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Posts Tagged ‘1990’

Milano racking history: Mondiali 1990

11 giugno 2020 Lascia un commento

Nei primi mesi del 1990 cominciò a girare la voce di una murata da realizzarsi per i Mondiali di Calcio di Italia 90.
Venne organizzata dall’Assessorato alle Politche Giovanili, allora guidato dal bluesman Fabio Treves, con il supporto di Atomo e soci.
All’inizio sembrava nascere come un evento degno di questo nome: Si sarebbe pezzato il muro di Via Renato Serra fino a girare in Via De Gasperi. Era la recinzione di parte dei vecchi capannoni dell’Alfa Romeo al Portello, vuoti da anni e che sarebbero stati demoliti negli anni successivi, per fare posto ad uffici, centri commerciali e parco che ora costituiscono l’area Portello.
In realtà non andò così, e una parte di quel muro è ancora in piedi, come recinzione dell’area di cantiere ancora rimasta nella zona.
Ma ai vari consigli di zona, assessori a qualcosa e paladini del decoro murario, un po’ di vernici su muri scrostati e da demolire erano troppo: imposero la posa di una tela da pittura per qualche centinaio di metri, sopra al muro.
Un’idea talmente stupida che potrebbe essere giustificata solo dal dover far guadagnare qualche milione di lire a imprenditori dei tessuti di area PSI.
Per quanto iniziata nel peggiore dei modi, ci trovammo in tanti per partecipare alla murata intitolata “Il G******o più Grande del Mondo”.
Non era il più grande, ma Atomo lo propose agli assessori così per solleticare l’arroganza craxiana dei governanti milanesi del tempo.


Quel 26 aprile del 1990 qualche decina di ragazzi tra i 15 e i 25 anni si trovarono sotto il cavalcavia di Via Serra, dove il furgone dell’assessorato trasportava e distribuiva le bombole di spray, arrivate dalla DupliColor sponsor della murata.
Nello slang del writing “Racking” è la parola che si usa per indicare il rubare gli spray.
Per ogni writer erano previste una ventina di bonze, 3 pacchi da 6 e poco più, ma non ricordo gente che sia andata via con meno di 50-60 bonze. La Simona, che guidava il furgone e distribuiva le bombole, lasciava fare.
Per dire, a fine murata, avevo in cantina quasi 400 spray. E tutti gli altri partecipanti avevano fatto lo stesso.
La conferma la potete vedere in tutti i pezzi old school fatti tra 1990 e 92-93, per le strade di Milano: molti colori sono simili perché arrivano dalla stessa “fornitura”, migliaia di DupliColor si riversarono sui muri della città.
Lampone, lilla, marrone caramello, quel cazzo di rosso fuoco che non copriva mai, il giallo sole che invece copriva tutto, il nero per le marmitte che resisteva fino a 400 gradi, tutta una serie di colori arrivati direttamente dalla Germania, che non erano nelle cartelle colori della Dupli italiana.
Il dominio incontrastato delle DupliColor finì solo con l’arrivo delle Sparvar qualche anno dopo, ma io che non ne sopportavo l’odore rimasi fedele alle Dupli.

StickerSkate, un giornaletto di skate fatto per spremere soldi ai teenagers che si avvicinavano allo skateboarding, pubblicò un “articolo” sulla murata, ne vedete qualche foto qui sopra. Nelle fotine vedete pure Teatro e Papilly davanti al furgone della Simona per prendere le bonze, oltre alla Renault 4 pezzata “Funky” da Atomo.

