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Archive for the ‘Milano’ Category

TKA – Soli nel caos

16 luglio 2019 Lascia un commento

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Vandalo ha scansionato questi due collage che stavano nelle cartellette di Trap e dovevano finire nel terzo numero della fanzine (1993), salvo poi restare fuori. Non ricordo chi li avesse fatti, la calligrafia è di Lemon, se qualcuno si ricorda magari può segnarlo nei commenti.

Da notare nel primo collage le foto di Jet, uno dei tre membri originali dei TKA, che all’epoca erano appunto Three Kids Alone. Io e poi Cyrus erano arrivati dopo, seguiti da Kado, Rush e Dast con qualche scheggia impazzita fino a Venezia (Natas).

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Spyder 7

2 luglio 2019 Lascia un commento

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Son qui con Vandalo e abbiamo tirato fuori le cartellette con le vecchie fanzine. C’erano dentro anche due outline di Spyder, uno tutto ingiallito di bloc notes a quadretti e uno A4 che vi posto.

 

 

Categorie:Milano, Outlines

Sky4 pixelstyle in Argonne 1991-92

Ieri era il 28esimo anniversario della CKC crew, ci vuole un post in tema per festeggiare!
Anni fa fu postata su Pezzate una foto con un “lumacone” di Guz, datato 1992.
Di fianco appariva un pezzo della prima lettera di quello che vedete in foto: se non il primo, uno dei primi pezzi pixelstyle di Sky4.
Si trovava in Via Dottesio, piccola via vicino alla fine di Viale Argonne, regno di CKC e TKA.
Anni dopo postai io sul mio blog il pixelstyle del CieloQuattro a Treviso, datato 1991.
Ora, non saprei dire se uno era il primo primo e l’altro il primo secondo, rimane il fatto che  Sky stava cacciando delle bombe di stile a un livello che pochi riuscivano a eguagliare in quegli anni.
La foto (di Secse One) è di qualche anno successiva, quando l’umidità di risalita di questo terrapieno della ferrovia cominciava a portarsi via buona parte delle vernici, ma quei pixel erano ancora li a martellarti la retina.
A fianco dediche a soci di crew, amici, parenti, vicini di casa.
Sull’altro fianco il lumacone era stato coperto, intorno al 93-94, dallo stesso Guz con un barre e freccie monocolore.
Da notare poi, sul pezzo di muro grezzo a destra delle dediche, sotto la targa stradale di via Dottesio, una manciata di tag a colori scuri, sotto cui si intravedono dei throwie solo outline bianchi: in alto quello di Dose, mentre in mezzo alle tags si vede quello di Staze (RIP).

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Zona Est Posse senza rivali (in linea)

14 marzo 2019 Lascia un commento

Non ricordo di aver mai visto pubblicato, come invece avrebbe meritato, questo autentico capolavoro. Siamo nel sottopasso di via Pontano, Hall of Fame TDK per antonomasia, sul lato opposto a quello dello storico Articolo 31, la parete in questione era completo appannaggio dei trucaloni come ricordava il blocco all’inizio del muro.

Il pezzo recita “Zona Est Posse senza rivali” ma io so, per aver visto a metà anni Novanta un book di bozzetti di Limone che la traccia originale prevedeva anche la chiosa: “in linea”. Probabilmente era stato abbreviato per questioni di spazio.

00Zona Est
02Est1
03Posse

Effittivamente all’epoca di rivali in linea ce n’erano pochini, passato il momento PWD la linea esterna era soprattutto roba di TKA e TAC (poi CYB) la cui somma dei componenti corrispondeva ai membri della ZE. All’interno della lettera “n” è possibile leggere la line up della crew:

Zona Est Milano: Sys, Dose, Flash 1, Dep, Bzk, Guz, Jet, Shad, Salbador, Steve DJ e, precis come quei de’ la Mascherpa, gli ZE indicano anche la data di realizzazione: 9 marzo 1992. Sembra ieri, no? No, infatti, sono passati la bellezza di ventisette anni.

04Senza

ZE non credo fosse durata tantissimo, forse un paio d’anni ma per la zona della Martesana rimane un momento fondamentale infatti, Shad escluso, tutti gli altri membri erano della provincia (Vimodrone, Cernusco, Cassina etc). Le mani sono evidentemente quelle di Limone, qua e là compaiono tag di Guz e Shad, non ho idea oltre a loro due chi ci fosse quel giorno di marzo. Dep mi dice che lui era arrivato a cose fatte.
Magari Had ne sa di più?

