MadBob PWD al Muretto, 1990


Se dagli anni 90 in poi il bombing in altezza, l’heaven spot, è stato uno sport d’elite che solo alcuni pazzi riuscivano a praticare, come Noce e Dreca a metà anni 90 e Pulce e Caps nel decennio successivo (e pochissimi altri), non c’è dubbio su chi abbia inventato la specialità in territorio italiano: MadBob.
Primo bomber hardcore a Milano. Tra la fine degli anni 80 e i primi anni 90, se guardavi in alto c’era solo lui.
Piazza Fontana, Piazza Beccaria, Piazzale Loreto, per restare ai tetti più famosi e centrali.
Semplici softie o blocchi, dove nessuno era mai andato e, sopratutto, dove nessuno sarebbe poi andato a cancellare.
Se un writer scrive per se stesso o, al massimo, in competizione con gli altri writer, il softie in foto è un tetto che guardavano tutti quelli che dovevano vedere.
Quella struttura metallica, infatti, è la copertura dei portici di Largo Corsia dei Servi, il Muretto che ha cullato la nascita dell’HipHop milanese.
MadBob ci salì nel 1990 per questo softie MAD e la sua tag classica sulla destra. Anni in cui sopra i 3-4 metri d’altezza trovavi al massimo le insegne dei negozi.
Sarebbe passato un lustro prima che arrivasse qualcuno a raccogliere la sfida.

(foto: Spice VDS)

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Quattordio 2021 (e oltre)

30 marzo 2021 Lascia un commento

Ci scrive Kay1 per la sua iniziativa di restauro a Quattordio, dove nei primi anni ’80 era stata fatta una grande manifestazione con i maestri newyorkesi da cui era stato tratto un volume di Mazzotta che oggi credo sia materiale da collezione. Grazie a Kay1 per il lavoro fatto e un saluto anche ad Alby e Air di tribe magazine.

Ho conosciuto Phase 2 all’inizio degli anni ’90 quando realizzò la copertina per Tribe, la fanzine che facevo con Airone e Alberto di Wag. Phase 2 era una persona enigmatica ed autorevole, io ero all’inizio del mio percorso nel mondo del Writing, lui era già su un’altro pianeta, questa copertina ne è la dimostrazione. Negli anni ho ascoltato e letto il suo lascito, che è stato infinito per il Writing, se da rivoluzione culturale si è evoluto in un linguaggio estetico complesso e mondiale lo dobbiamo a lui e pochi altri. Io, crescendo mi feci la mia idea… ma riconoscere che lui è il padre è di dominio pubblico e in molti dovrebbero ricordarselo. 


Ora ci troviamo davanti al compito morale di salvare un pezzo della sua eredità, un’opera del 1984 che si trova a Quattordio (AL), un paesino che visitò insieme a Delta 2, Ero e Rammellzee in occasione della mostra Arte di Frontiera. Questo muro arrivato fino a giorni nostri, ha subito un primo restauro mantenitivo nel 2017 in occasione dell’evento che curo Quattordio Urban Art. Un caso unico in tutto il mondo. Il 25/26/27 giugno 2021, in occasione della seconda edizione dell’evento, avremmo la volontà di completare il restauro e scoprimento, assicurando a questo muro il futuro che merita. Per farlo abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti voi, una piccola donazione, ma di tutti, farà in modo di raccogliere i soldi necessari per eseguire i lavori… questo è un bene da salvare, insieme, per amore per il Writing e i suoi maestri!

https://gofund.me/27351d76

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BABYFACE

30 marzo 2021 Lascia un commento

Una foto di gruppo dall’archivio di Fly che ritrae i pwd quasi al completo con Phase2. L’istantanea é stata fatta al vernissage della mostra Xposition (Phase2 e Flycat) allo Shelter Studio di Milano nel 1992. Phase mi chiamava Babyface, trovava che ci fosse una forte somiglianza tra me e il sanguinario gangster degli anni ’30 Babyface Nelson. Magari non é questa la didascalia che uno si aspetta da una foto cosí ma questo é proprio il bello delle fotografie, che con il tempo e il piu delle volte acquisiscono un nuovo significato che non centra niente con la ragione per cui sono state scattate e ora a distanza di quasi 30 anni mi é tornato in mente questo aneddoto che non centra niente con il writing, il Bronx, il ruolo che ha avuto un pioniere come Phase2 in tutta questa storia ma che ha a che vedere con un rapinatore di banche attivo durante la grande depressione e mi piaceva condividere il ricordo. In effetti una certa somiglianza ora la riconosco.

