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Jazz, rap, soul con il mio neurone in blackout!

13 gennaio 2021 1 commento
Serie di mixtape con il jazz mescolato al rap: qui tutti i volumi per il vero feticista!
Categorie:Mixtape

Leslie

13 gennaio 2021 Lascia un commento

Ieri Dosey è passato finalmente qui da me e mi ha smollato due foto di Spyder, questa arriva da Shot CKC (un grazie da parte nostra). Sky4 ha lasciato una nota per questa foto del 1989 che aveva citato per primo Moe nella serie sulla Linea all’aperto. Un saluto a Spyder, avere un maestro come lui poi ci campi una vita, grazie da parte nostra e un saluto ai PWD.

leggendario, a cassina lungo la linea, solo outline. un alieno in quel periodo, non c’era nessuno al suo pari. ha incarnato la vera natura del writing, un pioniere, quel poco che ha fatto ha lasciato un’impronta a tutto il resto della scena. da lì è nato tutto il bars’n’arrows. un personaggio. io ho dipinto poco con lui, ai mondiali. non ti spiegava molto ma ti trasmetteva cose che capivi benissimo, certo dovevi esser bravo a intuire. un maestro in tutti gli stili, in tutte le forme era una cosa fantastica, anche di disegni si è visto poco purtroppo. sono onorato di essere ancora oggi parte della sua crew. rip.

Segue il muro completo con il pezzo di Fly, dal libro di Kay1 per Drago Editore.

Categorie:Senza categoria

Art School NYC

30 dicembre 2020 Lascia un commento

Vanni ha messo insieme un nuovo volume della serie ispirata alla scena newyorchese dei primi anni ’80, dove si mescolavano artistoidi e bella gente uptown/downtown. E’ lì che era esploso il fenomeno commerciale del writing etc etc etc – le solite cose che dopo 12 volumi potete ascoltare e leggere da questo link di archivio. Una volta Phase mi aveva raccontato che vedeva Madonna in disco, che non lui direttamente ma molti dei suoi amici ci avevano fatto storie. Quel mondo lì, di cui Vanni è cultore e grande fissatone: era il momento in cui si erano iniziati a fare i film hip hop al cinema, quando poi dopo sei mesi è esplosa in tutto il mondo.

Categorie:Mixtape, New York

Jazz, beats & rhymes

29 dicembre 2020 Lascia un commento

Ho fatto il volume 11 e 12 e 13 della mia serie che mescola jazz di oggi e alt rap degli ultimi 30 anni. Gli altri 10 volumi li ascoltate eventualmente da questa pagina.

Categorie:Mixtape

Hey Phase…

13 dicembre 2020 Lascia un commento

Ieri era il primo anniversario della scomparsa di Phase2, oggi ho visto che tanti postavano sue foto. Daze ne ha pubblicata una di loro due a Milano nel 1985, l’anno di questo racconto qui.

Ho chiesto a Vandalo e dalle scansioni del primo numero di Trap ha tirato fuori la lettera che avevo pubblicato, era il 1991 mi sembra. Phase2 come al solito mi aveva shampizzato perché avevo postato la sua calligrafia, troppo personale per lui che ci teneva da matti alla privacy. Alcuni di noi ci chiamava knuckleheads, in effetti un po’ cazzoni lo eravamo: grazie a lui avevamo imparato un casino di cose di prima mano sull’hip hop, il writing, gli Stati Uniti e il razzismo.

Grazie Phase, per noi sarai sempre un’anima immortale e un grande stilosone. Comperate il suo libro, Style: Writing from the underground di Stampa Alternativa. Su Wikipedia ci sono informazioni nella sua pagina, anche qui nell’archivio di Pezzate ci sono tante notizie che ne parlano se volete cercare.

