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Collirio delirio: spazio a Giacomo Spazio!

23 aprile 2018 Lascia un commento

Collirio Delirio era la serie di mix punk ragamuffin Londra ’78, ne avevamo fatti 4 più o meno sulla stessa linea il mese scorso, amici writer nati sui primi anni ’70. Ho chiesto di mixarne uno a Giacomo Spazio e ne è uscita una cosa crossover senza nessuna influenza giamaicana ma molto figa perché Giacomo era parte di quella scena punk qui a Milano. Anche lui era un pittore di arte pubblica, ma di qualche annetto prima di noi, prima scena dei centri sociali e anche prima forse (qui un suo intervento su uno dei pezzi più importanti degli anni ’80 italiani, qui una sua bio per farvi un’idea delle cose che ha fatto nella controcultura). Ha scritto anche le sue note di copertina, fighissime per capire che cavolo vuol dire tutta sta roba rumorosa ribelle respingente.

 

 

 

1) – DISPERATE BICYCLE – sono i pionieri e gli evangelisti del DIY, hanno istigato decine di persone ad imbracciare gli strumenti. Il loro motto era: È semplice, costa poco, vai e fallo!

Canzone – Holidays

2) – BIG IN JAPAN – Il nome significa “Non conti un cazzo”… quindi sei… “Big in japan”. Nella band ci sono tutti quelli che un poco di storia l’hanno fatta. Budgie divenne il batterista di Siouxsie. Holly Johnson formò Frankie Goes to Hollywood. Ian Broudie divenne famoso come prodottore di Echo&The Bunnymen, i Fall, i Coral. Jayne Casey formò in seguito i Pink Military e poi i Pink Industry. Infine Bill Drummond, mente perversa e capo assoluto del progetto JAMM e poi KLF (Kopyright Liberation Front – oppure – King of the Low Frequency – oppure – King Lucifer Forever)

Canzone – SCUM

3) – Bill Drummond – Musicista, artista, scrittore e aggiungo io, pazzo totale… puro amante del formato 7″ (da noi il 45 giri), prima di qualunque altro formò una piccola etichetta discografica chiamata Zoo Records… diede vita come ho detto prima ai KLF, il resto è storia.
Canzone – Julian Cope Is Dead

4) – JULIAN COPE. Attivista dello sballo è stato punk e ho perso il conto dei dischi incisi prima con i The Teardrop Explodes, sia a suo nome. Oggi è uno scrittore e musicologo di fama internazionale. Ha scritto il migliore libro sul Krauto rock. Insegna cultura delle ‘Civiltà Neolitiche’.

Canzone – Bill Drummond Said

5) – THE FALL ( MARK E SMITH) – Mark è morto da poco, ma ci ha lasciato un totale di 89 LP. Era in giro dagli albori del punk e il suo stile mi ha sempre intrigato anche se la maggior parte delle volte non ho mai capito un cazzo di cosa dicesse nelle canzoni e mai mi è venuta voglia di scovarne i testi. Era una testa calda, lo amavano tutti per questo e io, pure.

Canzone – Rowche Rumble

6) – FAT WHITE FAMILY – Mentre tutti guardavano alla classifica i F W F si facevano i cazzi propri. Ora sono un nome superchiaccherato e ovviamente band di successo che come nel classico DIY, non deve niente di niente a nessuno…. tranne ai The Fall e al krauto rock. Dimenticavo questa canzone tributo è stata scritta prima della morte di Mr. Fall Mark E Smith…

Canzone – I Am Mark E Smith

7) – CABARET VOLTAIRE. Il nome della band è rubato.. dai lo sapete tutti e la loro ricerca musicale si muove nell’elettronica sperimentale, ma ricordo per chi non lo sapesse che la band imbracciava all’inizio anche le chitarre. A questo proposito potete ascoltare il singolo Nag Nag Nag che secondo loro sarebbe copiata da Here She Comes Now dei Velvet underground. Ma io vi propongo l’ascolto di un pezzo del 1978 che era al passo con i tempi in cui si muoveva il punk.

Canzone – Baader Meinhof

8) – PINK INDUSTRY. Nati dalla mente di Jayne Casey come proseguimento dei Pink Military erano come i Cabaret Voltaire una band che usava strumenti elettronici vari ed anche essi erano orientati verso una dance alternativa… Ma questa band militante riusciva anche a sfornare brani suggestivi e introspettivi come quello che andiamo ad ascoltare.

