Writers delight

18 novembre 2018 Lascia un commento

 

Ho fatto una piccola selezione con il funk che piace a me, New York e New Orleans.

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Foxy 2LC e Vandalo S13 “storm” in Pergola, MI 1990

14 novembre 2018 Lascia un commento


Foxy.
Neppure tra i vecchi writers si ricordano in molti delle murate firmate Foxy.
Per forza, ne ha fatte 3.
Foxy era il nome da writer della Cristina Razz. Una delle squatter in Pergola, che in molti avranno conosciuto o visto nelle migliaia di serate Pergola Tribe.
Qualcuno la ricorderà anche con il microfono in mano, tra 1989 e circa 1992, come parte delle “2 Live Cri” posse femminile di Pergola che, fin dal nome, prendeva per il culo i 2 Live Crew e tutte le minchiate money & bitches che cominciavano ad andare di moda allora.
Sul palco era con la Cristina Xina e la Kate, mentre il DJ era… Michele? Non mi ricordo più (“le basi ce ha messe Gruff, Skywalker, la Marina e alcuni meravigliose volte Carrie D“, mi dice la Xina).
Comunque, due dei tre suoi pezzi li fece con me in Pergola, oltre a uno di fianco, sul tetto del Leoncavallo.
Essendo le primissime volte che teneva le bonze in mano, la qualità era quello che era. Diciamo che qualche ripasso ai contorni e agli effetti qua e la, lo dovevo dare… però, dai, s’era impegnata!
Questo pezzo è stato fatto sotto una delle tettoie nel cortile di Pergola, quella per salire all’halfpipe, la rampa skate di Pergola. L’ho tracciato io, sia lettere che il puppet, lei ha fatto parte dei riempimenti e poi ho completato ritocchi e outline.
Era dedicato a Storm, supereroina degli X-Men (menzione d’obbligo per il boss della Marvel Stan Lee mancato ieri) con la particolarità di essere africana e femmina: non proprio una cosa comune nel panorama dei fumetti di supereroi.
Era verso l’autunno del 90, mi ricordo che pianificavamo di farlo sul muro esterno, ma dato che quella domenica pioveva ci spostammo sotto la tettoia.
Volevamo dipingere Tempesta, non poteva che piovere.
Mi ricordo che sotto quella tettoia ci “visse” per un po’ un rasta di cui non ricordo il nome. Non un rasta nel senso dei capelli, proprio uno che seguiva la religione rasta.
(AGGIORNAMENTO: Xina mi ricorda che era un Baba hindu e non un rasta, ma vabbé il concetto resta anche se non rasta!)
Faceva girare dei gran lotti di ganja, per cui aveva il suo circolino di estimatori che andavano a trovarlo regolarmente e lo difendevano in alcune “piccole” polemiche. Tipo quando pretendeva di vietare l’ingresso (in uno squat!) alle donne mestruate per motivi “religiosi”.
Il giusto contrappasso era avere una femmina dipinta alta tre metri sopra di te, che ogni notte ti ricorda che puoi S.U.C.A.R.E con le tue superstizioni.
Comunque, per tornare alla Razz/Foxy, oltre a questo abbiamo fatto insieme un’altra pezza di fianco alla rampa e uno sul tetto del Leoncavallo.
Poi ha smesso con le vernici!

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Un racconto di Neda – Carri e zarri

13 ottobre 2018 Lascia un commento

Il carnevale a Milano si festeggiava in tanti modi.

i carri che sfilano, unica pennellata nel grigio della città, i bambini mascherati, coriandoli sul marmo della galleria e feste in maschera nei locali, piene di coca buona al 70%. e di buona società.

Ma in san babila era tutta un altra cosa,

san babila è sempre stata tutta un altra cosa.

Qui quella festa con il sangue nel nome era solo una scusa per chiudere vecchie guerre tra bande, o iniziarne di nuove.

Bande di albanesi scese dalle montagne arrivate con il primo grande esodo dei novanta, bande di quartieri lontani che la città aveva vomitato in centro e poi noi.

Il muretto. 

A carnevale corso vittorio emanuele si trasformava in un mosaico bizantino di risse, focolai in un prato di erba secca.

quel pomeriggio sotto il mcdonald dove ora tutto è stato cancellato dal tappeto dello shopping a basso prezzo, eravamo pochi, troppo pochi quel giorno per un giorno così pieno di sangue, di maschere, di schiuma da barba e di tirapugni nelle airmax.

Eravamo in 4 seduti sul muretto senza sapere di essere a pochi secondi da  fort apache, da lontano 5 zarri prendono a bastonate uno dei nostri, basta.

il cervello chiude a chiave le porte per non far passare piu l’ossigeno e la paura.

Ci fiondiamo come vespe verso quel problema come un tuffo nel mare di notte di ubriaco.

Appena arrivati, i 5 sono gia 10 poi 20.

Si erano uniti come in un orgia, albanesi del duomo, zarri italiani e albanesi dell “astragame”, una sala giochi del centro enorme, sotterranea, di forma circolare come un tempio pagano diventata dopo gli anni 80 “albania” impossibile entrarci.