La lettera uscita su Trap diceva questo:

E’ sicuro che c’è troppa poca unione nel movimento qui a NYC… è questo ad aver veramente ucciso l’arte che dal primo giorno abbiamo chiamato “writing”. Loro (i media e le autorità) ci hanno appiccicato addosso la parola con la G e in quel momento noi la abbiamo accettata semplicemente per una reticenza a darle un termine più appropriato. Writing, scrivere sui muri, per noi bastava quello. Ma sono passati secoli… è l’equivalente di chiamare discendenti del continente africano, anche da famiglie nobili, Negroes quando si trovano in America… a chi sarebbe toccato di darci un nome? E così, chissà per quanti anni noi, come popolo, abbiamo cercato di capire questa cosa… Questi figli di troia hanno sempre creato confusione nel mondo, in mezzo a gente diversa da loro… possono prendere la parola con la G e mettersela su per il culo… ci hanno detto di essere la razza superiore… i ricchi, i potenti, sono loro i colpevoli di aver architettato l’odio e la distruzione che esiste oggi nella nostra società. Queste persone hanno preso e sviato la nostra cultura a più riprese… la hanno resa meno di quello che è, hanno cercato di appropriarsene… Questa cultura ha unito un arcobaleno di persone differenti, che grazie a quest’arte sono diventate una cosa sola… ci devono temere… davvero… e tra di noi c’è chi se ne approfitta per un guadagno personale, ma sappiamo chi sono e sappiamo che vanno nominati pubblicamente… Sono persone che hanno fatto credere al pubblico che Keith Haring, unoche non è mai stato un writer, che non appartiene alla nostra “categoria”, che invece fosse la tendenza, la frontiera creativa nel regno del writing aerosol… lui e altri che non hanno mai avuto alcuna influenza sulla nostra arte… messi in primo piano a rappresentare il movimento… Quando invece lui ne è stato influenzato, ma non come un partecipante materiale o per tradizione… Le dinamiche dell’aerosol sono molto diverse ma l’aspetto principale del writing indica “uno che scrive” come nel bombing, creando lettere, outline, pezzi, etc… Eppure ste cazzate son state passate al pubblico anche da libri come Arte di frontiera, come parte della nostra cultura… ma tutte queste cose sono lontanissime dall’esistenza più hardcore del movimento. Le persone che parlano non siamo noi… la maggior parte delle volte non sono devoti hardcore della nostra arte. Le gallerie d’arte non distruggeranno o creeranno questa arte/cultura… L’anima e l’essenza arrivano dalle budella del ghetto, le strade di tutto il mondo, non le gallerie d’arte… Creano mentalità da schiavi, come questi termini di Babylon che anche noi usiamo per soddisfarli. Quando Bob James diventa Asswaaly Erajaa Ali, non ce la fanno più… non puoi semplicemente essere quello che sei veramente. Solo quello che loro vogliono che tu sia o quello con cui si trovano a loro agio. E’ per questo che è logico quando uno come Keith Haring e non uno come Biz Markie viene messo a rappresentarci… Ma a vantaggio di chi? Lo dicevo quando era vivo e vegeto, lo ripeto ora… la sua esistenza in seno al movimento aerosol è sempre stata un intruglio di roba superficiale… Non serve a nulla sparare sulla Croce rossa ora, il punto è che chi ha inserito lui e gente come lui in seno alla nostra cultura ha distorto la nostra storia… è così, puro e semplice, fanculo! Non avevamo bisogno della loro cosiddetta expertise per definirci artisti… quei giorni dovrebbero esser passati già da tempo… finiti… stop. Altrimenti sarà la nostra arte a soffrirne sempre di più. Dobbiamo concentrarci su questo come ne andasse della nostra vita di ogni giorno, perché abbiamo a che fare con forze cui non sbatte un cazzo di cosa succede alla nostra cultura… a meno di averne un guadagno. Sono loro così come noi i nemici, quando restiamo nell’ignoranza e accettiamo di adeguarci al loro “programma”. Hai visto nascere e morire tutto nel loro forum, hanno creato i loro eroi, li hanno tenuti in vita e hano ucciso tutti noi “writer”. Poi hanno usato la parola Post per Post Graffiti, per indicare cose disegnate e non scritte… Eccoli, i criminali in giro per distruggere la nostra arte nella sua forma più vera e in evoluzione. Non da un nome a un fiore o a un volto… ma dalla A fino a quello che noi vogliamo che diventi… Lasciamo vivere le dinamiche aerosol e uccidiamo la parola con la G, anche per loro significa spazzatura… Capiamo che è un movimento diversificato e non è più solo writing, ma che siamo noi i maghi che devono spiegarne le sfaccettature, non loro. Con rispetto. Come artisti, rispettiamo quello che il movimento è diventato, non possiamo più lasciare che persone capaci di distruggere noi e la nostra arte continuino a far niente più che costruirne una facciata.

