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Miss Zaji: jazz calypso

23 settembre 2017 Lascia un commento

In attesa che Corrado mi mandi il materiale dal libro che stiamo preparando sulla scena subway Milano, vi posto due compile. Da qualche anno stanno uscendo antologie di calypso anni ’50, roba molto figa e divertente. Studiando a caso le discografie, volevo mettere insieme hard bop e calypso. Il jazz e il pop erano stati affascinati dal calypso e c’è in giro una pletora di roba più o meno farlocca, più o meno alta, più o meno figa. La stessa cosa che era successa poi con il Brasile per la bossa nova.

Il calypso girava un po’ in tutto il mondo sulle rotte dell’emigrazione, in linguaggio alto “la diaspora caraibica” (ascoltate la serie di Honest John di cui c’è un primo volume qui). A NY c’era una scena molto figa, su cui esiste un blog di ricerca molto figo: Yankee Dollar: fighissimo leggere che effettivamente il jazz e il calypso si suonavano insieme, spesso con due band che dividevano la serata. Il calypso si suonava in tutti i Caraibi, per i collezionisti di vintage anni ’70 sono molto importanti per esempio album fatti a Panama che costano tra l’altro uno sbrego (cercate se volete Lord Cobra). Era proprio una cultura comune, da cui son nati poi i nickname nobiliari arrivati fino al writing (erano tutti Duke come Duke Reid, King come King Tubby e King Stitt, Lord come Lord Tanamo).

Per voi lettori probabilmente è meno interessante che riscoprire magari artisti hip hop anni ’90, boh, magari poi qualcuno ci casca dentro e se lo ascolta. Nel primo volume ho smontato un’opera televisiva di Duke Ellington, dove si racconta la storia del jazz (impersonato da una donna tamburo, Miss Zaji). Nel secondo ci ho messo le poesie di Langston Hughes, uno dei grandi poeti neri dell’anteguerra. Le copertine sono di artisti neri degli anni ’30, non è la stessa epoca della musica, siamo circa 20 anni prima ai tempi della Harlem Renaissance.

Poi ne ho fatto anche un terzo, che non ha i gruppi di jazz caraibico e i calypsonians, è puro hard bop più o meno degli stessi anni, con ispirazione un po’ afro-cubana. Poi prometto che ricomincio a postare le care vecchie fotine delle pezzate anni ’90. Però prima jazz.

 

 

 

 

 

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Categorie:Mixtape

Kitchen Groove!

30 agosto 2017 Lascia un commento

Kitchen Groove (7)

Aperitivo in cortile dalle ore 19 con banco gastronomia per chi si vuol seder fuori a cenare. Ambiente super tranquillo. Musica fino alle 12, siete tutti invitati. Cyrus suona funk dalla sua collezione di vinile raro. Evento: https://www.facebook.com/events/330494467396722

 

Categorie:Senza categoria Tag:

Vecchia Scuola: Yassassin 1987

12 agosto 2017 Lascia un commento

boozaYas

La storia è sempre più ricca di quello che si scrive, anche qui che ci sono molte foto mancava per esempio del tutto Yassassin. La sua foto arriva da Kay One, che ha un sacco di materiale raccolto per il suo libro sulla vecchia scuola di Milano. Io Yassassin non lo avevo nemmeno conosciuto, al momento non ricordo bene se fosse nella crew MCA o solo in quella precedente che se non sbaglio era TSB, magari mi correggerà nei commenti qualcuno che la sa meglio. Quando ero arrivato io, lui non girava già più. Credo fosse andato via dall’Italia prima che la cosa decollasse nei primi anni ’90. Comunque è la generazione precedente alla mia, la vera vecchia scuola.

Yas mi ha scritto due righe e forse, spero, manderà ancora materiale dell’epoca.

In questo momento non ho tanto tempo per scrivere un autobiografia, ma in pratica io avevo iniziato al muretto con Sean Martin e quelli del primo tempo del muretto.

Questa era veramente la fase più sperimentale del medium e veramente penso che il meglio dei tempi sia negli sketch.

