Teatro S13 “Cattivi Soggetti” ITSOS, MI 1987

L’ITSOS di Via Pace 10, negli anni, ha sempre avuto spazio sui suoi muri per il writing…
Negli anni 80, se c’era qualche manifestazione, corteo o simili, spesso si finiva li. Spesso in occupazione, famoso tra tutti gli studenti medi milanesi e famigerato tra pulotti e italiani medi.
Negli anni 90 era frequentato anche da diversi writers, che contribuirono a bombardare i grigi muri dell’Istituto Tecnico Statale ad Ordinamento Speciale.
In una delle varie occupazioni o assemblee, Teatro fece questo CATTIVI SOGGETTI con il Lupo Cattivo come puppet (o era Lupetto? mai capito veramente).
Penso che ogni studente dell’ITSOS abbia una foto davanti a questo pezzo, in tema con il carattere di molti li dentro… l’ITSOS non era certo un liceo della milano bene.
Cattivi Soggetti era una specie di associazione che, all’interno dell’ultimo Virus, centro sociale punx in Piazza Bonomelli, zona Corvetto, si occupava di organizzare concerti e vendere materiali autoprodotti: dischi, cassette, maglie, libri, fanzine, ecc.
Nonostante fosse stato fatto con gli spray da carrozziere che giravano all’epoca, questo muro durò un po’ di anni.
Oltretutto, una delle poche volte in cui Teatro ha fatto l’outline delle lettere in nero, colore che non usa quasi mai!
In seguito i Cattivi Soggetti si allargarono ad altri (tra cui io!) diventando il nucleo base della WHIP/S13 che occupò uno spazio in Via Savona 13.

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Piscina Procida history: Rush + MadArt 1989

10 marzo 2020 2 commenti

Siccome in questi mesi sono tornato a pezzare su questi muri, ho pensato fosse il caso di raccontare la storia del writing sulla Piscina Procida, zona Fiera Milano City, in seguito conosciuta dagli skaters milanesi come “Zio Pino” e usata come palestra di bombing e pezzi da MNP, MDS, FIA e molti altri.
Here we go!
La Piscina Procida viene costruita nel 1989. Fu una delle realizzazioni “di contorno” al quadruplicamento dei binari delle Ferrovie Nord, che passano proprio sotto il parchetto fuori dal centro sportivo, e della vicina Stazione Domodossola FNM.
Venne bombardata da primi writers, praticamente, da subito.
La via che passa dietro le palestre si chiama Via Corleone, adesso solo pedonale, ma fino ai primi dell’89 costeggiava i binari in trincea della ferrovia.
I primi a bombardare la recinzione del centro, nel 1989, un muro di liscissimo cemento, furono essenzialmente cinque: io (Vandalo) + Bicio + Chr e Rush + MadArt.
Cominciamo dagli ultimi due.
Rush e MadArt erano ai loro primissimi pezzi. Rush faceva il liceo al vicino Liceo Beccaria, a poche centinaia di metri dalla Piscina. Aveva già lasciato diverse tags in zona e, poco dopo, un lungolinea sulle Ferrovie Nord.
Erano le prime cose con gli spray. Questo non possiamo chiamarlo “pezzo” vero e proprio, perché di lettere non ce ne sono. Sarà street art?
Tematica “sociale”, che rappresenta l’inquinamento come un uomo nero creato dai camini di case e fabbriche, con un Duomo a mostrarci che siamo a Milano e pure la Torre Velasca, che fa molto skyscraper city, quando era uno dei pochi grattaceli milanesi.
Cielo rosso e giallo, nuvole grigie, WHY scritto sopra e punti di domanda. Molti punti di domanda. Pure troppi!
Che bisognasse fare qualcosa contro l’inquinamento e il riscaldamento globale, ce lo diceva Rush 30 anni prima di Greta!
Il pezzo non è datato, ma quando ci pezzamo noi era la fine dell’89, per cui, siamo lì.
Comunque feci questa foto a inizio 1990 e, qualche giorno fa l’ho girata a Rush.
Questo quello che mi ha detto quando l’ha vista: “nooo… Hahaha cazzo che flash! non me lo ricordavo e non penso di avere neanche mai avuto la foto… Fa parte del primissimo periodo, in cui giravo con il mio amico MadArt, di cui vedi una tag apparire di fianco sulla destra. Non conoscevo nessuno e, dopo esser rimasto folgorato da Subway Art, mi sono infottato e ho iniziato a uscire a pittare. Prima da solo, poi ho tirato in mezzo questo mio amico. In seguito ho conosciuto Kay, Chief e la MNP”.