Peace to all,

PHASE

Categorie:Milano, New York

Belè… be nice!!!

5 dicembre 2020 Lascia un commento
Categorie:Mixtape

Il treno di Greco: una storia mai conclusa

19 novembre 2020 Lascia un commento

Ci scrive Moe:

Qualche settimana fa Spice mi stava mostrando un po’ di foto del suo archivio quando saltano fuori un po’ di immagini del vecchiume che tanto ci piace qui su Pezzate, così gli ho chiesto di accompagnare i suoi scatti con le relative memorie visto che in questo periodo sono personalmente a corto di idee ed energie.

Ecco cosa ci ha scritto Spice:

Quello che le persone normali vedono qui è un ETR 200, uno dei primi treni elettrici ad alta velocità, messo in linea nel 1940, dismesso nel ’92 e quindi parcheggiato per sempre nella yard tra Greco e Sesto S. Giovanni. Invece io quando ero un giovane toy e la domenica andavamo a pranzo dai parenti di Sesto, me lo gustavo dal finestrino della macchina. Ero incuriosito da quei bombing perché non mi era mai capitato di vedere pezzi sui treni prima di allora, sebbene quel treno non girasse e di fatto fosse più da considerare come un lungo linea, io ne ero totalmente rapito. Perché finalmente riuscivo a vedere qualcosa di rapportabile alle metro dipinte in Subway Art che sfogliavo a casa, e che in fondo non mi aspettavo fossero davvero replicabili nella nostra realtà. Il fascino che esercitava quel libro era paragonabile ad un film di Hollywood, sapendo già dentro di me che non avrei mai potuto riviverlo in prima persona, perché, ammettiamolo, erano imprese fuori dalla mia quotidianità. Ritratte in immagini così brillanti e sature da farmi sognare come fossero davvero fiction. Seen come Magnum P.i. diciamo! Passa un po’ di tempo e finalmente mi decido a scattare un paio di foto a questo treno con il teleobiettivo sulla 35 mm di mio padre. Oggi non saprei spiegarvi perché non ho scattato foto a tutti i pezzi che c’erano, anche se credo che il costo del rullino e dello sviluppo fosse una ragione possibile, ma quello di Dose devo dire che mi piaceva moltissimo e per lui in effetti avevo già una grossa ammirazione. Frequentava il Caterina da Siena già da un paio di anni prima di me, trovavo le sue tag in tutto l’edificio poi lo vedevo taggare la fermata della 55 con il lucido da scarpe, e ancora vedevo le sue banchine in metro tornando a casa. Insomma lui stava emergendo sulla scena, io stavo iniziando a comprendere il Writing. A riguardarlo ancora oggi quel treno è un bel bombing, fatto con solo tre colori tanta improvvisazione e pochi elementi, ma tutti eseguiti con gesti ampi e sicuri. Il pezzo si distende su almeno quattro finestrini, poi tag e sfondo si prendono il resto. Già alla prima occhiata capisci come fosse abituato a disegnare in grande, sfruttando tutto il suo corpo, di sicuro aveva un occhio allenato per prendersi al meglio il suo spazio. Immagino poi che quella sera si debba essere sentito padrone della carrozza, mentre chiudeva il pezzo con una bella tag a fat grande più di un finestrino.

