Dance Hall Carnival

26 luglio 2017 Lascia un commento

Come avrete intuito ho ripreso il controllo del blog per postare le mie temibili compiline Youtube. Basta vecchie pezzate, che noia. Viva le compiline Youtube.

Queste due sono dance hall 1985. Io ero arrivato sul reggae nel 1987, anno di riddim bestiali epocali mitici. Due anni prima invece il sound era tutto diverso, a Milano lo rappresentava Pato (Inox LHP) che lo aveva imparato a Londra dove aveva squattato a Peckham in quegli anni. Lo suonavamo poi con i Bass Fa Mass, lui lo suonava già verso il 1990 circa alla discoteca popolare del Leo dove io son stato forse solo 1-2 volte.

In ogni caso qui ho preso un po’ di pezzoni non solo classiconi, tutto sound pre digital e quindi ultima roba strumentale classica, ma con già aria di nuovo e certamente non solo sound smaccati tipo Power House o Volcano. Una più rubadub (lenta ma non da caduta in letargo) e l’altra più upbeat ma non bubbling.

Tra l’altro sta roba qui quando Phase è venuto a Milano e ci ha visto suonarla e collezionarla, è rimasto basito e ci diceva che anche a NY lui la ascoltava in radio ma erano pochi che la capivano. Io quindi ego a palla e per festeggiare subito due spinelli di pasta pesissimi così per gradire mentre suonavo i miei dischetti sgrattonati tutto il pomeriggio. Poi in effetti non ero tanto in grado di suonarla su un sound, ma va bè non sottilizziamo.

Spero vi piaccia perché voglio arrivare con queste due compile a più di millemila ascolti. Come sempre, rubadub forever, a presto.

 

Categorie:Mixtape

Vecchia Scuola: i miei ricordi

26 luglio 2017 1 commento

Ieri ho finalmente avuto il libro di Kay One. E’ un lavoro monumentale, per noi che c’eravamo è un viaggio incredibile. Sarei curioso di capire la sensazione dei writer giovani che hanno 20 anni.

Ci sono un po’ di errori nelle date, peccato ma ho visto anche lavorando al nostro libro che è complicatissimo non sbagliare: i ricordi di tutti sono sfumati, un po’ perché son passati 20-30 anni, un po’ perché inconsciamente tutti cercano di essere il più old school possibile.

Mi sembra un po’ la stessa situazione di 10 anni fa quando era uscito All city writers e avevo aperto Pezzate per postare le rettifiche e tutto quanto era rimasto fuori. Anche quello era un volume da 10 kg almeno. Impossibile accontentare tutti, già così mi sembra che Kay sia riuscito in una missione abbastanza impossibile.

Qui volevo postare il testo che avevo scritto per Kay, all’epoca in cui dovevo avere delle mie pagine che poi si sono sciolte in un nuovo indice meno impostato sulle crews e più sulle hall of fame. Poi dovremmo avere una serie di post sul libro dopo l’estate.

Cose che ricordo volentieri di quei dieci anni da writer:

– gli show di psycho teatro a casa di Fly
– girare sui bastioni per due o tre volte intorno a Milano in macchina con Spyder perché chiacchierando si dimenticava di girare dentro per lasciarmi a casa dai miei
– il deposito della verde verso Cologno la notte in Luglio, fumare davanti al recinto con il treno appena dipinto con Limone (un end to end argento di softies), Stone sull’altra carrozza a fianco, Bang, Geko e qualcun altro sull’altro lato
– Gomma che in treno per l’Isola del Cantiere ci dice: “Oh raga, stasera coolissimi” e noi a ridergli dietro per un’ora, ovviamente quella sera degenero totale con Fly che finge uno svenimento quando si vede la crew del centro sociale che lo assalta sul palco, i problemi erano due: lyrics omofobe in casa dell’Isola Gay Posse e assenza di metropolitana a Bologna per cui secondo lui tutti sacarozzi
– Elektro che ci tira fuori dalla 2 a Gioia aprendo il tombino con la testa mentre ci inseguono
– correre dal tunnel parallelo di Caiazzo da solo e uscire a Rovereto sulla 1 con il vomito dalla tensione
– voltarmi e vedere la poliziotta che arriva mettendo via la pistola in Bazzini, aveva più paura di noi, 1987
– le bombolette da 1.5 della Casa Color Max Meyer vecchia del colorificio di Spyder sul Naviglio, e le Casa Color serie nuova giallino lombardo del colorificio in Porta Romana, quelle della serie vecchia col verdino e celeste mai più ritrovate, i colori migliori di sempre
– il magazzino del colorificio Boccadoro e il vecchio magazziniere che mi vendeva i fondi a mille lire, uscire con lo zaino pieno di quelle bombolette piccole da macchina anni ’70 che era tutta acqua, ne rubavo un sacco e le vendevo pure
– i tag tour con Sky4, ogni plaza una pausa caffè, fat cap fatti col taglierino
– le bianconate con i Trukalone
– quanto spaccava Limone, anche con i suoi cappotti spigati per dire
– Marcellino che mi spiega giù sotto al Leo mentre dipingo che lui usa ormai solo bombolette marca Ritùchin che trova da lui in Piemonte, e io che lo seguo serissimo, 1990
– le Adidas Tobacco e tutti i negozi di sport con i rimasugli vintage che ci siamo fatti, le Lotto con le zeppe soprannominate Cilotto, le Puma blu e arancione, le Vandal azzurro e giallo soprannominate Nike Puffo
– assemblare la prima fanza Trap nel garage di Wongo
– camminare tutta notte per taggare
– avere tutte le canzoni belle di rap in una sola C90
– le cassette di Spyder con l’elektro, prima di conoscere Elektro
– disfare una serranda con una sola tag
– fare l’edicola di Palestro e rivedermela poi ogni sera quando prendevo la metro per andare a gremare dai TDK
– la charas in via Pontano una sera sotto il ponte che nevicava a Natale, prima volta che la fumavo, sapeva di germogli e fiori, acido totale, da loro si fumava bene già nel 1990
– Fly che mi dice di avere due skinny pazzeschi, uno nuovo lo tiene in cassaforte per quando diventa un maestro, chissà se lo ha ancora
– Bang, Kray, Limone, Spyder quando disegnavano i throw up, Fly ogni tanto anche lui
– Fly al parco Lambro sul palco ubriachissimo che improvvisa un raggamuffin incredibile, notare che detestava il reggae, e poi finisce in un delirio dei suoi con attacco in massa delle femministe del Leo per sue lyrics sessiste

Categorie:Milano

HAD TKA: Andy collage

25 giugno 2017 Lascia un commento

andy

Un mio autoritratto collage circa del 1997/1998, ne avevo fatta una serie quando ero a Londra, vendevano le cartoline bianche per fare la mail art al tabaccaio. Questo si chiamava Andy perché era un po’ sotto. La fotina arriva dal folder di 12 Styles, il mio sito galleria collettiva del 1997 uscito dopo la mostra di quadri aerosol art che avevo fatto in Conchetta. Lo avevo anche rimesso online ma è scaduto il domain, lo rifarò, c’era mezza Milano dentro.

Due o tre anni dopo ne aveva fatta una serie molto bella anche Claus quando era in Sun Wu Kung, ma erano in Photoshop. Credo di averne una di quelle due o tre immagini, la avevo postata sul mio primo blog nel 2001, anche Deemo aveva fatto una cosetta: se non mi ricordo male era un teaser di un film che stava progettando di produrre in Flash. Era il primo grande periodo di Flash, inizio dell’epoca in cui il web design si stava sviluppando oltre all’HTML. C’era uno strano ambiente in cui sperimentazione artistica, videogioco e web design stavano convergendo, era molto figo. Forse un paio di anni dopo Yugop era uno dei nomi di punta se non sbaglio, k10k era il portale più figo, c’era gente tosta in quella scena.

Categorie:Senza categoria

Graffio (e altri) al Boccioni 1985

13 giugno 2017 Lascia un commento

(Oh, per qualche tempo lascerò Pezzate, lo faccio con una storiella!)

