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Posts Tagged ‘1989’

Piscina Procida history: Rush + MadArt 1989

10 marzo 2020 2 commenti

Siccome in questi mesi sono tornato a pezzare su questi muri, ho pensato fosse il caso di raccontare la storia del writing sulla Piscina Procida, zona Fiera Milano City, in seguito conosciuta dagli skaters milanesi come “Zio Pino” e usata come palestra di bombing e pezzi da MNP, MDS, FIA e molti altri.
Here we go!
La Piscina Procida viene costruita nel 1989. Fu una delle realizzazioni “di contorno” al quadruplicamento dei binari delle Ferrovie Nord, che passano proprio sotto il parchetto fuori dal centro sportivo, e della vicina Stazione Domodossola FNM.
Venne bombardata da primi writers, praticamente, da subito.
La via che passa dietro le palestre si chiama Via Corleone, adesso solo pedonale, ma fino ai primi dell’89 costeggiava i binari in trincea della ferrovia.
I primi a bombardare la recinzione del centro, nel 1989, un muro di liscissimo cemento, furono essenzialmente cinque: io (Vandalo) + Bicio + Chr e Rush + MadArt.
Cominciamo dagli ultimi due.
Rush e MadArt erano ai loro primissimi pezzi. Rush faceva il liceo al vicino Liceo Beccaria, a poche centinaia di metri dalla Piscina. Aveva già lasciato diverse tags in zona e, poco dopo, un lungolinea sulle Ferrovie Nord.
Erano le prime cose con gli spray. Questo non possiamo chiamarlo “pezzo” vero e proprio, perché di lettere non ce ne sono. Sarà street art?
Tematica “sociale”, che rappresenta l’inquinamento come un uomo nero creato dai camini di case e fabbriche, con un Duomo a mostrarci che siamo a Milano e pure la Torre Velasca, che fa molto skyscraper city, quando era uno dei pochi grattaceli milanesi.
Cielo rosso e giallo, nuvole grigie, WHY scritto sopra e punti di domanda. Molti punti di domanda. Pure troppi!
Che bisognasse fare qualcosa contro l’inquinamento e il riscaldamento globale, ce lo diceva Rush 30 anni prima di Greta!
Il pezzo non è datato, ma quando ci pezzamo noi era la fine dell’89, per cui, siamo lì.
Comunque feci questa foto a inizio 1990 e, qualche giorno fa l’ho girata a Rush.
Questo quello che mi ha detto quando l’ha vista: “nooo… Hahaha cazzo che flash! non me lo ricordavo e non penso di avere neanche mai avuto la foto… Fa parte del primissimo periodo, in cui giravo con il mio amico MadArt, di cui vedi una tag apparire di fianco sulla destra. Non conoscevo nessuno e, dopo esser rimasto folgorato da Subway Art, mi sono infottato e ho iniziato a uscire a pittare. Prima da solo, poi ho tirato in mezzo questo mio amico. In seguito ho conosciuto Kay, Chief e la MNP”.