Canzone – Is This The End

9) – FAD GADGET. Il nome vero era Frank Tovey. Grande cantante e performer sapeva sapientemente miscelare testi introspettivi che parlavano di disumanizzazione, società dei consumi, violenza domestica, mass media, religione, con una musica pop elettronica dal brillante tocco di industriale. Tra i suoi strumenti preferiti, il rasoio elettrico e il martello pneumatico. Di questa canzone esiste una versione registrata nello stesso periodo con la band tedesca degli Einsturzende Neubauten, ovvero Nuovi Palazzi che Crollano.

Canzone – Collapsing New People

10) – HEAVEN 17. Nome preso in prestito dal film Arancia Meccanica, questo trio formatosi nel 1980 era intensamente orientato a riabilitare la dance. Mischiavano sonorità punk e industrial esattamente come i loro coetanei Cabaret Voltaire e Fad Gadget e come tutti in quel periodo si avventuravano con i loro testi in una simpatica critica sociale.

Canzone – Crushed by the Wheel of Industry

11) – JOHN COOPER CLARK. Sembrerà strano ma in tutto questo giro di musica nella terribile Gran Bretagna che fece decollare il punk, c’è stato sempre posto anche per la poesia. Nel 1980 John Cooper Clark si è piazzato al n.20 della classifica degli Lp più venduti, poi è stato fidanzato con Nico e anche con l’eroina. Infine è apparso nel film di A. Corbijn sui Joy Division. Le sue rime baciate sono putride e sarcastiche, ma vere nel descrivere la vita quotidiana anglosassone. Personalmente penso che abbia influenzato lo spoken word di John Lindon in Religion dei P.I.L.

Canzone – Kung Fu International

12) – P.I.L. (Public Image Limited). Per questa band di pura avanguardia sonora nel 1978 si parlava gia di post-punk. Ma cazzo qui c’è solo un suono incredibile e tanta rabbia da sputare sul questo mondo. Ma per sottolineare le invisibili connessioni ho scelto la versione solo parlata di Religion

Canzone – Religion

13) – ANNE CLARK. Poetessa e musicista elettronica. Le sue liriche e le sue linee di tastiera hanno influenzato una generazione a venire arrivando alla generazione “rave”. I testi delle poesie spaziano dalla vita quotidiana, alla politica. Ma ho scelto un pezzo in puro stile “chill out” da fare ascoltare

Canzone – Poem Without Words 2 – Journey by NIght

14) – P.I.L. (Public Image Limited). Ancora i Public Image Limited con un brano da Metal box in puro stile ambient. Ecco che ancora una volta si capisce che tutto era connesso e se ascolterete per intero tutto Metal Box riuscirete a farvi un’idea di quello che ancora oggi ascoltiamo. In questo disco c’era tutto, proprio tutto

Canzone – Radio 4

15) – SPACE (KLF). E qui torniamo a Bill Drummond, questa volta assieme a Jimmy Cauty ovvero i KLF, la band dance più pazza del pianeta. Nella loro attività artistica mutarono sempre nome. Ebbero decine di n. 1 in classifica e arsero anche 1 milione di sterline. Per finire questa storia improbabile dal punk all’elettronica, li ascoltiamo nella loro incarnazione più oscura chiamata SPACE, quindi rilassiamoci insieme e buon mdma a tutti. Alla prossima.

Canzone – Neptune

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Categorie:Mixtape

Vimodrone-Cascina Gobba (parte 2)

21 aprile 2018 Lascia un commento

Siamo ancora tra la stazione di Vimodrone e quella di Cascina Gobba. Ci eravamo lasciati sotto il calvalcavia, in mezzo alle colonne. A tre quarti circa del colonnato i treni risalgono sul viadotto tramite una rampa e ritrovano i binari della direzione opposta, poco prima del ponte della tangenziale. Giù dal cavalcavia, guardando a destra, sulla recinzione di una ditta abbandonata da molti anni c’era un blocco a biancone “ZZ” di Zakis e Zero (o Zone? Non sono sicuro), poi throw up di Aoner (CNK), Apache e Scea. Dietro a questo muro ci sono state per anni delle cisterne gigantesche, tutte arrugginite, sulle scale che le avvolgevano c’erano delle tag argento di Dep (periodo CYB-Zona Est Posse).

01ZZ

Dalla parte opposta del viadotto, di fronte all’Hof di Kid, proprio sull’ingresso dello sfasciacarrozze c’erano questi pezzi di Sky, Bang e Suto (Strike) che si vedevano dai treni in direzione Gessate. All’inizio della recinzione del ròtamat a un certo punto avevano montato un cartellone 6×3, sul retro metallico c’era giusto lo spazio per un bombing. Lo spot se lo erano aggiudicato i VMD con un bell’europeo giallo con out nera. Oggi non esiste più niente e il perimetro dell’ex sfasciacarrozze corrisponde all’incirca con l’imbocco del traforo del nuovo tunnel che porta all’Ospedale San Raffaele.

