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Archive for the ‘New York’ Category

In cerca di giocattoli con Phase2

12 giugno 2020 1 commento

PH2

Primavera 1985: Phase arrivava da NY, stava a casa di amici, era già stato a Milano, la giunta comunale di allora aveva organizzato diversi eventi in cui si promuoveva la “spray art”, così definiva la sua arte.

Era morbosamente attratto da riproduzioni giocattolo di robot giapponesi tipo Mazinga Goldrake, Geeg ecc. ne possedeva centinaia, benché allora fossi ancora nei miei “teen”, non capivo cosa ci trovasse, anche se a ben vedere tutto il movimento graffiti era pregno di quel tipo di cultura nippo-pop; la grafica delle confezione di quei giochi, i caratteri illeggibili dell’alfabeto giapponese, i colori, le immagini delle pose dei protagonisti sono sicuramente stati in quell’ambito più seminali di quanto non si pensi.

Avevo promesso a Phase che lo avrei accompagnato in alcuni negozi di giocattoli particolarmente forniti, ed è per quella ragione che camminavamo verso Via Dante, avevo in mente di portarlo prima lì, dove circa a metà della via si trovava uno dei più grossi negozi di giocattoli e poi poco distante in via Canonica, dove c’era un negozio più piccolo ma altrettanto fornito.

Nel negozio di via Dante, Phase comprò 2 modelli: uno di dimensioni ragguardevoli che aveva la possibilità di trasformarsi in qualcosa di diverso, e un altro più piccolo che però aveva in dotazione un set di armi in plastica dai proiettili “sparabili” attraverso alcuni congegni a molla. Entrambi di metallo. Comprati i robot nel negozio di via Dante, volle dirigersi comunque in via Canonica, e per farlo tagliammo dal castello Sforzesco e poi costeggiammo il parco Sempione dalla parte dell’Arena. Fu li che in uno slancio di irrefrenabile curiosità gli chiesi: “Phase, ma tu, che cazzo ci fai qui?” Non era una domanda stupida, per me, cresciuto ed educato al mito del “sogno americano”. Il concetto era “Tu che sei così fortunato da essere americano, da lì proviene tutto quello che amo, mi piace la musica, il suono della lingua parlata, perfino la bandiera è cool! Perché sei qui, nella provincia della provincia?” Era questo il senso della domanda.

Nel negozio di via Canonica non venne comprato nulla. Phase non parlava italiano, parlava il newyorkese del Bronx che non ha l’accento strascicato mezzo irlandese di Manhattan. La mia conoscenza dell’idioma anglosassone si era sviluppata frequentando americani capitati per caso in largo Corsia del servi, Keith Haring, A-one, Toxic e mille altri statunitensi per lo più di NY, che lì forse si sentivano meno spaesati. Così avevo imparato a comunicare con loro, ma capire Phase era per molti versi un’impresa. Ciò nonostante la sua risposta mi arrivò precisa, limpida: “Perchè qui, puoi andare dove vuoi, nessuno ti dice niente… qui.”

Ma chi avrebbe dovuto dire qualcosa? Pensai, e sicuramente lo feci con un’espressione tra l’interrogativo e il perplesso, tanto che si sentì in dovere di aggiungere “Vedi, io e te… stiamo camminando, possiamo andare al parco, passare di qui o andare di là… nessuno ci dice niente”. Phase era afroamericano, alto circa 2 metri e in genere portava sempre con se un bicchiere da fastfood big-size con coperchio e canniccia, in cui della Cocacola era stata tagliata con una non ben precisata bevanda alcolica, teneva il bicchiere con la mano destra come gli atleti del NBA tengono la palla da basket prima di passarla al compagno, con una mano. Di solito la mano opposta era occupata da una busta di plastica di cui non ho mai saputo esattamente il contenuto, anche se una volta lo vidi estrarre da lì un catalogo che rappresentava le immagini delle sue opere. Quel giorno contenne anche le scatole dei robot che aveva comprato.