I writers dell’oratorio, Casoretto 1989

7 gennaio 2020 Lascia un commento

L’oratorio del Casoretto.
Me lo ricordo negli anni 80, o almeno dopo il 1985, quando cominciai a passarci nelle vicinanze, per i concerti all’Helter Skelter.
Tra Via Casoretto e Via Leoncavallo c’era questo isolato, vagamente trapezoidale, dove risedevano gli unici punti di aggregazione del quartiere: il Centro Sociale Leoncavallo e l’Oratorio del Casoretto.
Per i giovani tra fine anni 70 e primi anni 80, a parte questi due posti, c’erano solo le piazze e l’eroina.
Del Leoncavallo e delle murate nel centro sociale ne abbiamo parlato e ne parleremo.
Ora parliamo dell’oratorio.
Lo so che non vi piace sentir parlare di preti ed oratori, ma come diceva Cab Calloway a John Belushi nei Blues Brothers: “Jake, tu devi ravvederti. Và al catechismo!”
E nell’oratorio del Casoretto ci trovavi, alla fine degli anni 80, oltre al catechismo, questi ragazzini veramente giovani (non penso all’epoca avessero più di 15-16 anni) che, sulle tracce di Spyder7, FlyCat e degli altri PWD, stavano prendendo in mano gli spray e provavano a fare le prime cose sui muri.
E il muro in questione era quello che chiudeva il lato lungo del campo di calcio dell’oratorio.
Le foto che vedete sono state fatte nel 1990, ma le pezze sono dell’anno precedente, dell’89.
ORATORIO era stato fatto da AskOne, mentre MILANO, mi dicono dato che non è firmato, da Bang.
Di fianco alla scritta dell’oratorio c’era pure un puppet, questa volta firmato FoxOne che era il vecchio nome di Bang, epoca TTC crew.
Letteroni che, in un impeto di generosità, potremmo chiamare in stile europeo. Presto rinnegato, dato che loro stessi si sono steccati i pezzi, taggando Bread, Bangsta, AskOne, Kray, KDT Kill Da Toys l’anno successivo.
Erano le prime cose, ed erano molto giovani.
Di li a poco avrebbero lasciato i letteroni europei per quelli NYC di scuola PWD.
Un paio di anni dopo avrebbero fondato la CKC crew.
E lasciato l’oratorio per la nebbiosa “saletta CKC” del Leoncavallo e per la PLAZA, Piazza Aspromonte, lì al centro, dove c’era il playground per il basket.
Sarebbero tornati all’oratorio nel 1998, per una delle varie murate CKC in giro per il quartiere.

(foto: Teck)

 

Vandalo – Cascina Occupata, MI 1989-90

14 settembre 2018 Lascia un commento


L’anno era tra il 1989 e il 1990.
Dopo i primi mesi di writing nell’89 passati a firmare “Stefano”, qualche settimana a firmare “Stf One” (quelle durante il “muro dei Mondiali”) volevo trovarmi un nome passabile.
Mi ero stancato di firmare con il nome vero, ma siccome Sten, Steve, Steezo e qualcun altro  si erano già presi le abreviazioni decenti di “Stefano”, la versione “codice fiscale” STF ONE era caruccia (vabbé…) ma non mi convinceva, volevo trovarmi qualcosa che boh.
Doveva essere in italiano, che tutti si firmavano con nomi angloamericani e volevo qualcosa che si differenziasse.
Leggenda vuole che il nome “Vandalo” me lo urlasse un anziano passante che mi vide dipingere.
O almeno così la raccontavo ai giornalisti che volevano sapere qualcosa dei giovinastri che facevano gli spruzzarelli sui muri.
Non era vero.
O almeno, è successo, ma avevo già deciso di cambiare il nome.
Nell’innocenza della gioventù avevo scelto sto nome un po’ tamarro, ma che se volevo fare l’internèscional bastava togliere la “O”.
Preso dall’orgoglio tamarro non feci troppo caso al fatto che avere un nome con lettere piene di spigoli non era il massimo, e che avere un nome che inizia per V, dal punto di vista del writing, è un pacco.
La “V” è la lettera meno modificabile dell’intero afabeto.
Se sposti qualcosa non sembra più una V.
Se accenni una curva ti diventa subito una U.
Se accenni qualche connessione in mezzo ti sembra una A ribaltata.
Ma che ne sapevo io: “Minchia, vvvandalo, figata!”.
E insomma.
Questa pezza VANDAL la feci alla Cascina Occupata di Via Vaiano Valle. La bozza che vedete sotto era della fine del 1989, la pezza, se non ricordo male, fatta al freddo dell’inverno di gennaio 1990.
Le scrittine megatoy, per fortuna, non le ho fatte sul muro. Va bene che TUTTI i writers degli anni 80 hanno fatto la pezzata con scritto CRIME, però, dai. C’è un limite anche alla toyaggine.
Quasi tutto a Ver-O-Spray, con qualche rara Talken e Dupli, che costavano.
Infine, siccome le lettere così mi sembravano troppo minimali, ci ho fatto tagli, ritagli e frattaglie per muoverle un po’.
Aggiungendo poi il teschione in stile suicycomaniac bandanato a lato, a chiudere la pezza proprio prima della casa del Cinghiale e della pezza di Teatro che stava a fianco.