Le cose non andarono lisce. Dopo il primo giorno di “murata” (forse meglio dire “telata”), in cui tutti iniziarono la loro roba, al secondo giorno, all’arrivo in Via Serra, la maggior parte delle tele era stata tagliata e alcuni pezzi portati via.
Era ovvio che sarebbe successo. Del resto al Comune di Milano non fregava un cazzo, volevano solo non avere scritte in giro. Non gli andò troppo bene nemmeno a loro.
Gli squarci notturni, però, portarono diversi scazzi. Alcuni erano convinti che fosse stata colpa dei “centri sociali”, ricordo una lunga discussione che feci con Spyder7, senza riuscire a convincerlo del fatto che ai “centri sociali”, a parte i pochi writers presenti a dipingere che dai quei posti venivano, come me, Teatro, Jet4, Inox, i BMXXX, della murata dei mondiali non fregava niente.
Già da prima i writers di provenienza HipHop non vedevano bene quelli che arrivavano dagli squat, questo episodio non migliorò le cose.
Spero abbia saputo poi, come l’ho saputo io, che a tagliare le tele erano stati Bboy.

Sul mio pezzo di tela feci un puppet che vomita e una dedica all’organizzazione per la fornitura delle vernici: “In this world of spray for cash, got no choice but to stuff and dash”. Non il massimo, lo so, ma non volevo sprecare i colori migliori, duramente raccolti, su quella tela.
Di fianco un giovane Shad scrisse PUKE in verticale, quindi, ecco, non ero solo.
Diverse foto di questo evento sono state pubblicate sul libro Vecchia Scuola, pure se piccoline. Non ve le posso riproporre tutte, ma una pagina eccola qui.
Vedete all’opera alcuni localz e alcuni ospiti. Chissà se prima o poi riesco a postare un po’ di foto decenti.
La murata fu conclusa il 2 maggio 1990, le tele ovviamente sparirono tutte.
Se passate in Via Serra all’angolo con Via De Gasperi, e sapete dove guardare, qualche piccola traccia di quelle vernici la vedete ancora.
In questi giorni di guigno, 30 anni fa, iniziavano le prime partite di Italia 90.

(foto StickerSkate: Secse – foto: tela: Vandalo – Foto: varie e locandina: Vecchia Scuola)

Teck + Strike “Fuck the Eroin”, MI 1990

18 febbraio 2020 Lascia un commento


Nell’agosto del 1989 il Leoncavallo viene sgomberato per la prima volta, e buona parte delle strutture vengono abbattute a colpi di ruspa.
Gli unici muri a rimanere in piedi, quelli perimetrali.
Dopo pochi giorni le rovine vengono rioccupate, l’area svuotata dalle macerie e alcune strutture, per quanto possibile, ricostruite.
Una delle prime a essere ricostruite fu il capannone dove si facevano i concerti. Quello che prima era un capannone in muratura fu ricostruito con struttura in tubi innocenti e pareti e copertura in lamiera.
L’unica parte in muratura rimasta era l’area del palco.
Agli inizi del 1990, dopo che ci aveva lasciato tags il mondo intero, ci voleva qualche pezzata.
In quel periodo un writer francese, Teck, era spesso al Leoncavallo, quando non pezzava in giro per Milano o in Bassini col primo nucleo dei CKC e amici della plaza.
Teck, insieme a Strike CYB, realizzarono questa pezza “Fuck the Eroin” nel marzo 1990, e la murata fece da sfondo a decine di concerti e serate negli anni seguenti.
Teck fece il “Fuck the”, e Strike “Eroin”.
Non ho idea del perché abbia scritto “Eroin”… non è italiano, non è inglese, non è francese.
Forse non aveva voglia di fare la H all’inizio o la A alla fine. Misteri di Strike.
Comunque, la tematica antirobba era a seguito del festival del Parco Lambro dell’anno precedente chiamato “Nè eroina nè polizia”, dove salirono sul palco per la prima volta molte delle posse italiane e diverse crews HipHop.
Nella foto potete vedere anche, a lato, un paio di throw ups di altra gente di plaza che era spesso al Leo: MOEZ in giallo e nero e SPINE (AKA Bizzarri) in rosa e rosso.
Quella pezza rimase lì fino allo sgombero definitivo, quando venne abbattuto quello che rimaneva del Leoncavallo fino all’ultimo granello di cemento.
A questa pezza e ai throwups di fianco ci sonarono davanti centinaia di bands, recitarono attori, parlarono politici, cazzeggiarono fancazzisti (come me).
Vi aggingo un paio di foto a dimostrazione, con Dario Fo davanti ai throwups (foto di Daniele) nel 1993, e gli Youth Brigade nel 1992 che suonano davanti alla pezza e al puppet di Kado, che stava di fianco.
Del concerto degli Youth Brigade aggiungo anche una chicchetta: video del concerto con, a 1:10:00, Corrado LHP che rappa con gli YB che gli fanno la base.

