P.le Loreto

17 febbraio 2018 Lascia un commento

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Volevo riascoltare la roba delle cassette di Spyder e volevo anche provare a mescolare rap con pop bianco e RnB grazie all’aiuto di Vanni. Ne è venuta fuori sta cosa qui, che in teoria sarebbe da mixare ma io son troppo belva e non ho mai imparato. Devo dire anche che mi ha preso un po’ la mano con le dub version. E’ hip hop del 1986, appena prima che arrivasse la nuova onda di Public Enemy, 2 Live Crew e NWA che era la roba che ascoltavano Fly e 2Mad poi l’anno dopo quando li ho conosciuti e ci si vedeva in Loreto. Spyder aveva più sta vibra hip hop da festa vecchia scuola, non era più di tanto dentro al sound gangsta che stava esplodendo, ascoltava la roba di qualche anno prima e andava indietro fino ai primi anni ’80, fino agli Chic. Ho cercato di stare su quell’idea lì che era veramente fighissima.

 

 

Poi oggi, sei mesi dopo, ho fatto il volume 2, con la roba che si ascoltava nel 1989. Io giravo con i PWD, cui dedico questi ricordi, e con la mia crew di freak del liceo Berchet. Andavamo in via Leoncavallo, si prendeva un deca di fumo per il sabato sera e la maria non girava quasi, era arrivata credo qualche anno dopo dall’Olanda e poi dall’Albania, quella chimica che pizzicava. Marchino e Papero avevano preso le consegne dalla generazione di Atomo e Swarz, epoca del Freddie Krueger al Leo. Sul palco c’erano i primi concerti hip hop e ragamuffin, ma i b-boy spesso avevano problemi anche gravi lì al Leo, tipo Space 1 e Sean se non ricordo male. Testosterone a palla, ego a palla, tutti erano giustissimi e durissimi, due coglioni l’hip hop, roba da dargli la pastiglietta di Lorazepam a tutti la mattina con il cappuccino. Io alla fine avevo imparato tanto sia dai compagni sia dai fratelli. Ora son tre anni che lavoro nella moda e ho imparato tanto anche lì, come sempre io centro come i cavoli a merenda ma va bé non sottilizziamo.

 

Piazzale Loreto era la base di Fly, al Mac lato Buenos Aires prima, epoca Luigi Re della Chiavata Veloce e ibizenchi vari. Poi stavamo lato via Padova, epoca dei bombing. Phase cercava di catechizzarci e noi cucciolotti imparavamo dai maestri e spaccavamo, chi più chi meno ma spaccavamo lo stesso anche chi era un po’ scarso come me. Nel senso che questa musica va ascoltata con i mix di Red Alert e Marley Marl, o per dire anche Bassi Maestro che ha pubblicato da poco un tributo a questi anni. Io per stare true to the game ci ho messo due bei dubboni di T La Rock e Mantronix. Respect. Va bé non sottilizziamo sulle mie abilità di disc jockey, sono ricordi, gran bei ricordi.

 

La sera era normale stare in giro a taggare 3-4 ore a piedi, con il Walkman, avere due cassette da 90 minuti già ti sentivi un King della Zulu Nation a meditare sui tetti dei project nel Bronx ah ah, bei tempi… i PWD avevano subito duramente il periodo succhetti di frutta, in cui Spyder spiegava che l’unico marker degno di nota era la bottiglietta di vetro piccola con il cotone e qualche inchiostro nocivo che sapeva fare lui. Ovviamente litri di nero da tutte le parti, tasche e giubbotti devastati, colate laviche di nero ogni lettera, un degenero… con questo vi saluto e vi auguro di poter realizzare l’ideale Zulu: Peace, Unity and Having Fun…

 

 

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4. Bussero-Cassina

16 febbraio 2018 Lascia un commento

Usciti da Bussero i binari salgono in rilevato; a destra un’infilata di pezzi e throw up sui muri esterni delle villette e delle ditte costruite a metà anni Novanta, tutta roba Adda e PC. Sul muro della ditta pre esistente invece c’era questo bel bloccone rosa CYB di Flash e Size, poi un biancone A. S. che significava sia “Anti-Struttura” che “Ader-Shine” (che erano poi Aceto e Mite), nel 1995 si è aggiunto il TRK a firma Then e Enzima. Oggi il muro, riverniciato, fa parte del parcheggio interno delle ditte costruite a fianco.