Sono i primi mesi del 1985 e sto andando all’ultimo anno di liceo artistico, al Boccioni di Milano.
Arrivo come ogni mattina al cancello della scuola che, quest’oggi, ha il piccolo cortiletto verso Via Albani, davanti al portone, pieno di gente.
Appena arrivato i bidelli mi chiamano subito in presidenza, che il preside mi vuole parlare.
Che cazzo avrò fatto stavolta?
Niente!
O per lo meno, almeno nelle ultime settimane non mi sembra di aver fatto niente…
Appena entro nell’ufficio il preside mi chiede: “Sei stato tu?”.
Io non ho idea di cosa stia parlando.
Mi ripete: “Senti, dillo subito, perché stavolta non finisce bene!”.
Ora.
Io, di solito, a quei tempi avevo SEMPRE fatto qualcosa. Cominciai quindi a pensare di aver fatto qualcosa ed essermi, boh, dimenticato.
Quindi chiesi: “Sono stato io a fare cosa?”.
“IL MURO DELLA SCUOLA!!! SEI STATO TU ANCORA SUL MURO DELLA SCUOLA???”.
Eh?
Ma il muro della scuola era una cosa vecchia… dell’anno scorso…

…..
(ecco, un giorno del 1984, mi ero trovato ra le mani queste due boccette di vernice rossa e verde, e le avevo lanciate contro un muro delle scale della scuola, per vedere lo schizzo di colore e le goccie verdi e rosse che scendevano giù, sullo sfondo bianco e grigio della scala.
Quel giorno non mi aveva beccato nessuno.
Qualche settimana dopo, però esagerai.
Recuperata un’altra boccetta di blu molto più capiente, la spruzzai su buona parte del muro uccidendo l’odiato bianco del muro pulito.
Purtroppo il blu era indelebile.
Mi beccarono con le mani blu.
Finii in direzione, con preside, professore di scultura, altro professore e bidello responsabile di quella scala mi interrogarono per decidere i giorni di sospensione dalla scuola.
Il professore mi fece anche capire che se, boh, avevo un intento artistico anche se maldiretto, magari la “pena” sarebbe potuta essere ridotta…
Ecco, in quel momento capii improvvisamente che con la scusa dell’arte puoi far passare qualunque cosa.
Capii inoltre che il teppismo, l’imbrattamento, fa paura.
L’arte invece rassicura.
Pure quando fanno la stessa cosa.
Io ascoltavo i Bloody Riot e con gli amici facevamo i cori di “Teppa Life”.
Affanculo l’arte, datemi questo 7 in condotta e ci rivediamo l’anno prossimo.
Però, siccome presidi e professori erano in fondo brava gente, con la scusa che dalla scala la vernice era stata lavata velocemente, mi abbuonarono comunque un giorno di sospensione, facendomi arrivare all’8 in condotta che mi avrebbe cosentito di andare alla Maturità.)
…..

“Ma come… ancora per la scala?”
“No!!! Sto parlando del muro all’ingresso!”.
“Non so di cosa stia parlando”.
Mi fecero uscire e vidi quello che vedete.
Erano i primi veri pezzi a spray che vedevo in vita mia.
Psyco e Span.
Cosa cazzo significassero, boh.
Dissi al preside che io non centravo niente, cosa peraltro (incredibilmente) vera, e sembrò credermi.
O forse lasciò stare perché non aveva prove.

Naturalmente venni subito a sapere chi era stato.
Tre ragazzi di terza, che conoscevo abbastanza bene, sopratutto Thomas che era un dark all’epoca, quindi amici di noi punks del liceo. E pure Gatto, quello con i pantaloni bianchi nella foto, pure lui mezzo dark… e Fabio (si chiamava così?).



Mi raccontarono che avevano preso questo libro, Subway Art, e si erano fomentati.
Era anche il periodo della mostra Arte di Frontiera e, se non ricordo male, la loro classe ci andò a vederla.
I pezzi sui muri erano più o meno copiati da Subway Art: “Psyco” di Graffio era “Psycho” di Seen, mentre “Span” era in parte ripreso dall’argento di Spank ma fatto a colori.
Poi mi raccontarono che si trovavano con altra gente che faceva queste cose al Muretto di Largo Corsia dei Servi.
“Ah, ho capito! Dove ci sono quelli che ballano per terra con la musica da discoteca!”.
Non esattamente.
Ma vabbé, nell’85 Io ascoltavo i Dead Kennedys e i Wretched. Gli Agnostic Front e i Bloody Riot. I Discharge e i CCM. Se una canzone durava più di 2 minuti e la gente ballava, per me era roba da discoteca.
E poi dal Muretto ci passavamo quando si facevano gli scontri con i paninari, che stavano li di fianco.
Grazie lo stesso, Thomas, come avessi accettato! Passerò un’altra volta dal Muretto!
No, ma davvero. Passo!
…..
Ci sarei passato 4 anni dopo, per parlare di pezzi, spray e tutte le cose, dopo aver scoperto un po’ meglio che cazzo era quella cosa delle scritte colorate sui muri.