Io personalmente ero diviso tra il desiderio di emulare gli stili attuali e quello di esprimere la mia voce individuale come artista con un lavoro molto più astratto. Oggi non ci sarebbe alcun dubbio su cosa fare, ma allora ci sentivamo sotto pressione di allinearci con il lavoro dei contemporanei in altri paesi.

Io per esempio ero ossessionato con il fare le linee più sottili possibili, anche se il mio stile su carta era ben diverso.

Più avanti negli anni iniziai ad essere più interessato a disegnare in modo tradizionale, a seguire il design grafico, e questo fece sì che praticamente non feci molti altri pezzi su muri, ma continuai ad evolvermi nel design, fino ad andare a studiare all’estero.

 

 

Categorie:Milano

P.le Loreto

11 agosto 2017 Lascia un commento

 

Volevo riascoltare la roba delle cassette di Spyder e volevo anche provare a mescolare rap con pop bianco e RnB grazie all’aiuto di Vanni. Ne è venuta fuori sta cosa qui, che in teoria sarebbe da mixare ma io son troppo belva e non ho mai imparato. Devo dire anche che mi ha preso un po’ la mano con le dub version. E’ hip hop del 1986, appena prima che arrivasse la nuova onda di Public Enemy, 2 Live Crew e NWA che era la roba che ascoltavano Fly e 2Mad poi l’anno dopo quando li ho conosciuti e ci si vedeva in Loreto. Spyder aveva più sta vibra hip hop da festa vecchia scuola, non era più di tanto dentro al sound gangsta che stava esplodendo, ho cercato di stare su quell’idea lì che era veramente fighissima.

Categorie:Milano, Mixtape

Phase 2 – Ital roots

10 agosto 2017 Lascia un commento

Phase_blackbook

Ecco una scan del mio book, da un folder di roba trovata in un vecchio HD. C’è scritto Ital roots e poi Vero stile. Si era creata sta cosa del rastafarianesimo, io avevo un po’ tirato dentro tutti, dai CKC di Niguarda fino alla crew di Quarto. Nell’angolo a destra quello che vedete è Chianti Classico. Mi ricordo che ero a una convention con la borsa grande e mi si era rotta dentro una bottiglia di rosso. Peccato. Phase a più riprese era stato ospite da me per lunghi periodi. Ora dovrei forse scrivere qualcosa di intelligente per i lettori più giovani che magari capitano da qui. Che dire? La visione della vita che aveva era abbastanza diversa dalla nostra. Alla fine è lì che ho capito dove è nato l’hip hop e cosa era questo paese abbastanza bastardo ma molto fertile dove loro erano oppressi da 400 anni ma ci avevano poi creato un mondo a modo loro.

Faceva impressione quando parlava dei documenti, lui era proprio contrario al passaporto, era il periodo degli X Clan, anche i rapper tornavano a darsi i nomi musulmani come nel periodo del Black Power. Le donne, ah ah, lasciamo perdere, altro pianeta sia nel bene che nel male il ghetto. Le donne avevano gli assegni di sussistenza, gli uomini ciao bello.

Il basket, ah ah. Giocavamo coi filippini in Aspro, erano fallosissimi e per lui credo noi fossimo tipo orda tribale. Per loro neri americani era un’altra cosa, diciamo che probabilmente era come per noi andare a mangiare la pastasciutta negli Stati Uniti, una sofferenza, barbarie. Ci raccontava che loro per fare gli spacchiusi al parchetto avevano sta sfida che dovevi saltare e mettere una monetina sulla cornice del tabellone in alto. Poi saltare e riprenderla. Quella era una cultura fortissima, negli anni scorsi è uscito pure un documentario sul mondo dei playground.

Il cibo: anestesie di ore, Phase parlava tipo 20-23 ore al giorno. Si cucinava ste polentine vegan bestiali e via con i racconti, io poi a volte non lo seguivo nemmeno. All’epoca cucinavo sti gnocchi con lo yogurt e lo zafferano, una sfida tra titani quindi. Mia sorella non so bene come facesse a reggere. Mi aveva colpito molto sta cosa che loro i vestiti per le feste se li facevano, non esisteva molto l’idea del brand firmato a quanto pare, lo streetwear mi diceva che se lo faceva con la macchina da cucire di sua mamma e di sua sorella: sono le cose che vedi nelle copertine di Grandmaster Flash per dire. Inserti in pelle a manetta. Va bè, ok, vi saluto per oggi, a presto.