Ricordone di Mace/Solow PWD

Trap Magazine – numero 1

17 marzo 2021 1 commento

Grazie a un lavoro pazzesco di Vandalo S13, vi presentiamo il primo numero di Trap datato 1992 (qui PDF a 150 DPI). Il progetto era di Fabrizio Solow/Mace e mio. Avevamo già pubblicato, sempre grazie a Vandalo, il numero successivo del 1993, quello e il terzo e ultimo li avevo fatti da solo. In tutto la tiratura mi sembra fosse arrivata al massimo a 350 copie in questo primo numero, forse il doppio nell’ultimo. Nel seguito una piccola conversazione tra Fabrizio e me con qualche aneddoto per contestualizzare quel momento. Trap non era stata la prima fanzine di writing: mi sembra ci fosse già in edicola Alleanza Latina e, a Milano, i TDK con Impatto Nitro ci avevano bruciato. In quel momento lo status symbol per un writer era prima di tutto fare la metro e poi avere una fanza. Quindi grazie a Vandalo e buona lettura con i nostri mega ricordoni anni 90!!!

C’era stata una discussione sulla copertina, ma come mai volevi Sharp, eravate già amici?

IZIO Sì più o meno in quel periodo era stato a Treviso, me lo aveva mandato Fly, erano molto amici in quel periodo. Poi era stato da me anche a Marsiglia, quando ero lì per l’Erasmus.

Il logo di Bodé lo avevamo poi usato anche per le magliette: con Rusty e Jurate facevamo il marchio Heart Quake e si stampava. Io avevo recuperato le ristampe di molte sue cose ad Amsterdam nel 1989, c’era un negozietto storico di fumetti. La prima volta che ci ero stato avevano un’esposizione con le giacche di jeans dipinte dalla vecchia scuola di Amsterdam, un flash totale per me che ero cultore di quello stile CIA e poi CTK.

Il mega collage delle pagine interne di copertina poi era diventato un must di tutte le fanze, qualcosa abbiamo pubblicato anche qui. A volte si faceva un solo collage su A4 da stampare a colori, l’unica pagina a colori della fanzine. Questo era bello politico, molto figo e punk.

HAD Anche l’editoriale era super politico: l’anno prima c’era stata la rivolta per Rodney King a LA. La ShaKe stava iniziando a pubblicare i libri di politica dei neri americani, il primo era stato Malcolm X. Ci avevano influenzato profondamente qui a Milano. Io ero stato a San Francisco con la mia fidanzata, a Berkeley ero rimasto sotto dalla quantità di librerie dell’usato nella zona universitaria e mi ero portato indietro 20 kg di libri di black studies. La foto dei riot di Watts del 1965 arrivava da lì. L’altra di Huey P Newton arrivava dal suo libro bellissimo Revolutionary Suicide, lo avevano in originale alla biblioteca Sormani qui a Milano.

IZIO Io avevo ricevuto da mio padre l’autobiografia di Malcolm X, era uno dei classici della sua epoca. Da lì ero entrato in contatto con un professore di storia americana a Venezia. Lui mi aveva reindirizzato su di una ricercatrice trevigiana: andavo da lei a casa e mi spiegava molte cose. Aveva per esempio gli originali del giornale delle Pantere, molto materiale incredibile per me all’epoca. Avevo dipinto un pezzo dedicato a loro. Diciamo che in quel periodo tutto questo ritorno del black power era assolutamente attuale, vedi per esempio l’estetica dei Public Enemy con la loro Security of the 1st World, modellata proprio sulle Pantere. Molti gruppi rap stavano riscoprendo un approccio politico. Anche qui in Italia c’era stato nel 1990 il movimento universitario della Pantera, non so come ma aveva come simbolo proprio la pantera dei Black Panthers. Tutto sembrava combaciare.

