Vecchia Scuola: Yassassin 1987

12 agosto 2017 Lascia un commento

boozaYas

La storia è sempre più ricca di quello che si scrive, anche qui che ci sono molte foto mancava per esempio del tutto Yassassin. La sua foto arriva da Kay One, che ha un sacco di materiale raccolto per il suo libro sulla vecchia scuola di Milano. Io Yassassin non lo avevo nemmeno conosciuto, al momento non ricordo bene se fosse nella crew MCA o solo in quella precedente che se non sbaglio era TSB, magari mi correggerà nei commenti qualcuno che la sa meglio. Quando ero arrivato io, lui non girava già più. Credo fosse andato via dall’Italia prima che la cosa decollasse nei primi anni ’90. Comunque è la generazione precedente alla mia, la vera vecchia scuola.

Yas mi ha scritto due righe e forse, spero, manderà ancora materiale dell’epoca.

In questo momento non ho tanto tempo per scrivere un autobiografia, ma in pratica io avevo iniziato al muretto con Sean Martin e quelli del primo tempo del muretto.

Questa era veramente la fase più sperimentale del medium e veramente penso che il meglio dei tempi sia negli sketch.

Io personalmente ero diviso tra il desiderio di emulare gli stili attuali e quello di esprimere la mia voce individuale come artista con un lavoro molto più astratto. Oggi non ci sarebbe alcun dubbio su cosa fare, ma allora ci sentivamo sotto pressione di allinearci con il lavoro dei contemporanei in altri paesi.

Io per esempio ero ossessionato con il fare le linee più sottili possibili, anche se il mio stile su carta era ben diverso.

Più avanti negli anni iniziai ad essere più interessato a disegnare in modo tradizionale, a seguire il design grafico, e questo fece sì che praticamente non feci molti altri pezzi su muri, ma continuai ad evolvermi nel design, fino ad andare a studiare all’estero.

 

 

Categorie:Milano

P.le Loreto

11 agosto 2017 Lascia un commento

 

Volevo riascoltare la roba delle cassette di Spyder e volevo anche provare a mescolare rap con pop bianco e RnB grazie all’aiuto di Vanni. Ne è venuta fuori sta cosa qui, che in teoria sarebbe da mixare ma io son troppo belva e non ho mai imparato. Devo dire anche che mi ha preso un po’ la mano con le dub version. E’ hip hop del 1986, appena prima che arrivasse la nuova onda di Public Enemy, 2 Live Crew e NWA che era la roba che ascoltavano Fly e 2Mad poi l’anno dopo quando li ho conosciuti e ci si vedeva in Loreto. Spyder aveva più sta vibra hip hop da festa vecchia scuola, non era più di tanto dentro al sound gangsta che stava esplodendo, ho cercato di stare su quell’idea lì che era veramente fighissima.

Categorie:Milano, Mixtape

Phase 2 – Ital roots

10 agosto 2017 Lascia un commento

Phase_blackbook

Ecco una scan del mio book, da un folder di roba trovata in un vecchio HD. C’è scritto Ital roots e poi Vero stile. Si era creata sta cosa del rastafarianesimo, io avevo un po’ tirato dentro tutti, dai CKC di Niguarda fino alla crew di Quarto. Nell’angolo a destra quello che vedete è Chianti Classico. Mi ricordo che ero a una convention con la borsa grande e mi si era rotta dentro una bottiglia di rosso. Peccato. Phase a più riprese era stato ospite da me per lunghi periodi. Ora dovrei forse scrivere qualcosa di intelligente per i lettori più giovani che magari capitano da qui. Che dire? La visione della vita che aveva era abbastanza diversa dalla nostra. Alla fine è lì che ho capito dove è nato l’hip hop e cosa era questo paese abbastanza bastardo ma molto fertile dove loro erano oppressi da 400 anni ma ci avevano poi creato un mondo a modo loro.

Faceva impressione quando parlava dei documenti, lui era proprio contrario al passaporto, era il periodo degli X Clan, anche i rapper tornavano a darsi i nomi musulmani come nel periodo del Black Power. Le donne, ah ah, lasciamo perdere, altro pianeta sia nel bene che nel male il ghetto. Le donne avevano gli assegni di sussistenza, gli uomini ciao bello.