Teck + Strike “Fuck the Eroin”, MI 1990

18 febbraio 2020 Lascia un commento


Nell’agosto del 1989 il Leoncavallo viene sgomberato per la prima volta, e buona parte delle strutture vengono abbattute a colpi di ruspa.
Gli unici muri a rimanere in piedi, quelli perimetrali.
Dopo pochi giorni le rovine vengono rioccupate, l’area svuotata dalle macerie e alcune strutture, per quanto possibile, ricostruite.
Una delle prime a essere ricostruite fu il capannone dove si facevano i concerti. Quello che prima era un capannone in muratura fu ricostruito con struttura in tubi innocenti e pareti e copertura in lamiera.
L’unica parte in muratura rimasta era l’area del palco.
Agli inizi del 1990, dopo che ci aveva lasciato tags il mondo intero, ci voleva qualche pezzata.
In quel periodo un writer francese, Teck, era spesso al Leoncavallo, quando non pezzava in giro per Milano o in Bassini col primo nucleo dei CKC e amici della plaza.
Teck, insieme a Strike CYB, realizzarono questa pezza “Fuck the Eroin” nel marzo 1990, e la murata fece da sfondo a decine di concerti e serate negli anni seguenti.
Teck fece il “Fuck the”, e Strike “Eroin”.
Non ho idea del perché abbia scritto “Eroin”… non è italiano, non è inglese, non è francese.
Forse non aveva voglia di fare la H all’inizio o la A alla fine. Misteri di Strike.
Comunque, la tematica antirobba era a seguito del festival del Parco Lambro dell’anno precedente chiamato “Nè eroina nè polizia”, dove salirono sul palco per la prima volta molte delle posse italiane e diverse crews HipHop.
Nella foto potete vedere anche, a lato, un paio di throw ups di altra gente di plaza che era spesso al Leo: MOEZ in giallo e nero e SPINE (AKA Bizzarri) in rosa e rosso.
Quella pezza rimase lì fino allo sgombero definitivo, quando venne abbattuto quello che rimaneva del Leoncavallo fino all’ultimo granello di cemento.
A questa pezza e ai throwups di fianco ci sonarono davanti centinaia di bands, recitarono attori, parlarono politici, cazzeggiarono fancazzisti (come me).
Vi aggingo un paio di foto a dimostrazione, con Dario Fo davanti ai throwups (foto di Daniele) nel 1993, e gli Youth Brigade nel 1992 che suonano davanti alla pezza e al puppet di Kado, che stava di fianco.
Del concerto degli Youth Brigade aggiungo anche una chicchetta: video del concerto con, a 1:10:00, Corrado LHP che rappa con gli YB che gli fanno la base.

(Foto: Teck CMP ADN DAC CAB)

Dario Fo al Leoncavallo 1993

Youth Brigade al leoncavallo 1992

 

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Sean e Bogy – Milano Zulu Party 1985

11 febbraio 2020 Lascia un commento


Sean mi ha girato qualche foto delle pezze che, lui e Bogy beat (con cui aveva fatto altri pezzi insieme), fecero a uno Zulu Party nel 1985.
Ha scritto anche la storia di quando, come e dove.
Non so se fosse addirittura il primo Zulu Party milanese, avevo letto qualcosa del genere su “Vecchia Scuola”.
Comunque questa è la storia di quel party e di quei pezzi, raccontata da chi c’era dentro dal giorno uno (Io nell’85 andavo ai concerti di Wretched e Youth Brigade, per cui di questa storia ho da imparare quanto il 99% di chi legge!).

Tra l’altro spiega il significato della strana “Z” che veniva sempre inserita in tutti i loro pezzi dell’epoca, quella che tutti pensavano significasse “Zulu Nation”.