HAD Lo speciale di Phase era incredibile. Io ero in contatto con Henry Chalfant, mi mandava le foto ed ero stato da lui in studio sempre in quel viaggio del 1990. Mi aveva indirizzato su Phase per la loro fanzine IGT, era l’unica maniera per avere materiale fresco. C’erano poche zine in quel momento, una importante era a LA e in Europa avevamo 14K in Svizzera e Bomber Magazine in Olanda, poi On the run a Monaco. Phase era già stato in Italia a lungo con il giro delle gallerie, al Muretto aveva tirato su una scuola. La sua lettera la abbiamo tradotta anche qui sul weblog. Il materiale iconografico arrivava sempre dalle mie ricerche in biblioteca, non era difficile risalire ai vari libri e articoli. Ero stato alla biblioteca in centro a NY, fotocopie su fotocopie. La foto di Phase è alla 106esima, potentissima, lui proprio nero del Bronx. Mi mandava chili di lettere piene di outline e racconti.

Il racconto di Chester Himes arrivava sempre dai miei 20 kg di libri. Lui era riemerso perché quell’anno era uscito un film con la moglie di Mike Tyson tratto da uno dei suoi gialli del ghetto. ne aveva parlato Alias, il supplemento culturale de Il Manifesto. Era l’unica fonte per seguire un po’ l’attualità black, lo leggevano sia in famiglia da Izio sia a casa della mia fidanzata che erano del vecchio movimento, molto politicizzati. Il papà mi aveva regalato vinile assurdo, gli MC5 e i canti di protesta con le registrazioni delle manifestazioni, più uno scaffale di volumi introvabili indipendenti degli anni ’70 sul movimento del black power. Chester Himes era un esule come tanti di loro: pubblicava a Parigi dove era scappato dal razzismo, un po’ poi come Jon One e Sharp. Era stato in carcere come ladro di gioielli, l’ambientazione del racconto è molto claustrofobica.

IZIO Bel pezzo. Anche la presenza della figura femminile era straordinariamente in anticipo sui tempi. Vedi il movimento Black lives matter di oggi che ha ritrovato un ruolo centrale per le donne, in sintonia con la nuova onda femminista e gender di oggi. La cultura afroamericana aveva due aspetti molto radicali e complementari, da un alto il grande machismo che si viveva nel rap, dall’altro una profonda struttura matriarcale dovuta anche al sistema di sussidi di stato.

Poi c’era lo speciale TAT. Calcola che in quel periodo pochissimi avevano materiale fresco. Qui comparivano due generazioni diverse della 106 esima recente, più altre più vecchie. I PWD erano stati a più riprese, sia Sky4 con Spyder sia Solow con Madbob, poi anche io. Alcune foto come quelle di Vulcan sono molto rare ancora oggi: tra Chalfant e Phase avevamo buon materiale. In queso servizio poi c’era il collegamento interessante tra TAT, con TKid, e scena europea, nel pezzo fatto a Londra da lui con i Chrome Angelz. Anche a Milano per dire, Sean aveva vissuto in prima persona la scena londinese old school di Covent Garden. Direi 1985.

Poi c’era uno passaggio di storia del writing, mi ricordo che a tradurlo non finiva più, lunghissimo. Tutti avevamo i libri di Chalfant, a Milano si trovavano facilmente, ma lì era rappresentata solo la scena da fine anni ’70 in avanti. Lui, Prigoff e Martha Cooper non scattavano moltissimo prima dell’epoca dei grandi whole car illustrati. Qui volevamo andare indietro, fino a Julio, Taki, Stay High, le origini prima ancora dei softies di Phase.

I PWD e qualcuno dei miei rappresentavano poi la scena del bombing. Per questo avevamo deciso che le uniche cose italiane fossero illegali. Anche come approccio stilistico: cose improvvisate, fatte al buio, immediate.