Phase vestiva un baschetto Kangol in pelle nera indossato al contrario, insieme ad un paio di occhiali Kazal in montatura trasparente da vista, forse. T-short bianca sotto, canottiera da basket sopra, con calzoni mezzi corti terminati da calze di spugna anch’esse sportive bianche con strisce rosse dentro un paio di Nike alte, sempre da basket. Era inequivocabilmente statunitense. E negli anni ’80 a Milano questo equivaleva ed essere supercool…

Compresi la risposta di Phase circa 25 anni più tardi. Quando capii che gli USA sono di fatto poco più che un paese del terzo mondo, in cui esistono enormi disuguaglianze, i diritti civili sono una barzelletta e la questione razziale non è mai stata risolta. Quel “Puoi andare dove vuoi” si riferiva al fatto che non era additato, ne nessuno si spaventava per il fatto di essere un “nigga” fuori contesto. La polizia qui non gli sparava contro se lo trovava nella zona sbagliata, non gli chiedeva i documenti ad ogni isolato. “Vedi io e te… possiamo andare qui o la…” Certo un nigga di 2 metri che si accompagna con un teenager bianco negli USA sicuramente oggetto di morbosa attenzione già nelle città, figuriamoci in provincia.

Quando Phase veniva qui a Milano tra la prima e la seconda metà degli anni 80, respirava un pò di tranquillità, rilassatezza, stava tra le persone che lo stimavano, che lo rispettavano prima come uomo e poi come artista, che gli hanno voluto bene. Questo è quello che mi è rimasto dall’amicizia tra me e Phase 2, cioè quello su cui non ho mai smesso di interrogarmi, e che una volta compreso, si è portato con se anche una certa dose di tristezza.

Michele D’Anca

Michele D’Anca classe 1967 è stato breaker della prima generazione del Muretto, fondatore della crew Dynamic Force, poi tastierista nei Casino Royale e nei Radical stuff. Oggi insegna audio engineering e produce dispositivi high end con il suo brand Dancaaudio.

Categorie:Milano, New York

Sei serio? Così fate il BBQ voi a Milano!?

21 maggio 2020 Lascia un commento

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E’ il 31 marzo 2016, vernissage della mostra Now & Later alla Avant Garden gallery Milano. Daze è davanti ad un suo autoritratto e sembrano un po’ vestiti uguali.

Mi ha inviato Gianni4 la foto della murata fatta da lui, Daze, Sharp e Dra CKC. C’è la fotona in alta montata gentilmente da Vandalo. Il muro era a Sesto.

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Corrado ci ha mandato anche la pezzata di Dra, segnalando che però il muro è 2006 e non 2016 come la mostra. Sulla data esatta a questo punto mi sono un po’ perso, fateci voi un commento se vi va di spiegare le varie visite di Daze a Milano con gli animali squartati volta per volta in suo onore… c’era stata una mostra sia nel 2006 (questa qui) sia nel 2016.

Con Manfredi di Avant Garden ci siamo poi bombardati di vocal e ne emerge questa foto della facciata con un racconto splatter mica da ridere.

Arriva Daze per la mostra a Milano, siamo al 3% di una grande amicizia da costruire. Faccio un barbecue, molti amici chef. A me piace mangiare la testa degli animali nei barbecue, lì avevamo una testa di vacca. Daze mi guarda stranito che imbraccio la mannaia e spacco la testa in due parti perfette. Poi ci siamo mangiati il cervello. Lui, con aplomb totale: per me basta un bicchiere di vino, grazie… 😳😳😳

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E booooooom! Sono uscite anche le foto del povero cervello della mucca!!!

Categorie:Milano, New York

TIGHT 15 – FUNKY ITALIAN STALLIONS

16 maggio 2020 1 commento

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TIGHT era la fanzine di writing di Phase2. In origine si chiamava IGT e non era fatta da writer veri e propri, fondatore era un fotografo di NY, Dave. La rivista, che era la prima interamente dedicata al writing, aveva cambiato diversi nomi ed era uscita dal 1984 fino al 1994. Sky4 sta cercando il numero 15, credo l’ultimo. Ho dato un’occhiata e qualche anno fa una galleria di NY ha fatto una mostra retrospettiva, avevano anche da vendere 100 collezioni complete. Quando ero stato a prenderla nei loro uffici (casa di Dave) credo 1990 mi aveva detto che non esisteva più completa, anche se poi Rae mi ha detto di averla anche lui presa completa circa 1992. Va be, insomma, gli ho scritto e il gallerista mi dice che per questo, il numero 15, vuole 250$.