Avevo 13 anni e in quel periodo io e il mio amico Bogy Beat, di qualche anno più vecchio, giravamo in moto fino a notte fonda, in cerca di muri da dipingere. Un giorno un suo ex compagno di collegio – tale Pippo – chiede se gli dipingiamo il garage a San Felice… ovviamente Talken a suo carico. Minkia… tutta la vita!!!! Da quello che ricordo Pippo non era un B.Boy, ma era curioso e sembrava apprezzare molto questo “nuovo movimento artistico”.
Dunque con grande gioia andammo a sbizzarrirci.
Ci sono un po’ di curiosità legate a quel luogo e a quei pezzi, una riguarda la ricorrente “Z” visibile di cui ci eravamo ignorantemente appropriati…
Una premessa doverosa che tendo sempre a fare, soprattutto a chi in quel periodo non c’era, è che al tempo tutto quello che sapevamo dell’hip hop era soprattutto frutto di deduzioni e in quanto tali erano spesso errate. Dunque era impossibile fare attivamente parte di questo movimento senza ostentare ingenua ignoranza, ma era anche l’unico modo per attirare verso di sé la conoscenza.
Dunque, avevamo visto quel simbolo stilosissimo in qualche foto di pezzate parigine e, siccome al tempo qualsiasi zeta visibile nel contesto dell’hip hop era per noi subito riconducibile alla Zulu Nation, non ci eravamo posti alcun problema a utilizzarla nei nostri pezzi, in quanto accaniti sostenitori della Zulu Nation.
Qualche mese dopo, il grande Pippo ci propose di organizzare uno Zulu Party nel suo garage.
Il caso vuole che proprio in quei giorni ci fossero in visita a Milano alcuni membri dei PCB (Paris City Breakers) tra cui Nicolas ( A.K.A. Niko Noki), a quel tempo uno tra i B Boy più spessi in Europa. Accorsero un sacco di persone e fu una serata storica in cui, per la prima volta tra l’altro, presi in mano un microfono per rappare alcune strofe tratte da Wild Style mentre ci scornavamo sul pavimento.
In quell’occasione i parigini posero fine alla nostra ignoranza riguardo al fatidico simbolo. Mi venne spiegato che era il simbolo che rappresentava l’unione di una crew formata da alcuni writers Parigini e Londinesi e che appunto la prima metà della zeta era una P a rappresentare Parigi e la seconda metà la L di Londra. Poi, nel’agosto dello stesso anno, in fuga da casa con il mio amico e socio Paolino (Dynamic Force e Milano Breaking Crew) andai a Londra e, finalmente, ebbi occasione di constatare dal vivo l’esistenza dei TCA, la storica crew di cui ci era stato raccontato.
Ebbi anche l’onore di stringere la mano al non ancora leggendario (ma quasi) Mode 2.

Allego anche una foto dello Zulu party in questione con una giovane Rudy (Fly del muretto e storica amica della Gee Gee) che aveva evidentemente sfilato la maglietta ad uno dei PCB, appropriandosene…  e sullo sfondo è visibile la testa del gatto nella seconda pezzata.

Il pezzo in alto nel post è “SEA”, l’altro con il gatto è “L. Bam” (Littlle Bambaataa) il cui sketch è nel libro “Vecchia Scuola“, l’ultimo il Goblin (dai fumetti Marvel).