IZIO In quel momento in Italia si dipingeva più che altro in hall of fame. A volte con livelli artistici molto alti per quegli anni. Il rischio era di diventare aerografisti, di perdere del tutto il senso di ribellione che per noi PWD era centrale. La situazione era molto radicale, c’era uno scarto pazzesco: non ci si rispettava molto tra bomber e pittori di hall of fame. In metro a Milano c’era stato l’episodio dei colpi sparati ad altezza d’uomo. I vagoni non giravano quasi. Pubblicare per 300-400 persone tutto quel materiale e farlo girare in Italia era dirompente. C’era molta omologazione sugli stili: oggi faccio fatica a rientrare nelle categorie mentali dell’epoca, era tutto molto rigido. Il nostro era un tentativo di tornare alle origini, facevamo molta ricerca in questo senso. Se un merito possiamo darcelo con Trap, abbiamo ridato una dignità al writing più vero, abbiamo connesso e riscoperto molti fili del tessuto.

Tieni conto che non c’era Internet, c’erano pochi contatti in generale. La fanzine era stata impaginata alla vecchia maniera, con il taglierino e la colla. Il Mac Classic di tua sorella non poteva caricare gli impaginati con le scansioni delle foto. Bisognava calcolare un po’ a occhio gli ingombri dei testi e stamparli con quella spaziatura per poi incollarli nei menabò. Le foto a loro volta erano quasi sempre fotocopie a colori, si ridimensionavano così. Mi ricordo tua sorella inorridita: frequentava una scuola di grafica seria, era anche avanti con i tempi, noi eravamo ignorantissimi ma con il fuoco sacro.

Vandalo aggiungerà qualche nuovo post con altri suoi racconti dal punto di vista di un punk (c’è un sacco di roba anche mixtape qui su Pezzate che esplora il binomio punk/hiphop), per questa puntata dice che passa la palla:

Volevo aggiungere qualche cosa a dialogo che hai fatto con Fabrizio, ma mi sono reso conto che non centrava un cazzo ed era meglio solo quello che dicevate voi.
Io ero un lettore e nemmeno dentro a molte delle cose che scrivevate su Trap, quindi niente.
M’infottava la cosa che scriveva Fabrizio su black panther, ecc, dato che negli anni tra 88 e 92 quelle robe giravano molto nei c.s., sopratutto nel giro di quelli che frequentavano la statale o scienze politiche. in quegli anni avevo preso diversi libri sul tema Malcolm X e Black Panthers, quelli usciti per Einaudi, poi il giro di Decoder/Shake/etc spingevano molto su quelle cose, oltre che sul cyberpunk.
Mi ricordo che guardavo le foto della metro milanese su trap e pensavo a quando Gomma insisteva perché andassi con lui e mi aggregassi a voi per scendere, ma era il periodo in cu Fly e il giro del muretto sparavano a zero sulle posse e sui c.s., per cui rispondevo “stasera non posso, suona (gruppo scrauso a caso) al centro sociale salcazzo, non posso mancare”, ma in realtà ero preso male dalle discussioni con Fly e Spyd su chi avesse “diritto” o meno a scrivere sui muri.
Oh, beh, questo giusto per.

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Buio Dentro, di nuovo in libreria

13 febbraio 2021 Lascia un commento

Giovedì scorso, 11 febbraio 2021, è uscita la ristampa di Buio Dentro, esaurite le copie della prima stampa ShaKe ci ha dato la possibilità di aggiungere alcune pagine per quei contenuti, testuali e fotografici, che per le ragioni più disparate non avevano trovato inizialmente spazio. È stato quindi un piacere chiedere ad altri protagonisti di quell’epopea di raccontarsi, nello specifico si tratta di Sten (TDK), Type (CKC), Stone (UAN), Draf e Risk (FIA) per la parte conclusiva.