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Un centinaio di metri più avanti sulla recinzione delle case biancone di Code e Strike. Compendio la mia foto con una che mi ha gentilmente fornito Phato con i due autori in posa ai lati in cui si vedono un po’ meglio i colori dell’out. Rosso per Code e nero per Strike.

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Sullo stesso muro, un po’ più a destra si sono aggiunti prima Teen e poi un VMD di Myte. Dalla parte opposta dei binari, intorno al 1997, altro bloccone a biancone, questa volta di Micro, anche lui dei 70’s.
Sempre in rilevato i binari fiancheggiano un parco per poi entrare a Cassina De’ Pecchi.
La stazione di Cassina è piuttosto singolare per almeno due ragioni, i “muri” delle banchine sono totalmente in vetro e si tratta di un manufatto che fa ponte sulla Martesana, infatti proprio sotto la stazione il Naviglio passa definitivamente a destra dei binari. Non ricordo di averla mai vista dipinta, su uno dei piloni sottostanti sono rimaste invece per una vita queste due tag davvero “antiche” di Raptus e di Asso. Nel parcheggio retrostante per anni c’è stato invece un pezzo di Salbador (ZE Posse).

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I binari escono dalla stazione attraversando un ponticello e riprendono la loro corsa sempre in rilevato. Da qui in poi una volta cominciava il bello, il paesaggio intorno ai binari si faceva più industriale quindi con molte più superfici da colpire, specialmente di aziende i cui muri perimetrali corrispondevano con il lungo linea. Blocchi a biancone, pezzi colorari, tag throw up praticamente ovunque, naso contro il finestrino per non perdersene neanche uno ma era difficile scegliere da quale parte guardare. Quindi: avanti e indietro con la metro per controllare cosa succedeva sui muri come credevo facessero i vari king di cui vedevo i pezzi.
Stupida e beata adolescenza.

Passato il ponticello, a sinistra c’è un muretto con un wild firmato da Coma nel 1993. Non ne so nulla di più purtroppo, accanto un throw up davvero early di Neuro e un pezzo di tale Sole che nei primi anni Novanta ha fatto una manciata di cose piuttosto stilose in zona.

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Sul versante opposto c’è il cabinone gigantesco sul cui lato è rimasto per quindici anni il misterioso Malcolm X che avevamo già documentato tempo fa, altri anni sono passati ma il mistero è rimasto tale. Sul lato parallelo ai binari invece pezzate colorate: PAB di Dose, Maze e Stoner.

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Mentre i binari cominciano gradualmente ad abbassarsi scorre alla nostra sinistra un campo nomadi e a destra una cabina con un Flyer X d’antologia. Sotto, un altro ponticello che ai tempi era un posto davvero poco raccomandabile, carcasse di auto bruciate e motorini, se venendo dal paese lo attraversavi girando a sinistra ti saresti trovato in mezzo a orti un po’ equivoci con cani per nulla amichevoli. Andando dritto invece, dopo aver scavalcato una roggia, percorrevi qualche centinaio metri lungo la Martesana per poi buttarti di nuovo nel prato (alle spalle degli orti) descrivendo quindi i tre lati del perimetro di un quadrato. Camminando nel prato verso la linea alla nostra destra c’era un murone gigantesco e visibilissimo ma poco frequentato perché era davvero scomodo da dipingere per via di folti cespugli di insidiosissime ortiche. A memoria l’unico che si era cimentato era stato Like (PND) con un bloccone classico a biancone. Più tardi Urok, Vans (poi Rud) e altri con pezzi colorati ma più in fondo, nella parte più accessibile e meno urticante.