Teo parte contro due, ma ne arrivano 5 su di me e memè, teo mi urla “hanno i coltelli neda”, davanti a noi un muro di lupi e tigri con la bava negli occhi, le urla sgrammaticate di chi non ha mai letto un libro e tanti i calci usati come lance di un quadro di …

Erano cosi furiosi che si picchiavano anche  fra di loro la giungla quel giorno aveva deciso che noi eravamo cibo.

GLI SBIRRI, GLI SBIRRI, le urla dal fondo fanno evaporare quella tempesta, via di corsa dopo aver preso pure due manganellate sul braccio ma mai cosi felici di aver visto dei poliziotti.

Le cazzate tra noi non servivano non eravamo politici ne comunisti ne avvocati, quello era stato un giorno sbagliato e avevamo perso.

“La roba” successa arrivó come il vento nelle orecchie di tutte le altre piazze e chiaramente pure del fratello di memè, enzo, detto enzone. grande, grosso con il pizzetto e amante di tutto cio che è guerra, compresi i soldatini e i pantaloni mimetici che usava pure a letto dopo essere stato con la folgore nella guerra in somalia.

In un incontro il giorno dopo, enzo parlava di sangue e di guerra, non si perdonava di non esserci stato, ma essendo molto piu grande di noi, aveva una passione per noi senza peli pubici ancora misteriosa, SCOPARE.  

Voleva vendetta tutti noi provavamo a spiegargli che le cose erano cambiate, che gli albanesi erano troppi, troppo grandi e troppo affamati dopo aver vissuto tutti quegli anni sotto un regime che li ha tenuti lontano dal futuro dal tempo e dalla felicità venduta dagli spot pubblicitari.

Eravamo un esercito ma di bambini, eppure enzo era un castello senza orecchie continuava a ripetere che avrebbe portato i suoi, i suoi. “quattro” amici di uno strano gruppo di giocatori fanatici come lui di soldatini dipinti a mano.

lo guardavamo come un bambino che vuole andare in guerra armato solo della nuova ps4. si doveva fare urlava, e si doveva fare subito, “il sabato successivo, prima che il taglio venga cucito con dei punti”… il ciccione amava usare frasi bibliche e prese dalle guerre degli antichi romani, cazzo.

e venne il sabato.

Si era cosi sparsa la voce di quella battaglia che al muretto c’erano due falconi dei carabinieri.

Mai successo.

spesso ci si dimenticava di essere nel centro di milano e non in west side story.

Come predetto quel pomeriggio eravamo in 5, compreso enzo.

Fottuti.

enzo insisteva nel voler andare giu nell inferno dell astragame, era pazzo ne eravamo convinti.

La guerra in somalia e le troppe risse negli anni 80 al “time” storico locale di after, mazzate e pessima musica, gli avevano trasformato la materia celebrale in budino al cream caramel della dico.

Squilla un cellulare, enzo ascolta la voce poi tronca subito la chiamata dicendo la frase ormai passata alla storia “sono arrivati”.

voltiamo l’angolo con enzo in testa, i nostri occhi restano paralizzati sconvolti e stupiti come vincent vega quando apre la valigetta in pulp fiction.

Davanti a noi vediamo enzo diventato un nano davanti alle montagne dei suoi 4 amici.

Erano un incrocio arabo italiano demoniaco, capelli unti ricci, occhi azzurri come lapislazzoli incastonati in facce scure con la pelle tagliata come cortecce di alberi, mani grosse di pietra pelose e gonfie per le troppe ossa spezzate dai loro pugni.

Ci facevano paura ma ci sentivamo come se avessimo all improvviso un ak 47 in mano.

Continuavamo a chiedere scusa a enzo mentre correvamo verso l’astra game e verso la gloria dei poveri. quei 4 demoni, i nostri 4 demoni che potevamo scagliare contro i nostri nemici come in un video game

Finalmente

Appena scesi all astragame enzo incomincia a fermare “albanesi a caso” chiedendo “sei tu il capo”, “sei tu pezzo di merda che hai fatto casino sabato scorso a casa mia”,  all’improvviso, gli sguardi di quelle facce bielorusse non sembravano piu cosi cattive, e il loro istinto di sopravvivenza li guidava fuori dall’enorme sala giochi correndo, facendo finta di non vedere le 4 bestie dietro di noi, pronte a mangiare le ossa di chiunque enzo gli avesse indicato.

noi non smettevamo di ridere nervosamente

una vittoria inaspettata è piu bella.

Svuotata la sala giochi enzo volle andare in duomo noi eravamo con lui attaccati alla coda del diavolo che ci sbatteva come fazzoletti nel vento, ma anche in duomo tutti fuggiti.

La giornata fu chiusa con una vittoria inaspettata senza sangue, ma enzo era furioso, aveva promesso ai suoi 4 demoni della carne umana da mangiare e ora doveva offrire loro da bere per farsi perdonare, noi eravamo felici, ubriachi e pazzi.

