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La mitica S di Superman

2 giugno 2018 Lascia un commento

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Mi è capitato per caso un pezzo del vecchio book con la famosa S di Palestro. Volevo fare cose calligrafiche, lettering classico non hip hop, top to bottom. Ne avevo una serie, sempre una o due lettere max. I PWD mi prendevano per il culo da matti, questa era la S di Superman, quella in Bazzini la S del suckers. Io bello deciso oro e lampone Dupli. Il resto della storia di Palestro è qui, era il 1990. Mi sembra questo episodio ci sia anche nel nuovo libro Buio Dentro.

 

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Categorie:Milano

A Udine

2 giugno 2018 Lascia un commento

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Ho ritrovato qualche pagina del mio primo book. Questo è uno dei primi bombing credo 1989. Si entrava dal canalone di Cimiano e si risaliva il tunnel perché le stazioni al chiuso erano considerate più pregiate. Forse è proprio la volta che Fluido è entrato in bici, son tutti racconti riportati nel libro di Corrado appena uscito, Buio dentro. Quello sbrillone sulla tag era praticamente obbligatorio nel 1989 tra gli europeisti, penoso. Io per spaccare ci avevo aggiunto i grattacieli. Avevo le Casa Color Max Meyer del colorificio di Spyder, un lotto vintage: rosso di Cina un po’ acquoso e argentone ingestibile.

Categorie:Buio dentro, Milano

A Palestro

30 maggio 2018 Lascia un commento

Palestro

Corrado miticamente ci invia questa storia inedita e bella. Grazie che ricordi.

Dopo la festa di lancio da Spectrum oggi “Buio Dentro” esce oggi ufficialmente nelle librerie cogliamo quindi l’occasione di postare in versione full color questa murata datata 1989-1990 nel tunnel di Palestro MM1. La cosa curiosa è che queste foto si sono ricongiunte per la prima volta in occasione del libro dopo quasi trent’anni: lo “Yo!” di Mad Bob ce lo ha donato Kayone che l’aveva raccolto nella lavorazione di Vecchia Scuola, non so però quale fosse la fonte, il pezzo di Lord ce lo ha dato Sky 4 mentre il pezzo Shad arriva proprio dal diretto interessato che mi ha spiegato come scattando al buio non si fosse accorto di non aver inquadrato nei due scatti il pezzo nella sua interezza. Ecco spiegato perché manca un pezzo alla “a”.

Eravamo scesi a Palestro che era una mia fissa, ci andavo ai giardini da bambinetto. Continuavamo ad andarci. Dopo quella eri in S. Babila e lì credo nessuno ci fosse mai andato, almeno in quegli anni. Lì avevo fatto la mia mitica S calligrafica che già in Bazzini aveva generato un discreto ludibrio di Bang e Asky nei miei confronti. Io convintissimo. A Palestro c’era un piccolo layup ma quella sera niente treno quindi tunnel, così rimane. Pezzate a colori sul muro grezzo, belli freschi. Poi lì c’era anche sta cosa assurda che ad aver avuto una torcia vi saprei dire meglio. Tra tombino e tunnel c’e sotto al Planetario circa, un piano intero senza dentro niente, una pavimentazione che poi si affaccia sul tunnel. Nei primi tempi dopo la fase serranda scale mobili, scendevo io dal tombino e risalivo in stazione per aprire a tutti da dentro con la chiave triangolare. E lì in sto piano fantasma c’ero rimasto mezz’ora tra macchine gialle e non capire dove cavolo fossi, con la paura di volare nel vuoto ad ogni passo.

 

 

Categorie:Buio dentro, Milano

ATM: Tentato omicidio!

22 maggio 2018 Lascia un commento

Sabato ho dato a Fly due copie del libro Buio Dentro e mi sa che gli si è aperto un fiume di ricordi perché mi ha appena mandato questo volantino che avevamo fatto insieme nel 1993. Non era il primo, me ne ricordo un altro che credo sia uscito sul libro di Kay1, quello con il treno di Sky e le mie scritte a mano. Era stata la prima volta che l’ATM aveva sparato dietro ai writer. Quella volta Gomma ci aveva portati ad un microfono aperto a Radio Popolare con Umberto Gay e avevamo fatto volantinaggio sui mezzi in Circonvalla.