02SkyBangSutorutamatt

Tornando in alto, a livello dei binari, dove Via Bormio affianca per qualche metro la linea c’è un rinforzo metallico della recinzione, è uno dei pochissimi spazi disponibili adiacenti alla sede ferroviaria in questa tratta. Nel 1997 Pork e Zakis ci avevano piazzato questo CNK originariamente riempito in rosa. In questa foto è già un po’ sbiadito.

03CNKGobba

Qui di fronte, sulla piastra dove si congiungono i due rami del cavalcavia ci sono state per un po’ di tempo due cabinette, su quella più vecchia, in metallo, c’è stato a lungo un throw up “CKC” di Kid mentre sull’altra, di legno, argenti di Tony e Due (VMD70’S). Diversi anni fa, a poco tempo di distanza l’una dall’altra, si sono accartocciate su se stesse finché non sono state rimosse. Pochi metri più avanti rispetto al CNK, sopra le paratie in metallo del cavalcavia successivo, quello che scavalca la parte terminale di via Padova, c’era un tris di pezzi colorati Bzk-Guz-Jet davvero old. Avevo fatto questa foto dal treno in corsa e purtroppo avevo beccato solo il Jet. Ho pensato un sacco di volte di tornare a fare il resto ma gli anni sono passati e alcuni visitatori francesi hanno fatto allegramente saltare il tutto con le argentate che si vedono oggi.

04Jet

A questo punto siamo praticamente sopra la Tangenziale Est, quindi nel territorio comunale di Milano. Attaccati alla tange ci sono i muri dell’acquedotto, Phato ci aveva già raccontato qualcosa in questo post:

A Sky e Guz si sono aggiunti più tardi Kol e un FKS sempre sulla stessa parete, mentre dietro l’angolo c’era un Dose strepitoso, molto simile a uno che aveva fatto in banchina a Vimo ma con colori differenti. Vi risparmio la foto scattata da distanza proibitiva. Nello stesso lotto, in un secondo momento era stato costruito un altro edificio con una sorta di lungo balcone/terrazza sulla sommità, proprio rivolto verso i binari. Pork e Trep ci avevano fatto dei pezzoni colorati, cancellati una prima volta, erano tornati, sempre loro due, e ne hanno fatti altri. (Photo courtesy: Pork).

05PorkGobba

Lo spot in questione era pregiatissimo, si vedeva perfettamente anche dalla banchina sud di Gobba ma soprattutto da tutti i treni in transito, da e per Milano. Proprio per questa ragione era stato scelto per il pezzo-tributo a Trep (CNK, VMD70’S, TDK). Un argentone davvero bello (Trep 165-In Loving Memory) uscito dalla mano di Daze e realizzato da parte della crew per ricordarne affettuosamente la prematura scomparsa. Il pezzo è rimasto lì per molto tempo, finché la struttura non è stata modificata con la sparizione della balconata. Fuck 113 e Dep ci ricordano com’era andata:

Fuck 113: C’era un po’ di gente: io, Daze, Kesy, Dep…
Dep: Io e altri eravamo giù a palare!
Fuck 113: L’abbiamo fatto poco dopo che è mancato Trep ed è stata una roba che è venuta proprio dal cuore. Eravamo in sette o otto. Non tutti attivi, ma la gente ci teneva a esserci. Sul tetto c’era sempre stata roba nostra, io li sopra c’ero stato più volte, proprio con Trep. Ne abbiamo fatto uno, ce l’hanno buffato ma siamo tornati e lo abbiamo rifatto. Quella sera, rispetto alle volte precedenti c’era un imprevisto: avevano aggiunto un cancellone, proprio su in alto. Era impossibile scavalcarlo perché non c’era nessun appiglio. In più sopra c’erano degli spuntoni che sporgevano verso l’esterno. Lì ci siamo detti “raga torniamo a casa” perché proprio non sapevamo cosa fare. Non ce l’aspettavamo. Per fortuna avevamo portato una scala. Anche appoggiandola al cancello però non riuscivi a superarlo a causa degli spuntoni, lì il Bomba (aka Kontrol, VMD70’S) aveva avuto l’idea di infilare la scala dentro gli spuntoni. Entrava precisa e grazie a questo siamo riusciti a salire. Il pezzo lo ha tracciato Daze e mentre disegnavamo è arrivata la macchinetta gialla sul ponte, non ho mai capito se ci aveva visti o meno, fatto sta che qualcuno si è sdraiato per terra, qualcun altro fermo immobile nell’ombra… insomma, pose egiziane per non farsi vedere. Si sono fermati proprio di fronte, poi la macchinetta gialla ha tutti quei cazzo di fari enormi e va pianissimo. Siamo dovuti rimanere immobili per un po’. Per fortuna poi l’abbiamo chiuso.
(Fuck 113 e Dep)