Trattandosi di una ristampa la struttura del testo rimane sostanzialmente invariata, le aggiunte sono state integrate nel corpo dello stesso. Invariato è anche il concept grafico pensato da Roberto “Repo” Malpensa alla cui memoria è dedicata questa edizione. Le aggiunte sono state fatte in armonia con il suo lavoro. Avendo necessità di una diversa copertina, è stata ripristinata quella che era stata inizialmente pensata.

Il sogno rimane quello della versione a colori con quelle due o tre interviste che sentiamo ancora mancare, non si sa mai, per ora ci auguriamo che chi non ha potuto acquistare l’edizione del 2018 non si lasci sfuggire questa.

Il libro è disponibile nelle librerie Feltrinelli, su graffitishop.it, sul sito di ShaKe Edizioni e da Spectrum Store in via Casati 29, Milano. Per chi non avesse seguito le puntate precedenti, Buio Dentro raccoglie i nostri ricordi di bomber della metro accompagnati dalle foto rare di Corrado Piazza.

IG: buio.dentro_milan

Post di Moe. Come bonus vi inciccio un po’ il post con una fotina che avevo lì di Type CKC. Poi se volete vedere è uscita recensione di due libri di cui uno questo, è su Il Manifesto qui e richiede registrazione gratuita.

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Spyder 7 – SOE

6 febbraio 2021 Lascia un commento

Sempre grazie a Shot e Dosey, un softie di Spyder direi del periodo ’88-89 quando uscivano spesso con Fly a fare i bombing nella zona Est. Prima di questo periodo mi sembra non ci fosse tantissimo come cultura del throw up, nel senso di avere stili veloci a un colore solo che fossero fighi. Spyder credo fosse stato anche il primo a usare molti nomi diversi, gli serviva per avere più lettere diverse, prima a Milano non si faceva.

Ho visto il podcast Youtube che parla del libro Buio Dentro e di Trap (grazie per i propponi): il libro esce settimana prossima in un’edizione ampliata, la fanzine esce a breve il numero zero a colori del 1992. I due autori del video dicono: cavolo fortunati loro ad avere avuto un maestro, qualcuno che si metteva lì a spiegarti le cose, a darti lo stile. Loro avevano fatto un po’ tutto da soli. In effetti aver avuto Spyder era stato determinante, così come poi per tanti writer più giovani aver visto quello che i vari CKC avevano sparso per tutta Milano. Grazie quindi maestro, big respect, sei sempre nei nostri cuori.

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Jazz, beats & rhymes vol.15

6 febbraio 2021 Lascia un commento

Strapieno di pezzoni soul anni ’70… Parte di questa serie qui.

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Special request: Lambrate ppl

30 gennaio 2021 Lascia un commento

Aneddoto dalla nostra seratina week end:

Discoteca International Paradise di Sarzana, circa 1993, il nostro eroico giovane writer perde la micro starlight in pista e la trova gettandosi per terra tra la gente che balla, nel tripudio generale la ingolla e procede poi in serata arcobaleno con gli amici…

Big respect a tutti gli old schoolers di Lambrate, bless… ci vediamo a breve per una special release da panico. Stay tunedddddd…

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Un mix di rap un po’ rock

24 gennaio 2021 Lascia un commento
Negli anni scorsi avevamo fatto una serie di tre mix ambientati verso il 1986, quando molti di noi erano passati dal rock al rap. I rapper flirtavano con il rock già da tanti anni: in questo post ne avevo parlato per alcune foto d’epoca e i mixtape di Vanni.

Ieri ho fatto una versione attuale di quest’idea, con questo mix che parte pompato, mescola un po’ di hard rock anni ’70 con band rap di oggi che suonano un po’ rock come Johnny Popcorn o Connie Price & The Keystones, insieme a rapper come Outkast e Snoop Dogg. Poi finisce più morbido e soul, ascoltaevelo.
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A scuola di softie con BANG CKC

17 gennaio 2021 2 commenti

Bang ci regala un paio di softie nello stile che lo ha reso famoso in tutta Milano, buon 2021 a tutti con gli outline dei CKC di Casoretto! Domenica in family vibes con le birrette del Golgi…

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