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Pezzo fondamentale nel libro della memoria del writing della Madonnina. La lunga pezzata è condita da dediche (“Ciao Crama Posse”, “Hai, tidikei”…), varie declinazioni dei nomi di Bizeta (Bz, Bazuco…), Guz (Zug, Gaaas, Tuz…), Shad (Shaaz, Bollito…) e Jet. Dentro la “e” di Posse una lunga dedica ai “minchioni, coniglioni, coglioni” che si prevedeva avrebbero sporcato il candore del biancone. In realtà il pezzo è durato a lungo intonso, io l’ho fotografato nel ’94 ed era praticamente perfetto, purtroppo le foto sono scurissimme, si salva un po’ il “rivali”. L’ho rifotografato anni dopo ancora in pellicola, le foto sono più luminose ma fanno comunque cagare e il pezzo è già un po’ pasticciato. Meglio di niente. Qua la frasettine deliranti in pieno stile TKA che sono diventate dei piccoli classici (“non si sa cosa fare sopra il cazzo”).
Alla fine “TKA continuerà”.

Post di C. (autore del libro Buio Dentro sul bombing nella metropolitana a Milano)

Categorie:Milano Tag:

Punks-skaters-bboys volume 3 – mix by Sys1R

25 febbraio 2019 2 commenti

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C’è sto raccontone The rise of the punk rock b-boy che mi ha fatto strippare l’altro giorno. Ho tirato in mezzo due o tre persone e dopo Natas da Venezia, mi ha mandato un raccontone italiano anche Vanni da Bari e poi Vandalo, che quelle scene le ha calcate dall’inizio qui a Milano. Questa volta leggete il ricordo di Sys, che all’epoca è stato sia writer sia musicista di una band hardcore di cui veramente non so molto. Gustatevi il tributo a questo periodo folle di fine anni ’80, tra piazze, case occupate e hall of fame. Il mixtape è in fondo al pezzo. Grazie.

La connessione.
La connessione non so descriverla.
Era tutto molto fluido nella seconda metà degli ’80.
E’ un po’ come cercare di ricomporre i pezzi originali di una macedonia dopo averla frullata.
Ci provo lo stesso.

Ero un ragazzino dedito al metal nella prima metà degli ’80.
Quindi passato immediatamente al thrash metal, la novità.
Il sacro triplete: Anthrax, Metallica, Slayer.
Che il punk, era già roba vecchia, roba simpatica da passare alle feste per fare casino.
Poi a causa di una cassetta passatami da un amico a scuola, scoprii l’hardcore punk.
Con il primo disco dei Sucidal Tendencies.
Avevo 15 anni.
Illuminazione.
Un mondo che si apre. Che cazzo è ‘sta roba? Sbam!
E poi: Virus Diffusioni, cassette di band sconosciute a 2500 lire e dischi a 7000 lire.
Band sconosciute, italiane ed estere.
Suono disumano. Politica. Strada. Le case occupate e dipinte.
E poi Zabriskie Point, il Negozio con la “N” maiuscola.
E il buon Stiv Valli con “TVOR on Radio” su Radio Popolare.
I classici. Dead Kenedys, Black Flag, Descendents, Adolescents, Bad Brains.
i Negazione, i Crash Box, i Kina.
Le grafiche dei dischi: pazzesche. Le locandine degli show, pazzesche. Le fanzine, pazzesche.
Questa è una cosa che voglio fare.

Punto di connessione 1:
Twisted Sister, Come Out and Play. 1985. Grande disco.
Che ok il Punk HC, ma il metal resta sempre nel cuore, soprattutto se trovi il disco in offerta.
Il retrocopertina mi uccide. Ci sono loro con dietro un pezzo di Vulcan e della Subterranean Crew.
Non so cos’è, quella roba, ma fa un casino i Guerrieri della Notte.
Questa è una cosa che voglio fare.