Ho temuto di non riuscire a proporre la foto perché non l’avevo mai scattata e nessuno sembrava trovarla. Sarebbe stato un peccato, il pezzo è bello ma soprattutto significativo per tutti coloro che di Trep sono stati amici. Per fortuna è venuto in nostro soccorso il buon Ronnie Gee che invece la foto l’aveva fatta e ce la fa pervenire addirittura dall’altro emisfero.
Eccola.

06TrepInLovingMemory

Sul lato ovest dello stesso edificio due bei throw up di Cone e Due.

07ConeDueGobbalato

Dalla parte opposta della massicciata, accanto alla stazione del metro del San Raffaele esiste ancora oggi una struttura mai terminata e di cui non si è mai capita l’utilità, grazie ai ponteggi presenti fino a metà anni Novanta in molti sono riusciti a disegnarne la facciata e il cornicione alto, ricordiamo tra gli altri: Dose, Bzk, Draf, Gnomo, Sky 4, Guz, Dose, Waste e Styng. Seppur scoloriti molti pezzi resistono ancora oggi.

08Gobbaboh

Dopo aver transitato sul ponte della tangenziale i binari entrano nella stazione di Cascina Gobba.

[Continua… rivedete tutta la serie di Corrado sulla Linea 2 da questo link]

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Vimodrone-Cascina Gobba (parte 1)

4 aprile 2018 2 commenti

La stazione di Vimodrone è pressoché identica a quella di Cernusco sia nella struttura che nel ruolo rivestito all’interno della storia del writing meneghino. Analogamente alla gemella, il tracciato, dopo un breve tunnel, riparte nel canalone che fu l’alveo del Naviglio Martesana. A questo proposito, per tutti gli strippati di storia locale come il sottoscritto, sono riuscito a rintracciare una foto del 1961 con il naviglio ancora al suo posto. La metto al confronto con uno scatto dello stesso luogo a inizio anni 2000. La cascina dietro, quella ocra, è la stessa, se infatti si fa un confronto con una veduta aerea (tipo Google Maps) si potrà notare meglio l’andamento a “s” del corpo di fabbrica.

Sotto il ponte: pezzo Lies di Neuro e tag di Daze.

 

01Vimoierioggi

 

Torniamo invece a inizio 90’s: a sinistra del senso di marcia, sulla recinzione in alto, una striscia di bianconi del 1991: LNZ (La Nostra Zona) di Bzk e Guz, poi Bzk, Mec, S10 (di Sten TDK), Guz e un TKA Crew. Diversi anni dopo Guen, Nail, Neuro e il sempre presente Wolt si sono aggiunti più a destra, mentre sotto, nel canale, a inizio millennio diverse cose di Daze, Neuro, Toni, Fuck 113, Hit e Due.

 

02.LNZBzkMecS10Guz

 

Più in basso e sul lato opposto, biancone CNK Crew a cura di Dep e Pork. Mid 90’s, photo courtesy Dep.

 

03.CNKcrew

 

Sopra a questo, nel parcheggio che si intravede tra le piante, Bzk si esibiva in un throw up a biancone, nel senso che era riempito come fosse un throw up, con il pennello utilizzato a mò di spray, con schizzi e tutto. Nel novero delle stranezze odierne potrebbe passare tranquillamente inosservato ma per l’epoca era roba davvero forte. Notare inoltre la dedica al K.R.A.M.A. Posse (Son mozze! Le canne del mio ferro sono mozze!).