Questa volta qui invece siamo uno o due anni dopo, ero già nei TKA da un mesetto circa. Purtroppo non mi ricordo assolutamente niente di niente, magari nei commenti qualcuno ci aiuterà a ricostruire i fatti. Chi era sotto quella sera? Ho come l’idea che potesse essere Rae sulla linea di viale Monza.

Un grande GRAZIE a Fly per questo reperto di inestimabile valore. In basso vedete la data e la sigla FIP (Fotocopiato in Proprio, mi avevano detto che serviva ad evitare la denuncia per stampa clandestina o qualcosa del genere) e poi un sornione FTP a destra che voleva dire FUCK THE POLICE!!! Ciao raga, a presto con tutti gli aggiornamenti dal nuovo librozzo sulla subway.

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Categorie:Buio dentro, Milano

Buio Dentro

22 maggio 2018 Lascia un commento

Had aveva annunciato a più riprese dalle pagine di questo blog che era in preparazione un libro dedicato ai tunnel della metro, è arrivato adesso il momento di parlarne apertamente visto che il 31 maggio sarà disponibile in libreria.
Giovedì 24 invece, a partire dalle ore 18.30, ci sarà la festa di lancio da Spectrum, in via Casati 29.

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A selezionare la musica ci sarà Nicolas Egreen Fantini che per i pochi che non dovessero conoscerlo è questo signore qui: https://www.youtube.com/watch?v=6dWffFr8dCM

Per quanto riguarda il libro, siccome faccio fatica a decidere da dove partire vi butto lì i dati fondamentali: il titolo è “Buio Dentro”, è edito da ShaKe edizioni Milano e costa 19,90 euro. Un prezzo decisamente popolare per un lavoro che ha richiesto un impegno di molti anni tra la produzione del materiale fotografico, la raccolta delle interviste, la fase di scrittura e il progetto editoriale.

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Di cosa si tratta?

Partiamo da una precisazione fondamentale, da cosa non è questo libro: non si tratta della storia del writing a Milano (neanche limitato al solo bombing in metro), quel lavoro è già stato fatto da pubblicazioni ben più consistenti come All City Writer e Vecchia Scuola, lavori di cui si è già parlato anche qui. Questo è piuttosto un frammento, uno spaccato di una realtà più ampia ma soprattutto è il racconto di quell’attitudine senza compromessi che chi ha dipinto, o ha incominciato a farlo, tra la fine degli Ottanta e la prima metà dei Novanta, conosce bene.
Il testo racconta, attraverso la voce di una parte dei suoi protagonisti, la frequentazione dell’infrastruttura metro e dei tunnel in particolare nel periodo a cavallo tra l’ultimo scorcio degli anni Ottanta fino alla seconda metà dei Novanta, quelli in cui era molto intensa l’attività sotterranea dei bomber milanesi. Le voci dei protagonisti si accavallano e si rincorrono raccontando episodi noti o totalmente inediti, motivazioni personali, difficoltà famigliari, obiettivi raggiunti e gli inevitabili incidenti di percorso. Al pari dei writer è anche l’infrastruttura metro a essere protagonista della vicenda, si è infatti cercato di raccontare anche questo aspetto, in maniera semplice ma esaustiva.

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Perché un altro libro sul writing?