Punto di connessione 2:
Il Muretto.
Skaters e B-boyz. Breakdance e wallride.
Un amico aveva uno skateboard. Vero.
Non quelle puttanate di plastica che vendevano qui.
Della Vision. Comprato in Francia. (ciao Antonio, grazie di tutto)
Ne comprai subito uno anch’io. Una merda, supercommerciale. Si spaccò in due subito.
Mi ricordo di questi skater al Muretto, quindi vado lì e chiedo informazioni sul mezzo.
Assemblo uno skateboard serio, imparo ad ollare al Muretto, seguendo gli altri.
Ore e ore spese su quel cazzo di pavimento di granito lucidissimo.
Elektro che ballava su un suono assurdo pompato da una cazzo di radiocassette gigante.
A pisciare, vado nella rampa del parcheggio sotterraneo.
Vedo i pezzi. Chi è di Milano ed è abbastanza vecchio come me, sa di cosa parlo.
Paura e delirio in San Babila.
Ci sono tornato più volte. In fissa. Studiando i dettagli.
Adoravo quella roba sul muro.
Ed era simile a quella sul disco dei Twisted.
Questa è una cosa che voglio fare.

Punto di connessione 3:
Era la metà inoltrata degli ’80, mio fratello (Flash One) e altri amici avevano iniziato anche loro ad andare in skate e ad ascoltare Punk HC.
Si usciva sempre a skateare con dietro una radio portatile.
I nastri proponevano un mix di Punk HC e Thrash metal.
Rotture di palle infinite con la gente e con gli sbirri.
Lo scazzo adoescenziale.
Vado in un colorificio.
Esco con delle Talken del cazzo.
Avevo disegnato una roba su carta, volevo riportarla sul muro.
Una notte vado verso l’acquedotto di Cernusco, mi metto, e disegno.
Una cagata. Il muro aveva assorbito tutto il colore.
Ma avevo deciso. Quella roba la dovevo migliorare.

Non mi ricordo chi mi parlò per primo delle Dupli Color.
Però le comprai, e dopo una festa piazzai il mio secondo pezzo su un muro di cinta.
“I’m the Law”, in onore al pezzo degli Anthrax.
Meglio, molto meglio.

Da lì, iniziai a dipingere costantemente e con me quasi tutti gli altri.
Poi incontro altri writer, a scuola, ai cortei, durante le occupazioni, in giro.
Dopo poco ci si conosceva quasi tutti su Milano e Hinterland.
Ci si scambiavano fotocopie dei libri e delle fanzine straniere, assomigliava molto alla scena Punk HC come metodo di comunicazione.
Pure la musica iniziava ad ibridarsi.
Pezzi rap facevano capolino nei dischi Punk HC come con gli Spermbirds e in quelli di band Thrash Metal come gli Anthrax.
Poi la Def Jam, i Run DMC, poi i Beastie Boys e gli Slayer, poi i Public Enemy. Devastanti.
I loro pezzi iniziano ad entrare nei mixtape che ci ascoltavamo in giro.
Poi esce Colors, il film, con quel pezzo di ICE-T come opening. Pazzesco.
Il resto, direi che è ormai è storia condivisa. I Centri Sociali, le collaborazioni Public Enemy e Anthrax. E La OST di Judgment Night a chiudere il cerchio.

Questo è quello che mi ricordo in breve.
Un grande frullatore, dove tutto si sommava e si mischiava.
Niente veniva buttato.
E tanta energia nell’aria, nononstante il conformismo imperante.

Butto giù un mixtape simile ad uno di quelli che usavamo ai tempi come sottofondo alle nostre giornate/nottate in skate. Cercherò di farlo esattamente come allora. Regnerà un po’ di caos.
E’ giusto così.

Categorie:Milano, Mixtape Tag:,

punks-skaters-bboys – volume 2, compiled by Vandalo S13

8 febbraio 2019 Lascia un commento

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C’è sto raccontone The rise of the punk rock b-boy che mi ha fatto strippare l’altro giorno. Ho tirato in mezzo due o tre persone e dopo Natas da Venezia, mi ha mandato un raccontone italiano anche Vanni da Bari e ora Vandalo, che quelle scene le ha calcate dall’inizio qui a Milano. Vandalo oggi lo seguite anche da Facebook, dove posta un sacco di writing. Il suo raccontone ha una prima parte sulla storia degli incontri tra writer, punk e skater. Poi una seconda parte con un mixtape per ascoltarsi tutta sta roba di cui parla. Grazie.