 

04Bzkrama

 

Terminato il canalone, alle spalle dei condomini lungo la Martesana c’erano tag e tracciati di Dose e di Kray. Dopo il muro dell’asilo di Vimo, molto visibile ma rimasto tabù per anni a causa della presenza del poco socievole cane del custode, i binari si separano per l’ultima volta all’aria aperta. La linea per Gessate scende dal cavalcavia di Gobba mentre quella per Milano rimane bassa passando a fianco a un muro altissimo che è praticamente il terrapieno opposto alla superficie di parco Spino. Questo muro è un altro dei posti storici della linea. Da sinistra a destra, in direzione Milano, potevamo trovare: biancone “Bombers” (di Flash e Sys), Flash e Sys con l’Asterix, il pezzo Bazuco di cui ci ha già parlato Had tempo fa (qui) uno spettacolare Trukalone a due colori e poi throw up di Spik, bianconi TAC (di Sys e Flash), ZE (di Flash), un Coma e un MKF (dedicato a Bzk). C’era anche un pezzone gigantesco “Shad” solo tracciato con spray bianco, era una bomba e per anni ho sperato lo finisse, era però molto strano rispetto alle cose che faceva in quel periodo infatti, più di vent’anni dopo, Had mi ha detto che in realtà l’aveva tracciato Limone. Peccato in ogni caso non sia mai stato terminato. Nel temutissimo collage trovate molto di quanto enunciato.

 

05.Vimomix

 

Chiudevano il muro due blocconi di Cielo e Size che molto tempo dopo lo stesso Sky, insieme a Phato (Doe), Dane e poi Loris (aka Lemon) utilizzeranno come sfondo per dei pezzi al “piano terra”.

 

06.CieloSize

 

Dietro l’angolo, all’inizio del colonnato, due bianconi di Bizeta: “Luce” e “Bzk” accompagnavano eventuali esploratori verso Parco Spino e la sua HoF. Sfilato il muro i treni si infilano nel colonnato che abbiamo già visto nel dettaglio tempo fa:

Sulle superfici (muri, recinzioni, baracche…) sparse qua e la accanto ai piloni un po’ di pezzi di molta gente: Kid, Cielo, Jet, Guz, Dose, Mite, Hit, sulla sinistra poi c’era una grossa palizzata metallica degli orti con una muratona ad argenti di Furto, Guen, Moe, Reato, Mite, Magma e Grom. Vediamo qui ad esempio un blocchettino di Jet che faceva il paio con uno di Guz a fianco con out viola.

 

07.Jet

 

Pochi metri più avanti un altro Guz che avevamo già visto in precedenza (qui).

Per oggi ci fermiamo qui perché la tratta Vimo-Gobba è bella densa, per evitare un post chilometrico ho preferito spezzarlo in due.

 

[Continua… rivedete tutta la serie di Corrado sulla Linea 2 da questo link]

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La linea ricorda: Cone-PND

24 marzo 2018 Lascia un commento

Come anticipato, la serie di post sulla linea ha risvegliato la memoria di alcuni. Qualcuno ci ha fornito uno scatto in particolare e qualcun altro, come Cone ci ha lasciato invece un ricordo più strutturato, della linea, dei primi suoi anni di bombing e soprattutto del Primo maggio, data celebrata da molti come la “Festa dei writer” dal momento che la metro rimaneva chiusa tutto il giorno e si poteva provare a dipingere treni e banchine anche in pieno giorno.
Eccolo:

La mia memoria non è il massimo, specie pensando a venticinque e più anni fa. In quegli anni la linea era praticamente una seconda casa, eravamo dentro un giorno sì e l’altro pure, difficile scindere e datare con esattezza. Soprattutto prima di avere una Hall of Fame mia (1992?) si facevano spesso passeggiate, anche e soprattutto di pomeriggio, a volte senza spray, solo per il gusto di passeggiare sulle pietre a lato dei binari, esplorare, o fare mille minchiate da ragazzini e cazzeggiare. Cazzeggiando si scoprivano spot, imboschi, si familiarizzava con le nicchie del canalone dove nascondersi quando passava il treno, le cancellate in pietra più basse e senza rovi come entrata/uscita, con la casetta bianca… L’odore che si respirava a lato dei binari era familiare, ai tempi. Ogni anno il 1° maggio era praticamente “la festa del writer”. La metro chiusa era un parco giochi. Io non ero particolarmente mattiniero, come nessuno dei miei soci, ma per l’occasione ci si svegliava presto per sfruttare tutta la giornata, fino a sera. Come ho detto, non sono amico delle date, ma ricordo forse il primo della serie (1991, ero proprio un pischellino), mi sentivo ancora troppo scarso per fare banchine e mi ero limitato a tag e poco altro. Eravamo dentro con un fottio di gente: i soliti cernuschesi e altri milanesi che bazzicavano la piazza (forse ai tempi ancora piazza Loreto, pre-Aspro, XI Blocco) o della Nona. Praticamente una convention. Era il giorno in cui nacquero i CKC se non erro. Mi ricordo gente che girava in motorino nel canalone (le bici vabbé, erano ordinaria amministrazione), forse era il Ciao di Code, subito dopo Cernusco in direzione Villa Fiorita dove qualche anno dopo avremmo fatto io e Due i mega blockbuster a biancone, fino a poco più avanti, dove il canalone diventa sempre più basso e poi rasoterra. Mi ricordo di un gran giro in bici io, Pizky (se non sbaglio aveva da poco iniziato a firmare Kol), Dek e Flower a bombardare qua e là: se non sbaglio era il ’92. Probabilmente quel giorno avevo fatto quella specie di softie Cono in banchina a Cernusco, la mia prima banchina colorata, escludendo flop solo tracciati. Poi ci eravamo spinti fino a Villa Pompea o giù di lì ed è stato proprio a Bussero che ci hanno fatto le bici. Parcheggiamo, bombardiamo, torniamo… e “puff”, sparite. Ne era rimasta una in quattro, parcheggiata da un’altra parte. Inutile dire che il ritorno è stato lunghetto. Dopo un primo tentativo di spolettaggio con l’unica bici rimasta l’abbiamo presa con filosofia e ce la siamo fatta a piedi in linea, fino a casa, dando fondo agli spray. Eravamo senza cibo né acqua così abbiamo fatto una deviazione fuori dai binari con tappa in un supermercatino a prendere una bottiglia o due da bere. Tutti senza soldi, ma bisognava pur sopravvivere: era ancora lunga, fortuna che Pizky da raccontare ne aveva sempre tante.