Questo era il numero con lo speciale su Sky4, Funky Italian Stallions. Il paginone centrale qui sopra viene dal sito della galleria, le altre sono foto mie fatte così col cellulare. Se volete vedere la parte di Sky4, è stato l’unico italiano e uno dei pochi europei a esser pubblicato. All’epoca era già stata una bella mazzata e, a distanza di tanti anni, è diventato un evento di significato storico. Per tutti noi questi shout out sono un bel ricordo di Phase, maestro folle e sconfinato con cui avevamo passato diversi anni qui a Milano. Se volete più storie, prego pagare: 250$ a botta.

 

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La pagina di Sky in formato big per i veri feticisti. E la copertina big sempre croppata alla cazzo di cane da Google Photoscan. Poi un dettaglio del testo dove Phase in sostanza opera una divisone transustanziale tra cuore e anima per la quale non ho gli strumenti concettuali utili a una traduzione. Penso sia necessario operare un po’ come faceva Sun Ra, quindi su un piano di conoscenza più afro-egizia. In sostanza vuol dire che se non ci stai dentro e propali bufale lui tornerà dallo spazio tempo ulteriore dove attualmente risiede per darti generose pedate nel culo. Quindi occhio, non cadere mai in questi tranelli culturali:

  • credere a storie dell’hip hop non certificate
  • approfondire in maniera pressapochista la storia dei neri sia africani che americani
  • menartela perché i Masai Movers Massive non sopportano il ciarpame

Sky ha lasciato nei commenti un ricordo:

Che dire, avere dei pezzi pubblicati su IGT è stato un onore, all’inizio non avevo capito l’importanza, ma con il tempo ho capito che Phase mi aveva concesso un’occasione unica che a poche persone aveva dato.
Purtroppo non ho più nessuna di queste riviste poiché le ho regalate a un carissimo amico, ma mi rimangono i ricordi dei giorni passati con Phase a cercare giocattoli mentre lo ascoltavo parlare di qualsiasi cosa. Resta in pace amico mio e grazie di quello che hai fatto x me…

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Categorie:Milano, New York

Excerpts from Original B-Boys, to the East Side, rock on

9 maggio 2020 Lascia un commento

Forse la cosa migliore che posso fare è postare le lettere che mi mandava Phase2. Mi ci ha fatto pensare Rae: il messaggio dove è finito? Tocca anche a noi rimetterlo in circolo. Ne ho trovata una con un testo pronto per la pubblicazione, in embrione era quello che anni dopo avevamo fatto con il suo libro per Stampa Alternativa, Writing from the underground. Man mano che trascrivevo mi son reso conto di sapere a memoria il testo, mi uscivano le frasi dal profondo: credo di esser stato molto fortunato ad averlo conosciuto. Roba potentissima, per cui essere grati. Come writer son stato un po’ una scarpa ma in blogging sono uno forte… Vi posto il testo inglese, è una storia del breaking scritta da uno degli original. Lui in quel momento era tornato a NYC dopo un periodo qui con noi, stava a casa da Fly in via Padova e avevamo già fatto un bel po’ di roba qui a Milano.