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In fondo a questo muro, vicino ai binari, la recinzione era raccordata male con il muro stesso e creava un varco, uno dei punti di accesso più facili alla massicciata perché non era necessario neanche scavalcare. Attraversando i binari ti ritrovavi di fronte a uno degli spot più pregiati di tutta la linea: il muro della Siemens anche detto il “muro di Cassina”.
Qui però mi fermo perché la location in questione merita un approfondimento a parte.

[Continua… rivedete anche tutta la serie di Corrado sulla linea 2 da questo link]

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In alto fino al NOCE

13 febbraio 2018 1 commento

Noce. Piazza Duomo.
Che piaccia o meno, se devi scegliere una foto significativa di cosa voglia dire bombing negli anni 90, per lo meno a Milano, quasi tutti ti direbbero questa.
Quando Noce fece il suo storico flop nel 1996 ne parlarono tutti i giornali. E ne parlarono tutte le persone. Era la prima volta che ti trovavi a spiegare cose come bombing, heaven spots e simili a zie, vicini di casa e gente che non ne sapeva niente: “tu che fai i cosi li sui muri, ma perché ‘sto tuo amico ha cosato questa roba in Piazza Duomo?“.
Questo heaven spot, più di altri, colpì l’mmaginario collettivo di TUTTI, dal mitico “uomo della strada” che passa e guarda su, a chi è stato tra i primi a portare l’HipHop in italia “se mi cerchi sono uscito, andato, in alto fino al Noce, da lì vi guardo e vedo che vi piace“, rime uscite in quel 1996.
Su come abbia realizzato la sua missione sono fiorite leggende urbane, alcune molto fantasiose, che quasi spiace dire di più.
Ma sinteticamente il percorso rimane: entrare, salire, accedere al tetto, aspettare. Il racconto preciso rimane nelle orecchie di chi l’ha sentito dal Noce in persona.
Per quanto riguarda il flop e la discesa, lo raccontò lui in un vecchio numero di Tribe Mag:

– “Com’è andata?
– “Pioveva, ma è stata una delle notti più belle. Beh oltre a essere salito, stare lì in alto, voltarsi e vedere il Duomo, in basso i carabinieri che facevano avanti e indietro. Quando poi sono sceso, alle 6.00, c’era un tipo che suonava il sax davanti al portone del Duomo.
Io mi sono messo accanto a lui e ascoltandolo guardavo il pezzo.
E’ stato magico
“.

Ognuno, poi, ha la propria storia personale. E sfido qualunque writer sia passato da Piazza Duomo a sostenere di non aver mai guardato da quel lato della piazza, con quel flop che ti faceva sentire Duomo come casa tua, non il salotto buono della milano bene, ma una parete che portava lo stesso nome che leggevi a Quarto Oggiaro.
Questa foto, oltretutto, ha un sacco di elementi che raccontano pezzi di Milano e di chi ci è passato, dalla fermata della Linea 1 Metro in basso a destra, alle insegne che non esistono più come quella di Burghy 5 piani sotto il Noce, o quelle che esistono ancora pure nelle case di ogni DJ come quella Technics (a proposito: nelle foto sui giornali non lo vedevate, ma su questa si. Noce aveva lasciato una tag sotto quel Technics!).
Anche Secse, che ha fatto la foto, ha il suo ricordo di quando ha fotografato il Noce e ricorda con precisione il giorno del 1996 in cui la fece:

Nel 1996 ci fù una jam vicino a Brescia, a Pontoglio. Potrei raccontare anche della jam, c’erano i francesi 123Klan, i DSP di Pesaro, Skah e Kato di Vicenza, Leo di Brescia e molti altri… ma questo sarebbe un altro racconto.
Io avevo 15 anni e ci andai in treno con alcuni ragazzi di Treviso che dipingevano, e con noi c’era anche DjShocca (ai tempi anche lui giovanissimo ed ora uno dei più noti prodottori Hip Hop italiano). Finiti il pomeriggio e la serata della jam, passammo una nottata in stazione a Pontoglio ed al mattino presto prendemmo un treno per fare un giro a Milano. Avevo già delle foto di questo tetto che posso senza dubbio definire Leggenda, ma ne approfittai per farne un’altra, e forse è la più chiara e ben inquadrata di tutte, poi si vede la scritta Duomo della fermata metro; peccato che ho beccato il display mentre mostrava orario e temperatura, con la data sarebbe stata una booomba incredibile, comunque la data la so, era domenica 21 luglio 1996 (il giorno dopo della jam di Brescia, che era il 20 appunto)“.