Ho sempre affiancato all’attività di writer anche quella di, diciamo così, documentatore e dal momento che a me dal giorno zero piacciono tag e throw up i miei scatti si sono concentrati soprattutto su quell’aspetto. Il sogno di fare una pubblicazione con le foto che ho scattato negli anni lo cullavo da tanto tempo. Quando con Shad abbiamo cominciato a lavorare a questo progetto l’idea era quella di fare una panoramica piuttosto ampia sul bombing (street, linea treno e metro) della Golden Age dell’aerosol milanese: gli anni Novanta. Avremmo voluto raccontare in modo più articolato quello che altrove era stato solo accennato. Il bombing più crudo ha sempre trovato meno spazio rispetto l’aspetto stilistico nelle pubblicazioni di settore, soprattutto in quelle con taglio storico e a me questa cosa è sempre dispiaciuta un sacco perché, da sempre, è il bombing (in tutte le sue accezioni) a dare l’idea di quello che si muove in una scena più che le pezzate a colori tutte belle leccate negli Hall of Fame. Questione di gusti, ovvio, ma è anche vero che soprattutto su questa pratica la Milano del writing ha costruito la propria reputazione.
Il materiale però era davvero troppo e troppe le persone che avremmo voluto e dovuto coinvolgere ma, soprattutto, la sera che ho mostrato una parte dell’archivio a Shad lui dopo un’ora aveva già la nausea… e avevamo visionato forse il 30% della roba! Mi ha guardato e ha sentenziato: “non ce la faremo mai” e ce ne siamo andati a nanna.

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Tunnel

Quindi, cosa fare? Cambio di rotta immediato, puntiamo verso l’hardcore dell’hardcore: la metro. La nicchia della nicchia. Ma da un punto di vista inedito, quello dei tunnel. Prendendo a pretesto un ricco archivio di foto di roba in galleria, abbiamo chiesto a una trentina di persone di raccontarci questi anni e di riflesso la nascita di una “specialità” tutta milanese, la vera anomalia che ha contraddistinto la nostra Vecchia Scuola rispetto a tutte le altre città europee: il bombing sulle banchine della metro. Certo, venivano dipinte anche a Parigi, Stoccolma, Berlino… ma mentre qui erano un’attività collaterale rispetto al target principale, i vagoni della subway, a Milano per svariate ragioni sono state il vero terreno di confronto dei bomber più incazzati. Almeno in quegli anni.

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Il testo

Ne è uscita una narrazione, se non inedita, perlomeno inusuale del Movimento perché le persone, forse a causa del molto tempo trascorso dai fatti, si sono aperte in maniera sincera senza quelle pose che spesso caratterizzano i writer intervistati nel pieno della loro “carriera”. Forse per la prima volta in ambito italiano sarà più interessante leggere, ascoltare, piuttosto che indugiare sulle foto.
Per sua natura questa disciplina ha nell’aspetto visivo il suo lato più evidente, ma una volta tanto non saranno le immagini a farla da padrona. Le foto però ci sono, ovviamente, e il materiale è bello ruvido come piace a tutti gli amici di Pezzate: oltre 250 foto di pezzi, throw up e tag quasi esclusivamente in tunnel. Abbiamo dibattuto a lungo sull’opportunità di includere anche le banchine, sarebbe stato bello ma i costi sarebbero sicuramente lievitati, avremmo dovuto coinvolgere molte più persone e, non da ultimo, negli ultimi anni tra libri e siti Internet buona parte di quei lavori ha già visto più di una pubblicazione mentre i lavori in tunnel ci hanno garantito un’opera con un’alta percentuale di scatti completamente inediti (ne abbiamo inclusi anche alcuni già visti altrove perché gli abbiamo ritenuti dei “classici” imprescindibili).

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Nato come progetto totalmente underground è approdato alla scuderia ShaKe grazie all’intuizione di Had che conoscendo bene Gomma, anima di Shake, era certo del suo interesse e delle maggiori possibilità di diffusione e longevità del testo, anche quando io ritenevo non dovessimo eccedere i confini dell’autoproduzione.
Tutto qui, spero vi piacerà.

https://www.graffitishop.it/Libreria-Graffiti?jsvpd-147678 https://spectrumstore.com/2018/05/buio-dentro-launch-party/
http://www.shake.it/
Instagram: @buio.dentro_milano

Categorie:Buio dentro, Milano

Yo baby…

19 maggio 2018 Lascia un commento

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Mi ha chiamato Fly e ci siamo fatti due ghignate. Il libro esce online lunedì e giovedì si presenta al negozio Spectrum. C’è una parte della storia con la S maiuscola e tante delle nostre storie. Un grazie a chi ha contribuito e ovviamente chi lo ha prodotto. Grazie Corrado. Qui su Pezzate uscirà molta roba inedita più eventualmente rettifiche, commenti e altro. Il libro non è perfetto ma spero vi piacerà, ci siamo dentro tutti noi dei vecchi tempi in zona Lambrate.