Savona Tredici

22 dicembre 2017 1 commento

Via Savona, nel 1989, non era la via fighetta, di locali da movida, design district e showroom pettinati che è adesso.
All’epoca era una via abbastanza popolare dietro la Stazione di Porta Genova FS, che i binari tagliavano abbastanza fuori dalla movida dei navigli.
Al numero 13 di questa via avevamo occupato un negozio (non proprio occupato… pagavamo un affitto di 20.000 lire al mese!) per vendere le autoproduzioni che facevamo, e tutti i dischi e merchandise dei generi che ci piacevano: principalmente punk e hardcore, ma anche una discreta selezione di Rap e HipHop.
Non avendo licenze di vendita, partite IVA ne un cazzo di niente, avevamo fatto un’associazione culturale che, in legalese, “acquistava beni per conto dei soci”.
In realtà la tessera costava 2000 lire e poi prendevi quello che volevi.
Avevamo chiamato questo posto “WHIP Anarcotrafficantes” (eravamo anarchici ed era il periodo del narcotraffico di Pablo Escobar, di cui non ci batteva un cazzo, ma ci piaceva il nome almeno quanto dava fastidio agli anarchici più classici).
E insomma, aprimmo questo posto in Via Savona 13 (S13 viene da qui), con una selezione musicale che andava dai Dead Kennedys agli NWA e dai Wretched all’Isola Posse All Stars.
Fanzine, libri e comix underground.
Magliette dei RUN DMC stampate alla serigrafia del Leoncavallo e anfibi autoprodotti ad Ascoli da un nostro socio (il Dr.AP!).
Erano gli anni delle prime posse, io giravo e taggavo come LHP, Teatro dipingeva sui muri del Virus di Piazza Bonomelli e Jet4 avrebbe iniziato di li a poco.
Entrati dentro nel negozio il primo giorno, era il 1990, iniziammo subito a fare una pezzata sul muro sotto a cui avremmo messo gli espositori dei dischi.
Io e Teatro dipingevamo insieme da poco e, quelli alla Whip furono i primi pezzi fatti anche con Jet4.
Il puppet lo feci io, e che fossi un fan di film horror, splatter, gore, dovrebbe essere evidente.
Teatro e Jet4 fecero la scritta e buona parte degli sfondi, e Teatro è responsabile delle “interiora” svolazzanti.
In pratica: quello che ha un contorno nero spesso l’ho fatto io, quello con meno nero possibile è di Teatro!).
Qualche tempo dopo, a pezzo finito, arredi montati e negozio aperto, arrivarono i primi futuri soci a vedere che c’era e godere della macelleria dipinta sulla parete.
Tra i passanti c’era anche un giovanissimo AirOne, all’epoca sbarbatello giovine writer che fotografò il muro con la foto che vedete qui sopra (poi scansita dalle sapienti mani di KayOne ma non finita sul libro “Vecchia Scuola”).
Siccome a tutti piace ridere delle disgrazie altrui, vi racconto l’ennesima storielèta.
Era sabato pomeriggio.
Arrivo in via Savona, trovo un posteggio, entro dalla porta della WHIP.
Vengo immediatamente coperto d’insulti.
Trovo Teatro e Jet4 incazzati con me, Poldo e LeleProx che se la ridono ditero le spalle.
Ah, così questo è il pezzo di Vandalo, eh? Pezzo di Fango!!!
Macché fango! Pezzodemmerda proprio!!!
Non avevo la minima idea di che cosa stessero parlando.
Ci eravamo sentiti non più di un’ora prima, tutti amicici e tranquilloni.
Vai in giro a fare il figo con le pezzate fatte insieme, eh? Mavaffanculo và!
No ma io…
Minchia, muto devi stare!!!”
Ma…
Muto cazzooooo!!!
“…”

Boh, io, fin da piccolo avevo sempre fatto qualcosa.
Solo che, almeno questa volta, ero (abbastanza) certo di non aver fatto niente.