E boh, io sulle cose importanti ci sono sempre arrivato in ritardo.
Era il 1980 quando ho scoperto il punk. Quello dei Sex Pistols, dei Ramones, dei Clash, dei Damned.
Una botta da cui non mi sono ripreso mai, anche se i prime mover milanesi, quelli che ascoltavano quella roba nel 1977, dicevano che già nel 79 il punk era morto.
Beh, chi se ne frega.
Quando hai quattordici anni non te ne frega un cazzo di quello che dice un vecchio di vent’anni.
Passo 2-3 anni ad ascoltarmi solo quella roba.
Per me New York era Ramones, Richard Hell, Johnny Thunders, quelle cose li.
Se ero in vena di cose più cupe, Suicide, Lou Reed, Television.
Se ero in vena pop, Blondie.
Nel 1983 sento questo disco che si chiama Duck Rock, di quello stronzo di Malcom McLaren. C’è una musica con rumori strani fatti coi dischi e ritmi da discoteca.
Malcom McLaren lo odiavo perché lo odiava Johnny Rotten, perché era quello che voleva manovrare i Sex Pistols.
Dopo la fine della band si era trasferito a NYC e aveva scoperto questa musica che girava nei party del Bronx.
Uscì pure il video in televisione, dove vidi per la prima volta, in “Buffalo Gals”, quello che poi scoprii essere Dondi mentre pezzava su un muro.
Odiavo McLaren, odiai pure quella roba. Catalogata subito alla voce “roba da discoteca”.
Per di più avevo scoperto, insieme a Bicio (mio fratello d’avventure dell’epoca) la scena anarcopunk e la prima scena hardcore milanese, quella che girava attorno al Virus, di
Via Correggio, peraltro diventando ancora più integralista negli ascolti.
L’anno successivo, nel 1984, scrivevamo in giro il nome della nostra punk band, i B.S.C., che volevamo fare punk anche noi.
Anzi, HARDCORE. Volevamo fare hardcore, perché “If is not hardcore it’s a fuckin’ bore!”, come diceva la scritta su una delle nostre punkzine preferite, TVOR.
Ero al liceo artistico. Siccome la passione per l’imbrattamento ce l’avevo fin da piccolo, finii per esagerare. Alcune secchiate di vernice mi costarono la sospensione dal liceo per qualche giorno.
Qualche mese dopo Graffio, Fabio e Gatto, tre ragazzi un paio d’anni più giovani di me, s’infilarono di notte nella recinzione del Liceo e fecero 3 pezzi sul muro, visibili solo dall’interno.
Mi chiamarono in presidenza. Per fortuna non c’entravo.
Ma al preside non dissi chi erano gli autori.
Graffio era un dark della scuola, ma frequentava sto gruppo di ragazzi che si trovavano in Largo Corsia dei Servi, in un posto che chiamavano “il Muretto”.
C’era la gente che ballava sulla testa, come nel video di McLaren. Boh.
Fabio e Gatto smisero di fare pezzi, penso, dopo quell’episodio lì.
Graffio continuò. Lo ritrovai 5 anni dopo e m’insegno i primi rudimenti di tecnica nell’uso delle bombole.
Intanto vedo i miei primi concerti hardcore. Dalle bands italiane storiche, Wretched, Negazione, Indigesti, Peggio Punx, Raw Power, Kobra.
Siccome tenevo nota di tutti i concerti a cui andavo, posso confermare di aver visto i Wretched 27 volte, seguiti dai Negazione con 21. Tutto annotato sui diari di scuola.
Intanto, con l’85 inizio l’università, ma tra quell’anno e quello precedente vedo le prime bands americane: MDC, Youth Brigade, D.O.A. (che erano canadesi, ma facciamo come se).
Nel 1985 vedo un’altra delle cose che mi segneranno: durante un concerto al Virus in Viale Piave vedo due ragazzi con skateboards mai visti prima.
Conoscevo già lo skate, ma quello con le tavole più piccole che si usavano negli anni 70. Avevo una piccola tavola di plastica Gioca Royal che usavo alle medie.
Questa però era una roba diversa: tavole più grosse, grafiche indiscutibilmente punk, nomi dei gruppi scritti sopra e sotto.
E attitudine: questi due tipi, nella notte post concerto, saranno state le 2 o le 3 di notte, si esercitavano a fare wallride sulle serrande dei negozi facendo un rumore
terrificante: erano Fabricius dei Crash Box e Max Bonassi, un pezzo di storia dello skate (e snowboad) italiano.
Qualche settimana dopo, con Bicio, scoprimmo dove vendevano quelle tavole. Lui comprò una Vision, io una Gordon&Smith Danny Webster, che ho ancora in cantina e ogni tanto ci
salgo pure sopra.
L’86 continua così: fine settimana ai concerti negli squat (al Virus si aggiunge il Leoncavallo) e in qualche locale come l’Odissea2001, di giorno, finiti i corsi, a provare con
il gruppo nella cantina di Bicio.
Poi ti credo che ci ho messo anni a laurearmi.
Facevamo anche una punkzine che si chiamava “I DON’T CARE!”, che parlava di quel cazzo che ci pareva.
Sempre in quegli anni inizio a collaborare con TVOR ON RADIO, programma radio di punk e hardcore su Radio Popolare, iniziato da Stiv e Maniglia, continuato con Antonio e Vix e
concluso da Antonio e me.
Con il 1987 inizio a collaborare con Paolone, che all’epoca gestiva la Virus Diffusioni, un piccolo spazio occupato dove si vendevano dischi, magliette, cassette, punkzine e
autoproduzioni varie.
Insieme a Stiv Rottame cominciamo a organizzare un po’ di concerti. Tra 1987 e 1988 facciamo, in ordine casuale: Accused, No Means No, Upset Noise, Scream, Negazione, Toxic Reasons, Zero Boys, DOA, Kina, IfixTcenTcen, Ludichrist, Jester Beast, RKL, No Fx, Fugazi e molti altri.
Intanto la Virus Diffusioni, insieme al Tattoo Contingent Club occupa un altro negozio in Via Torricelli, dove rimasi per qualche tempo e vidi per la prima volta fare dei tatuaggi da Daniele, che tuttora lavora lì in quello che ora si chiama The Tattoo Shop.
Dopo un po’ me ne andai, per raggiungere Teatro e altri amici, che volevano aprire una distro com’era il Virus Diffusioni di qualche anno prima, ma aggiornato ai tempi moderni dell’88-89.
Aprimmo così la WHIP ANARCOTRAFFICANTES, vendendo dischi e tutto il resto, sopratutto hardcore, che era la nostra cosa, ma anche le prime uscite di quella musica là, che nell’83 non mi convinceva mica tanto… ma questi Public Enemy, Run Dmc, LL Cool J, non erano mica male… poi c’erano anche una vecchia conoscenza del circuito hardcore, i Beastie Boys, che facevano rap. Se lo facevano anche loro, allora, non doveva essere così male. Oltretutto cominciavano a farlo anche amici nostri, come LHP eHELS, 2 Live Cri. In seguito scoprii Paris, Geto Boys, NWA, Ice T, ICe Cube… e tutto il resto.
Fu durante il periodo della WHIP che io, Teatro e Jet4 cominciammo a fare pezzi insieme, per fondare in seguito la S13 crew con gli altri soci.
In quel 1989 e nel 1990, mi avvicinai anche alla scena HipHop milanese dell’epoca, conoscendo sopratutto i writers che bombardavano in quegli anni.
Ma per loro noi eravamo quelli dei centri sociali, e per noi loro erano dei discotecari. Salvo qualcuno con la mente più aperta, non fu semplice ne liscio l’incontro.
Ma una mecca l’avevamo in comune, una città che aveva formato se non inventato qualcosa che toccava tutti, anche se per motivi diversi: New York City.
Se devo raccontartela con il punk e l’hardcore, questa è la mia playlist tra gli anni 70 e 80.
Poi ne arriveranno altre.