Bussero

L’anno dopo invece l’abbiamo presa più sul serio: solo bombing e niente bici, avevamo il mio motorino, il mitologico Fantic, corredato da catena, lucchetto e chiave ancor più mitologica. Ancora oggi mi chiedo dove ha trovato quel lucchetto mio nonno che me l’aveva regalato. Quell’anno è stata una serie metodica di banchine con Dek, compagno di merende per tutte, come al solito. In alcune mi pare ci fosse anche Due, e Flower a supporto. Raffica di banchine ininterrotta da Gorgo a Vimo. Pausa pranzo e nel pomeriggio siamo ripartiti da Piola. Prima banchina sotto, per entrambi: eravamo un po’ presi male. Ma vuoi non sfruttare la magica chiave? Diamo un senso a questa congiunzione astrale che me l’ha fatta arrivare. Vediamo se funziona davvero come dovrebbe. Quindi flop abbastanza veloci, ma belli grandi con pienone verde e traccia viola scuro o nero, non ricordo. Ricordo che all’epoca facevo quei throw up cicciotti ma con la fine delle lettere un po’ affusolate e appuntite, un po’ marce a rivederle ora.

Piola

Poi, tornando, Gobba: ai tempi c’era spesso un trenino, quindi abbiamo fatto tappa lì, per vedere se c’era. Niente. Siamo saliti lo stesso, pensando di accontentarci della banchina ma abbiamo trovato movimento, forse operai, così ce ne siamo andati dopo qualche tag.
Nella striscia da Gorgo a Vimo avevamo saltato solamente Cernusco, tenuta apposta per ultima. Ma vuoi per la stanchezza del tour de force, vuoi per tutto quel che si metteva in corpo tra una stazione e l’altra, vuoi per il senso di ormai onnipotenza (“l’ultima e chiudiamo in scioltezza che tanto giochiamo in casa!”) ma ci è andata male. Non so come sapeva che fossimo lì (di solito eravamo attenti al limite della paranoia), ma dopo pochissimo che eravamo dentro, avevamo forse appena finito di tracciare, sbuca un carabinere giovane, probabilmente di leva, dal fondo dei binari sul nostro lato della banchina (direzione Gessate). Noi entravamo quotidianamente dal lato opposto, per prendere la metro e andare a Milano, ed era un gioco da ragazzi: questo nella sua carabinieritudine ha scelto l’ingresso più tortuoso, ma ci è sbucato vicino.
“Ehi! Fermi!”
Pronti via, si corre in direzione opposta, cioè Burrona. Il tipo era giovane e correva come Mennea ma noi siamo partiti a razzo nel canalone e l’abbiamo tenuto dietro dopo lo scatto iniziale ma senza più riuscire a prendere quel vantaggio che bastava per saltare fuori: il canalone è ancora piuttosto alto. Qualche centinaio di metri ancora poi mette mano alla pistola.

“Fermi o sparo”, mano alla pistola.
“Fermi o sparo”, la tira fuori, sempre correndo.
“Fermi o sparo” e tre.