(foto: Graffio)

(Le pezze originali di Seen e Spank sono prese da Subway Art, di Martha Cooper ed Henry Chalfant)

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KayOne MNP puppets in Giambellino 1993

Il luogo è il muro dei MNP al Giambellino, e l’anno è, appunto, il 1993.
Questi facevano parte di una murata collettiva dei Napalmz che, oltre alle pezzate vere e proprie, aveva anche 4 puppets che rappresentavano 4 componenti della crew.
Quelli che vedete in questa foto sono Chief e Zen, ritratti e stilizzati dalla precisissima mano di KayOne.
Tutta la murata l’avevo fotografata pezzo a pezzo, con l’idea di montarla insieme per fare una nastrata con tutto il muro.
Naturalmente, 24 anni dopo, sono ancora nell’album, ancora separate, ancora nella loro bustina trasp.
Purtroppo la foto dei puppets di Craze e Kay m’è venuta sfuocata a schifo, ma nel Flickr di Kay trovate la murata intera.
Infine, no.
Quelle piante li sotto no. Potete farci cordame al massimo.

 

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Jet4 + Vandalo S13 in Garigliano 1992

31 maggio 2017 2 commenti


Il Sant’Antonio Rock Squat di Via Garigliano era uno squat abbastanza atipico. Sopratutto perché non aveva il tetto.
Oddio, il tetto ce l’aveva sulla parte  “abitativa”, ma su quello che una volta era il salone dell’ex Punto Rosso il tetto non c’era più.
Via Garigliano 10 nasce nel 1920 come Cinema Sociale, diventa negli anni 30 Gran Cinema Teatro Sociale, alla fine degli anni 30 Cinema Zara e poi Lagosta fino al 1979, anno della chiusura.
Nel 1980 riapre come Punto Rosso Hard Rock, fino alla famosa nevicata del 1985, che fece crollare il tetto del salone.
Nel 1991 fu occupato da diverse persone per uso sia abitativo che sociale. Ci passarono in diversi da qui, dai Casino Royale che erano di casa, agli LHP, a DJ Gruff, a writers come Kado. Pure Rusty mi sembra.
Ma fu nel 1992, a qualche mese dall’occupazione, che venne organizzata la prima jam in Garigliano.
Parteciparono in diversi, di cui ho già postato le murate: da Kino e Inox LHP a Mambo (Force Alphabetik e LHP), da Kado a Graffio e Shah (che posterò un’altra volta…).
Partecipammo anche io e Jet4, con l’aiuto di un six pack di birre e un six pack di bonze. Dupli naturalmente, come si può notare dal lilla che cambia tonalità a caso…
Sopra avevamo aggiunto anche la scritta BARRIO HARDCORE: “HardCore” perché in anni in cui negli squat sembrava che si potessero fare solo serate con dj’s e cose simili, volevamo rimarcare il nostro essere hardcore punks. E “barrio” perché ci piaceva tutto l’hardcore “chicano style”, dalla Venice Beach di Suicidal Tendencies, No Mercy ed Excel alla Oxnard di Dr.Know, Ill Repute, Aggression e Stalag 13 (Stalag 13 che potremmo abbreviare in… S13? Eggià, una delle ispirazioni per la crew era proprio questa!).
Comunque, tirato il pomeriggio a bonze e birre e la serata pure, raggiunti da Teatro tirammo tardi andando alla vicina Stazione Garibaldi, per un po’ di bombing lungolinea (ma pure quelli li posto un’altra volta!).
Unonovenovedue, punks sui muri, ti piaccia o meno!

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Rae CKC a Loreto MM2 1995

30 maggio 2017 Lascia un commento


Il numerino in basso a destra ci dice che Secse ha fatto questa foto il 5 settembre del 1995.
E il 1995, insieme a qualche anno prima e qualche anno dopo, è un anno in cui sulle pareti delle banchine della metro potevi vedere abbondanza di vernici  su tutto: in banchina, nei corridoi, nei tunnel, ovunque.
E questo argento di Rae era uno dei tanti con cui lui e gli altri CKC hanno segnato il regno del sottosuolo in quegli anni.
Oh, non so se sia già stata fatta, ma sto facendo una piantina della metro milanese con indicazione dei bombing di cui ho trovato foto…
Quali sono i nomi più ricorrenti alle stazioni nei dintorni di… diciamo Lambrate?

Esatto.

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