Non ci misero molto a spiegarmi che era successo.
Mezz’ora prima era passato il giovane AirOne con la sua macchinetta fotografica, era entrato in negozio per fotografare il muro e aveva scambiato 4 parole con i miei soci.
Il dialogo, pressapoco, era stato così:
Teatro e jet4 “Si, abbiamo fatto questo pezzo pochi giorni fa…
AirOne: “Uh, figata il pezzo di Vandalo!!!
T+J4: “Beh, si, lui ha fatto il puppet e noi la scri…
Air1: “Si, si. Eh, ma i pezzi di Vandalo sono mega!
T+J4: “No, ma l’abbiamo fatto ins..
Air1: “Vabbé, ora devo andare, faccio una foto al pezzo di Vandalo e vado che ci ho fretta. Voi sareste? Vabbé, ciao, io scappo.
Bello il pezzo di Vandalo, comunque.

Chi cazzo era questo qui?
Mi ricordai di aver parlato con qualche altro writer, tipo il giorno prima, dicendo che avevo fatto un pezzo coi miei soci in Via Savona.
E il giovine AirOne era subito andato a fotografarlo.
Non sapevo fosse un mio pikkolofan.
Ah! A volte è duro il peso della fama…
Ma vabbé in seguito fecero pace, tant’è che in negozio vendemmo pure i primi numeri di Tribe e, un po’ di anni dopo verso la fine degli anni 90, Teatro entrò nei THP.
Penso abbia avuto occasione di spiegargli che la murata non l’avevo fatta tutta io.

Per finire vi aggiungo un paio di foto: in una le letter WHIP di striscio e sfuocate (foto mia) con parte del negozio, oltre alla serranda su via Savona (puppet mio, lettere e sfondi Jet4 e Teatro).
Dipingevamo insieme già da tempo, ma S13 crew nacque ufficialmente solo verso la fine del 1990.

 

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Vandalo sketch 1988-89

21 febbraio 2017 Lascia un commento

graffbook88

E quindi, mi avevano detto che per fare il writer dovevi avere un blackbook dove fare sketch, attaccare foto, provare tags, colorare, ecc.
Io, che ho il braccino corto, e comprare un quaderno con le pagine bianche manco per il cazzo, avevo casa piena di fogli di fotocopie da riciclare. Quindi.
Quindi iniziai il libro dalla copertina.
Era la fine del 1988 o i primi del 1989.
Nessuno ancora mi aveva spiegato che la parola “graffiti” è un’infame merda fumante.
Ovviamente scrissi “graffiti book”.
Ovviamente ci misi un sacco di tempo e, altrettanto ovviamente, feci delle lettere irriproducibili su muro, per me, tenendo conto che nell’88 non avevo ancora preso una bonza in mano ma avevo visto usare lo spray solo da Atomo, Xwarz e Shah, oltre a qualche cosa sull’Acquario fatta da Robx e Maox e i disegni di Teatro dentro al Virus… insomma: cose che non avrei potuto fare con le capacità che avevo all’epoca, nemmeno nel 1989.
Beh, probabilmente anche con le capacità che ho tuttora.
Comunque, la bozza la feci così: tracciai a matita la base delle lettere, esattamente come si vedono nella scritta sotto a marker nero (la “traduzione” per i non-writers), ci buttai dentro un po’ di tagli e ritagli, pezzi spostati, tolti e ricollocati a muzzo.
Collegamenti tra lettere casuali abbastanza caruccetti e altri studiati e riusciti a minchia, lettere che iniziano con un kerning (la spaziatura tra le lettere) per GRA, che si schiaccia improvvisamente per FFITI perché mi accorgo che non ci sto nel foglio.
BooK sotto, con poche lettere e tanto spazio vuoto, che ha la B e la K svaccate come anziane bagasce, in attesa di un’arrow o di un’extension bar, che non arriveranno perché non so cosa sono.
Insomma, tutte cose fatte occhieggiando robe su Subway Art e Spraycan Art, usando cose a caso senza che nessuno me le spiegasse.
Perché comunque è importante avere qualcuno che le cose te le faccia capire: il nordest Milano aveva Spyder7 sul lato Lambrate e l’esperienza di qualche anno in più sui muri e le lezioni di Monaco e Parigi sul lato Cimiano, il sudovest aveva le prime cose dei Napalmz a dare lezioni di stile.
E il Muretto, in centro, per scambiarsi idee, linee, consigli.
Io, ma anche quelli che l’anno dopo diventeranno i miei fratellini S13, avevamo il punk e l’hardcore, ce ne fottevamo il giusto, e facevamo come avevamo sempre fatto: quello che volevamo, quando volevamo, anche senza saperne un cazzo.
Sui muri dei centri sociali come quelli della città. O delle città dove passavamo.
Che se lo stile arriva, bene.
Se non arriva, bene uguale.
Almeno ci abbiamo provato.