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Long B/4 the Rockwell & Rocksteady crew there was the “Herc & pre Herc” era of dance, that without question was the foundation & beginning of what became publicly recognized with the emergence of the “so called” hip hop movement. Until 1982 rap & scratch, breaking, aerosol art existed in and on separate plateaus… when dances like the “afro twist” & “popcorn” were in effect, those of us that were just kids were already being inspired by our sisters, brothers and their friends. Though we came into our own with a bit wilder tempo “style of style” still we were being instilled with “dance” & molded by the “break in the beat”. James Brown, Kool & the gang, Nite liters, Crown Heights Affair, Billy Sha Rae, Buddy Miles, Etta James, Tribe and so on. The “boy” who came into the “b boy era” was known for burning, turning out and going off (note: “battles” and dance as tradition go back to the beginning of our heritage). The phrase “breakin” used as a diss “I’ll break on you, if you kiss that dog” or a way to describe “erratic states” was not yet the terminology or definition of the “ill” dancers efforts. In that era one of the first “unusual moves” brought out was one we still see today, known as “the drop”. This move like many “prime moves” was done more so than not when there was “a break in the beat”. When the music built up, we’d go into our flyest, funkiest manouvers… for all one knows “the drop” could have been “invented” in the ’40s or 100 years before. But no one having seen it prior to that, it was “introduced” in a “circle” up in the bronx at a place known as “the plaza tunnel” (the P.T.). This kid named Walter had the spotlight. I was watching from outside the circle… one minute he was up right… appeared to vanish then resurface. The shit was insane. The crowd went berserk! “Did you see that?” Checking out shit like that for the first time, one couldn’t begin to imagine its impact. New dances are a way of life, but “dynamic moves” just fuck your brain up. That move seemed so hard to do… You’d want to do it, then change your mind. Once we got the hang of it, and it became “a move” for all, my brother and I would jump as high as possibile and do it… that was one of the ideas we introduced. It was even more dynamic & a bit harder than the original. I recall a battle hosted by DJ Kool Herc up in the West Bronx at the “Twilight Zone”, all this is way before breaking & hip hop went mainstream… Herc used to hype this kid “Trixie”, “he’s a freak, a freak”. Yeah, he was more of an entertainer than anything, but Herc had his West side “B Boys” (he coined the phrase) and that’s who he “pumped” and showcased. We were from the East side, and brought all types of original moves & dances to jams that some of his crew was executing, yet we didn’t get an ounce of credit for it. I can name every style they got from us (Electrified movement, Timbo, Stak, Sweet Duke, Apple Pie). This is no ego thing, but Timbo & I brought out a dance the entire Bronx was doin’, even Manhattan. Well, back to this battle. Late night Twilight Zone. Trixie vs Sweet Duke. Trixie goes into “the vibration”, he’s movin’ forward, goes into some shit then Bang! He’s got this big dildo protruding from his fly. Over the sound system you hear “He’s a freak, a freak Trixie!” We weren’t even impressed. It wasn’t dancing. I didn’t get it. Now, Sweet Duke was known for dancing, an inspiration, he was gettin’ shit off, then on a break, maybe “clap your hands, stomp your feet, Clyde!” he leapfrogs over this kids head, in midair goes into “the drop” motion and, as he hits the floor, he doesn’t just come up, the crazy motherfucka comes off the drop whirlwinding, spinning. That’s the kind a shit you write, put in the book & apply on the spot. Boom! Kicked the opposition ass! Our approach was not to “simply” do the dances, but to do ‘em with some accent 1-2-3 better than “expected”. The joke of the night was that this brother Trixie… was declared the winner! He got taken out and there’s no way he should have won, but obviously it was a West side thing. If we didn’t peep it B/4 we kenw that night that certain folks weren’t about to give props no matter what. Seeing what was being done, you’d have to say that this stuff and what went with it were the beginnings, the initial moves of what “we know” as breaking. Today the basics are still there, but no doubt it’s on another level, degrees of difficulty and all that… these kids today ain’t no joke. Finesse appears to be coming back a bit too. There’s a difference between dancing “off the music” and to dance “because of the music”… believe me. Musik was like a path, a guideline to your every motion. I used to hang some bad brothers… if they were hanging down town… like Stitch, Snake, Co co, Cat 87, they were rockin’ shit that was unheard of downtown. For me that shit was too fly… what we did with it was recreate it and it changed the whole uptown scene. There r witnesses to that… even we couldn’t believe it. Just like painting, there was a need to invent off of what was there or else there was no excitement. If the move was half spin, half bend… I’d do 4-5 spins and go all the way to the floor, stop on a dime and pop back up. Hammer couldn’t touch that. I know “known dancers” back then that picked up that move, but when they went down they’d use their hands to support them… you get satisfaction when you see no one willing to fuck with a style u create on the same level. Funny though, lots of it you don’t think about. You know you have a certain impact. You can see it around you, and to a degree that’s satisfaction in itself… we didn’t do the shit for TV or books, yet now I feel if people are going to document it… get it all, get it straight. There’s plenty of shit that goes into the roots of this that even those you “think know”… don’t. So this one is dedicated to those few most magnificent bonafide “East side B Boys” who we, our friends and “enemies” know were an influential force in that atmosphere. Just like I’d be the first to give the Nigga Twins* Keith & Kevin their just dues… We’d definitely earned & deserve ours… and that’s with you just getting a “little taste” of “the inside story”. Peace… to be continued…

from “Apple Pie”… Phase2

Shouts to: Scotty Bop/Stak, Timbo, Sweet Duke, Russ Russ, Walter, John Brown, Doris, Janice, El Dorado Mike, Greg Wiz, Mr Bubble, Norm Rockwell, Diamond Twins, Wallace D, James Bond, Sa Sa, Bo Bo, Little Johnny, Bumpy Mel and all you funky mo’fo’s I can’t recall.