I polmoni iniziavano a spingere sulle costole, e alla mente il ricordo di Rocco L, lo “sceriffo” che non molto prima aveva sparato ad altezza uomo a gente in yard, amici tra l’altro: non c’era un bel clima per i writer in ATM, in quel periodo. Io e Dek ci guardiamo, ci chiediamo a vicenda il da farsi e alla fine per una ragione o per l’altra, piano piano rallentiamo fino a fermarci.
Proprio a noi doveva toccare ‘sto sbirro uscito dalle olimpiadi?
L’unica volta in vita mia che sono stato preso. Poi via di caserma, zaini sequestrati, cazziatoni, verbali, chiamate ai parenti, eccetera… ma per fortuna si è poi risolto tutto con un non luogo a procedere. Nel frattempo per qualche mese avremmo bombardato più in strada, saremmo tornati in linea tempo dopo: bianconate, pezzate lungolinea verso Cassina, le impalcature alla casetta bianca, altre banchine.. eccetera. e… il 1° maggio, che era particolare, ma ogni volta che si entrava a suo modo lo era. La linea era un mondo al tempo stesso sconosciuto ma amico, perché ormai la si conosceva bene, gli odori, gli sgami, i posti.

Una piccola nota a margine dei ricordi di Cone: nella prima foto, quella di Bussero, si intravede una delle famigerate scritte del KGB a cui avevamo fatto cenno qui. (Post di C.)

Categorie:Milano

Collirio delirio!

24 marzo 2018 2 commenti

Ciao, volevo postare la mia nuova compila con il sound Londra ’79. C’è del punk, dello ska 2 Tone e del dub ragamuffin. E’ una storia lontanissima dal mondo hip hop writing, ma fondamentale per tanti dell’età mia o di mio fratello (da cui avevo imparato un pochino questi dischi). Per qualcuno era roba normale, ad esempio a Treviso dai vecchi si era trasmessa abbastanza anche ai b-boy. Era roba bianca e nera mescolata, antirazzista, antifascista, aggressiva al punto giusto, importante. Ci sono i classiconi e qualche pezzata più particolare tipo Blessed are the peacemakers di Prince Far I (Cry Tuff & The Originals). Non è una cosa da specialisti: magari per qualcuno di voi può essere una intro verso un mondo musicale nuovo.

 

 

Ho invitato Vandalo a mixare un volume anche lui, con la roba che ascoltava nel Walkman, primi anni ’80. Ho in mente di farne una serie con diversi amici, se vi interessa scrivetemi.

 

 

A fine anni ’80 ero stato con Cyrus a Londra per due settimane. Una sera nel parchetto a Turnham Green ci eravamo presi la torta giamaicana del super, esaltatissimi. Giamaicana cazzo! Poi non era tanto buona, specialmente perché era da cuocere… ma sticazzi, mangiata cruda. In sostanza Cyrus parlava cockney e io non capivo una mazza. Avevo spulciato le pagine gialle finendo per scovare il negozio di Studio 1, del signor Peckings. Mi sa che ignorantemente avevo cercato alla voce Studio 1 o magari anche reggae per dire ah ah. Ci aveva raccontato un sacco di storie, avevamo preso lo ska e il rocksteady. Cyrus come vi ho già detto ha una cultura musicale spaventosa. Qui ci ha proposto la sua versione del Collirio Delirio, che figata.

 

 

Ci ha messo un volume anche Vanni, la sua presentazione:

Il 4° volume della serie lanciata da Shad con ispirazione Londra circa ’79-’81, con il reggae e la black music in generale ad influenzare punk e post punk. Tra Jam che fanno In the city (il titolo originale della serie era quello) da mods che coi rude boys sono sempre andati a braccetto, Marley che fa l’inno del concordato punk-reggae, LKJ che declama il bollettino di guerra dal suo punto di vista di giamaicano trapiantato a Londra, i PIL di quel John Lydon incaricato dalla Virgin di scegliere i giamaicani da pubblicare sull’etichetta, Ian Dury funky fresh buffone come pochi, Vivien Goldman con tutto il giro buono alle prese col dub arty, una serie di gruppi di estrazione wave prodotti da quel capo di Adrian Sherwood On U Sound, i campioni del suono 2 tone con pezzi tra dramma e commedia (a volte nera, a volte surreale), gli XTC con un pezzo favoloso nel cui incedere mi sembra di riconoscere il fantasma del reggae, ACR con una Shack Up funky quanto gelida, il tutto con le scene di un film come Babylon negli occhi, ambientato in una Londra livida e opprimente. E a chiudere le danze gli immensi Fall, con un pezzo in cui il reggae è giusto un retrogusto, un pretesto per inscenare una delle solite pantomime grottesche e scorbutiche come il loro leader, Mark E. Smith, da poco trasferitosi in una dimensione ancora più adatta a prendersi gioco della banalità.