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3. Villa Pompea-Bussero

9 febbraio 2018 1 commento

[La serie di Corrado sulla linea 2 continua… vedetela per intero da qui]

Il tragitto tra Villa Pompea e Bussero è breve, rettilineo e completamente privo di muri che affacciano sulla linea. Tra le poche cose che si potevano incontrare c’era un bel blocchettino di Sky 4 sulla solita cabinetta in metallo. La foto fa molto vintage e ok, ha più di vent’anni, ma la verità è che per errore avevo montato un rullino in b/n. (Nota biografica: diversi anni dopo il sottoscritto troverà quasi la morte dietro questa stessa cabina. Ma non aggiungo altro).

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Subito dopo, a sinistra, un cabinone in cemento con un bel bombing di Daze e un argento di Tony sul lato, 1996 forse, che qui firmavano ancora TBP. I TBP insieme ai PC erano le crew che andranno a comporre il nucleo base dei 70’s.

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Passato un ponticello su cui si ricordano agli estremi opposti due throw up/solo outline di Kid e di Dep (CYB), la metro passa accanto al parcheggio della stazione, sul muretto basso che circonda i palazzi di fronte dovrebbero esserci ancora dei micro pezzi di Oz e Dippo (poi Duplo) dei TAK/GR.

TAKDippo

Se prima di entrare in stazione si volge invece lo sguardo dalla parte opposta si può godere della vista della stupenda Cascina Gogna, complesso rurale del XVI secolo che comprende, oltre alle stalle e al corpo di fabbrica della cascina anche una piccola chiesetta. Nonostante si trovi in stato di abbandono da decenni è ottimamente conservata e in attesa di restauro, curiosamente porta addosso tracce di writing ante litteram, sul muro di una delle stalle che affacciano sul naviglio Martesana si può ancora leggere questa scritta a pennello: “W Coppi. Abbasso Bartali”.

La stazione di Bussero è una di quelle che nei 90’s sono state bombardate a dovere. Quando nel 1996 era stato tolto l’ondulex e applicato il plexiglass la stazione era stata “bombardata” dal KGB ovvero il Kollettivo Giovanile Bussero di cui ignoro qualsiasi informazione ma me lo ricordo bene perché le loro scritte in banchina continuavano a sopravvivere mentre i pezzi venivano cancellati ormai regolarmente. Non erano ovviamente dei writer e forse per questo l’ATM consentiva ai loro segni di rimanere. Incredibilmente, da qualche anno, il mitico pezzo “Ciao” di Type (CKC) fa capolino da sotto il grigio con cui era stato coperto. Lo stile riaffiora. Sempre.

Anche questo tratto di linea ci regala la sua chicca, la sua piccola mitologia: un mistero irrisolto di un quarto di secolo fa, il furto delle bici dei PND al consueto giro di bombing del Primo maggio.

Mi ricordo di un gran giro in bici io, Pizky (se non sbaglio aveva da poco iniziato a firmare Kol), Dek e Flower a bombardare qua e là: se non sbaglio era il ’92. Probabilmente quel giorno avevo fatto quella specie di softie Cono in banchina a Cernusco, la mia prima banchina colorata, escludendo flop solo tracciati. Poi ci eravamo spinti fino a Villa Pompea o giù di lì ed è stato proprio a Bussero che ci hanno fatto le bici. Parcheggiamo, bombardiamo, torniamo… e “puff”, sparite. Ne era rimasta una in quattro, parcheggiata da un’altra parte. Inutile dire che il ritorno è stato lunghetto. Dopo un primo tentativo di spolettaggio con l’unica bici rimasta l’abbiamo presa con filosofia e ce la siamo fatta a piedi in linea, fino a casa, dando fondo agli spray. Eravamo senza cibo né acqua così abbiamo fatto una deviazione fuori dai binari con tappa in un supermercatino a prendere una bottiglia o due da bere. Tutti senza soldi, ma bisognava pur sopravvivere: era ancora lunga, fortuna che Pizky da raccontare ne aveva sempre tante. L’anno dopo invece l’abbiamo presa più sul serio: solo bombing e niente bici, avevamo il mio motorino, il mitologico Fantic, corredato con catena, lucchetto e chiave ancor più mitologica.
(Cone)