* Nigga Twins known for floor spins on the down low, swipes, back drops, introduced to “the scene”

Categorie:New York

Aerosol Kingdom

13 aprile 2020 Lascia un commento

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A NYC in questo periodo stanno morendo 2.000 persone ogni giorno. Volevo postare quindi un ricordo per quella città magica sacra selvaggia. Phase mi aveva mandato questa nel periodo in cui lo avevo intervistato per il primo numero di Trap, ci aveva messi in contatto Chalfant. Vedete il retro della foto con sua dedica. IGT era la prima rivista di writing, la faceva un amico di Phase, all’inizio era punk e hip hop mescolato, c’erano i muralisti sudamericani e le cose della rivoluzione. Si chiamava The International Get Hip Times in un secondo momento, TIGHT. Vulcan era venuto poi, con Phase e Spon GNR, giravamo con la mia FIAT Uno bianca e io facevo domande da newbie a Vulcan sul jazz. Una preghiera da parte mia per Phase e tutta NYC, compresa di maestri al muro della 106esima con la loro big massive unreadable shit. Il pezzo in foto era SAVAGE e lo vedete per intero qui.

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Art School NYC – bringing it all back home

8 dicembre 2019 Lascia un commento

Vanni ha compilato un nuovo volume di una serie vintage che facciamo da 4 anni in onore all’ambiente della New York post punk e hip hop dei primi anni ’80. Secondo noi questa è la roba che ascoltavano Basquiat e Vincent Gallo. Poi dopo anche A One, che era un patito di reggae.

In questo volume c’è un po’ l’idea cosmopolita di New York al centro del mondo, dove si ascoltava magari artisti del Cameroun e del Congo come Manu Dibango e Ray Lema, ma anche lo zouk che era un po’ la disco della Guadalupa. Più i Clash, più tutta la roba dei b-boy, più la disco boogie etc etc. I volumi precedenti li trovate da questo link.

Quando son stato al MUCEM a Marsiglia avevo preparato qualche slide tra cui queste due foto che mostrano il mescolone punk rap che avevamo esplorato anche in questi mixtape ambientati qualche anno dopo circa 1985-1987. Nella prima foto i Clash con Futura 2000 (da qui), nella seconda Malcolm Mc Laren e Vivienne Westwood con chiodo borchiato e Technics 1200 (da qui), siamo nei primi anni ’80. Per i geek c’è anche una foto che circola di Joe Strummer dei Clash con Kurtis Blow e una recensione del loro concerto nel 1982 qui sul NYT.

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C’era anche un’altra pista che però faremo magari in un nuovo volume, partiva tutto da questo mix Celluloid quasi disco del 1984, con il chorus degli Zulu du Parigi. E voleva arrivare a tutta la scena del cosmopolitismo afro che segue da anni Hugo Mendez di Sofrito: es qui da leggere, qui da acquistare, qui da ascoltare. Erano persone che poi a Milano ci arrivavano, vedi i breaker citati nel libro Vecchia Scuola (Drago) o le disco e le trasmissioni di Francis e Minnella per Radio Popolare.