Se volete approfondire, con Phase e Adolfo avevamo fatto questo libro che è sicuramente a tutt’oggi un bell’acquistino. All’epoca era stato recensito qui sul primo sito di writing, Art Crimes: vedermi citato là sopra era stata una cosa bestiale.

 

Categorie:Milano, Outlines Tag:,

Aspro power, la plaza

9 agosto 2017 2 commenti

mandragora93

In quel periodo i CKC si erano staccati dalla stanzetta del Leo e avevano colonizzato la cantina di Aspro, la casa occupata lì all’angolo di via Lippi. Come era successo anche con Gomma per il nostro gruppo 4-5 anni prima, i compagni di Transiti fungevano un po’ da cugini grandi e mentor di quella ciurma di teenager dediti alle schiumate più perentorie.

E quindi c’era un minimo di attivismo nell’aria, una roba mix tra revival Black Power e Techno. Qualcuno rappava come Vito, qualcuno organizzava i rave come Spicchio e Cocis, qualcuno iniziava l’idea del sound system come Indy, me e Papero con Wosse. Non ci si faceva mancare niente, lo scopone scientifico era sempre apparecchiato.

Poi la gestione del centro non era male: club privato con due serate a settimana aperte. Per un periodo si riempiva alla una di notte. Affittavamo l’impianto in via Padova mi sembra. La gente della casa poi regolarmente scendeva a razziare tutto, lampadine comprese, era un po’ una lotta. A un certo momento abbiamo fatto un tour di tutti i centri sociali milanesi suonando reggae per far cassa e saldare i debito con l’AEM, le feste le facevamo col generatore. Poi ciclicamente la gente della casa non pagava e si ricominciava. Ci riallacciavano e partiva il vicino, che aveva la cantina lì a fianco e i bassi potenti de lu Bass fe Mass gli facevano staccare i quadri dalle pareti del salotto. Quindi via, insonorizzazione fatta in casa ultra farlocca e inutile, via. Poi, imbiancatura con idropittura improbabile, rosa, grigio, lilla: circa ogni dieci giorni ma sempre fatta abbastanza alla kaiser franz.

Ah ah ignoranza di quella vera. Vito per dire viveva con la K Way e per pulire il vinile, sostanzialmente sgomitava con la giacchetta a vento così di prep. Nella scatole del centro sociale c’erano tipo quindici dischi in tutto. Non era un problema. Lui mi sa che stava anche facendo il disco in quel periodo. Polveri bianche no bianche non fa male. Mamma Gesù Dio grazie che siamo scampati, era tuff…

La locandina è di Phattanza, ne ho scovate 5-6 ma sono in EPS e non ho Photoshop per ricomporle, sono tutte in due parti.

Categorie:Milano Tag:,

CYRUS TKA: Nyuorican vibes

29 luglio 2017 Lascia un commento

 

Ciro è sempre stato tre passi avanti con la musica, fin dalla quarta ginnasio quando trafficava con lo skinhead reggae e il bluebeat. Onnivoro, coltissimo, elitista, nella parlata della crew un onesto, dedito al culto del pecoreccio fin da sempre.

Qui abbiamo registrato un omaggio alla NY portoricana e al Bronx. Come immaginate, è tutto vinile originale e quasi sempre piuttosto complicato da avere. L’idea era di uscire dal mondo del collezionismo stile Figurine Panini, che poi non rende merito e onore a queste culture con cui siamo cresciuti. Rompendoci il cervello a ricostruire e ricreare un mondo tutto sommato lontanuccio.

Il titolo è ovviamente quello del famoso treno di Skeme. Non so oggi se c’è la stessa venerazione che avevamo noi per la vecchia scuola, io spero di sì raga, quella è roba sacra e magica. Respect.

 

Categorie:Mixtape