Per me invece il cerchio si chiuse una sera di qualche anno dopo, forse era il ’96, quando ormai i treni non solo erano un obiettivo possibile, ma anche l’unico. Insomma avevo fatto un po’ di strada nel frattempo e porto ancora con me due ricordi di quella notte.

Il primo, le dimensioni mastodontiche del treno. Ricordo che quando stavo lì in piedi, sotto la pancia di ‘sto elefante arrugginito, ho ripensato per un momento a quanta fatica potesse aver fatto Dose a fare un pezzo che apparisse grosso anche guardandolo dalla strada.

Il secondo, era una notte estremamente umida. Avete presente una di quelle volte che quando riesci finalmente ad avvicinarti al treno e lo vedi coperto di goccioline illuminate dai lampioni, già ti immagini quante bestemmie dovrai tirare per fare qualcosa di lontanamente accettabile?

Ecco quella notte mi pare che io e Cleph fossimo rimasti senza passaggio per andare in yard fuori Milano e allora decidemmo di fare anche noi la nostra parte su quel vecchio treno. Il mio pezzo, per quel che posso rivedere dalla foto, purtroppo mossa, aveva la gamma colori tipica delle poche Montana disponibili in quel periodo. Scrissi Spice con lettere semplici, nello spazio di due soli finestrini con uno sketch derivato dai pannelli che facevo sulle FN in quel periodo, a cui improvvisai una base inferiore, non potendo appoggiare il pezzo sul pianale del treno. Mi sembra di averci messo tutto “l’arsenale” tecnico in voga in quel momento, pieno, giochi, fondino etc. compreso il bianco dappertutto: nel 3D, nelle luci e pure il pass esterno! Eppure a riguardarli insieme e vicini oggi, il bombing grosso a tre colori anche se un po’ grezzo, secondo me rimane più efficace e d’impatto!

Bella Dose.

Oltre al pezzo di Dose c’è anche quello di Sputo (in LKK con Type e Nesh). Abbiamo poi condiviso questi scatti con Dose che mi ha detto di come da tempo stesse cercando di ricostruire il “treno di Greco” nella sua interezza. Qualcosa avevamo già pubblicato su Pezzate in questo post:

Qualcosa l’abbiamo trovato su IG dei CKC:

C’è qualcuno che può aiutare Dose in questa session di filologia del writing?

Categorie:Milano

Cyrus + Had: spiritual jazz selection

13 novembre 2020 Lascia un commento
Categorie:Mixtape

Jazz, beats & rhymes

13 ottobre 2020 Lascia un commento

Ascoltate i nuovi volumi della mia serie jazz rap: questa volta inizia con un flashback soul e poi finisce con dell’alt rap politico assurdo, più il jazz degli artisti di oggi. Non ci troverete il jazzy rap stereotipato con i campionamenti jazz da clubbettino elegante e nemmeno il jazz hop lo fi con i beat che non hanno niente da dire. Tutta la serie si trova a questo link.

Categorie:Mixtape

Type CKC: I capricci in Metrò

11 ottobre 2020 Lascia un commento

Type mi ha mandato un po’ di ritagli dai quotidiani dell’epoca. Qui abbiamo una chicca, credo sia de Il Giornale: l’autore Giorgio Soavi, scrittore e poeta, era amico di Montanelli e aveva dato lui il nome al nuovo quotidiano nato nei primi anni ’70. Qui il Soavi si era inventato una lettera in cui la mamma di un writer difendeva il figlio raccontando con il cuore in mano le avventure del giovane bomber con il sogno di esporre alla Biennale di Venezia. La magia si era raggiunta con il passaggio evidenziato da Type in blu per via della cannetta telescopica con cui secondo lui si bombizzava la Linea 1 senza prendere l’alta tensione del terzo binario. Geniale il Soavi, maestro del giornalismo all’italiana.

Categorie:Milano