New York non è la mecca solamente per l’HipHop: è stata una delle città principali per la scena punk (e proto punk) oltre che per la scena hardcore.
Nel mix che trovate ho infilato quello che per me è il punk e l’HC newyorkese fondamentale.
Gli anni del primo punk sono più o meno contemporanei a quelli in cui nasceva e si sviluppava la prima scena HipHop, quella di Kool Herc e di Africa Bambataa.
Se nel Bronx i primi DJs facevano le prime battles, nel Lower East Side di Manhattan si formava la prima scena punk di New York: New York Dolls prima di tutti, poi Lou Reed
Richard hell, Johnny Thunders, Iggy Pop, Ramones, Dictators e molti altri, che suonavano tra le pareti del CBGB’s e del Max’s Kansas City: Blondie, Talking Heads, Suicide,
Television, Stimulators.
In una manciata di anni, tra 73 e 75 e tra 75 e 80, escono gioielli storici del punk mondiale.
Verso la fine dei 70’s quella scena si trasforma: chi ne faceva parte e non è morto di eroina comincia a spostarsi verso new wave, no wave e sonorità diverse.
I contatti con la scena HipHop cominciano a esserci, sono culture di strada, e le strade sono le stesse.
Capita così di vedere in un video di Blondie il wall writing di Fab 5 Freddie e di Samo (Jan Michael Basquait).
Con i primi anni 80 gruppi di ragazzini, alcuni che vivono per strada, alcuni che arrivano da altri quartieri (Brooklyn e Queens sopratutto) cominciano a prendere in mano gli strumenti, sull’onda di gruppi seminali del punk hardcore americano come Bad Brains, Necros, Germs e altri.
Cro-Mags, Agnostic Front, Undead, Beastie Boys e Murphy’s Law mettono le basi di quello che sarà conosciuto come New York Hard Core.
Seguiti poi da altre bands come Youth Of Today e tutto il seguito straight edge HC, oltre a Madball, Sick Of It All, Biohazard e tutte le bands tra hardcore e metalcore di fine anni 80.
Citazione anche per i False Prohets, per la parte più “political” della scena, quella legata agli squats del Lower East Side, come l’ABC No Rio.
La scena NYHC è anche quella che ha più contatti con quella NY HipHop: a cominciare dai Beastie Boys, che dall’hardcore minimale degli inizi passano al rap e diventano star mondiali.
Naturalmente, anche per quanto riguarda il writing, i contatti sono diversi. Il batterista dei Cro-Mags, Mackie, è parte della RTW crew e, con il nome Hyper, firma diversi pannelli sulla subway negli anni 80.
Citazione d’obbligo per Sane (RIP), fratello di Smith, storico writer di NY, che nei suoi pezzi metteva sempre la scritta NYHC.
Mentre sono diversi, sopratutto verso la fine degli anni 80 e i primi anni 90, i writers che suonano in gruppi HC, riempiono i flyers dei concerti di puppets e scrivono il loro nome di fianco a quello della loro band (una panoramica di questa scena la potete leggere nel libro Urban Styles).
La playlist è a mio gusto, manca molta roba, ma sticazzi.
Inizia con i New York Dolls che sferragliavano quando l’Hip Hop non esisteva ancora e si conclude con i Sick Of It All, a fine anni 80, introdotti da KrsOne.