(Foto: Teck CMP ADN DAC CAB)

Dario Fo al Leoncavallo 1993

Youth Brigade al leoncavallo 1992

 

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Crank DDU (Pongo) Giardini Marghera, MI 1991

11 novembre 2019 Lascia un commento


E insomma, qualche tempo fa ricevo un blocco di foto milanesi scattate nel 93. Qualcosa ho anche cominciato a postarla.
Mi sono trovato davanti questa bianconata e mi dicevo: questa recinzione l’ho già vista.
L’ho vista. Ma dove?
Boh.
Crank.
Crank è uno dei vecchi nomi di Pongo. E DDU, Dominatori Dell’Universo, era la sua crew con Tin e qualcun altro.
Prima di UAN, prima dei CKC.
La bianconata, in sé, è una cosa abbastanza semplice: letteroni bianchi con contorni a spray nero.
Roba che abbiamo fatto tutti, easy.
Ma, cazzo, quel murettino di cemento, quella colonnina di cemento e la ringhiera… l’ho già vista da qualche parte.
Poi, dietro, si intravedono dei pezzi! Una hall of fame?
Penso: magari la hall sulla Martesana? No, è successiva. E non ci sono stradine così, le pezze sono di fronte al canale.
Magari Pontano? La recinzione era simile… ma controllo, e no. Non è quella.
Chiedo a Pongo.
“Marghera” mi dice lui.
I giardini dietro via Marghera!
Ma si!! Illuminazione improvvisa, la recinzione dell’asilo e del condominio di fronte, l’accesso pedonale che entra da Via Raffaello Sanzio, e le pezze che si vedono in fondo sono tra le prime fatte in questo giardinetto dove, mi dice sempre Pongo, aveva fatto pezze insieme al Craze, forse Shad, e qualcun altro della west coast meelanese nel 1990.
Mi ricordo improvvisamente tutto, in quel giardino andavamo spesso in skate io e Bicio (che in quel giardino fece una pezza “Fear” nel 1990) circa dal 1985, per un tot di anni.
Dove ora c’è l’area giochi per bambini, una volta c’era una pista di pattinaggio, su cui trascinavamo panchine, bidoni, tavole di legno, per creare rails, miniramp e ostacoli da streetskatin’ da affrontare, spesso conclusi in rovina facciale e ossa rotte.
Crank, Dominatore Dell’Univeso.
I love livin’ in the city.

(foto del 1993 di Spice VDS)

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Foxy 2LC e Vandalo S13 “storm” in Pergola, MI 1990