La chiave la ritroveremo poi…
Questa nostra passeggiata accanto ai binari della verde ha stimolato i ricordi di qualcuno e Cone ci ha regalato i suoi da cui ho estrapolato la vicenda delle bici.

Il resto lo postiamo a parte più avanti perché merita davvero di essere letto.

[Continua…]

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2. Cascina Antonietta-Gorgonzola-Villa Pompea

6 febbraio 2018 Lascia un commento

Subito a ovest di Cascina Antonietta (qui nella prima puntata della serie) i binari si separano per la prima volta per prepararsi al “salto di montone” da e per il deposito di Gorgonzola. I binari per Milano vanno in trincea mentre quelli per Gessate rimangono a livello del piano di campagna, sotto ovviamente ci sono i due tunnel per il piazzale del deposito. Nei tunnel era possibile imbattersi in alcune tag di Size e di Kid mentre su una baracca in lamiera nel piazzale del deposito, fino a poco prima del bombardamento massiccio dei treni della verde (quindi fino massimo al 1998) c’era un bel flop “Skid Dee” in rosso. Ovviamente by Kid.
Nel piazzale inoltre è rimasto per anni, più abbandonato che parcheggiato, un vecchio vagone tramoggia con un “TGF” di Styng e Shan, ho una foto fatta da una distanza siderale che ho provato a scansionare e zoomare… non si vede un tubo comunque. Dalla parte opposta, nella trincea, sono apparsi a inizio anni 00’s flop e pezzate di vari VMD70’s e TDT: Hit, Neuro, Toni, Moe, Due e Grom. In alto, sulle palizzate degli orti flop di Gas (aka Orzo/TGF) e diversa roba di Wolt ci riportano invece a metà 90’s. A lato del throw up di Gas, dietro uno degli orti più frequentati dagli anziani della zona c’era, proprio accanto ai binari, una montagna gigantesca di gusci di lumache che per entrare in linea dovevi camminarci sopra: mi sa che la terza età ci dava dentro con grigliate e mangiate varie.

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Terminata la trincea, dove i binari si riuniscono sono accatastate delle cabine elettriche con tag e flop assortiti di Fly, Shad e PWD vari. Credo siano state fatte in loco quando i PWD andavano a Gorgo in deposito.
Ah, poco prima del deposito dovrebbe esserci ancora un cabinone di cemento bianco con dei throw up di Siero e Daze, tipo del 1996, prima di questi era rimasto per alcuni anni un pezzo “Zona 23” di Aceto e Mite, una leggenda locale vuole che per vedere bene il pezzo finito avessero avvicinato troppo la fiamma dell’accendino. La vernice aveva preso ovviamente fuoco e avevano dovuto spegnere il pezzo con le loro giacche. On fire.
La linea entra quindi nell’abitato di Gorgonzola e dietro i box di uno dei primi palazzi ci sono state per anni delle cose pazzesche: un mezzo wildstyle di Flycat, poi Flash e Kid vecchia maniera e un bell’argento di Wolt di metà anni Novanta. Questi pezzi si sono scoloriti e sono stati pasticciati da altre scritte. Il tutto era stato poi coperto da un bloccone degli NCB nel 1999. Anni dopo Kid e Flash sono passati a riprendere posizione (nella foto si può notare la tag di Fly sopra la K).