Categorie:Milano, Mixtape

Briggy Bronson and friends

19 dicembre 2018 Lascia un commento

Vito di Reggae Radio Station ha postato una cassettina del 1988: credo fosse uno dei primi eventi della scena reggae italiana, che al Leoncavallo aveva tra i promoter Vito e anche LHP. Alla Discoteca Popolare c’era Inox che suonava sta roba qui ma il mix di oggi mi sa che risale a prima dello sgombero, io effettivamente non mi ricordo bene niente se non la sala grande con un pienone di gente e i primi lotti fatti fumare a Sky 4 con Papilly e Cyrus.

Mi ricordo la sensazione di quando c’erano i concerti grossi al Leoncavallo, tipo non so 4-5 mila persone, tutte le compagnie che uscivano dall’underground, fricchettoni, faceva spavento, c’era veramente tutta Milano a volte, mai più vista sta cosa.

Briggy Bronson rappresentava la scena ligure, io me lo ricordo a questo concerto stilosissimo, con la felpa della tuta in acrilico, forse gli occhiali da sole modello soul brother, poteva tranquillamente essere un b-boy di quelli dei puppet dell’epoca tipo Doze. Stilosissimo al microfono, per me una botta micidiale.

Mi ricordo un’altra volta una posse di tipe di Londra che spaccavano di belva, forse la volta che Space One si era preso le pizze sotto al palco (era il periodo dei b-boy dei centri sociali contro i b-boy del muretto). Forse suonavano ste tipe con gli Assalti frontali, boh. Ma l’hip hop ai centri sociali era meno figo, per me era molto più figo il ragamuffin.

 

Categorie:Milano, Mixtape