14 novembre 2018 Lascia un commento


Foxy.
Neppure tra i vecchi writers si ricordano in molti delle murate firmate Foxy.
Per forza, ne ha fatte 3.
Foxy era il nome da writer della Cristina Razz. Una delle squatter in Pergola, che in molti avranno conosciuto o visto nelle migliaia di serate Pergola Tribe.
Qualcuno la ricorderà anche con il microfono in mano, tra 1989 e circa 1992, come parte delle “2 Live Cri” posse femminile di Pergola che, fin dal nome, prendeva per il culo i 2 Live Crew e tutte le minchiate money & bitches che cominciavano ad andare di moda allora.
Sul palco era con la Cristina Xina e la Kate, mentre il DJ era… Michele? Non mi ricordo più (“le basi ce ha messe Gruff, Skywalker, la Marina e alcuni meravigliose volte Carrie D“, mi dice la Xina).
Comunque, due dei tre suoi pezzi li fece con me in Pergola, oltre a uno di fianco, sul tetto del Leoncavallo.
Essendo le primissime volte che teneva le bonze in mano, la qualità era quello che era. Diciamo che qualche ripasso ai contorni e agli effetti qua e la, lo dovevo dare… però, dai, s’era impegnata!
Questo pezzo è stato fatto sotto una delle tettoie nel cortile di Pergola, quella per salire all’halfpipe, la rampa skate di Pergola. L’ho tracciato io, sia lettere che il puppet, lei ha fatto parte dei riempimenti e poi ho completato ritocchi e outline.
Era dedicato a Storm, supereroina degli X-Men (menzione d’obbligo per il boss della Marvel Stan Lee mancato ieri) con la particolarità di essere africana e femmina: non proprio una cosa comune nel panorama dei fumetti di supereroi.
Era verso l’autunno del 90, mi ricordo che pianificavamo di farlo sul muro esterno, ma dato che quella domenica pioveva ci spostammo sotto la tettoia.
Volevamo dipingere Tempesta, non poteva che piovere.
Mi ricordo che sotto quella tettoia ci “visse” per un po’ un rasta di cui non ricordo il nome. Non un rasta nel senso dei capelli, proprio uno che seguiva la religione rasta.
(AGGIORNAMENTO: Xina mi ricorda che era un Baba hindu e non un rasta, ma vabbé il concetto resta anche se non rasta!)
Faceva girare dei gran lotti di ganja, per cui aveva il suo circolino di estimatori che andavano a trovarlo regolarmente e lo difendevano in alcune “piccole” polemiche. Tipo quando pretendeva di vietare l’ingresso (in uno squat!) alle donne mestruate per motivi “religiosi”.
Il giusto contrappasso era avere una femmina dipinta alta tre metri sopra di te, che ogni notte ti ricorda che puoi S.U.C.A.R.E con le tue superstizioni.
Comunque, per tornare alla Razz/Foxy, oltre a questo abbiamo fatto insieme un’altra pezza di fianco alla rampa e uno sul tetto del Leoncavallo.
Poi ha smesso con le vernici!

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Vandalo – Cascina Occupata, MI 1989-90

14 settembre 2018 Lascia un commento


L’anno era tra il 1989 e il 1990.
Dopo i primi mesi di writing nell’89 passati a firmare “Stefano”, qualche settimana a firmare “Stf One” (quelle durante il “muro dei Mondiali”) volevo trovarmi un nome passabile.
Mi ero stancato di firmare con il nome vero, ma siccome Sten, Steve, Steezo e qualcun altro  si erano già presi le abreviazioni decenti di “Stefano”, la versione “codice fiscale” STF ONE era caruccia (vabbé…) ma non mi convinceva, volevo trovarmi qualcosa che boh.
Doveva essere in italiano, che tutti si firmavano con nomi angloamericani e volevo qualcosa che si differenziasse.
Leggenda vuole che il nome “Vandalo” me lo urlasse un anziano passante che mi vide dipingere.
O almeno così la raccontavo ai giornalisti che volevano sapere qualcosa dei giovinastri che facevano gli spruzzarelli sui muri.
Non era vero.
O almeno, è successo, ma avevo già deciso di cambiare il nome.
Nell’innocenza della gioventù avevo scelto sto nome un po’ tamarro, ma che se volevo fare l’internèscional bastava togliere la “O”.
Preso dall’orgoglio tamarro non feci troppo caso al fatto che avere un nome con lettere piene di spigoli non era il massimo, e che avere un nome che inizia per V, dal punto di vista del writing, è un pacco.
La “V” è la lettera meno modificabile dell’intero afabeto.
Se sposti qualcosa non sembra più una V.
Se accenni una curva ti diventa subito una U.
Se accenni qualche connessione in mezzo ti sembra una A ribaltata.
Ma che ne sapevo io: “Minchia, vvvandalo, figata!”.
E insomma.
Questa pezza VANDAL la feci alla Cascina Occupata di Via Vaiano Valle. La bozza che vedete sotto era della fine del 1989, la pezza, se non ricordo male, fatta al freddo dell’inverno di gennaio 1990.
Le scrittine megatoy, per fortuna, non le ho fatte sul muro. Va bene che TUTTI i writers degli anni 80 hanno fatto la pezzata con scritto CRIME, però, dai. C’è un limite anche alla toyaggine.
Quasi tutto a Ver-O-Spray, con qualche rara Talken e Dupli, che costavano.
Infine, siccome le lettere così mi sembravano troppo minimali, ci ho fatto tagli, ritagli e frattaglie per muoverle un po’.
Aggiungendo poi il teschione in stile suicycomaniac bandanato a lato, a chiudere la pezza proprio prima della casa del Cinghiale e della pezza di Teatro che stava a fianco.