Categorie:Buio dentro, Milano

Collirio delirio: spazio a Giacomo Spazio!

23 aprile 2018 Lascia un commento

Collirio Delirio era la serie di mix punk ragamuffin Londra ’78, ne avevamo fatti 4 più o meno sulla stessa linea il mese scorso, amici writer nati sui primi anni ’70. Ho chiesto di mixarne uno a Giacomo Spazio e ne è uscita una cosa crossover senza nessuna influenza giamaicana ma molto figa perché Giacomo era parte di quella scena punk qui a Milano. Anche lui era un pittore di arte pubblica, ma di qualche annetto prima di noi, prima scena dei centri sociali e anche prima forse (qui un suo intervento su uno dei pezzi più importanti degli anni ’80 italiani, qui una sua bio per farvi un’idea delle cose che ha fatto nella controcultura). Ha scritto anche le sue note di copertina, fighissime per capire che cavolo vuol dire tutta sta roba rumorosa ribelle respingente.

 

 

 

1) – DISPERATE BICYCLE – sono i pionieri e gli evangelisti del DIY, hanno istigato decine di persone ad imbracciare gli strumenti. Il loro motto era: È semplice, costa poco, vai e fallo!

Canzone – Holidays

2) – BIG IN JAPAN – Il nome significa “Non conti un cazzo”… quindi sei… “Big in japan”. Nella band ci sono tutti quelli che un poco di storia l’hanno fatta. Budgie divenne il batterista di Siouxsie. Holly Johnson formò Frankie Goes to Hollywood. Ian Broudie divenne famoso come prodottore di Echo&The Bunnymen, i Fall, i Coral. Jayne Casey formò in seguito i Pink Military e poi i Pink Industry. Infine Bill Drummond, mente perversa e capo assoluto del progetto JAMM e poi KLF (Kopyright Liberation Front – oppure – King of the Low Frequency – oppure – King Lucifer Forever)

Canzone – SCUM

3) – Bill Drummond – Musicista, artista, scrittore e aggiungo io, pazzo totale… puro amante del formato 7″ (da noi il 45 giri), prima di qualunque altro formò una piccola etichetta discografica chiamata Zoo Records… diede vita come ho detto prima ai KLF, il resto è storia.
Canzone – Julian Cope Is Dead

4) – JULIAN COPE. Attivista dello sballo è stato punk e ho perso il conto dei dischi incisi prima con i The Teardrop Explodes, sia a suo nome. Oggi è uno scrittore e musicologo di fama internazionale. Ha scritto il migliore libro sul Krauto rock. Insegna cultura delle ‘Civiltà Neolitiche’.

Canzone – Bill Drummond Said

5) – THE FALL ( MARK E SMITH) – Mark è morto da poco, ma ci ha lasciato un totale di 89 LP. Era in giro dagli albori del punk e il suo stile mi ha sempre intrigato anche se la maggior parte delle volte non ho mai capito un cazzo di cosa dicesse nelle canzoni e mai mi è venuta voglia di scovarne i testi. Era una testa calda, lo amavano tutti per questo e io, pure.

Canzone – Rowche Rumble

6) – FAT WHITE FAMILY – Mentre tutti guardavano alla classifica i F W F si facevano i cazzi propri. Ora sono un nome superchiaccherato e ovviamente band di successo che come nel classico DIY, non deve niente di niente a nessuno…. tranne ai The Fall e al krauto rock. Dimenticavo questa canzone tributo è stata scritta prima della morte di Mr. Fall Mark E Smith…

Canzone – I Am Mark E Smith

7) – CABARET VOLTAIRE. Il nome della band è rubato.. dai lo sapete tutti e la loro ricerca musicale si muove nell’elettronica sperimentale, ma ricordo per chi non lo sapesse che la band imbracciava all’inizio anche le chitarre. A questo proposito potete ascoltare il singolo Nag Nag Nag che secondo loro sarebbe copiata da Here She Comes Now dei Velvet underground. Ma io vi propongo l’ascolto di un pezzo del 1978 che era al passo con i tempi in cui si muoveva il punk.