Categorie:Londra, Mixtape, New York, Parigi

X POSITION 10.92 MUZIK BY STEVE DEE JAY

3 ottobre 2019 Lascia un commento

XPOS

AMO MILANO. CI SONO NATO. I PRIMI RICORDI CHE HO DELLA CITTA’ SONO LEGATI ALLA METROPOLITANA. DA CERNUSCO A PIAZZA PIOLA.
A CINQUE ANNI VIAGGIAVO SEMPRE ATTACCATO AI FINESTRINI PER SBIRCIARE LE SCRITTE SUI MURI DELLA METRO: STELLE CERCHIATE A CINQUE PUNTE, B.R., B.R.N., FALCI E MARTELLO, CAPPI, SVASTICHE, W MILAN, JUVE MERDA… NON MI SCAPPAVA UNA SOLA SCRITTA IN STAMPATELLO. MIA NONNA ERA LA DONNA DI SERVIZIO DI UNA FAMIGLIA DI VIALE GRAN SASSO E SPESSO LA SEGUIVO AL LAVORO. MI HA INSEGNATO A RICONOSCERE LE STAZIONI E AD ALZARMI UNA FERMATA PRIMA E PREPARARMI DI FRONTE ALLA PORTA PNEUMATICA PER NON RISCHIARE DI RIMANERE A BORDO. A FINE GIORNATA MI ACCOMPAGNAVA ALLA CARTOLERIA DI PIAZZA ASPROMONTE E PER RICOMPENSARMI MI COMPRAVA UN PUPAZZETTO DI STARWARS.
QUALCHE ANNO DOPO VIAGGIAVO SEMPRE ATTACCATO AI FINESTRINI PER SBIRCIARE I MURI DELLA METRO: THROW-UP E TAGS DI SPYDER 7, MAD BOB, FLY CAT, SKY 4, KRAY. A CASA POI DISEGNAVO LE MIE LETTERE, E ANCHE LE TAVOLE DI ORGANI MECCANICI PER LE LEZIONI DI DISEGNO TECNICO. UN SABATO POMERIGGIO IO E UN ALTRO FENOMENO ANDAMMO A RUBARE GLI SPRAY ALL’EUROMERCATO E LA SERA DIPINSI PER LA PRIMA VOLTA. ERA IL MURO DI UN PANETTIERE CHE POTEVO VEDERE DALL’ALTO ALLA FERMATA DI CASSINA DE’ PECCHI QUANDO TORNAVO DALLA SCUOLA SERALE. ERA UN BUBBLE ARANCIONE, AVEVAMO RUBATO L’ANTIRUGGINE!
COSA C’ENTRA TUTTO QUESTO CON QUESTO TAPE? UN CAZZO, NATURALMENTE. MA ANCHE CON QUESTA X POSITION IO NON C’ENTRAVO UN CAZZO: C’ERA IL GIULLARE CHE ERA DI CERNUSCO COME ME E AVEVA PROPOSTO A FLY PER QUESTA ESPOSIZIONE UN DJ A COSTO ZERO E CHE SI PORTAVA PURE L’IMPIANTO… OVVIO CHE TUTTI ACCETTAMMO CON ENTUSIASMO. CON ‘STA RUFFIANATA IL GIULLARE PROBABILMENTE OTTENNE DI DIPINGERE CON FLYCAT, IO DI SUONARE IL GANGSTA RAP AD UN EVENTO SUPERFIGO E LA MOSTRA EBBE IL SUO SOUNDSYSTEM. SCRATCHAVO MALE, SUONAVO PEGGIO E MI RICORDO CHE MENTRE SUONAVO UN DISCO DEGLI UNITY 2 PHASE SI AVVICINO’ ALLA CONSOLLE E MI CHIESE CHI FOSSERO. TUTTO ORGOGLIONE GLI CHIESI SE CONOSCESSE GLI UNITY 2 DI BROOKLYN. “MAI SENTITI PRIMA” MI RISPOSE. “MA COME? SE SONO DI BROOKLYN!” “NO, MAI VISTI.”
CI RIMASI MALE, MA MI ERO PORTATO UNA BOTTIGLIA DA 75 CL DI LEFFE ROSSA A TEMPERATURA AMBIENTE E ME LA CIUCCIAI TUTTA.
MI PIACEREBBE SE QUALCUNO AVESSE ANEDDOTI DA RICORDARMI, FU UNA LUNGA SERATA MA DOPO LA BIRRA CALDA IO NON NE MEMORIZZAI PIU’.
DURANTE LA SERATA TRANSITARONO TANTE FACCE CHE CONOSCEVO E ALTRE CHE AVREI CONOSCIUTO POI, TANTISSIME FACCE DI MERDA CHE NON HO MAI VOLUTO CONOSCERE E UNA MIRIADE DI PERSONE CHE SI FACEVANO LE FOTO CON PHASE E GLI CHIEDEVANO L’AUTOGRAFO. AVREI PREFERITO MILLE VOLTE ESSERE IN SALETTA COI CKC A REBONZARMI, QUELLA SERA. QUANDO ALLA FINE DELL’ EVENTO PUNTAI VIA LEONCAVALLO ORMAI ERA TROPPO TARDI E LA’ NON C’ERA PIU’ NESSUNO.
DI QUELLA SERA CONSERVO ANCORA UNA SPILLETTA, DI QUEGLI ANNI SPENSIERATI CUSTODISCO IMMAGINI NEBBIOSE: LA METRO CHE MI PORTAVA A MILANO, PIAZZA ASPROMONTE CHE DIVENNE POI LA PLAZA, LA MIA PIAZZA, LE SCRITTE POLITICHE DEI SEVENTIES COPERTE DAI GRAFFITI DEGLI ANNI NOVANTA, L’I.T.I. SERALE, GIO’DOPE E I SUOI NUMARK, I DISCHI CHE SI COMPRAVANO DA MERAK, LE TAGS ASSOCIATE A LEGGENDE DELLA CITTA’ CHE DIVENNERO IN POCO TEMPO VOLTI E PERSONE. PER IL FINISSAGE ERO PASSATO IN LORETO A PRENDERE FLACO E AVEVAMO PERSORSO MELCHIORRE GIOIA PER ANDARE SUI NAVIGLI. IL CENTRO ERA ANCORA TRANSITABILE E C’ERANO I RESTI DEL LUNAPARK DELLE VARESINE. MI INDICO’ LUI LA STRADA PIU’ BREVE, IO ERO UN PO’ SPAESATO E CORSO S.GOTTARDO MI PAREVA UN LUOGO REMOTO, COSI’ DISTANTE DALLA ZONA EST.
COSA C’ENTRA TUTTO QUESTO CON QUESTO TAPE? UN CAZZO. NATURALMENTE. PERO’ E’ CIO’ CHE MI RICORDANO QUESTI DISCHI MIXATI. MILANO E’ LA MIA CITTA’. ED E’ PIENA DEI MIEI RICORDI AD OGNI ANGOLO, E PER QUESTO LA AMO.