Bicio + Chr, FEAR, Giardini Marghera 1990

13 aprile 2018 Lascia un commento

FORGOTTEN HEROES!
Io e Bicio ci siamo conosciuti sui banchi del liceo, e siamo amici più o meno dal 1981.
Abbiamo cominciato ad ascoltare punk insieme, abbiamo messo su il nostro gruppo hardcore insieme (si chiamava B.S.C., Brutti Sporchi & Cattivi), abbiamo fatto una fanzine punk insieme (I Don’t Care!) e un botto di altre cose insieme.
Tra queste, ci fu anche la cosa di usare gli spray.
Intorno al 1988-89 cominciavamo a riscoprire le cose intraviste su Frigidaire e in Arte di Frontiera qualche anno prima e a interessarci di sta cosa dell’aerosol writing, dopo aver passato un po’ di tempo a fare stencil a spray, tra 86 e 87, sopratutto di robe da skaters.
I primi 3-4 pezzi tra 1989 e 1990 li abbiamo fatti insieme, e alcuni anche con Christian CHR.
In Piazza Vetra al Parco delle Basiliche, al Politecnico, alla Piscina Procida. dall’89 agli inizi del 1990, appena avevamo qualche spray fra le mani (generalmente Ver-O-Spray), si piastrava qualche superficie cementizia qua e la.
Però, fondamentalmente, in quegli anni eravamo due HC kids, la roba che ci piaceva era quella tupa tupa, stop&go, fingerpointing sotto e sopra il palco, stagediving come se non ci fosse un domani.
Io ci aggiungevo una spruzzata di rap militant e lui un po’ di ska e ritmi in levare.
Comunque Bicio e Chr abitavano nella stessa zona, dintorni di Via Marghera, e ogni tanto facevano qualche bombing in zona anche se non c’ero io.
Quello in foto è il primo pezzo apparso sui muri dei Giardini Marghera.
“Giardini Marghera” è un termine un po’ generoso… in realtà si trattava di un lotto rimasto chissà perché inedificato, chiuso tra le facciate cieche di alcuni palazzi, attraversato da una stradina pedonale che collega Via Marghera a Via Sanzio, con dei prati spelacchiati ai lati e una manciata di alberelli a fare ombra.
All’epoca aveva una pista di pattinaggio in cui andavamo ogni tanto in skate, ora sostituita da un’area giochi per i bambini.
I muri che confinavano i giardini, ovviamente, erano pieni di scritte, e scrittine lasciate dai ragazzi della zona e delle scuole vicine.
Bicio e Chr ci fecero il primo vero e proprio pezzo.