Ah, dovrei fare una lunga spiega perché, da almeno i primi anni 90, non ho più usato la parola “graffiti”.
Dovrei spiegare perché la trovo un insulto a chi è un writer e perché sia una parola fondamentalmente razzista, oltre che sbagliata per descrivere chi scrive il proprio nome.
Lo faccio un’altra volta, ma sappiate che!

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CKC prima dei CKC

2 maggio 2016 1 commento

Qui ci troviamo su uno dei muri dell’oratorio, di fianco alla chiesa del Casoretto.
Quell’oratorio ha visto comparire sulle sue pareti le firme prima, gli esperimenti di pezzi poi, di diversi giovanissimi writers di Lambrate, che poi andranno a formare i CKC.
In seguito, l’oratorio cominciò a stargli un po’ stretto e, con la nascita della CKC crew il 1 maggio 1991, chiesero e ottennero l’uso di una saletta del Leoncavallo (che peraltro stava nello stesso isolato dell’oratorio, ma sul lato opposto), nota per avere sempre uno spesso strato di “nebbia” in qualunque stagione.
E non dimentichiamo la Plaza. I giardinetti di piazza Aspromonte.
Dopo il 1991 a CKC già ampiamente attivi, sulle pareti dell’oratorio continuò ad apparire vernice, anche se più sporadicamente, dato che si presero muri e treni ovunque. L’ultima cosa fu una murata organizzata nel 1997 (di cui si sta cercando la foto delle pezze di Sky e Rae per Pezzate, se le avete!).

Comunque: In questa foto, panoramica del passo carraio con il “Crime” di Spik e “Spine”.

 

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Il “Crime” di Spik, fotografato di fronte

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“STA” di Staze (R.I.P. King Tony) e la “K” di Kray
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A proposito di questa foto: noto ora la tag di Kray sulla sinistra “CKra”… mmmm… quel CK iniziale…

La “B” di Bang/Bangsta!

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Una delle sue prime, dopo aver trovato il nuovo nome, dopo qualche anno da FoxOne TTC.

Infine, la foto più vecchia: FOxOne TTC, appunto.

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Fox One, scritto con la F alla rovescia, era il vecchio nome di Bangsta.
All’epoca di questo pezzo, pur essendo ancora un regazzino, dipingeva già da un paio d’anni almeno (nei commenti link a uno dei suoi primi pezzi, dell’87 in Bazzini), e si vede dal maggior controllo nelle linee rispetto ai vecchi pezzi.
Puppet BBoy, con “papiro” per la firma (tremenda usanza di fine 80’s e primi 90’s), scritta TTC (The Town Crew) dediche alla Zulu Nation e, naturalmente, a FlyCat che insegnò le prime cose e aprì le porte di Bazzini a molti di questi kids.

Queste foto, una serie di 4-5 in bianco e nero, sono state fatta da Japo / JDM Photo, all’epoca della seconda murata per Fausto e Iaio (1990), uccisi 12 anni prima in Via Mancinelli, dietro al muro dall’altra parte dell’oratorio.

89/90’s tags a Milano

19 aprile 2016 2 commenti

Serie di tags del’89 e primi anni 90 (la foto, di Japo / JDM Photo, è del 1993), su un portone dietro al Cinema Orfeo, in zona Parco Solari, sulla direttrice dal Giambellino verso il centro di Milano.
Ci sono diversi di quelli che hanno messo il sud ovest della città sulla mappa del writing milanese
, sopratutto MNP e THP, oltre a TKA e qualche nome meno conosciuto.KayOne e Rush con 2 stili diversi, Yazo, Mr.Duke (Tebò), Guz TKA, Crase (poi Craze) e diversi altri, come Das 8 e Mat (prima tag di DropC CKC).
AirOne pre THP, con anche la sua vecchia tag Nho.


Milano 89/90’s taggin’!
(grazie a KayOne x i nomi che non riconoscevo!)

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