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Grazie Steve per il pezzo bestiale. Io di quella serata mi ricordo l’outline più bello della mia vita, improvvisato da Phase per un ragazzino lì alla mostra. Mai visto più niente di simile. Igor della serata ricorda questo: Francesco, se non ricordo male, durante l’evento, mentre Twice NF breccava sul pavimento di legno grezzo colpi’ un chiodo che sporgeva dal pavimento con la testa e andò all’ospedale per farsi dare dei punti. Io ero alla mostra con Ozono e Hook …

Categorie:Milano, Mixtape, New York, Quadri

Terrible T Kid 170 – The Nasty Boys

13 maggio 2019 Lascia un commento

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Ho intervistato T Kid per Esquire, leggete il pezzone!!! There for the grace of god go I, Julius…

Categorie:New York

DJ CHIPS – Fantasia, Brooklyn

21 marzo 2019 Lascia un commento

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Ho fatto un pezzo per Esquire in edicola con la storia dei mobile djs funk degli anni ’70, i sound system che suonavano disco da cui è nato l’hip hop. Leggete qui l’articolo e ascoltate qui di seguito un mix inedito che ci ha lasciato DJ Chips, datato 1978.

Categorie:Mixtape, New York

Quattordio Graffiti, 30 anni dopo

14 aprile 2017 Lascia un commento

Pezzate era nato nel 2008 dopo l’uscita di All City Writers, per pubblicare quello che là non aveva trovato spazio e per dare voce ai ricordi senza dover passare da un editor e da una libreria.

Per uno strano giro della storia, sembra che a distanza di 10 anni si ripeta l’occasione con diversi libri sul writing che tornano di attualità o che finalmente arrivano sugli scaffali.

Quattordio Graffiti era uno dei volumi di Mazzotta che hanno segnato la nostra storia. Ora credo che sia anche abbastanza raro, ma non vado a vedere le quotazioni. Per principio Pezzate non è un archivio e non sono un geek del writing ma solo un vecchio e buon writer. Chissene, io andavo alla Sormani a leggerli, là ci sono ancora e per voi può sicuramente essere un’esperienza interessante quella della biblioteca, col tesserino di carta e tutto. Ah ah.

In poche parole, preparatevi a vedere qui sul blog una lunga serie di foto e storie d’accompagnamento a libri sulla old school in uscita tra giugno e ottobre. Con un primo appuntamento che rievoca la storica spedizione a Quattordio di Phase e degli altri maestri.

Per chi volesse partecipare: conferenza stampa il 24 maggio e poi il 26 e 27 due giornate/serate di hip hop. Dettagli qui.

Categorie:New York