“FEAR” era dedicata all’omonimo gruppo punk HC californiano, autore di inni come More Beer e I Love Livin’ In The City, che stava nelle posizioni alte delle nostre classifiche personali.
Interni a Ver-O-Spray, outline nero a Talken (eroici!) e niente sfondi.
Per un po’ rimase l’unico pezzo sul muro poi, intorno al 1993 si aggiunsero alcuni altri, Kaneda, Zoid, Dusk… qualche MNP, qualche 16BC…
In seguito ci furono diverse altre pezzate e murate collettive, spesso Napalmz, 16K e simili (del resto siamo sempre in zona Milano ovest, non lontanissimo da Lorenteggio, Giambellino e giù fino alla Barona.
L’ultima murata, una jam non autorizzata organizzata lì qualche anno fa, Poison Dart, fu interrotta dall’arrivo di una quantità spropositata di sbirri, che identificarono tutti e fecero partire denunce per imbrattamento (tra l’altro processo concluso poco tempo fa, se non ricordo male).
Ecco, Sig. pubblico ministero, se mi spiega come possa essere stato imbrattato, quand’era? 2013 o qualcosa del genere? un muro che è stato ininterrottamente pezzato e mai grigionato una volta dal 1990 (12 maggio 1990 come da data sotto il pezzo), sarei curioso.

Tornando a Bicio e Chr, avrebbero potuto fare di più nel writing, ma si stufarono presto.
Nel 1991 avevano praticamente smesso.
Bicio ora suona la batteria per gruppi ska e simili, oltre che fare il fotografo e altro, Christian, invece… non ho idea!

(foto: Spice VDS)

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Savona Tredici

22 dicembre 2017 1 commento

Via Savona, nel 1989, non era la via fighetta, di locali da movida, design district e showroom pettinati che è adesso.
All’epoca era una via abbastanza popolare dietro la Stazione di Porta Genova FS, che i binari tagliavano abbastanza fuori dalla movida dei navigli.
Al numero 13 di questa via avevamo occupato un negozio (non proprio occupato… pagavamo un affitto di 20.000 lire al mese!) per vendere le autoproduzioni che facevamo, e tutti i dischi e merchandise dei generi che ci piacevano: principalmente punk e hardcore, ma anche una discreta selezione di Rap e HipHop.
Non avendo licenze di vendita, partite IVA ne un cazzo di niente, avevamo fatto un’associazione culturale che, in legalese, “acquistava beni per conto dei soci”.
In realtà la tessera costava 2000 lire e poi prendevi quello che volevi.
Avevamo chiamato questo posto “WHIP Anarcotrafficantes” (eravamo anarchici ed era il periodo del narcotraffico di Pablo Escobar, di cui non ci batteva un cazzo, ma ci piaceva il nome almeno quanto dava fastidio agli anarchici più classici).
E insomma, aprimmo questo posto in Via Savona 13 (S13 viene da qui), con una selezione musicale che andava dai Dead Kennedys agli NWA e dai Wretched all’Isola Posse All Stars.
Fanzine, libri e comix underground.
Magliette dei RUN DMC stampate alla serigrafia del Leoncavallo e anfibi autoprodotti ad Ascoli da un nostro socio (il Dr.AP!).
Erano gli anni delle prime posse, io giravo e taggavo come LHP, Teatro dipingeva sui muri del Virus di Piazza Bonomelli e Jet4 avrebbe iniziato di li a poco.
Entrati dentro nel negozio il primo giorno, era il 1990, iniziammo subito a fare una pezzata sul muro sotto a cui avremmo messo gli espositori dei dischi.
Io e Teatro dipingevamo insieme da poco e, quelli alla Whip furono i primi pezzi fatti anche con Jet4.
Il puppet lo feci io, e che fossi un fan di film horror, splatter, gore, dovrebbe essere evidente.
Teatro e Jet4 fecero la scritta e buona parte degli sfondi, e Teatro è responsabile delle “interiora” svolazzanti.
In pratica: quello che ha un contorno nero spesso l’ho fatto io, quello con meno nero possibile è di Teatro!).
Qualche tempo dopo, a pezzo finito, arredi montati e negozio aperto, arrivarono i primi futuri soci a vedere che c’era e godere della macelleria dipinta sulla parete.
Tra i passanti c’era anche un giovanissimo AirOne, all’epoca sbarbatello giovine writer che fotografò il muro con la foto che vedete qui sopra (poi scansita dalle sapienti mani di KayOne ma non finita sul libro “Vecchia Scuola”).
Siccome a tutti piace ridere delle disgrazie altrui, vi racconto l’ennesima storielèta.
Era sabato pomeriggio.
Arrivo in via Savona, trovo un posteggio, entro dalla porta della WHIP.
Vengo immediatamente coperto d’insulti.
Trovo Teatro e Jet4 incazzati con me, Poldo e LeleProx che se la ridono ditero le spalle.
Ah, così questo è il pezzo di Vandalo, eh? Pezzo di Fango!!!
Macché fango! Pezzodemmerda proprio!!!
Non avevo la minima idea di che cosa stessero parlando.
Ci eravamo sentiti non più di un’ora prima, tutti amicici e tranquilloni.
Vai in giro a fare il figo con le pezzate fatte insieme, eh? Mavaffanculo và!
No ma io…
Minchia, muto devi stare!!!”
Ma…
Muto cazzooooo!!!
“…”