Il basket, ah ah. Giocavamo coi filippini in Aspro, erano fallosissimi e per lui credo noi fossimo tipo orda tribale. Per loro neri americani era un’altra cosa, diciamo che probabilmente era come per noi andare a mangiare la pastasciutta negli Stati Uniti, una sofferenza, barbarie. Ci raccontava che loro per fare gli spacchiusi al parchetto avevano sta sfida che dovevi saltare e mettere una monetina sulla cornice del tabellone in alto. Poi saltare e riprenderla. Quella era una cultura fortissima, negli anni scorsi è uscito pure un documentario sul mondo dei playground.

Il cibo: anestesie di ore, Phase parlava tipo 20-23 ore al giorno. Si cucinava ste polentine vegan bestiali e via con i racconti, io poi a volte non lo seguivo nemmeno. All’epoca cucinavo sti gnocchi con lo yogurt e lo zafferano, una sfida tra titani quindi. Mia sorella non so bene come facesse a reggere. Mi aveva colpito molto sta cosa che loro i vestiti per le feste se li facevano, non esisteva molto l’idea del brand firmato a quanto pare, lo streetwear mi diceva che se lo faceva con la macchina da cucire di sua mamma e di sua sorella: sono le cose che vedi nelle copertine di Grandmaster Flash per dire. Inserti in pelle a manetta. Va bè, ok, vi saluto per oggi, a presto.

Se volete approfondire, con Phase e Adolfo avevamo fatto questo libro che è sicuramente a tutt’oggi un bell’acquistino. All’epoca era stato recensito qui sul primo sito di writing, Art Crimes: vedermi citato là sopra era stata una cosa bestiale.

 

Categorie:Milano, Outlines Tag:,

Aspro power, la plaza

9 agosto 2017 2 commenti

mandragora93

In quel periodo i CKC si erano staccati dalla stanzetta del Leo e avevano colonizzato la cantina di Aspro, la casa occupata lì all’angolo di via Lippi. Come era successo anche con Gomma per il nostro gruppo 4-5 anni prima, i compagni di Transiti fungevano un po’ da cugini grandi e mentor di quella ciurma di teenager dediti alle schiumate più perentorie.

E quindi c’era un minimo di attivismo nell’aria, una roba mix tra revival Black Power e Techno. Qualcuno rappava come Vito, qualcuno organizzava i rave come Spicchio e Cocis, qualcuno iniziava l’idea del sound system come Indy, me e Papero con Wosse. Non ci si faceva mancare niente, lo scopone scientifico era sempre apparecchiato.

Poi la gestione del centro non era male: club privato con due serate a settimana aperte. Per un periodo si riempiva alla una di notte. Affittavamo l’impianto in via Padova mi sembra. La gente della casa poi regolarmente scendeva a razziare tutto, lampadine comprese, era un po’ una lotta. A un certo momento abbiamo fatto un tour di tutti i centri sociali milanesi suonando reggae per far cassa e saldare i debito con l’AEM, le feste le facevamo col generatore. Poi ciclicamente la gente della casa non pagava e si ricominciava. Ci riallacciavano e partiva il vicino, che aveva la cantina lì a fianco e i bassi potenti de lu Bass fe Mass gli facevano staccare i quadri dalle pareti del salotto. Quindi via, insonorizzazione fatta in casa ultra farlocca e inutile, via. Poi, imbiancatura con idropittura improbabile, rosa, grigio, lilla: circa ogni dieci giorni ma sempre fatta abbastanza alla kaiser franz.

Ah ah ignoranza di quella vera. Vito per dire viveva con la K Way e per pulire il vinile, sostanzialmente sgomitava con la giacchetta a vento così di prep. Nella scatole del centro sociale c’erano tipo quindici dischi in tutto. Non era un problema. Lui mi sa che stava anche facendo il disco in quel periodo. Polveri bianche no bianche non fa male. Mamma Gesù Dio grazie che siamo scampati, era tuff…

La locandina è di Phattanza, ne ho scovate 5-6 ma sono in EPS e non ho Photoshop per ricomporle, sono tutte in due parti.

Categorie:Milano Tag:,

CYRUS TKA: Nyuorican vibes

29 luglio 2017 Lascia un commento

 

Ciro è sempre stato tre passi avanti con la musica, fin dalla quarta ginnasio quando trafficava con lo skinhead reggae e il bluebeat. Onnivoro, coltissimo, elitista, nella parlata della crew un onesto, dedito al culto del pecoreccio fin da sempre.

