso della stazione di Cernusco. Si vede arrivando da Milano e voleva simboleggiare la presenza di writer in questa zona. La scritta era appunto: “Riskio Totale”. Un blocco con lettere molto grosse. Tra l’altro non è bianco ma un verdino che era stato prelevato dalle case in costruzione dopo Gobba, insieme a gente che poi avrebbe formato i VMD: Dep e Bibbo. È stato un furto di quelli clamorosi, quel biancone l’avremo usato per almeno un annetto (ride)”. (Kid)

A testimonianza di quanto affermato da Kid anche il blocco CKC qualche decina di metri più avanti aveva la campitura dello stesso verdino, così come altri loro pezzi in zona. Avanti, sotto il ponte, biancone di Zoom a cui, a inizio nuovo millennio, si affianca un VMD di Toni. A questo proposito, approfittiamo di questa foto per mandare a Toni un saluto e un abbraccio lungo 16.000 km.

03VmdTony

Di fronte a questi, sempre sotto il ponte, altro biancone, un TWA di Zoom e Size, tempo dopo un Lies di Neuro e la cabinetta successiva a cura di Moe.

04TWAZoomSize

Subito dopo, sulla sinistra, c’era un blocco davvero grosso di Code, praticamente la versione maxi di questo che c’è ancora, tale e quale sotto un altro ponte poco meno di un km più avanti. Quello gigantesco invece è stato completamente cancellato dal muschio. Ho una foto scattata nel 1995 in cui era già praticamente solo un fantasma. Peccato, era davvero figo. Mentre il canalone va abbassandosi, altri pezzi, sempre a biancone: El Kid, Size, Sharone (primissima tag di Kid) e altro. Finito il canalone non ci sono molte superfici e i binari sono completamente immersi nel verde, a sinistra, terminati orti e case c’è, ormai dal 1982, il campo da golf del Molinetto mentre a destra un bel parco che costeggia il naviglio dove all’epoca c’erano solo sterpaglie, immondizia & siringhe. Unici spazi disponibili: un paio di cabinette e due ponti, il primo aveva un TAC di Sys e uno ZE (forse Flash) entrambi a biancone sulle due colonne, mentre sotto il secondo resiste il già citato pezzo di Code. Visto che Sysoner lo menzioniamo sempre ma non mettiamo mai roba sua, ecco una delle cabinette in questione con questo pezzone datato 1991.

05Sys1991

Di fianco al golf club c’è uno slargo nella recinzione MM motivato dal fatto che qui era stata prevista la possibilità di edificare un’ulteriore fermata nel comune di Cernusco. Negli anni se n’è parlato più volte ma il risultato è stato un nulla di fatto. In quello slargo però è presente da sempre una grossa sottostazione elettrica, un enorme cabinone bianco su cui è passata davvero tanta storia. I cernuschesi erano soliti realizzarci delle murate colorate esattamente come se fosse un HoF. Nelle interviste per il nostro libro avevamo toccato l’argomento linea e casetta bianca anche con Dose che ci ricorda come: “La metropolitana in generale, sia al chiuso che all’aperto, rappresentava il posto ideale per dipingere. Poi perché dipingere in Hall of Fame quando c’erano dei posti, tipo i pilastri a Cascina Gobba e la casetta bianca dove potevo stare un intero pomeriggio e avere una specie di Hall of Fame in linea. Assolutamente, la linea è sempre stata tenuta in considerazione, ricordo anche i pezzi di Spyder e Fly, qui all’aperto. È sempre stata un luogo importante e meno male che a Milano c’era questa possibilità di dipingere all’aperto”. (Dose)

Purtroppo non ho foto da mostrare per una semplice ragione: siccome erano tutti pezzi tipo HoF non li fotografavo perché ritenevo mancasse quello sgurz tipico dei bombing. Pirla io. Se qualcuno ha qualche scatto lo faccia avere a Had. Sempre in quest’area c’era una cosa davvero curiosa, una banchinetta lunga alcuni metri e rivestita con lo stesso ondulex delle stazioni, se non ricordo male c’era sopra un pezzo di Dose, bianco e marrone. Poi è sparito tutto, sia l’ondulex che la struttura in metallo. Per poco meno di un chilometro la metro passa in mezzo ai campi, nulla da segnalare fino al muretto basso sulla sinistra pochi metri prima della fermata successiva: biancone di Dose con lettere separate, una per sezione del muro, poi un CKC di Kid con il solito verdino, un bel throw up di Dep, tag di Sten e Mec (qui ancora TAC), più tardi un TDT mezzo argento/mezzo oro e poi Becks. Esattamente dietro il muro, in strada, un cabinone ENEL con softie di Guz, Lemon e Dose. A metà anni Novanta è stato costruito il ponte della strada che taglia dalla Padana (SS 11) direttamente a Cologno. La strada è rimasta chiusa per quasi 15 anni e il ponte in sostanziale abbandono, appena costruito era stato bombardato massicciamente ma lo spot migliore se l’erano aggiudicato Size, Soul, Cone e Due. Dopo un periodo di inattività Size era ricomparso con una serie di throw up identici a questo, uno in particolare ha fatto storia: quello che c’era a Vimodrone sul tetto di un enorme edificio di soli uffici. Era visibile fino a Gobba.

06Sizeponte

Il ponte in questione affonda le sue colonne in mezzo ai binari, su cui tempo dopo si sono piazzati Neuro, Due, Cone e Daze. I loro bombing sono visibili soprattutto dalla banchina perché oramai siamo praticamente in stazione a Cascina Burrona.

[Continua… rivedete tutta la serie di Corrado sulla Linea 2 da questo link]

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