Boh, io, fin da piccolo avevo sempre fatto qualcosa.
Solo che, almeno questa volta, ero (abbastanza) certo di non aver fatto niente.

Non ci misero molto a spiegarmi che era successo.
Mezz’ora prima era passato il giovane AirOne con la sua macchinetta fotografica, era entrato in negozio per fotografare il muro e aveva scambiato 4 parole con i miei soci.
Il dialogo, pressapoco, era stato così:
Teatro e jet4 “Si, abbiamo fatto questo pezzo pochi giorni fa…
AirOne: “Uh, figata il pezzo di Vandalo!!!
T+J4: “Beh, si, lui ha fatto il puppet e noi la scri…
Air1: “Si, si. Eh, ma i pezzi di Vandalo sono mega!
T+J4: “No, ma l’abbiamo fatto ins..
Air1: “Vabbé, ora devo andare, faccio una foto al pezzo di Vandalo e vado che ci ho fretta. Voi sareste? Vabbé, ciao, io scappo.
Bello il pezzo di Vandalo, comunque.

Chi cazzo era questo qui?
Mi ricordai di aver parlato con qualche altro writer, tipo il giorno prima, dicendo che avevo fatto un pezzo coi miei soci in Via Savona.
E il giovine AirOne era subito andato a fotografarlo.
Non sapevo fosse un mio pikkolofan.
Ah! A volte è duro il peso della fama…
Ma vabbé in seguito fecero pace, tant’è che in negozio vendemmo pure i primi numeri di Tribe e, un po’ di anni dopo verso la fine degli anni 90, Teatro entrò nei THP.
Penso abbia avuto occasione di spiegargli che la murata non l’avevo fatta tutta io.

Per finire vi aggiungo un paio di foto: in una le letter WHIP di striscio e sfuocate (foto mia) con parte del negozio, oltre alla serranda su via Savona (puppet mio, lettere e sfondi Jet4 e Teatro).
Dipingevamo insieme già da tempo, ma S13 crew nacque ufficialmente solo verso la fine del 1990.

 