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Sotto il ponte che porta all’ITIS Marconi, incubatore di molti writer della Martesana, un misterioso disegno in “stile graffiti” con dei palazzi di sfondo, sarà ancora lì?
La metro entra a questo punto nella stazione di Gorgonzola che, data la sua struttura priva di muri dietro le banchine, non ha praticamente mai visto pezzi, i GR però, con Spyce, Rain e Mind (forse anche Duplo) avevano fatto una figata pazzesca, anziché dipingere in banchina, dove gli spazi erano davvero minimi, avevano risalito le scale e dipinto nel corridoio sopra i binari, quello che porta dai tornelli al binario pari. Avevano fatto dei pezzoni gialli con l’out blu, mai fotografati anche se sono durati un bel pezzo, sarebbe bello se qualcuno tra quelli che ci leggono avesse queste foto o anche un po’ di altro materiale e ricordi per poter integrare. Dopo la stazione si incontra una sequenza di tre ponti dove c’erano tracce abbondanti del passaggio dei PWD (soprattutto tag, di Spyder, Flycat, Mace, Shad) disseminate più o meno ovunque, specialmente al di sotto della statale Melzo-Monza dove c’era un wild colorato di Flycat, una “S” di Shad solo out e sulla cabina elettrica subito dopo uno “Spyd” di Spyder 7 e un bel flop Fly. Anni dopo ATM ha ritinteggiato anche questo ponte e altre pezzate si sono stratificate.

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Più avanti sulle sponde del ponticello sul torrente Molgora, bianconcino Adda Crew più cabina elettrica piuttosto frequentata (Kora, Aceto, un Flycat e tag di Lord e Shad precedenti), oramai siamo a Villa Pompea la prima delle stazioni esterne bombardate in maniera massiccia. Di qui ci sono passati talmente in tanti che ci vorrebbe mezza pagina solo per elencare quelli che mi ricordo io, figuriamoci quelli che non ricordo…
[La serie di Corrado sulla linea 2 continua… vedetela per intero da qui]

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FLY & the freaks…

28 gennaio 2018 Lascia un commento

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Sempre dal mio mucchietto amico, vi posto due scatti del 1990, il retro di una foto è firmato da Fly che vedete all’opera con uno dei mitici fat cap fatti col taglierino e credo il nero dei Mondiali 90. Io firmavo per tutta la mia crew, che non aveva un nome stabile, era nota col nickname I Freak dato che Papilly e Cyrus ascoltavano prog, funk, jazz e reggae, cose che non stavano nell’ortodossia dei b-boy, a quell’epoca un po’ chiusi di testa. Il nome veniva dal fumetto hippy Fabulous Furry Freak Brothers. Dato che i treni sono vuoti e c’è il flash, credo si trattasse di uno dei bomb a Gobba, forse quello dell’end to end di Fly con scritto proprio End e dedicato a suo fratello se non sbaglio. Io quella volta avevo fatto il top to bottom argento con i riflessi o lo sfondo giallo fluo, ci avevano anche sgamati.

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Clout e Starch

28 gennaio 2018 Lascia un commento

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Ciao, avevo lì un mucchietto di foto sfuse dal trasloco e c’era questo bel treno d’epoca che non avevamo mai postato. Io la storia non la so però magari appare qualcuno nei commenti con un ricordo in prima persona. Non vorrei dire stupidate ma qualcuno di loro era anche nei PWD. Starch poi aveva ricevuto il nick di Super K, re del calo. C’era anche un treno FNM con me e qualcun altro in argento di qualche anno dopo verso il 95-96 forse. Questo invece risale credo al massimo al 91-92. Secondo me potrebbe essere del periodo in cui erano venuti a dipingere in via Bistolfi da Gianni 4 e me, quella volta c’erano tutti i CKC e lì si andava in anni molto remoti, l’ultima volta con Spon da NY che faceva la parte ma era rimasto bello stampato da un lotto credo di charas. Poi lì non si era più andati, era passato tutto dall’altra parte del ponte in Argonne. Per quell’epoca, avere un whole car era abbastanza spaventoso direi. Vedete anche MTD che era Make The Difference, una delle crew di Fabrizio insieme ad NSA che era Non Stop Action. Bless.

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