Skah comix per Trap

14 gennaio 2020 Lascia un commento

Sono stato indeciso fino all’ultimo se postare questo fumetto.
Skah è sempre stato molto rigido nel far uscire le proprie cose su riviste e fanze all’epoca (primi anni 90’s), ma questo è un caso particolare, essendo un fumetto fatto per uno dei primi numeri di Trap Magazine.
La scansione l’ho fatta, infatti, dagli originali dell’epoca, per la riedizione in pdf del n.2 della fanza, in occasione dei dieci anni di Pezzate Passate blog.
Era una delle pagine che, per qualche motivo, non erano finite nell’impaginato finale della fanzine, quindi inedito ai più.
Potrebbe essere perché i Trapsters prima volevano presentare i comix originali a cui questo fumetto è ispirato, ovvero quelli di Vaughn bodé, o magari perché era disegnato orizzontale mentre la rivista era verticale, o magari salcazzo.
Però, ecco, era una cosa che, suppongo, aveva già deciso di far uscire.
Quindi non mi sento uno stronzo a postarla.
E’ che è veramente una figata.
Fatta da qualcuno che conosceva bene e amava i fumetti di Bodé.
La lizard, classico personaggio dei comix underground che Bodé faceva negli anni 60/70, in questo fumetto si chiama Sky4 e ha un beanie dell’Adidas (non voglio spoilerare chi rappresenta, ma potete arrivarci…).
La broad, il personaggio femminile, anche questa disegnata Bodé style.
Il linguaggio, che traduce quello in slang americano dei fumetti originali, adattandolo al linguaggio italiano.
L’impaginazione stessa del fumetto, con le immagini che sbrodolano fuori dalle cornici e le cornici che diventano parte dei disegni.
E la lapide della prima vignetta, con il R.I.P., cui viene aggiunta una T per farlo diventare TRIP, che non è lontano da TRAP.
Sei vignette che raccontano una storia sconclusionata, che inizia perché deve iniziare e finisce dove finisce il foglio, fumo, sensualità, rebonza. Fime.
Puro tributo a Bodé.
Puro stile Skah.

(e il pdf di TRAP potete ancora leggerlo qui o scaricarlo qui.

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Jazzy sensation!

12 gennaio 2020 Lascia un commento

 

Ho fatto un quarto volume di questa serie jazz rap con i musicisti di oggi e l’alt rap che spacca. C’è la scena jazz di Londra e americana più un po’ di rapper meno conosciuti e non commerciali, per primi i Das Racist. Ascoltatela!!!

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I writers dell’oratorio, Casoretto 1989

7 gennaio 2020 Lascia un commento

L’oratorio del Casoretto.
Me lo ricordo negli anni 80, o almeno dopo il 1985, quando cominciai a passarci nelle vicinanze, per i concerti all’Helter Skelter.
Tra Via Casoretto e Via Leoncavallo c’era questo isolato, vagamente trapezoidale, dove risedevano gli unici punti di aggregazione del quartiere: il Centro Sociale Leoncavallo e l’Oratorio del Casoretto.
Per i giovani tra fine anni 70 e primi anni 80, a parte questi due posti, c’erano solo le piazze e l’eroina.
Del Leoncavallo e delle murate nel centro sociale ne abbiamo parlato e ne parleremo.
Ora parliamo dell’oratorio.
Lo so che non vi piace sentir parlare di preti ed oratori, ma come diceva Cab Calloway a John Belushi nei Blues Brothers: “Jake, tu devi ravvederti. Và al catechismo!”
E nell’oratorio del Casoretto ci trovavi, alla fine degli anni 80, oltre al catechismo, questi ragazzini veramente giovani (non penso all’epoca avessero più di 15-16 anni) che, sulle tracce di Spyder7, FlyCat e degli altri PWD, stavano prendendo in mano gli spray e provavano a fare le prime cose sui muri.
E il muro in questione era quello che chiudeva il lato lungo del campo di calcio dell’oratorio.
Le foto che vedete sono state fatte nel 1990, ma le pezze sono dell’anno precedente, dell’89.
ORATORIO era stato fatto da AskOne, mentre MILANO, mi dicono dato che non è firmato, da Bang.
Di fianco alla scritta dell’oratorio c’era pure un puppet, questa volta firmato FoxOne che era il vecchio nome di Bang, epoca TTC crew.
Letteroni che, in un impeto di generosità, potremmo chiamare in stile europeo. Presto rinnegato, dato che loro stessi si sono steccati i pezzi, taggando Bread, Bangsta, AskOne, Kray, KDT Kill Da Toys l’anno successivo.
Erano le prime cose, ed erano molto giovani.
Di li a poco avrebbero lasciato i letteroni europei per quelli NYC di scuola PWD.
Un paio di anni dopo avrebbero fondato la CKC crew.
E lasciato l’oratorio per la nebbiosa “saletta CKC” del Leoncavallo e per la PLAZA, Piazza Aspromonte, lì al centro, dove c’era il playground per il basket.
Sarebbero tornati all’oratorio nel 1998, per una delle varie murate CKC in giro per il quartiere.

(foto: Teck)