Qui abbiamo registrato un omaggio alla NY portoricana e al Bronx. Come immaginate, è tutto vinile originale e quasi sempre piuttosto complicato da avere. L’idea era di uscire dal mondo del collezionismo stile Figurine Panini, che poi non rende merito e onore a queste culture con cui siamo cresciuti. Rompendoci il cervello a ricostruire e ricreare un mondo tutto sommato lontanuccio.

Il titolo è ovviamente quello del famoso treno di Skeme. Non so oggi se c’è la stessa venerazione che avevamo noi per la vecchia scuola, io spero di sì raga, quella è roba sacra e magica. Respect.

 

Categorie:Mixtape

RadioLark: slow feelings (Zona 13)

28 luglio 2017 Lascia un commento

E grazie ad Andrea che mi fa riascoltare i pezzoni delle cassette di Spyder, questo va dritto dritto al 1987. Peace!

 

 

Categorie:Mixtape

Vecchia Scuola: Mad Bob

26 luglio 2017 1 commento

MadBob_1988

Kay mi ha mandato gentilmente una prima foto della serie relativa al suo nuovo libro Vecchia Scuola, dedicato ai primi 10 anni di writing a Milano. Lavoro enciclopedico e ciclopico, che trovate in libreria e qui online.

Diciamo per la storia che il suo nome di writer è poi cambiato in 2Mad e che il suo nome di rapper è stato poi Fluido o Flu Boogaloo, e che la sua crew di rap era composta da Flaco e Loso più Elektro che metteva basi e registrazioni. Tutto quel materiale sembra sia andato distrutto per volere loro, devo aver già scritto qui che per noi sono ricordi molto forti di tante sere e notti con loro. Burning Spear col dub di Wadada, che Flaco chiamava Patata. La pozione addormentina. … Fluido e Sti appaiono qui e devi sapere che non sono intesi con chi si oppone senza ragione a quel che facciamo e ne fanno questione… le sapevamo tutte a memoria le loro rime.

Fluido è stato il primo bomber hardcore dopo Fly e Spyder, era ovviamente nei PWD. Il primo a fare i tetti, mitico il suo in Piazza Fontana e se non dico cazzate l’altro dal lato dei Vigili Urbani. Aveva fatto anche un tettuccio al Muretto tanto per gradire. Dupli Color. Occhiali da sole, gangsta rap, era un lupo solitario, a momenti non si cagava nemmeno la crew.

Tipo tosto lui, una volta siamo andati a Treviso che Fabrizio aveva imbazzato una roba di writing in seno al Treviso Comics. Fluido aveva la carta di credito, spaccava di brutto per noi all’epoca, era l’unico a lavorare credo. Aveva un blaster enorme e mi ricordo che ero rimasto impressionato, spendeva una cifra in pile a torcia. Faceva il grande con la carta nuova, entrava in tutti i negozi ubriaco dal pomeriggio. Alla conferenza stampa con la Batida sotto al tavolo, eravamo al tavolo dei relatori sul palco. Che tempi, i ricordi più strani diventano fortissimi 30 anni dopo. Quella uscita è stata anche la prima in cui ho perso la jam e il filo del discorso, ero ubriachissimo o in trip e mi son trovato da uscire a cena a Treviso con tutti alla mattina dopo solo in Centrale a Milano. Vuoto totale. Grazie angelo custode.

Nel libro di Kay c’è una foto di una pezzata con sei persone, c’è un Jungol in argento bordo violetto in alto a destra. Era al college di Niguarda, dove abitava Flaco. Pezzata dedicata a Fly che si era operato allo stomaco quel giorno nell’ospedale lì davanti. Se vedete bene c’è un faccione che urla di Fluido: aveva costretto Kool B a stare tutto il pomeriggio in posa con la bocca aperta per fargli da modello.

A questo punto direi che vi posto un quote dal libro nuovo che stiamo facendo con Moe sul bombing nella metro, lì ci sono molti aneddoti su Fluido.

Shad: Dopo questo episodio, il signor Rovati ai tornelli, è diventato un tormentone, per anni.

Flycat: Sky 4 aveva inventato anche il signor Sormani, gli serviva per quando andava a ritirare le foto da QSS. Era forse il cognome di una ragazzina carina che a lui piaceva o di una sua ex. Da lì io, Mad Bob e tutti usavamo il nome Sormani convinti che per questo non ci avrebbero mai preso. Ancora oggi ho un sacco di buste di negativi della QSS con sopra scritto Sormani.

Categorie:Milano