 

Categorie:Mixtape

Panic in the city

17 marzo 2018 Lascia un commento

 

 

 

Terzo capitolo della compilation nata con l’idea vaga quanto temibile di produrre una specie di colonna sonora per momenti di euforia criminale nonsense, immaginate un b-movie in cui un medico pazzo (con le mie sembianze  hahahaha), dopo aver modificato in laboratorio un virus, lo diffonde in città provocando un’epidemia di questa sindrome caratterizzata, diciamo, da febbre, spasmi muscolari e da una slatentizzazione dei peggiori istinti umani; a seguire, scene di depravazione, violenza gratuita, vandalismi assortiti, malazioni di tutti i tipi insomma. I pezzi della compila, infatti, specialmente quelli del secondo e di questo terzo volume, sono tutti più o meno uptempo, febbricitanti, storti e in qualche modo violenti, pur provenendo da  ambiti musicali molto diversi, la sfida che mi ero lanciato era quella.

Quindi, buon ascolto, buone malazioni e… Kick out the jams motherfuckers!

Categorie:Mixtape

7. Cascina Burrona-Vimodrone

16 marzo 2018 Lascia un commento

Meno di 700 metri separano le due fermate, pochi anche i muri disponibili e tutti a sinistra del senso di percorrenza. A destra solo campi che in primavera si riempiono completamente di papaveri regalando uno spettacolo piuttosto suggestivo della campagna milanese, o quel che ne resta, e incorniciano la bellissima Villa Cazzaniga (1750 circa, Vimodrone, località Gaggiolo) con il suo giardino affacciato sul naviglio. Nelle belle giornate il tutto è sovrastato dalla vista dei monti del lecchese.

Il Manzoni ci si farebbe una pippa con questa cartolina!

Torniamo sui binari: prima che ricominci il canalone si incontra una ditta con due tetti non molto alti che danno proprio sulla linea, su quello rivolto a est dovrebbero esserci ancora i pezzi di Size e Kid, su quello a nord uno di Kol e un altro di Zero o Zone, non ricordo e dalla foto non riesco proprio a leggerlo. Lo stesso edificio ha il muro di cinta attaccato ai binari, era coperto, da sinistra a destra, da: throw up di Spyder e Flycat (ho scoperto leggendo Vecchia Scuola che erano stati riempiti a biancone da Guz e Jet come tributo), “Hi ATM” di Bzk, “Mid” di Bzk e Guz, “M!” di Mec, tag di Crank (aka Pongo) e robe vecchissime di Scea e Nail (qui Neil). Sull’armadio metallico di fronte persino un puppet di Guz degli esordi con il classico “boy in blue”. In questi due scatti con qualche piccolo sforzo si può rintracciare più o meno tutto quanto elencato.

01SizeKid

02FlyHiATMMid

La prima parte del muro è poi crollata, anche nella foto postata tempo fa https://pezzate.wordpress.com/2010/05/13/tka-linea-mm2/ si vedeva già che il muro era puntellato. Successivamente è stato ricostruito in cemento.

03TKAoratorio

Pochi metri più avanti un “TKA” a caratteri quasi tipografici sul muretto dell’oratorio, ancora oltre, tag successive di Tomato ABC (che poi era sempre Limone che qui giocava in casa). A questo punto il canalone è già ricominciato e porta con sé una piccola curiosità: da qui fino all’altezza del ponte di Gobba, il canalone della metro non è nient’altro che il vecchio alveo del naviglio Martesana che è passato sul luogo dove ora sorge la stazione di Vimo per poco meno di 500 anni. È sufficiente guardare una cartina dall’alto per vedere come il naviglio faccia una brusca deviazione a nord interrompendo il suo andamento praticamente rettilineo per poi riprenderlo dalle parti della Cascina Metallino, a Cologno Monzese.

Prima della stazione, solito campionario di tag di quelli che la frequentavano, qui abbiamo un Brd (credo sia di Bread) e una tag Jay-D, c’era un’altra postazione identica a questa con un flop Sh! di Shad.

04BRDJayd

Concludo con una foto scattata nel caldo agosto del 1994: solo trent’anni prima qui scorreva l’acqua.

05Vimostazia

[Continua… rivedete tutta la serie di Corrado sulla Linea 2 da questo link]

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