Canzone – Baader Meinhof

8) – PINK INDUSTRY. Nati dalla mente di Jayne Casey come proseguimento dei Pink Military erano come i Cabaret Voltaire una band che usava strumenti elettronici vari ed anche essi erano orientati verso una dance alternativa… Ma questa band militante riusciva anche a sfornare brani suggestivi e introspettivi come quello che andiamo ad ascoltare.

Canzone – Is This The End

9) – FAD GADGET. Il nome vero era Frank Tovey. Grande cantante e performer sapeva sapientemente miscelare testi introspettivi che parlavano di disumanizzazione, società dei consumi, violenza domestica, mass media, religione, con una musica pop elettronica dal brillante tocco di industriale. Tra i suoi strumenti preferiti, il rasoio elettrico e il martello pneumatico. Di questa canzone esiste una versione registrata nello stesso periodo con la band tedesca degli Einsturzende Neubauten, ovvero Nuovi Palazzi che Crollano.

Canzone – Collapsing New People

10) – HEAVEN 17. Nome preso in prestito dal film Arancia Meccanica, questo trio formatosi nel 1980 era intensamente orientato a riabilitare la dance. Mischiavano sonorità punk e industrial esattamente come i loro coetanei Cabaret Voltaire e Fad Gadget e come tutti in quel periodo si avventuravano con i loro testi in una simpatica critica sociale.

Canzone – Crushed by the Wheel of Industry

11) – JOHN COOPER CLARK. Sembrerà strano ma in tutto questo giro di musica nella terribile Gran Bretagna che fece decollare il punk, c’è stato sempre posto anche per la poesia. Nel 1980 John Cooper Clark si è piazzato al n.20 della classifica degli Lp più venduti, poi è stato fidanzato con Nico e anche con l’eroina. Infine è apparso nel film di A. Corbijn sui Joy Division. Le sue rime baciate sono putride e sarcastiche, ma vere nel descrivere la vita quotidiana anglosassone. Personalmente penso che abbia influenzato lo spoken word di John Lindon in Religion dei P.I.L.

Canzone – Kung Fu International

12) – P.I.L. (Public Image Limited). Per questa band di pura avanguardia sonora nel 1978 si parlava gia di post-punk. Ma cazzo qui c’è solo un suono incredibile e tanta rabbia da sputare sul questo mondo. Ma per sottolineare le invisibili connessioni ho scelto la versione solo parlata di Religion

Canzone – Religion

13) – ANNE CLARK. Poetessa e musicista elettronica. Le sue liriche e le sue linee di tastiera hanno influenzato una generazione a venire arrivando alla generazione “rave”. I testi delle poesie spaziano dalla vita quotidiana, alla politica. Ma ho scelto un pezzo in puro stile “chill out” da fare ascoltare

Canzone – Poem Without Words 2 – Journey by NIght

14) – P.I.L. (Public Image Limited). Ancora i Public Image Limited con un brano da Metal box in puro stile ambient. Ecco che ancora una volta si capisce che tutto era connesso e se ascolterete per intero tutto Metal Box riuscirete a farvi un’idea di quello che ancora oggi ascoltiamo. In questo disco c’era tutto, proprio tutto

Canzone – Radio 4

15) – SPACE (KLF). E qui torniamo a Bill Drummond, questa volta assieme a Jimmy Cauty ovvero i KLF, la band dance più pazza del pianeta. Nella loro attività artistica mutarono sempre nome. Ebbero decine di n. 1 in classifica e arsero anche 1 milione di sterline. Per finire questa storia improbabile dal punk all’elettronica, li ascoltiamo nella loro incarnazione più oscura chiamata SPACE, quindi rilassiamoci insieme e buon mdma a tutti. Alla prossima.

Canzone – Neptune

Categorie:Mixtape