Sapendo che da quel giorno nessuno si sarebbe piu permesso di attaccarci

Almeno fino al prossimo carnevale.

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Hell’s Vastas – Funk Rock Express

13 ottobre 2018 Lascia un commento

11 volumi in due anni, gran lavorone di Vanni per conoscere un genere figo ma difficile da esplorare. Ascoltate i primi 10 volumi qui.

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Hard bop con lampi di avanguardia

13 ottobre 2018 Lascia un commento

Vi volevo proporre questo nuovo mix che poi farò in serie, con il jazz del 1960: ci sono i grandi nomi come Mingus, Monk, Miles Davis, Ornette Coleman, Cannonball Adderley. E’ mainstream dei grandi maestri che avevano già o stavano per innovare la scena. Ascoltabile e bello per disegnare. La serie è ispirata alla Fondazione Maeght in Francia, luogo magico dove hanno lavorato tanti maestri pittori e scultori: nella seconda metà degli anni ’70 ci facevano anche i concerti jazz, in LP si chiamano Les nuits de la Fondation Maeght (figo quello di Sun Ra).

 

Ho fatto un volume 2 ambientato nel 1963-64 con il post bop che guardava alla scena new thing. Anche qui grandi nomi, pezzi lunghi da ascoltare con calma: Miles Davis, Andrew Hill, Sam Rivers, Eric Dolphy, John Coltrane, Sonny Rollins, etc etc.

 

 

C’è anche un volume 3 che mescola jazz easy e mainstream con un sound Blue Note più funk.

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Vandalo – Cascina Occupata, MI 1989-90

14 settembre 2018 Lascia un commento


L’anno era tra il 1989 e il 1990.
Dopo i primi mesi di writing nell’89 passati a firmare “Stefano”, qualche settimana a firmare “Stf One” (quelle durante il “muro dei Mondiali”) volevo trovarmi un nome passabile.
Mi ero stancato di firmare con il nome vero, ma siccome Sten, Steve, Steezo e qualcun altro  si erano già presi le abreviazioni decenti di “Stefano”, la versione “codice fiscale” STF ONE era caruccia (vabbé…) ma non mi convinceva, volevo trovarmi qualcosa che boh.
Doveva essere in italiano, che tutti si firmavano con nomi angloamericani e volevo qualcosa che si differenziasse.
Leggenda vuole che il nome “Vandalo” me lo urlasse un anziano passante che mi vide dipingere.
O almeno così la raccontavo ai giornalisti che volevano sapere qualcosa dei giovinastri che facevano gli spruzzarelli sui muri.
Non era vero.
O almeno, è successo, ma avevo già deciso di cambiare il nome.
Nell’innocenza della gioventù avevo scelto sto nome un po’ tamarro, ma che se volevo fare l’internèscional bastava togliere la “O”.
Preso dall’orgoglio tamarro non feci troppo caso al fatto che avere un nome con lettere piene di spigoli non era il massimo, e che avere un nome che inizia per V, dal punto di vista del writing, è un pacco.
La “V” è la lettera meno modificabile dell’intero afabeto.
Se sposti qualcosa non sembra più una V.
Se accenni una curva ti diventa subito una U.
Se accenni qualche connessione in mezzo ti sembra una A ribaltata.
Ma che ne sapevo io: “Minchia, vvvandalo, figata!”.
E insomma.
Questa pezza VANDAL la feci alla Cascina Occupata di Via Vaiano Valle. La bozza che vedete sotto era della fine del 1989, la pezza, se non ricordo male, fatta al freddo dell’inverno di gennaio 1990.
Le scrittine megatoy, per fortuna, non le ho fatte sul muro. Va bene che TUTTI i writers degli anni 80 hanno fatto la pezzata con scritto CRIME, però, dai. C’è un limite anche alla toyaggine.
Quasi tutto a Ver-O-Spray, con qualche rara Talken e Dupli, che costavano.
Infine, siccome le lettere così mi sembravano troppo minimali, ci ho fatto tagli, ritagli e frattaglie per muoverle un po’.
Aggiungendo poi il teschione in stile suicycomaniac bandanato a lato, a chiudere la pezza proprio prima della casa del Cinghiale e della pezza di Teatro che stava a fianco.

Jazz del Mediterraneo

18 agosto 2018 Lascia un commento

Sto facendo una serie con la musica attuale che fonde tradizione arabo andalusa e jazz. Il primo volume ha roba del Marocco del sud che si chiama Gnawa, molto tribale e ipnotica. Il secondo volume ha più i grandi liutisti arabi che vanno dalla Tunisia al Libano con tessuto molto leggero e il terzo volume ha qualche voce femminile e uno o due pezzi da Persia e Turchia con ritmi più sostenuti. C’è anche un quarto volume.

Nelle note di ogni mix su Mixcloud ci sono i link di approfondimento e le tracklist. E’ tutta musica difficile da ascoltare qui in Italia e molto bella per la notte quando c’è più spazio per viaggiare.

 

 

 

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