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Shad in Pontano 1990

26 maggio 2017 Lascia un commento

Era uno dei primi mesi del 1990, e stavo passando uno di 2 interi giorni in Via Pontano, ospite dei TDK, che mi lasciarono 5-6 metri di parete nella loro Hall of Fame per fare un mio pezzo.
Naturalmente ne approfittai per fotografare con calma tutti i pezzi della HoF TDK presenti all’epoca, alcuni della neonata TDK, altri della TAC (crew precedente di Sten e Mec che aveva “aperto” Via Pontano) ancora del 1989, altri di “ospiti” italiani e stranieri.
Passavo mezz’ora sulla scaletta a fare gli spruzzarelli sul mio pezzo di muro, poi facevo pausa “ricreativa” girellando qua e la e scattando foto.
E accendendo tubi se passavano amici.
Non sorprende se ci ho messo due giorni a fare il pezzo. Però ho fotografato per bene e con calma tutti i muri e tutte le pezzate.
Tra queste c’era anche questo Zooey, pezzo rasoterra (le lettere saranno state alte un metro e mezzo circa) di Shad, anche lui ospite del dinamico duo di Via Pontano.
Non so se era ancora il periodo DDT (Distruzione Dei Toys), ma sicuramente non era ancora TKA, dato che erano gli anni in cui girava sempre con Cyrus e Papilly immersi in una nuvola non meglio precisabile.
Tra gli amici giravano leggende su cosa ci fosse scritto. Qualcosa che centrava con Jah, che il nostro era un fan del reggae? E poi… a che stupid dickheads si riferiva?
Vabbé.
So che non amava le pezze di noi punk writers, ma i suoi primi pezzi, tra cui questo, mi hanno fatto amare la poesia grafica dei contorni oscenamente larghi.

(Poi se Shad vuole aggiungere qualcosa, aggiorno!)

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1990: Vecchie tags al Casoretto

PWD crew tag, sulla finestra di una cantina circa dal 1990. Forse di Flycat? Boh, comunque resiste ancora intoccata.

Vandalo LHP (pre-S13), Kino LHP, Ask1 (pre-CKC), Via Mancinelli 1990.

Mentre venivo via dal presidio per Fausto e Iaio di sabato pomeriggio, ho fatto un giro per Via Mancinelli.E ho trovato delle anticaglie riemerse dal passato, sotto strati degni di un archeologo.
Questa porta di una cabina ENEL, infatti, era stata bianconata durante qualche ristrutturazione dell’edificio di cui fa parte.
Probabilmente in seguito a qualche tentativo di cancellazione di tags successive fatte sul grigio, hanno cercato di rimuovere tutto.
Solo che sotto al grigio c’era la sorpresa.
Probabilmente risalenti alla seconda murata per Fausto e Iaio del 18 marzo 1990: in alto, sopra la maniglia a destra, una mia tag in nero del 1990, prima di S13 crew nel periodo in cui scrivevo LHP. In basso, a sinistra in nero boh (magari è una firma successiva), mentre a destra, sotto la mia, si intuisce (in verde nitro ver-o-spray, lo riconosco) la tag di Kino LHP sovrapposta a quella in arancione o rosso scolorito di Ask1 di cui si nota la tipica S, un anno prima che nascessero i CKC di cui fu tra i fondatori.
La tag PWD che ho postato più in alto, per dire, era a una decina di metri da queste.
Lambrate bombers 27 anni dopo!
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LEONCAVALLO, Via Mancinelli, 1990

18 marzo 2017 2 commenti

Questa è la seconda, anzi, la terza murata per Fausto e Iaio, organizzata dal Leoncavallo in Via Mancinelli.
La prima fu fatta nel 1989, la seconda nel 1990, ma fu coperta poco dopo dai “grigioni” del Comune.
Quella nella foto (e in altre) fu la pezzata successiva alla grigionatura. In un primo momento si provò a vedere se era possibile lavare via il biancone dato dagli stronzi mandati dal Comune, ma non fu possibile.
Si decise, quindi, di rifare un pezzo nuovo sopra, per ribadire al Comune di Milano che quel muro (e quello di fronte) era di Fausto e Iaio, e non c’era un cazzo che ci potessero fare.
Oggi, 18 marzo, sono passati 39 anni dall’omicidio e 27 da questo pezzo, quei muri sono stati pezzati e ripezzati molte volte (l’ultima in questi giorni dai VolksWriterz), ma sono e rimarranno sempre per Fausto e Iaio.

Ah, il pezzo era un pezzo collettivo, ma a grandi linee le lettere erano di:
Vandalo (L), Inox (E), Core (ON), Teatro (K), non ricordo chi per (AWALL) e Kino (O), anche se non si vede nella foto (di Wany UES).